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domenica 13 maggio 2012
Castellammare, la cronaca della trasferta
Difficilmente dimenticherò la partita di ieri. Ero partito con le peggiori aspettative in termini di risultato, sicurò però che mi sarei emozionato e divertito esattamente come accadde a Nocera Inferiore, nel giorno dello sciagurato 4-2 che decise il destino di Atzori.
Partito esattamente alle 7:30 da casa, per andare prima a Buccino e poi a Salerno, in compagnia del mio amico Mario, parmense di fede, venuto unicamente per divertirsi e farmi compagnia. Da Salerno arriviamo a Torre Annunziata via treno a mezzogiorno. Qui viviamo una delle scene che han concorso a rendere la trasferta indimenticabile. Un uomo, presumibilmente insano di mente, si avvicina a noi, chiedendoci in un modo abbastanza strambo cosa saremmo andati a fare a Castellammare. Da lì, iniziamo a parlare (o meglio, inizia a parlare, era simile a una radio: tu facevi una domanda e lui non smetteva un attimo di blaterare) e ci avverte riguardo i possibili problemi a cui avremmo potuto andare incontro allo stadio, profetizzandoci addirittura la morte. Il tipo, molto strambo ma innocente nelle sue paradossali affermazioni, m'intrattiene per tutto il viaggio Torre-Castellammare (un quarto d'ora più o meno) e riesce a scrollarmi di dosso tutto l'ottimismo e il morale che avevo per l'attesa del match (non perché credessi alle sue idiozie, eh). Arrivato a Castellammare, dopo qualche incomprensione, raggiungo Dany e il suo amico Antonio, con cui parlo amabilmente di calcio fino all'entrata nel settore ospiti (ubicato aldilà di un interminabile tunnel di passaggio). Colgo l'occasione per ringraziare (di nuovo) Dany di cuore, per avermi fatto sentire a casa (di fatto il settore ospiti, fatta eccezione per il club di napoletani, era una colonia di genovesi o comunque di navigati tifosi doriani) e per avermi "guidato" in questa fantastica esperienza. "La massima goduria sarebbe vincere al 90' con gol di Icardi" dico a Dany, felice, come me, della prospettiva di vedere Maurito in campo. Ah, tanti ringraziamenti anche per avermi fatto conoscere Diego Anelli, persona umile e decisamente preparata, con cui ho avuto l'onore di commentare le vicende doriane. La partita, in realtà, tra i 5-6 minuti prima dell'inizio, e i 40 secondi dopo il fischio di Giancola, m'era sembrata un'autentico incubo per via dei paradossali forfait di Eder e Gastaldello e soprattutto del gol di Zito. "S'inizia con l'handicap" dico a Dany, che non sembra particolarmente abbattuto, sicuro, come sosteneva da giugno (credo) che a Castellammare avremmo vinto. Io, in realtà, memore dell'altra trasferta campana, temevo un'autentica imbarcata. E allora iniziano a giocare anche i nostri, gradualmente, così come i quasi 70 presenti del settore ospite iniziano man mano a riscaldare le corde vocali fino a scatenarsi del tutto nella ripresa. Il secondo tempo è quanto di meglio possa capitare a livello emotivo a un tifoso di calcio. Occasioni a raffica, emozioni contrastanti ma intense e soprattutto il prodigioso gol di Munari che stempera la tensione generale e libera del tutto le laringi dei tifosi doriani, adesso pronte a cantare e ad esaurirsi. La sciagurata (doppia) svista di Volta, il fallo abbastanza netto da rigore su Sau e l'espulsione di Pellè: il pareggio sembrava adesso un risultato da difendere e portare a casa senza troppe storie. E invece no, esce un volenteroso ma inadeguato Fornaroli e finalmente entra Icardi, che prima sfiora la rete e poi la trova, con l'analogo movimento centrale ad anticipare Molinaro e Scognamiglio. Lì esplodo totalmente, provo la massima gioia da tifoso sampdoriano della mia giovane ma intensa carriera, e urlo come non mai: davvero un momento indimenticabile. Un'autentica eiaculazione. Da lì, è bagarre totale: Luca e gli altri intonano prima un epico "o mamma mamma mamma" e poi si lasciano andare al tanto agognato (da me) Dale Doria, dove diamo davvero il meglio. Un po' di tensione, qualche signore un po' più navigato che dice di stare calmi "perché non è ancora finita", ma alla fine sì, Giancola fischia la fine e sono 3 punti per la Sampdoria. Il post-partita è unico: Volta, Foggia, Fornaroli e Icardi si avvicinano al settore ospiti, si svestono e lanciano magliette e pantaloncini. Dulcis in fundo le urla cariche di entusiasmo di Mister Iachini. Allora usciamo dallo stadio e ci dirigiamo senza troppi problemi verso la stazione, anche grazie ai simpatici consigli dei numerosi carabinieri pervenuti al Menti e alle cordiali indicazioni degli abitanti di Castellammare, gioviali e per nulla facinorosi. Torre Annunziata, poi di nuovo Salerno, quindi alle 19:20 a Caggiano, pronto a raccontare la storia ai miei amici.
