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sabato 15 settembre 2012

PUBBLICATO SUL SITO DI PEDULLA'- Quanti soldi spesi! Dove potrà arrivare il QPR?


Quando si parla di soldi, di mercato e di Premier League, è spontaneo pensare al ritornello di Blue moon e all'aquila dorata che simboleggia il club meno titolato di Manchester, ma questa volta ad aver fatto il bello e il cattivo tempo del mercato inglese non è stato il club di Mancini. Sia chiaro, la shopping-mania del tecnico marchigiano non si è certo placata anzi, nuovi milioni sono stati sborsati, più per capriccio che per esigenza, e nuovi calciatori sono arrivati (Javi Garcia, Maicon, Sinclair, Nastasic e Rodwell).

Ma l'invidiata palma di "regina" del mercato va indubbiamente ai Queens Park Rangers, che tra entrate e uscite hanno ultimato 16 operazioni. Molte di queste sono state operazioni in entrata, dettate dalle sfrenate ambizioni dell'azionista di maggioranza, il malesiano Tony Fernandes, che ha ripreso un programma di rinforzamento iniziato l'agosto 2011 (quando portò a Loftus Road gente come Barton, Wright-Philipps e Traorè- solo per citarne alcuni), proseguito lo scorso gennaio (con Cissè, Zamora, Onouha e compagnia) e terminato, si spera, con la ricca flotta di nuovi arrivi di questa sessione di mercato. Il proprietario dell'Air Asia non ha mai fatto mistero dei suoi faraonici programmi, ma i verdetti del campo non stanno per il momento volgendo a suo favore: dopo la miracolosa salvezza della scorsa stagione, nelle prime tre partite dell'attesissima formazione londinese non è arrivato che un misero punto. E il trend sembra ben lungi dal migliorarsi in una squadra costituita da giocatori che, perlopiù, non si conoscono o stanno giocando insieme per la prima volta. 

Spendere e comprare così tanto era davvero necessario? Leggendo la folta lista degli arrivi dei QPR, l'immediata e naturale impressione è abbastanza comune: pochi di questi giocatori servivano davvero ai SuperHoops. Ricapitoliamo: sono arrivati Diakitè, Park, Green, Bosingwa, Hoilett, Nelsen, Fabio, Johnson, Julio Cesar, Granero e M'Bia. Insomma, apparentemente un mercato da top team. Molti di questi giocatori sono buonissimi, alcuni straordinari rispetto alla caratura della squadra: non tutti, anzi, ben pochi, occorrevano davvero a Mark Hughes, che già poteva contare di un'intelaiatura, almeno in teoria, di buonissimo livello. Aveva Paddy Kenny, un portiere di ottime qualità ma non di un appeal mediatico altrettanto ottimo. Così l'irlandese è partito alla volta di Leeds e al suo posto è arrivato il più noto Robert Green, il cui soprannome Nevergreen rende l'idea riguardo la sua discontinuità e la sua fragilità mentale ma non rende giustizia alle sue più che dignitose doti tecniche, sicuramente in linea con le aspettative (almeno a breve termine) della squadra londinese. Avere un portiere di medio livello a quanto pare non è bastato, e dopo aver fiutato un ottimo affare hanno dato a Julio Cesar l'ennesima copia delle chiavi della porta dei Rangers. Un duo di grande peso, sul campo così come sul monte ingaggi. Ma non è finita, il motto melium abundare quam deficere ha dominato larghi tratti della campagna acquisti dei SuperHoops e si rispecchia in particolare in alcuni specifici ruoli dell'undici di Hughes, come quello del terzino destro (in cui oltre a Young e Onouha figura il neo-arrivato Bosingwa) o quelli che fanno capo alla zona nevralgica (a centrocampo ci sono due maglie da dividere tra M'Bia, Diakitè, Granero, Derry, Faurlin e Park). Insomma, un imbarazzo della scelta degno del Manchester City, o meglio ancora del Real Madrid, visto l'acquisto di Estebàn Granero, arrivato proprio dai galacticos

