Forse è vero. Forse effettivamente campionati come la Premier League non esistono. Non penso possa esistere in una dimensione parallela un altro campionato dove una squadra, prima batte la prima classificata e la scavalca (lo United), poi espugna uno dei campi più difficili (la SportsDirect Arena di Newcastle-upon-Tyne) e infine, coi coriandoli già pronti e lo spumante al fresco, rischia di sciupare tutto contro una delle più modeste del campionato (il QPR). Il Manchester City se l’era conquistato questo momento, rosicchiando con abnegazione e classe l’abissale gap di 7 punti che lo divideva dal Manchester United, dalla clamorosa debacle dell’Emirates a una serie ininterrotta di successi intervallata dai tonfi dei Red Devils contro Wigan ed Everton. Oggi pomeriggio, i ragazzi di Mancini hanno pensato di dover scendere in campo unicamente per sfilare per i propri tifosi, inconsapevoli della verve e della motivazione che avevano reso il QPR (si giocava la permanenza in Premier) un avversario ben più temibile di quanto sembrasse. In realtà erano passati in vantaggio i Citizens, con Zabaleta 19 minuti dopo la rete che a Sunderland sanciva, nel frattempo, la vittoria degli odiati cugini. Tutto sembrava procedere per il meglio, niente sembrava ormai frapporsi tra il City e il titolo agognato da ormai 44 anni. E invece, gli sfortunati tifosi dei Citizens non avevano fatto i conti col risultato di una terza partita, quella che si giocava al Britannia Stadium tra Stoke City e Bolton e che vedeva in vantaggio proprio gli ospiti guidati da Coyle. Per il QPR vincere era diventato dunque l’unico modo per prolungare l’esperienza nella massima serie inglese. Il rientro dagli spogliatoi è drammatico per i Citizens: prima Cissè, poi Mackie battono Hart e portano in vantaggio clamorosamente i SuperHoops. Quella che, anche in virtù dell’ennesima espulsione a Barton, sembrava una partita che il City poteva recuperare senza troppi problemi, iniziava ad assumere sempre più le proporzioni di un incubo, dell’ultimo capitolo di un disegno divino storicamente ostile ai tifosi dei Citizens. I minuti passavano, Mancini delirava a livelli sempre più paradossali, incredulo di stare per perdere un titolo che riteneva già suo, le lacrime e i segni di stizza si moltiplicano tra gli spalti dell’Etihad. Mancini si gioca la carta Balotelli, si arriva al 90′: il City ha cinque minuti per segnare due gol. Niente sembrava ormai frapporsi tra lo United e un insperato quanto succulento titolo, l’ennesimo di una storia costellata di successi. E invece no, mentre al Britannia Stadium la partita finiva e il punteggio recitava 2-2, con Bolton ormai irrimediabilmente retrocesso, Dzeko riesce a pareggiare la partita e a restituire speranza e ossigeno ai propri tifosi. Passano due minuti, ed è Aguero a sfruttare l’ottimo assist di Balotelli e a battere Kenny scrivendo l’ultimo capitolo di una competizione leggendaria. Possono gioire i tifosi del City, possono finalmente gioire. Il titolo è loro, c’è una luce, ed è una grande luce, in fondo al loro tunnel.
Potete leggerlo anche su Spaziocalciomercato.it
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domenica 13 maggio 2012
Premier League, finale da infarto! Il City è campione ma..che fatica!
