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giovedì 13 settembre 2012

Chiesa pensa alla sua carriera da allenatore: "Mi piacerebbe avere la tranquillità assoluta di Eriksson"

Proprio come quella da calciatore, anche la carriera da allenatore di Enrico Chiesa inizia alla Sampdoria, precisamente agli Allievi Nazionali. Avrebbe dovuto allenare il Figline, ma il fallimento della società toscana ha rovinato i piani dell'ex attaccante di Parma e Siena. Adesso si racconta ai taccuini del Corriere Mercantile, ripercorrendo la sua carriera da calciatore e pregustando quella da allenatore:


"Quando cominciavo ad affacciarmi alla prima squadra, davanti c'erano Vialli e Mancini, lo spazio era per forza minimo. Mi formai in prestito, poi alla prima occasione da titolare giocai talmente bene che arrivò il Parma con un'offerta straordinaria. E' andata così. Ho giocato dappertutto ma era destino che da allenatore ricominciassi dove era partita la mia carriera di giocatore".

"Una volta c'erano un campo in erba e uno in terra, stop. Ora ce ne sono quattro. Ma in società ho ritrovato alcuni vecchi amici. E la serietà della famiglia Garrone, quando giocavo erano gli sponsor. Mi hanno offerto questa opportunità e io sto dando tutto per cercare di meritarla".

"Anche Lippi cominciò da qui la sua carriera? Per carità! Intanto lui giocava in difesa, ma un paragone simile è davvero improponibile. Semmai vale per ribadire il prestigio della storia di questa società, che sono felice mi abbia tenuto a battesimo sia come calciatore che come allenatore".

"Se c'è una qualità che mi piacerebbe avere, è la tranquillità assoluta di Eriksson. Nulla poteva fargli perdere la sua flemma, nemmeno se gli fosse cascato un fulmine davanti ai piedi. Ho letto che Inzaghi, anche lui da allenatore agli esordi, dice di dover molto ad Ancelotti e condivido: una persona seria e leale, direi un buono, rigoroso nei comportamenti, ma quando si incavolava diventava quasi un'altra persona. Non posso dimenticare neppure Gigi Simoni, che mi ha insegnato tanto per la cultura calcistica e statura morale. Spero di aver preso un po' da tutti, ho avuto la fortuna di lavorare con ottimi allenatori. Ora tocca a me restituire qualcosa ai miei ragazzi e spero di riuscirci".  


Pubblicato per TMW (SampdoriaNews)

giovedì 1 dicembre 2011

Player Of The Week: Federico Macheda

Beh, a dire il vero in questo caso più che di "player" sarebbe meglio parlare di "Bluff of the Week". Ne converrà Alex Ferguson che, ammaliato dal celebre gol di qualche anno fa (contro l'Aston Villa) con il quale Federico Macheda aveva praticamente inciso la fatidica parola "fine" sulla Premier del 2009, aveva profetizzato un futuro più che radioso per il 20enne. A distanza di qualche anno, appare molto più probabile che invece l'ex Lazio debba rassegnarsi a palcoscenici molto più modesti di quelli che così precocemente ha vissuto e sta, tutt'ora, vivendo. Le criptiche affermazioni di Ferguson avevano convinto persino Garrone, il quale, aveva individuato il sostituto di Antonio Cassano proprio nel promettente Macheda, un acquisto dopo il quale, almeno a quanto disse, l'entusiasmo è aumentato di 20 volte. Non andò esattamente come sperava il patron genovese: il bel gol siglato contro l'Udinese all'esordio fu l'unico per Macheda e per i blucerchiati fu Serie B. La parentesi blucerchiata di Macheda ha del raccapricciante: la strafottenza del poco più che esordiente centravanti unita a un'alterigia assolutamente sproporzionata rispetto al suo valore effettivo lo rese un personaggio addirittura più odiato del cadavere Maccarone per i tifosi blucerchiati. Per lui, giocare nella Sampdoria non era che una passerella per ostentare a tifose e fan varie il suo look squisitamente metrosessuale.  A completare un cocktail fortemente istigante all'odio eterno sono state le clamorose dichiarazioni estive del soggetto in questione: "E' stata durissima, non ho avuto molte occasioni (sono state anche troppe!) e la squadra ha perso la serie A. Non sono nemmeno riuscito ad uscire di casa in quei sei mesi (come ti compatiamo!) perchè c'era sempre la possibilità di venire alle mani con i tifosi della Samp, erano furiosi con me, non era la situazione migliore. Non è come allo United, in Italia i tifosi possono essere un po' pazzi quando le cose non vanno bene". Aldilà delle gratuite insinuazioni sulla violenza del popolo doriano che, per quanto viscerale, ha sempre mostrato una netta idiosincrasia verso ogni tipo di atto violento, a differenza di molte altre culture calcistiche italiane, è simpatico constatare l'ultima affermazione con cui si pone quasi da ambasciatore dei costumi italiani in Inghilterra cercando di salvare la reputazione perlomeno lì. Reputazione che pare però aver irrimediabilmente segnato anche in Inghilterra, dopo il match di ieri sera di Carling Cup contro il Crystal Palace di Freedman che ne approfitta per segnare una vittoria che ha del memorabile. L'occasione concessagli da Ferguson, una sorta di extrema ratio dopo la problematica esperienza blucerchiata ma anche il suo non esaltante inizio di stagione, viene naturalmente sprecata da Macheda. Non vi lasciate influenzare dal rigoretto messo a segno: in realtà la performance di Macheda è stata incredibilmente scialba, naturale credere che la sua carriera a Manchester possa ritenersi ormai compromessa.
Questo pesante j'accuse non può che chiudersi con un affettuoso, quasi paterno, consiglio per Macheda: parlare meno, pettinarsi ancor meno e lavorare tanto. Dev'essere questo il mantra del centravanti romano per provare a dare una svolta alla sua carriera. E per non rievocare nelle memorie dei tifosi inglesi le tristi vicissitudini dell'ei fu Francis Jeffers, la tanto discussa e tanto amata punta dell'Arsenal che non sbocciò mai. Adesso è finito addirittura a giocare in Australia, ed è inquietante vedere che Macheda gli somigli sempre di più.

martedì 1 novembre 2011

Riprenditi presto, campione!

