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mercoledì 12 settembre 2012

Nazionali, vince la Svizzera: battuta 2-0 l'Albania


Nel Gruppo E delle Qualificazioni ai Mondiali la selezione di Ottmar Hitzfeld guarda tutti dall'alto verso il basso grazie ai 6 punti ottenuti nelle prime due partite. Per battere l'Albania alla Swissporarena di Lucerna alla Svizzera è bastato il gol di Shaqiri (23') e  quello, su rigore, di Inler (68').

Ancora panchina per il sampdoriano Jonathan Rossini, Hitzfeld ha infatti preferito schierare la coppia di difensori centrali formata da Djourou e von Bergen.

sabato 28 gennaio 2012

Nessun dubbio a Gubbio: ancora 0-0

Stamattina, svegliandosi, molti sampdoriani avranno lanciato un'occhiata verso il calendario. Alcuni avranno semplicemente preso il caffè, un po' intontiti, come sempre; altri invece si saranno fermati a pensare, ipnotizzati da una data apparentemente insignificante ma che, fulminea, ha rievocato in loro un ricordo disgustoso, nauseabondo. Solo un anno fa, il 28 gennaio, si consumava uno dei più grossi delitti della storia blucerchiata nonchè il primo vero passo deciso verso il baratro. Esattamente un anno fa Pazzini veniva ceduto all'Inter, e la mediocre partita di oggi ripropone il pessimo rapporto della Sampdoria con questa data.


E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/28/01/2012/nessun-dubbio-a-gubbio-ancora-0-0/


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venerdì 20 gennaio 2012

Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio

In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/20/01/2012/paulinho-punisce-una-buona-samp-un-altro-pareggio/

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venerdì 6 gennaio 2012

Il peggior inizio possibile

Il 2012 blucerchiato inizia nel peggiore dei modi, tristemente in linea con il pessimo rendimento dell’anno scorso, un anno che non solo numericamente passerà agli archivi come uno dei peggiori della nostra storia.
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/06/01/2012/il-peggior-inizio-possibile/

venerdì 9 dicembre 2011

Quattro

Quattro. Come i pareggi della Samp alla guida di Iachini, come i voti che molti dei nostri per quanto fatto stasera meriterebbero.Nemmeno oggi è arrivata la vittoria, e anzi, solo un'improvvisa dimostrazione di carattere ha costretto la Juve Stabia a un pari, tutto sommato, immeritato. Le vespe hanno, soprattutto nel primo tempo, dominato in lungo e in largo la partita dando prova di quella fluidità, di quella sinergia tra i reparti ma soprattutto di quel lodevole spirito di abnegazione, che tanto servirebbero alla Sampdoria.
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/09/12/2011/quattro/
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sabato 19 novembre 2011

Punto e a capo

Punto e a capo. E' così, perchè è cambiato l'allenatore, sono cambiati gli interpreti in campo (formazione rivoluzionata dall'ex tecnico del Brescia), ma il copione è sempre quello. Anche oggi la Samp ha mostrato evidenti lacune in fatto di carattere, personalità e voglia di vincere. Dopo il gol di Volta infatti, i blucerchiati hanno letteralmente smesso di giocare permettendo ai padroni di casa di farsi vivi in più occasioni dalle parti di Romero, coadiuvati da una difesa che in quanto a disorganizzazione oggi ha sfiorato i minimi storici.
Ai modesti De Paula, Caputo e compagnia sono state date troppe opportunità per punire la retroguardia blucerchiata, solo la sfortuna e, appunto, la stucchevole incapacità degli interpreti pugliesi avevano impedito al Bari di pareggiare la partita. La fase offensiva anche oggi, nonostante la pochezza della difesa barese, si è ancorata precariamente alle giocate dell'incostante e altalenante genio di Foggia che oggi ha fornito la solita prestazione double face: ai colpi funambolici grazie a cui potrebbe benissimo auspicare a palcoscenici più blasonati del desolante e semi-vuoto San Nicola si sono alternati troppi momenti di assoluta estraneità dal gioco. In ogni caso, per l'ennesima volta, è lui a meritarsi la coccarda del migliore dei nostri. Insomma, le condizioni per l'ennesimo successo insipido, l'ennesimo fuoco di paglia c'erano tutte, un non trascurabile aiuto è arrivato anche da Velotto, che con la severa espulsione di Kopunek, sembrava aver tagliato definitivamente le gambe ai pugliesi e proiettato la Sampdoria verso i 3 punti. Qualunque squadra con un minimo di lucidità e intelligenza avrebbe portato a casa la partita. Non la Sampdoria.
La nostra difesa, guidata enigmaticamente dall'esordiente Rossini dopo l'infortunio di Volta, ha pensato bene di stendere un bel tappeto rosso a Borghese che ha trafitto Romero siglando il gol del pareggio. L'orgogliosa quanto arrembante reazione della Samp è solo una magra consolazione: il Doria torna a Genova con un solo punto in tasca. Inutile precisare che partite condizionate in modo così favorevole in un campionato ostico e insidioso come la Bwin vanno concretizzate, ancor di più se l'obiettivo prefissato (un obiettivo rebus sic stantibus sempre meno realistico) è vincere il campionato. E' utopico pretendere, dopo pochi giorni, i risultati del lavoro di Iachini, era però naturale aspettarsi quantomeno una reazione d'orgoglio. L'unico motivo per abbozzare un sorriso è l'insperata foga agonistica dell'ultimo quarto d'ora, sperando che sia un punto di partenza.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/19/11/2011/punto-e-a-capo/