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domenica 6 maggio 2012
City, una mano sulla Premier
La penultima giornata di Premier League riassume alla perfezione i contenuti di un campionato assolutamente spettacolare pur nel suo complessivo abbassamento di livello rispetto alle edizioni degli anni passati. I risultati in Europa, esaltante parentesi di Di Matteo e soci esclusa, documentano infatti quello che è un fisiologico, ma non estremamente preoccupante, calo di qualità del calcio inglese, che resta però straordinariamente avvincente. Il City oggi, era all'ultimo ostacolo verso il tanto agognato titolo, aspettato ormai da 44 anni. Di fronte c'era il temibile Newcastle del sorprendente Papiss Cissè e di tutti gli altri interessanti elementi che hanno reso la squadra di Pardew un'autentica macchina da guerra. Si giocava al St James' Park (ribattezzato SportsDirect Arena per ovvie ragioni di profitti economici), e il match aveva tutta l'aria di essere una partita forse persino più ostica del Manchester Derby giocato pochi giorni prima, visti i convinti aneliti europei dei supporters di Newcastle-upon-Tyne. Le preoccupazioni dei Citizens si sono mostrate infatti più che fondate, come testimonia il nevrotico equilibrio dei primi 45 minuti di gioco. E' servita un'invenzione di Yaya Tourè, proprio il vecchio martoriato (mediaticamente) ivoriano per le sue scarse (o presunte tali) abilità balistiche, che ha battuto l'ottimo Krul con una conclusione chirurgica. A raddoppiare è stato sempre il fratello del meno alto e dotato Kolò. Inutile dire quanto positivamente influisca di quello che probabilmente è stato l'unico vero merito tattico di Mancini nella sua quasi triennale esperienza britannica, che ha avuto l'intuizione di ricamargli una posizione ad hoc per i suoi mezzi fisici e tattici, posizionandolo da trequartista atipico, ruolo che Yayà ha ricoperto con lodevole brillantezza. Il malumore dei tifosi di casa è stato addirittura alimentato del clamoroso pareggio raggiunto dal Tottenham (in 10) al Villa Park, contro i disastrati Villans (a un pericoloso ma non estremamente preoccupante +3 sulla zona retrocessione). Per i Magpies diventa dunque fondamentale espugnare il Goodison Park, e sperare nelle poco attendibili sconfitte di Tottenham (che sfida in casa il Fulham) e Arsenal (impegnato al The Hawthorns, contro il WBA). L'affollata zona-Champions non è l'unica a regalare spettacolo assoluto agli appassionati di Premier, molto agitata e convulsa è anche l'atmosfera che si respira dalle parti basse della classifica. Ne sanno qualcosa le ormai cagionevoli coronarie dei tifosi del QPR, che a un minuto dalla fine del match, già si prefiguravano l'apocalittico scenario della retrocessione, con il Bolton in vantaggio sul WBA e un match in casa ancora da sbloccare contro l'ostico Stoke City. A risolvere tutto (o quasi) sono stati Cissè e Morrison, il primo trova l'insperato gol del vantaggio a Loftus Road mentre il secondo pareggia clamorosamente al Reebok Stadium, dove il Bolton è riuscito a dilapidare un vantaggio di ben 2 reti. La classifica adesso vede dal diciottesimo posto in su: Bolton (35), Wigan (37, con una partita in meno da giocare contro un Blackburn ormai quasi matematicamente condannato alla Championship), QPR (37) e Aston Villa (38). Insomma, mettetevi comodi, chiamate gli amici e andate a comprare i pop-corn, perché c'è ancora da divertirsi...
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sabato 24 dicembre 2011
Boxing Day- il calcio non si ferma
Nostalgia del calcio? Don't panic, gli inglesi hanno pensato anche a questo. L'attività calcistica britannica non si fermerà ma anzi s'intensificherà ulteriormente con serie di match incredibilmente ravvicinate. A quel proposto tipico dell'essenza del Natale, di rivalutare pietre miliari come l'amore, la famiglia, il focolare domestico, in Inghilterra è unita l'insaziabile brama di football, un valore che per gli inglesi segue la scia di quelli prima citati. E' quindi proprio durante il periodo natalizio che è possibile cogliere appieno la magia e la tradizione del football britannico, per quanto i petroldollari cerchino in tutti i modi di svilirle. Il cardine del fitto ciclo natalizio del calcio britannico, sia a livello passionale che per una questione di mera ricchezza del palinsesto, è inevitabilmente il Boxing Day, giorno in cui oltre a scartare i regali si è soliti, in nome di una tradizione secolare, guardare partite di calcio.
