Un infortunio alla coscia priva Olanda-Germania di uno dei suoi più grandi protagonisti: Robin van Persie non sarà a disposizione di van Gaal. L'ex Feyenoord si aggiunge dunque alla lista di infortunati del Manchester United, che comprende un altra colonna dell'undici di Ferguson, ossia Wayne Rooney, anche lui indisponibile per l'amichevole infrasettimanale. Dell'entità dell'infortunio alla caviglia che aveva costretto Rooney ad uscire anzitempo dal match con l'Aston Villa si sa poco, mentre l'olandese tornerà arruolabile per la sfida di sabato che impegnerà i Red Devils a Carrow Road contro il Norwich.
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venerdì 16 novembre 2012
lunedì 17 settembre 2012
PUBBLICATO PER IL SITO DI PEDULLA'- Player of The Week: Harry Kane
Harry Kane
# 37
Per introdurlo basterebbe canticchiare il ritornello della nota canzone di Bob Dylan, nonché colonna sonora del capolavoro di cui Denzel Washington fu, a suo tempo, protagonista. This is the story of the Hurricane, o meglio, this is the story of Harry Kane. Nato nel 1993 a Chingford, distretto londinese, Harry Kane è alto, biondo, posato e ha gli occhi azzurri. Il taglio di capelli lo rende più simile al figlio di papà che frequenta la scuola privata piuttosto che al bulletto da bassifondi. Sembra essersi perso nel tempo, sembra un calciatore anni '60. Il suo talento, la sua figura elegante ma spietata nello sgomitare coi difensori avversari e colpire con forza il pallone, ricordano più Charlton che Rooney. Di Rubin Carter, l'hurricane tra i pugili, Kane condivide più di una semplice assonanza, anzi, come lui l'attaccante londinese è un uragano, uno di quelli devastanti che depredano le difese avversarie.
Ne sanno qualcosa le difese della Championship inglese che all'allora diciassettenne Kane concessero ben 8 reti la scorsa stagione. Giocava nel Millwall e la tradizionalmente calorosa tifoseria dei Lions s'era letteralmente prostrata al ragazzo, divenuto idolo e trascinatore di una delle squadre più note d'Inghilterra. L'esperienza di Kane al Millwall si è però chiusa in estate, quando è ritornato alla squadra detentrice del suo cartellino, il Tottenham. Guardandolo giocare e scorrendo con l'indice verso l'esiguo elenco delle squadre in cui ha militato, paragonarlo a Sheringham appare spontaneo. E' dello stesso avviso Tim Sherwood, secondo di Villas-Boas, che ha destato una certa attenzione scomodando il più vintage dei nomi del calcio british. Proprio come Teddy, Kane è nato a Londra ed è passato dal Millwall prima di vestire la casacca degli Spurs. La gloriosa carriera di Sheringham appare inevitabilmente inarrivabile ma Kane ha dimostrato di avere un sufficiente numero di frecce nel suo arco per smentire la storia e gli scettici. Villas-Boas, che ha speso ottime parole su di lui, sembrerebbe disposto a scommettere più di un penny su Kane. Chi di certo ha scommesso molto su di lui è Chris Hughton, manager del Norwich, che al diciannovenne ha consegnato le chiavi di un attacco da rivoluzionare. Il leggendario Grant Holt è ormai lontano dai suoi anni migliori, così come Jackson non è più che un onesto comprimario, Morison per quanto molto utile alla causa di Hughton non ha la continuità del titolare. Ed ecco allora che al diciannovenne londinese potrebbero aprirsi le porte per la formazione titolare e una stagione da protagonista in Premier League. Il Carrow Road, la casa dei canaries di Norwich, Kane l'ha già assaporato entrando a partita in corso contro il West Ham. Nella manciata di minuti concessagli ha sfiorato due volte il goal e svegliato il pubblico di casa con un paio di giocate di grande eleganza e spietatezza nella conclusione. Non ha trovato il gol che lui e la sua promettente storia avrebbero meritato, ma ha donato agli addetti ai lavori (quantomeno a quelli più pigri che non l'avevano già seguito) un nome di sicuro affidamento su cui puntare. Harry Kane, the Hurricane. Curioso. Ne sentiremo parlare.