Il rapporto, spesso conflittuale, ma di certo spettacolare tra Cassano e il mondo del calcio rischia d’interrompersi. Secondo una diagnosi ufficiosa, si tratterebbe effettivamente di ictus ischemico, la cui intensità e le conseguenze sono da stabilire. Facile intuire come aldilà del grado del problema, sia il minimo dire che il barese rischi seriamente di terminare prematuramente la sua carriera. Da appassionatissimo di questo sport, ma anche e soprattutto da sampdoriano, la accoglierei come una notizia non tragica, ma quasi. Certe situazioni costituiscono molte volte rigogliose fonti di elogi e complimenti vari per il soggetto in questione. Di Cassano, invece, dirò esattamente quello che avrei detto qualche giorno fa. Il miglior talento italiano senza il minimo dubbio ma, allo stesso tempo, una personalità troppo complicata da gestire. Ho sempre creduto però che il gioco valesse la candela: da qui, capirete, che nella storica disputa tra quest’ultimo e il nostro proprietario, io mi sono sempre schierato dalla parte del talento, una componente estremamente rara e preziosa di questi tempi che va salvaguardata a tutti costi, anche incassando qualche “vaffa” di troppo. Non a caso, il tempo e le vicissitudini, hanno dimostrato che effettivamente privarsi di Cassano sia stato uno sbaglio immane dalle conseguenze, ahimè, apocalittiche. Conseguenze che ci fiondano qui, a pochi giorni di distanza da una sconfitta a Nocera che probabilmente costituisce uno dei peggiori risultati della nostra storia ma che ci permette, una volta di più, di realizzare quanto manchi un calciatore come Cassano e quanto fossimo felici nel vederlo spaziare tra le linee del Ferraris. Uno dei pochi, pochissimi avversari contro il meccanicismo, dettato dagli inutili intrighi tattici difensivisti e dall’esagerata predisposizione per la fisicità, che sta affliggendo il mondo del calcio. Questa condizione nostalgica, che affligge me e immagino almeno qualcun’altro tra i tifosi blucerchiati, potrebbe presentarsi tra tutti (o comunque una larghissima fetta di essi) gli sportivi italiani nello sciagurato caso in cui Cassano dovesse davvero smettere di giocare. Non sarebbe la stessa cosa, questo è sicuro. Antonio, riprenditi presto, ci manchi già.

Potete leggerlo anche su Sampbook:  http://www.sampbook.com/blog/01/11/2011/riprenditi-presto-campione/

giovedì 20 ottobre 2011

Giù le mani dai tifosi della Samp

Che il Secolo XIX non fosse esattamente un giornale schierato dalla parte della Samp lo sapevano tutti, però con un articolo di qualche giorno fa hanno palesemente varcato il limite della obiettività. Porre l'accento sui mugugni e i fischi (che arrivati a un certo punto saranno anche giustificati, eh) di un pubblico  che riempie domenicalmente gli spalti del Ferraris mostrando un attaccamento e una passionalità assolutamente rare per la categoria, è sicuramente scorretto e indice di quella che, non sarebbe sbagliato definire, un'imbarazzante faziosità. E' questa la perla di Paolo Giampieri. Il nettare dell'articolo in sè non era affatto sbagliato ma anzi è pacifico che la squadra di Atzori debba lavorare per soddisfare il pubblico garantendo loro determinazione e magliette fradicie di sudore. Però con tutto quello di cui c'è da parlare della Sampdoria al momento, lascerei tranquilli i suoi tifosi che francamente di questa situazione non sono che le vittime sacrificali. Un'annata come quella dell'anno scorso avrebbe assicurato costanti piogge di fischi (e magari non solo...) in ogni angolo dello Stivale; il pubblico doriano si lascia andare (e peraltro nemmeno all'unanimità) solamente di fronte a prestazioni veramente deplorevoli. Alzi la mano chi sarebbe riuscito a trattenersi dal fischiare in partite come quella contro il Sassuolo o quella contro il Grosseto. Impossibile. Credo che anche il più tranquillo e Garrone-sided dei doriani sia del parere che pretendere la promozione diretta sia assolutamente il minimo dopo lo scempio orchestrato l'anno scorso dai mai troppo criticati Tosi, Garrone e Guastoni. Eppure i doriani nonostante tutto erano sempre lì, in gradinata ad ostentare orgogliosamente i loro stendardi e le effigi di quella che per loro (e per me) è l'essenziale ragione di vita. Potrei continuare a decantare per ore la straordinaria competenza e passione del pubblico blucerchiato ma a quel punto, mi accuserete (giustamente) di non essere obiettivo e farei l'errore di Paolo Giampieri, quindi preferisco citare Ludovica Mantovani che ha attribuito agli spettatori della Samp l'insolito aggettivo di "glamour". Nella manifestazione in onore del compianto Paolo Mantovani, Ludovica ha anche conferito un significativo aneddoto su suo padre: Mi portava allo stadio e mi diceva "Ludo, se succede qualcosa di brutto devi stare zitta e applaudire gli avversari". Essere sampdoriani è anche questo.