Il 26, di fatto, scenderanno in campo tutti i campionati britannici e la Premier League per l'occasione offrirà ben 7 match, con tanto di posticipo serale. Si parte da Stamford Bridge, con Chelsea-Fulham, si procederà con match non particolarmente spettacolari sulla carta (Liverpool-Blackburn, WBA-Man City e Man Utd-Wigan hanno tutta l'aria di essere partite già decise) fino all'incontro serale tra Stoke City e Aston Villa. Partite potenzialmente divertenti in realtà ci sono e sono essenzialmente due, prive però di copertura televisiva in Italia, riservata unicamente agli "esaltanti" match di Liverpool, Man Utd, Man City e Chelsea. Ma non c'è da disperarsi: saranno facilmente rintracciabili in streaming. Eccole:
SUNDERLAND-EVERTON- Il buono stato di forma mostrato dalle due squadre nelle ultime uscite sembra essere indice di una partita ricca di gol e spettacolo. Il Sunderland è parso rinsavito dopo l'avvicendamento di Martin O'Neill sulla panchina dei Black Cats: due vittorie e una partita persa col Tottenham che fa poco testo: White Hart Lane per come stanno giocando Bale e compagni è diventato qualcosa di molto simile a una fortezza. In particolare, la rocambolesca vittoria a Loftus Road offre spunti molto confortanti a O'Neill per la tenuta psicologica prima ancora che fisica e tecnica della squadra. I Toffees, invece, aspettando Donovan che sbarcherà a Liverpool il 4 gennaio, hanno trovato parzialmente il sorriso dopo il risicato successo sullo Swansea. Moyes sembra aver riottenuto la fluidità tipica del sistema di gioco che ha impiantato nel team della Merseyside, ma deve fare ancora i conti con i problemi relativi al suo attacco: l'Everton con solo 17 reti all'attivo ha il terzo peggior attacco della Premier. Nel dato ha una forte influenza l'evidente assenza di un centravanti prolifico, un problema con cui Moyes è costretto a convivere da tanto, troppo tempo. La rapidità e l'efficacia nel contropiede di giocatori come Coleman e Drenthe rende comunque la compagine diretta dal manager scozzese un osso duro anche in trasferta.
BOLTON-NEWCASTLE- Al Reebok Stadium va di scena l'affascinante incrocio tra la grande delusione e la grande sorpresa di quest'inizio di stagione: il Bolton e il Newcastle. Lo stato di forma dei due club è paradossalmente diverso dalle aspettative di qualche settimana fa: la vittoria a Blackburn ha dato un minimo di fiducia a Coyle mentre il giocattolo di Pardew inizia a scricchiolare dopo qualche sconfitta di troppo. Il successo a Ewood Park ha ridato speranza ai Wanderers, le cui possibilità di salvezza son ben lungi dall'essere compromesse. Per il Bolton restano evidenti le lacune offensive con Klasnic ma soprattutto N'Gog che stanno clamorosamente deludendo le aspettative. A Newcastle prende invece sempre più piede la convinzione corale che l'unico elemento degno del piazzamento attuale della squadra sia Demba Ba, la cui vena realizzativa non accenna a placarsi. Il Reebok Stadium potrà essere il teatro ideale per i Magpies per provare ad invertire il trend e a tornare a vincere. Il match, qualunque sia l'esito, sarà un'importante cartina al tornasole per appurare le effettive possibilità di Bolton e Newcastle di raggiungere i propri obiettivi, rispettivamente salvezza e piazzamento europeo. Lo spettacolo è assicurato.
Insomma, chi cercava una valida alternativa alla noia da facebook e divano è accontentato.