Pubblicato per il sito ufficiale di Pedullà
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lunedì 19 marzo 2012
LIVE- Adesso Muamba rischia danni cerebrali

Restate collegati per ulteriori aggiornamenti, sperando, ovviamente, che siano positivi.
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giovedì 8 marzo 2012
Bielsa ingabbia lo United: è clamoroso l'epilogo dell'Old Trafford
La demenza senile sembrava l'unica ragione plausibile per spiegarsi il secco "no" con cui quest'estate Bielsa rifiutò la faraonica proposta di Moratti all'Inter. Aveva vinto tanto, raggiunto obiettivi inesplicabili e il declino, si sa, arriva per tutti, anche per i più grandi. E invece Marcelo al viale del tramonto proprio non ci pensava e anzi continuava a lavorare sotto traccia, questa volta a un nuovo affascinante progetto, a Bilbao con l'Athletic Club, serafico e tenace nel non lasciare nulla al caso e provare a scrivere la storia anche con il club basco. Adesso, a distanza di 8 mesi, l'affare pare averlo fatto lui, vedendo i guai patiti a Corso Vittorio Emanuele e le straordinarie imprese che i ragazzi baschi stanno conseguendo. L'ultima e più importante di una stagione già pienamente soddisfacente non solo per l'ottimo cammino in Europa League ma anche per il prodigioso quinto (leggasi terzo, le prime due giocano in un'altra galassia) posto occupato sin ora in Liga, è quella raccontata stasera dai decibel delle assordanti urla dei numerosissimi supporters baschi e dalla suggestiva coreografia corredata dalle loro sciarpe bianco-rosse. L'Old Trafford stasera, e non solo per le migliaia di tifosi approdati dalla Spagna, è sembrata una colonia basca, conquistata con l'ingegno del soave ma costruttivo tiki-taka dell'Athletic che ha stordito la squadra di Ferguson. I 3 gol siglati non sono, come i più maliziosi potrebbero pensare, frutto di omaggi di De Gea, il quale anzi ha scongiurato il tracollo totale. L'ex bimbo-prodigio dell'Atletico Madrid è stato il più reattivo dei suoi concedendosi anche il lusso, dopo i miracolosi interventi compiuti (razionalmente inspiegabile il volo sul destro di Llorente), di sgridare i compagni conquistandosi, seppur solo momentaneamente, quella stessa leadership che solo qualche tempo fa era costretto a sorbirsi dai più esperti e diligenti compagni quando gli rimproveravano gli errori commessi. Chi di leadership e carisma ne ha ormai in abbondanza è Iker Muniain, il cui talento raggiante resta il più bel petalo sul fiore minuziosamente coltivato da Bielsa. Il diciannovenne brevilineo dai piedi fatati non è però l'unico astro di una formazione in grado di travalicare le individualità e di privilegiare la manovra valorizzando ognuno dei 22 piedi scesi in campo all'Old Trafford, in pieno stile fordista. Non è da trascurare nemmeno Llorente, l'emblema del talento, quello puro, sodo e cinico che fa lievitare le statistiche. Fernando è stato qualcosa di molto simile a un incubo per Evans, che proprio non sapeva come frenare l'avvenente centravanti basco che, come Muniain, è destinato a guidare la nazionale spagnola ai prossimi Europei. I baschi hanno deturpato i Red Devils, ancorati unicamente al rigore nel finale di Rooney per sperare in un passaggio del turno davvero poco auspicabile. L'Athletic, stasera, ha scritto la storia, dominando i detentori del titolo inglese e quindi aprendo una nuova, annosa, discussione sulle gerarchie che regolano il calcio europeo. Chi ha ragione? A Marcelo Bielsa poco importa: lui si accontenta di impartirci, tacitamente, autentiche lezioni di vita. L'ultima? Battere campioni milionari e internazionalmente affermati con una squadra fatta esclusivamente di calciatori baschi e costruita con pochi spiccioli. No, non è affatto un demente.