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domenica 25 marzo 2012
Benvenuti al sud
Una finale. Una partita il cui valore prescindeva dalle impellenze legate alla disastrosa posizione in classifica. Il match per regolare i conti, anche oltre i limiti della legalità, con chi aveva fatto della propaganda anti-meridionale e degli insulti razzisti il proprio pane quotidiano. E' stato un po' questo il succo dell'estenuante attesa dei tifosi nocerini per la partita contro il Verona, ribattezzata da molti come la più importante uscita stagionale. Più che alle gesta in campo, tra l'altro inaspettatamente positive (la Nocerina ottiene un 3-1 che la rimette in corsa per la salvezza), i tifosi nocerini sembravano concentrare la propria attenzione nella ferocia e nella violenza con cui, a fine partita, hanno dato sfogo al proprio smisurato odio nei confronti dell'Hellas, nel più delicato ed atteso incontro che si è tenuto negli spazi adiacenti al S.Francesco d'Assisi. Risultato? Scontri, aggressioni per i pullman e le automobili dei tifosi ospiti, la clamorosa apparizione dello "striscione della discordia" rubato ai tifosi veneti nella gara di andata. E poi? Ancora insulti, ancora "terroni" e deprecabili epiteti rivolti a tutta la variopinta popolazione che occupa il territorio da Roma a Lampedusa. Alcuni di essi, pronunciati senza troppe restrizioni e problemi nel forum ufficiale della società, in cui si ravvisa una preoccupante coralità della tifoseria scaligera nell'odio per i meridionali. Un ostracismo nato essenzialmente con gli spot mediatici che hanno scandito la rivalità tra Salernitana e Verona, culminati con il tanto discusso coro "Ti amo terrone" intonato da Mandorlini e poi da tutta la tifoseria. E' così che nasce il livore reciproco, che paradossalmente ha svolto per certi versi una funzione conciliatoria per le tifoserie meridionali: il comune nemico veronese ha infatti, seppur nell'ambito della sfida contro gli scaligeri, liquefatto rivalità anche molto aspre ed accese.
Molti dei tifosi nocerini si sono quindi arroccati nella comoda posizione di martiri per dare sfogo alla propria indole facinorosa, dando quindi ai veronesi il motivo per ripetere ciclicamente (e suffragare) le manifestazioni di astio. Ma da dove nasce esattamente la stigmatizzazione dei meridionali che accomuna molte delle genti del "ricco nord-est"? Non di certo da una partita di calcio, anzi, è talmente radicata e convinta che nemmeno i simpatici antidoti cinematografici hanno potuto smuoverla. Non bastò "benvenuti al Sud" così come non è bastata la ben più genuina rappresentazione ironica del bambino campano, che aveva, invano, offerto a Mandorlini una maglietta con l'analoga scritta. L'ex allenatore del Cluj ha infatti preferito alzare il livello del proprio carisma presso i supporters veronesi, piuttosto che stroncare, seppur solo idealmente, una così seria faccenda accettando il simpatico gesto del ragazzino. E se nemmeno i protagonisti, i leader effettivi di questo confronto, decidono di alzare bandiera bianca e aborrire le questioni extra-calcistiche per concentrarsi unicamente sul proprio lavoro, beh, allora è vero che siamo solo all'inizio.
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sabato 28 gennaio 2012
Nessun dubbio a Gubbio: ancora 0-0
Stamattina, svegliandosi, molti sampdoriani avranno lanciato un'occhiata verso il calendario. Alcuni avranno semplicemente preso il caffè, un po' intontiti, come sempre; altri invece si saranno fermati a pensare, ipnotizzati da una data apparentemente insignificante ma che, fulminea, ha rievocato in loro un ricordo disgustoso, nauseabondo. Solo un anno fa, il 28 gennaio, si consumava uno dei più grossi delitti della storia blucerchiata nonchè il primo vero passo deciso verso il baratro. Esattamente un anno fa Pazzini veniva ceduto all'Inter, e la mediocre partita di oggi ripropone il pessimo rapporto della Sampdoria con questa data.
E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.