Il 26, di fatto, scenderanno in campo tutti i campionati britannici e la Premier League per l'occasione offrirà ben 7 match, con tanto di posticipo serale. Si parte da Stamford Bridge, con Chelsea-Fulham, si procederà con match non particolarmente spettacolari sulla carta (Liverpool-Blackburn, WBA-Man City e Man Utd-Wigan hanno tutta l'aria di essere partite già decise) fino all'incontro serale tra Stoke City e Aston Villa. Partite potenzialmente divertenti in realtà ci sono e sono essenzialmente due, prive però di copertura televisiva in Italia, riservata unicamente agli "esaltanti" match di Liverpool, Man Utd, Man City e Chelsea. Ma non c'è da disperarsi: saranno facilmente rintracciabili in streaming. Eccole:
SUNDERLAND-EVERTON- Il buono stato di forma mostrato dalle due squadre nelle ultime uscite sembra essere indice di una partita ricca di gol e spettacolo. Il Sunderland è parso rinsavito dopo l'avvicendamento di Martin O'Neill sulla panchina dei Black Cats: due vittorie e una partita persa col Tottenham che fa poco testo: White Hart Lane per come stanno giocando Bale e compagni è diventato qualcosa di molto simile a una fortezza. In particolare, la rocambolesca vittoria a Loftus Road offre spunti molto confortanti a O'Neill per la tenuta psicologica prima ancora che fisica e tecnica della squadra. I Toffees, invece, aspettando Donovan che sbarcherà a Liverpool il 4 gennaio, hanno trovato parzialmente il sorriso dopo il risicato successo sullo Swansea. Moyes sembra aver riottenuto la fluidità tipica del sistema di gioco che ha impiantato nel team della Merseyside, ma deve fare ancora i conti con i problemi relativi al suo attacco: l'Everton con solo 17 reti all'attivo ha il terzo peggior attacco della Premier. Nel dato ha una forte influenza l'evidente assenza di un centravanti prolifico, un problema con cui Moyes è costretto a convivere da tanto, troppo tempo. La rapidità e l'efficacia nel contropiede di giocatori come Coleman e Drenthe rende comunque la compagine diretta dal manager scozzese un osso duro anche in trasferta.
BOLTON-NEWCASTLE- Al Reebok Stadium va di scena l'affascinante incrocio tra la grande delusione e la grande sorpresa di quest'inizio di stagione: il Bolton e il Newcastle. Lo stato di forma dei due club è paradossalmente diverso dalle aspettative di qualche settimana fa: la vittoria a Blackburn ha dato un minimo di fiducia a Coyle mentre il giocattolo di Pardew inizia a scricchiolare dopo qualche sconfitta di troppo. Il successo a Ewood Park ha ridato speranza ai Wanderers, le cui possibilità di salvezza son ben lungi dall'essere compromesse. Per il Bolton restano evidenti le lacune offensive con Klasnic ma soprattutto N'Gog che stanno clamorosamente deludendo le aspettative. A Newcastle prende invece sempre più piede la convinzione corale che l'unico elemento degno del piazzamento attuale della squadra sia Demba Ba, la cui vena realizzativa non accenna a placarsi. Il Reebok Stadium potrà essere il teatro ideale per i Magpies per provare ad invertire il trend e a tornare a vincere. Il match, qualunque sia l'esito, sarà un'importante cartina al tornasole per appurare le effettive possibilità di Bolton e Newcastle di raggiungere i propri obiettivi, rispettivamente salvezza e piazzamento europeo. Lo spettacolo è assicurato.
Insomma, chi cercava una valida alternativa alla noia da facebook e divano è accontentato.