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martedì 18 ottobre 2011
Player Of The Week: Connor Wickham
Connor Wickham
# 10
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sabato 15 ottobre 2011
Sorpasso Citizens
Dopo due settimane di astinenza ci voleva proprio un bel sabato di football. E s'inizia: già dalle 13:45 con un affascinante antipasto, il più classico dei match di Premier League: Liverpool-Manchester United. Il primo tempo delude nettamente le aspettative, con Ferguson che fa coraggiosamente a meno sia di Rooney che di Nani e con Dalglish che lascia a sedere Carrol, sbloccatosi nel Merseyside Derby di due settimane fa per lasciare spazio a Gerrard, appena tornato da una snervante lungodegenza. Poca solidità a centrocampo per gli uomini di Ferguson: Fletcher e il jolly Jones non riescono a costruire gioco. Situazione simile per i Reds: Gerrard fatica inizialmente mentre Kuyt e Downing s'intestardiscono in improbabili serpentine ben controllate da Evra e Smalling (che comunque continua a non convincermi). Nel secondo tempo, assistiamo finalmente a un match degno del blasone e della storia dei due team: Gerrard su punizione e poi Hernandez fissano il punteggio sull'1-1, a nulla serve la prodezza di Henderson, sventata da De Gea nè il destraccio di Skrtel, che da posizione favorevolissima spedisce il pallone nella Kop. Il City si conferma una macchina da guerra: all'Etihad Stadium il match ha assunto le proporzioni di una simpatica merenda per gli uomini di Mancini che concedono una brusca imbarcata all'Aston Villa di McLeish (che finalmente si confronta con un top team), aperta dall'acrobazia di Balotelli e chiusa dal destro telecomandato dell'ex Milner. E' un successo che vale il sorpasso e quindi la prima posizione. Il Norwich aggancia lo Swansea a 8 punti, grazie a una doppietta di Pilkington. Il Bolton trova finalmente una vittoria, dopo uno sfortunato periodo di magra in cui ha sfidato e perso contro tutti i top team, niente da fare invece per i Rangers che a Loftus Road non vanno oltre l'1-1 contro il Blackburn. Lo Stoke City supera non senza difficoltà il Fulham di Jol grazie al gol di Walters, scaturito (guarda caso) dall'ennesima palla alta scaraventata in area di rigore. Bene anche Delap, che si dimostra bravo anche con i piedi (colpisce un palo dopo essersi brillantemente smarcato) ma soprattutto con la testa (sua l'incornata del definitivo 2-0). In Championship invece il West Ham approfitta del pareggio tra le prime due della classe (Derby e Southampton, segnano Robinson e Lambert) e si porta al secondo posto dopo un confortante 4-0 inflitto al Blackpool. Tra poco in campo il Chelsea di Villas-Boas, che può avvicinarsi allo United, l'incrocio è però pericolosissimo: a Stamford Bridge faranno visita i Toffees, avversari tradizionalmente ostici per i Blues.
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venerdì 7 ottobre 2011
Un pareggio "bruciante"

Considerazioni: le mie critiche avranno evidentemente rinvigorito Marchisio che oggi si è esibito in una delle migliori partite che gli abbia mai visto fare. Krasic da rivedere, tanto impegno, tanta voglia di mettersi in mostra ma purtroppo quando Dio distribuiva il talento, il buon Milos sarà arrivato in ritardo perchè anche stasera, come gli accade ormai da oltre un anno a questa parte (forse si saranno resi conto che non è questione di condizione fisica) ci ha deliziati con palloni persi, dribbling malriusciti e così via. M'interessava vedere Tosic, ex Red Devil, discreta prestazione ma troppa, troppa caparbietà nel cercare il tiro in porta, un po' come Vidal domenica scorsa contro il Milan. Un'altra prestazione rivedibile per Rossi che stranamente non riesce a confermare quanto di eccellente fa in Spagna con la maglia della nazionale. L'Inghilterra viene invece raggiunta nel finale da Delibasic, dopo l'espulsione di Rooney, evidentemente innervosito dalle vicende familiari. Il pareggio in Montenegro non potrà però compromettere la qualificazione dei Three Lions, che è già aritmetica. Ma adesso, dulcis in fundo, un telegrafico resoconto della performance di Gentili. Oltre a coraggiose e originalissime pronunce (Subòtic, Kolàrov ?!?), da segnalare anche la particolare confidenza con l'aggettivo "bruciante", ufficialmente il suo trademark da quando è a pieno titolo il commentatore della nazionale. Con Collovati e Bagni costituisce un trio veramente formidabile, la ragione (o meglio una delle circa 2328458 ragioni, almeno per quanto riguarda lo sport) per cui "Rai" è troppo spesso sinonimo di incompetenza e disinteresse.
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