E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/28/01/2012/nessun-dubbio-a-gubbio-ancora-0-0/
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mercoledì 9 novembre 2011
Player of The Week: Luigi Castaldo
Luigi Castaldo
# 9
Una delle icone del calcio campano, il cui prestigio sta peraltro sorprendentemente lievitando a vista d'occhio, è sicuramente Luigi Castaldo, che si è reso importantissimo soprattutto a livello di Lega Pro 1 e Lega Pro 2, campionati in cui puntualmente si erigeva come uno dei più interessanti calciatori. Nato a Giugliano, in provincia di Napoli, nell'82, Castaldo, fatta eccezione per la breve parentesi con l'Ancona in B, non ha mai varcato i confini della Campania nella sua carriera. Particolare da non analizzare necessariamente in ottica negativa: il napoletano, pur non avendo avuto occasioni per esprimersi ad alti livelli, ha preso per mano il calcio campano nella sua esponenziale escalation a suon di gol, siglati, peraltro, con le maglie delle realtà più in crescita a livello regionale, quali appunto Benevento, Juve Stabia e Nocerina. Si è rivelato un autentico Re Mida per queste ultime: ben 5 le promozioni raggiunte complessivamente nella sua carriera. Ma solo a Nocera Inferiore, e solo a 29 anni aggiungerei, il centravanti ha avuto l'opportunità di confrontarsi con i palcoscenici della Serie B. Aldilà dei 78 centri messi al segno nella sua carriera, è bene ricordare tutti i colpi di talento che compongono il suo repertorio e che hanno sicuramente contribuito alle imprese prima citate. Il napoletano può infatti garantire una copertura totale del fronte d'attacco grazie ai suoi ingenti mezzi fisici e tecnici. Appunto, la tecnica: il tocco di palla è una caratteristica chiave del suo repertorio. Non è il classico rapace d'area di rigore, bensì preferisce avere il pallone tra i piedi per esibirsi in dribbling o altre giocate spettacolari, che sbaglia raramente grazie all'ottima tecnica di base di cui dispone. E allora per quale assurda ragione arriva in B solamente a 29 anni? Alla domanda pare effettivamente difficile dare una risposta concreta, di certo se c'è qualcosa che Castaldo può limare nella parte finale della sua carriera è l'abilità sotto porta, che comunque non costituisce un vero e proprio difetto, come possono testimoniare i 78 gol (bottino non esagerato, ma nemmeno modesto) messi a segno nella sua carriera. In Serie B ha confermato e, se possibile, enfatizzato queste qualità: il salto di categoria non pare averlo osteggiato, e anzi, Castaldo sembra trovarsi più a suo agio sia per una mera questione psicologica (arrivare in B a 29 anni dà inevitabilmente importanti stimoli per migliorarsi ulteriormente) che per una questione di puro format di gioco (il maggior spazio tra le linee in cadetteria valorizza i suoi colpi). L'Henry del Sud ha sicuramente tutte le carte in regola per costruirsi una fama importante anche a livello nazionale conquistandosi, magari, anche la Serie A.
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domenica 30 ottobre 2011
Stiamo scrivendo la storia
Stiamo scrivendo la storia. Eh si, perchè prendere 4 gol a Nocera è onestamente la parte peggiore dello spettacolo raccapricciante che ci vede protagonisti da ormai quasi un anno. Prendersela con ognuno di coloro che hanno orchestrato questo autentico fallimento è il minimo. Tra questi va sicuramente preso in considerazione mister Atzori, benchè sia sicuro che la famiglia Garrone capeggi ampiamente la classifica dei più colpevoli. Oggi l’ex-tecnico del Catania si è francamente superato. Un disastro: ha riproposto Maccarone (che ovviamente nelle testate giornalistiche racimolerà la sufficienza grazie all’inutile doppietta messa a segno, ma che di fatto è stato inguardabile anche oggi), Bentivoglio, e, imperterrito, continua a schierare gente come Accardi. Il siciliano registra l’ennesima prestazione da 2 in pagella, dimostrando una volta di più di essere chiaramente un ex-calciatore. Gli starà girando ancora la testa dopo le giocate di Catania e Farias. Non esattamente i Messi e Ronaldo della situazione. Il “regista” ex-Chievo anche oggi ha passeggiato mestamente a centrocampo: incommensurabile la differenza che emerge rispetto al più giovane e talentuoso Obiang che, quando è entrato ha giocato con testa, cuore e orgoglio. A proposito di sostituzioni: al parziale di fine primo tempo che recitava 2-0, Atzori come ha reagito? In nessun modo. Fornaroli e Foti sono rimasti inspiegabilmente in panchina, con l’ex attaccante del Vicenza che è entrato solamente su risultato di 3-0 e solamente al posto di Bertani. Pazzesco. La nave sta affondando, il capitano la salva? Non proprio, anzi, lo stesso Palombo è tra i flop più clamorosi della disastrosa trasferta campana. Ieri, il centrocampo ha addirittura enfatizzato gli errori che commette praticamente ogni settimana. Dire che non c’è pressing, o inclinazione alla sinergia offensiva nel nostro centrocampo, è dire qualcosa di assolutamente lapalissiano. Ieri, però abbiamo assistito a qualcosa di, se possibile, peggiore. Ogni qualvolta Castaldo e compagni si affacciavano alla nostra metà-campo, creavano sistematicamente pericoli non indifferenti alla nostra difesa, del tutto inerte ma tradita vilmente dal proprio centrocampo, ieri, come ripeto, del tutto inesistente. Uno dei pochi a sfiorare la sufficienza è sicuramente Foggia che, perlomeno, dà prova del suo immenso bagaglio tecnico senza però concludere granchè. Ho la netta impressione che quella di ieri sia stata una delle ultime partite per Atzori: in caso di passo falso martedì, credo che per Sensibile sia inevitabile condannare definitivamente il tecnico. Che ho sempre (o quasi) difeso, ma che oggi ha mostrato molti dei suoi limiti.