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sabato 10 dicembre 2011
La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Van Persie
Non è stata una giornata come le altre all'Emirates. E non per il match in programma, non sembrava così spettacolare la prospettiva di affrontare l'Everton spaesato e indefinito tanto distante da quella squadra che una volta faceva tremare le grandi, Gunners inclusi. Piuttosto i tifosi del club londinese ricorderanno questo giorno perché oggi l'Arsenal ha festeggiato il compleanno: ben 125 gli anni compiuti dal club del Nord di Londra. Ecco perché a inizio gara è stata concessa la passerella a gente che come Wilson, Court, McLintock, Graham, Nelson e i più recenti Parlour, Lauren, Pires oltre ovviamente ad Henry, è stata parte integrante della memorabile storia del club. Tangibile la viscerale richiesta del calorosissimo pubblico dell'Emirates (oltre 60mila spettatori) di coronare una così importante ricorrenza con una vittoria fondamentale anche per le ultime residue speranze di titolo. A capitanare i Gunners c'era, manco a dirlo, Robin Van Persie, i cui numeri altisonanti raccontano quella che sinora è stata una stagione semplicemente da sogno. Eppure non inizia benissimo il capitano olandese, qualche palla persa e un po' di naturale pressione scaturita dalle ingombranti presenze dei mostri sacri dell'Arsenal, che vedendo il numero 10 destreggiarsi per il campo hanno riconosciuto colui che di fatto ha raccolto la loro eredità e che è l'unico vero timoniere del presente e del futuro della squadra londinese. Probabilmente, guardandolo con un sorriso stentato, Henry avrà pensato che Van Persie non fosse poi così fenomenale come giocatore ma che anzi i campioni avessero ben altra stoffa. O quantomeno questa sarebbe stata una reazione naturale alle giocate stentate e imprecise dei primi 70 minuti del talento nativo di Rotterdam. Sbagliare una partita dopo un così prolifico inizio sarebbe stato assolutamente normale, eppure Robin non ne sembrava molto convinto e anzi, da personaggio molto ambizioso qual è, provava in tutti i modi a farsi valere, stimolato da una sfida troppo affascinante per essere persa: dominare il più impervio dei confronti, quello con la storia. E così, quando il cronometro recitava il 25° minuto del secondo tempo, Koscielny appoggia il pallone a Song, il quale decide di dare l'ennesima prova del più che sopraffino bagaglio tecnico che ha messo su, destinando un pallone al bacio per Van Persie. L'olandese, al vertice sinistro dell'area di rigore, troppo ingolosito dalla prospettiva di accarezzare il pallone col suo magico sinistro, colpisce al volo e pietrifica Howard insaccando sul secondo palo. Un gol assolutamente eccezionale. Un movimento angelico, coordinato alla perfezione da un corpo la cui eccessiva fragilità ha probabilmente privato uno dei talenti più evidenti e spettacolari del nostro calcio di quel tipo di carriera che avrebbe meritato. Ennesimo saggio della sua eleganza, ennesima prova dell'indiscutibile primato che ricopre per talento e nobiltà calcistica. Tutti in piedi all'Emirates, con Henry impegnato in un applauso scrosciante quasi a farsi perdonare per un giudizio che troppo frettolosamente sembrava aver dato. La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Robin Van Persie.
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domenica 27 novembre 2011
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sabato 19 novembre 2011
Da leccarsi i baffi!
Il Saturday di calcio inglese si conferma ancora una volta garanzia di spettacolo assoluto. I fuochi d'artificio arrivano in particolare dal "derby della disperazione" tra Wigan e Blackburn: al JJB Stadium finisce 3-3 dopo il pareggio in extremis (98'!) di Yakubu. Un pareggio che avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali ma di cui, Blackburn e Wigan, proprio non necessitavano, viste le difficoltà di classifica. Difficile è anche il campionato del Bolton: dopo il trionfo di due settimane fa sullo Stoke, il West Bromwich lo batte complicando la vita a Owen Coyle, che adesso rischia seriamente l'esonero. Everton e City come da pronostico sbrigano (i Toffees -come al solito, tra le mura amiche- hanno faticato più del previsto in verità) le pratiche Wolverhampton e Newcastle. In Championship continuano a dominare Southampton e West Ham. I Saints infliggono un 3-0 i Seagulls di Poyet, che ha impresso un atteggiamento colpevolmente rinunciatario alla squadra. Gli Hammers espugnano la Ricoh Arena, battuto il Coventry in rimonta per 2-1. Sembra essersi conclusa la favola Derby: la banda di Nigel "di-mio-padre-ho-preso-poco" Clough perde anche con l'Hull City e s'incammina ormai inesorabilmente verso l'anonimato di metà classifica. Respira aria fresca invece Cotterill: il Forrest batte in rimonta l'Ipswich grazie ai centri di Lynch e dell'ex Sheffield Wednesday Tudgay.