sabato 15 ottobre 2011

Una rondine non fa primavera

E' così, una rondine non fa primavera. Perchè il sinistro al volo di Foggia non racconta al meglio la prestazione dell'esterno campano, in realtà infarcita di palle perse ed errori vari ma anche perchè il 2-1 ottenuto al Del Duca è lontano anni luce dal tipo di prestazione che una formazione come la Sampdoria dovrebbe offrire settimanalmente. Però una vittoria perlomeno è arrivata, e onestamente serviva, considerando i ritmi forsennati con cui il Torino sta guidando il campionato (ancora una vittoria per gli uomini di Ventura, questa volta a spese della Juve Stabia). Che non si cullino però Atzori e Sensibile, il primo dovrà continuare a lavorare sodo soprattutto per quanto riguarda il centrocampo, un reparto costantemente in ritardo che si tratti di aiutare i compagni in fase difensiva o di supportare l'azione offensiva. Per l'ex ds del Novara si prospetta invece una corposa mole di lavoro per il mercato di gennaio volta a completare la rosa con un terzino destro e possibilmente con un regista a centrocampo ma anche ad estirpare i rami secchi della rosa come Fiorillo, Rossini, Maccarone e quant'altro. Note positive della giornata: Romero si conferma un autentico talismano per Atzori ma anche un ottimo leader del reparto arretrato. Piovaccari segna, Fornaroli rientra fornendo una prestazione estremamente volenterosa. Insomma, qualche motivo per sorridere per Atzori c'è: ma, ripeto, c'è molto da lavorare. Aldilà di qualche sporadica fase in cui la Samp faceva il bello e il cattivo tempo, noi poveri tifosi blucerchiati abbiamo assistito alla solita prestazione fitta di lanci lunghi, palle scaraventate alla viva il parroco e abbiamo anche penato in qualche occasione, quando Sbaffo (giocatore da tenere d'occhio) e Papa Waigo (l'ombra del calciatore ammirato a Cesena qualche anno fa) facevano traballare la difesa d'Atzori. Bisogna si, mantenere la concentrazione per tutto il match e calarsi a 360° nella desolante cadetteria ma bisogna anche farlo in modo consistente, cercando di dominare la maggior parte delle partite com'è nelle corde di questa squadra. Le frecce nell'arco di Atzori dall'allarmante calo di condizione che Bertani sta accusando da qualche partita a questa parte si sono sensibilmente ridotte in fase offensiva, e per il Doria attaccare con successo, anche contro difese guidate da gente come Peccarisi, è diventato un compito fin troppo gravoso: è ancora questo il problema da risolvere. Per trovare un minimo di continuità e di fiducia è fondamentale trovare la vittoria alla prossima contro il Cittadella, squadra che quest'anno (come fa tradizionalmente da qualche stagione) pare abbia sfornato un altro potenziale bomber che risponde al nome di Maah.