Potete leggerlo anche su Sampbook.com: http://www.sampbook.com/blog/30/10/2011/stiamo-scrivendo-la-storia/
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martedì 4 ottobre 2011
Per gli scommettitori...
Non è esattamente il massimo dell'entusiasmo stare lontano dal calcio per ben due settimane, ed è ancora meno simpatico scoprire che si tratta dell'evitabilissima quanto odiosa pausa dovuta alle nazionali. Certo, ci da la possibilità di assistere a interessantissimi match tra allegre compagini come il Lussemburgo, San Marino, Azerbaijan, Armenia, Far Oer (ma ce ne sarebbero almeno altre 5) che puntualmente si presenteranno in qualche campo da qualche parte per l'Europa a fare quello che sanno fare meglio: prendere valanghe di goal. La prospettiva è onestamente inquietante, ma noi malati di calcio potremmo cogliere l'occasione per andare al cinema o magari dalla nonna e prendere due piccioni con una fava. E' questo il motivo per cui l'ottava giornata di Serie B si presenta come acqua nel deserto.
Ecco qualche dritta per i match del mercoledì sera:
1) Inizierei da Torino-Grosseto, bene, il Torino è evidentemente in forma smagliante avendo sorprendentemente espugnato Genova venerdì scorso. Però, in casa ha sempre riscontrato qualche problema; mettiamo altri due ingredienti come il fatto che il Grosseto sia molto bravo a rintanarsi nella propria metà campo e a far soffrire squadre tecniche come il Torino e lo splendido stato di forma della squadra toscana ed ecco che il dolce è servito: degustate la vostra torta, che chiameremo X, e divertitevi! Per i meno temerari, si, va bene anche l'OVER 1,5.
TORINO-GROSSETO X 3,15
2) Restiamo in vetta alla classifica e passiamo al Padova che sarà all'Atleti Azzurri d'Italia per sfidare l'Albinoleffe. C'è un dislivello abnorme tra le strisce degli ultimi risultati delle due squadre: due vittorie e un pareggio per i veneti, tre sconfitte di fila per i lombardi. Eppure ho ragione di pensare che non sarà una trasferta soft per il Padova, che sarà atteso da una stuzzicante prova del nove domani sera: seria pretendente per il titolo/promozione diretta o outsider per i playoff? L'Albinoleffe dovrà invece cercare di invertire la tendenza negativa. Personalmente non me la sentirei di puntare sui bergamaschi ma credo che si andrebbe sul sicuro con un bell' OVER 2,5.
ALBINOLEFFE-PADOVA OVER 2,5 1,83
3) Altro match interessante sembra essere Ascoli-Reggina. Nessuna delle due squadre sta attraversando un indimenticabile momento di forma, però i marchigiani hanno mostrato confortanti segni di ripresa nel divertente match di sabato scorso giocato contro il Grosseto e terminato 2-2. La Reggina invece viene da una disastrosa debacle interna per opera della Juve Stabia. Sarà una bella partita, ma mi sento di puntare sui bianconeri.
ASCOLI-REGGINA 1 2,45
4) Chiudiamo con il derby campano tra le due simpatiche matricole provinciali: Nocerina-Juve Stabia. Vedremo tanti gol e una bella partita secondo me, ecco perchè non sarebbe sbagliato puntare sull' OVER 2,5. Però quest'oggi mi sento particolarmente coraggioso e vedendo i rossoneri leggermente favoriti, credo non sia sbagliato puntare sui padroni di casa.
NOCERINA-JUVE STABIA 1 2,05
Con 5€ se ne vincono 144, bonus esclusi. Vale la pena provarci.
Good Luck!
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