Tutto lo spettacolo degli altri campi e molto altro ancora in termini di atmosfera al Britannia Stadium, dove i Delap Special e gli intensi sforzi offensivi del finale non sono bastati allo Stoke City per evitare la sconfitta. Il QPR deve i suoi 3 punti soprattutto all'atteggiamento gladiatorio di Helguson, che ha chiuso la partita con due gol e un inevitabile cartellino giallo. Warnock riesce quindi a sopperire alle assenze di Bothroyd (infortunato) e Taarabt (ormai chiaramente ai margini della squadra, il PSG è ormai più di un ipotesi per lui) orchestrando un undici rapido e astuto contro la strapotenza fisica degli uomini di Pulis. Lo Stoke è invece alla quarta sconfitta di fila: il più che collaudato sistema di Pulis inizia a scricchiolare e accusa sempre più la mancanza di alternative tattiche al gioco dei campanili e dei traversoni in cui sono riassunte tutte le loro possibilità offensive. Aldilà dei lanci e delle rimesse di Delap, i Potters hanno mostrato grande difficoltà nel creare azioni da gol giocando palla a terra: un paio di piedi buoni a centrocampo servirebbe come il pane a questa squadra.
Breve postilla sul titolo: il riferimento ai "baffi" non è esclusivamente un elogio allo spettacolo del sabato inglese ma anche una constatazione dei numerosissimi giocatori dello Stoke che li hanno, a memoria ne ricordo almeno 8 (Whelan, Huth, Walters, Higginbottham, Fuller, Wilikinson, Shawcross, Etherington). Non si tratta di un banale brand estetico bensì di una campagna promozionale per il tumore alla prostata, ecco perchè, per tutto il mese di Novembre (ribattezzato Movember, per omaggiare l'iniziativa), vedrete i baffi su ogni singolo giocatore dello Stoke City.
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lunedì 10 ottobre 2011
Player of The Week: Jermaine Beckford

Jermaine Beckford
# 20
Becks nacque nell'ormai lontano 1983, nell'Ealing, uno dei numerosissimi distretti londinesi da padre giamaicano e madre del Grenada, ragion per cui è eleggibile da queste due nazionali oltrechè ovviamente dall'Inghilterra, paese in cui è nato, cresciuto e vive tutt'ora. Cresce nel vivaio del Chelsea ma la sua esperienza con i Blues si chiude prematuramente: i dirigenti del club londinese rifiutano di offrirgli un contratto professionistico. Una condanna bella e buona a quella che ormai chiamo la "maledizione d'Eto'o". Il cannoniere camerunense (o camerunese, se preferite) si è infatti vendicato a suon di gol (ma tanti tanti eh) della squadra che prima l'aveva prelevato dal Camerun e che poi se l'era fatto scappare cedendolo al Maiorca, il Real Madrid, che è di gran lunga la squadra a cui ha segnato di più. Accadrà qualcosa di simile con l'attaccante centramericano. E così Beckford, che eppure non ha avuto da allora un seguito paragonabile a quello del Re Leone, si trasferisce nel Wealdstone, spostandosi di pochi km (resta a Londra) ma di tante, tantissime serie andando a finire nell'Isthmian Premier League, preceduta anche dalla Conference nel sistema gerarchico del calcio inglese. In 3 anni (in cui è compresa la prima e difficile stagione passata tra panchina e tribuna all'Uxbridge), Becks totalizza 82 presenze siglando 54 gol: una media che non può e non deve passare inosservata. Così la pensarono anche i dirigenti del Leeds United che lo misero sotto contratto assicurandosi in 3 anni la bellezza di 72 gol in 126 presenze: numeri davvero impressionanti. Ci mette poco, Beckford, ad entrare nelle grazie dei tifosi dell'Elland Road: la coppia di attacco che aveva formato con l'argentino Becchio, resta uno dei ricordi più felici dell'ultimo e tormentato decennio vissuto dal Leeds. Dopo aver sorpreso un po' tutti in Inghilterra, non solo per le statistiche del suo entusiasmante tabellino relativo alle reti totali, ma anche per il gol con cui il Leeds ha espugnato l'Old Trafford in FA Cup, Becks accetta di provare un tortuoso e rischiosissimo doppio salto (dalla League One alla Premier) trasferendosi a Liverpool sponda Everton. La gerarchia stabilita da Moyes, in quello che è un sistema consolidato ormai da anni, era chiara: Yakubu, Saha, spesso e volentieri anche Cahill, avanzato nell'inedita posizione di punta e poi il povero Beckford. Un esordio difficile il suo: tanti gol sbagliati, molti palloni malgestiti: terreno decisamente fertile per divenire il capro espiatorio delle ragionevoli preoccupazioni e malumori dei tifosi dei Toffees, delusi dal drastico ridimensionamento e dalle serie difficoltà economiche del club. E così, partono i primi fischi e le prime critiche per Beckford, che non trova esattamente un'accoglienza festante. Riuscirà a farsi apprezzare, però. Il bottino finale conseguito da Becks nella sua prima stagione in Premier League non deve essere oggetto di futili strumentalizzazioni: tra gli 8 gol segnati, non figura l'enorme contributo tattico e tutte le grandi giocate (come dribbling o anche conclusioni miracolosamente parate dai portieri avversari) che ha fornito alla causa di Moyes. Da includere anche un importantissimo gol nel derby della Merseyside, ma soprattutto un eccezionale rete, frutto di un antologico coast-to-coast, guarda caso, contro il Chelsea. Dopo esser stato a lungo corteggiato dalle Foxes di Sven Goran Eriksson, che gli offriva l'allettante prospettiva di una stagione da protagonista in Championship con uno dei team maggiormente accreditati per approdare in Premier, Moyes e Beckford capiscono che nonostante gli ottimi risultati scaturiti da questa stagione, anche alla luce delle divergenze rispetto ai tifosi del Goodison Park sarebbe meglio dividere le proprie strade. E così la trattativa va in porto solo alla fine della sessione estiva del calciomercato: il trasferimento si è concretizzato precisamente a 40 minuti dalla deadline. Il futuro appare veramente radioso per il 28enne attaccante nativo di Ealing che può finalmente dimostrare le grandi doti di cui dispone in un ambiente ideale per lui: al Leicester City avrà la giusta pressione e la giusta fiducia per confermare quanto di buono ha fatto intravedere nelle sue passate esperienze. A dispetto di un'età non più adolescenziale e di una carriera non proprio straordinaria, in un'era fatta di punte forti fisicamente che arretrano, aiutano, assistono ma che il più delle volte non adempiono al più basilare dei compiti: segnare, prende sempre più quota l'idea che Beckford possa risultare (con le dovute proporzioni... sto per paragonarlo a uno degli attaccanti più forti degli ultimi anni, Dio mi perdoni!) uno dei pochi eredi presenti al momento di David Trezeguet. Il tempo (ne resta poco) e i risultati stabiliranno quanto ridicola possa essere questa affermazione.
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