L'abbondanza è sintomo di programmazione e di prudenza ma non è il vero filo conduttore del mercato dei QPR. Al centro della difesa infatti, imbarazzante è la penuria: i titolari sono Clint Hill ed Anton Ferdinand, rispettivamente il sosia dai piedi di marmo del Chandler di Friends e il fiero mr. sono-qui-grazie-a-mio-fratello. Entrambi con la Premier League c'entrano poco, molte delle colpe del clamoroso tracollo interno contro lo Swansea è da attribuire proprio allo sgangherato duo arretrato. La versatilità di Onouha e M'Bia che possono ricoprire quella posizione seppur snaturando del tutto i propri identikit tattici e l'esperienza di Nelsen non migliorano la situazione, che resta, nonostante le eccellenze che spuntano tra gli altri reparti della squadra, molto desolante. La Premier League ci insegna costantemente quanto sia diabolica nel sottolineare le lacune di una squadra: potrebbe bastare questo difetto per rassegnare i QPR ancora una volta alla lotta per non retrocedere. Quel che è peggio è che questo difetto non è l'unico: non sembra esistere un vero e proprio gruppo nè sembra esserci intesa tra i SuperHoops, Hughes inoltre ci mette ampiamente del suo: Taarabt è spesse volte snobbato e il suo potenziale stellare sta marcendo di pari passo con le aspettative offensive di una squadra che pensa di affidarsi al fumoso Wright-Philipps (come accaduto in occasione del match perso all'Etihad), non esistono titolari nè riserve, non c'è un filo logico che regoli le scelte del manager. Il caos è, insomma, totale. Ecco quindi l'ennesimo capitolo del libro "Spendere non vuol dire vincere" che è pieno di storie di calcio e che ne potrebbe contenere una persino più interessante, quella di Leonardo, Ancelotti e del miliardario Al Thani

Pubblicato per il sito ufficiale di Alfredo Pedullà 

sabato 25 febbraio 2012

Loftus Road+Espulsione=Sconfitta

Non cambia l'equazione che tanto ha fatto penare tifosi e giocatori della squadra dei guardiani del parco della regina: anche oggi a Loftus Road, i Rangers hanno giocato per più di metà partita in dieci e sono usciti senza alcun punto in tasca. Di fronte c'era il Fulham, un avversario che non faceva troppa paura all'altisonante collettivo diretto da Hughes se non per la sciagurata sconfitta subita nel girone d'andata per 6-0. I motivi per sperare che questo West London Derby sarebbe finito diversamente rispetto al precedente erano numerosi, innanzi tutto i Rangers hanno completamente rigenerato il proprio assetto col mercato di gennaio e hanno disposto di sufficiente tempo per organizzare dignitosamente quello che sulla carta appare un gruppo dalle potenzialità ben più ambiziose di quanto non dica la classifica. Inoltre, pensare che caratterialmente la squadra avesse metabolizzato le sciagure del passato sarebbe stato più che lecito. La lezione su quanto possa essere difficile giocare con un uomo in meno sembrava infatti ormai acquisita dopo che, prima contro il Norwich e poi contro il Wolverhampton, i Rangers erano finiti in 10 e avevano gettato i 3 punti alle ortiche. E invece ci si sbagliava. A dirigersi verso gli spogliatoi anzi tempo questa volta non è stato Barton, bensì il volenteroso Diakitè, all'esordio coi Superhoops, a cui evidentemente avranno oltremodo enfatizzato la clemenza degli arbitri rispondendogli alla domanda riguardo al tipo di calcio a cui andava in contro. Ed infatti alle buone giocate in cabina di regia, il maliano ha abbinato una serie di scriteriati tackle che hanno naturalmente convinto Dowd ad estrarre due volte il cartellino giallo. Da lì in poi è stato il solito arrembante film d'avventura con i Rangers pronti a rimontare il gol siglato all'avvio da Pogrebnyak con grande abnegazione e forza di volontà ma non altrettanto fosforo e raziocinio. Solamente la scarsa convinzione di Jol che ha preferito custodire il risicato vantaggio piuttosto che punire gli Hoops sfruttando gli ampi spazi concessi ai Cottagers, ha fatto sì che la partita finisse 0-1. Non è bastata l'ennesima scintillante prestazione di Taarabt, a cui ancora una volta è mancato solo il gol per coronare concretamente la propria performance. Per il QPR si profila allora una situazione di estrema difficoltà: la classifica li vede tristemente appaiati in fondo alla terz'ultima posizione con il Blackburn. Il sogno Premier League potrebbe esser già finito.

giovedì 2 febbraio 2012

Sognando Cissè- l'esordio con gol del francese

"Al derby farà 5 gol", "Con lui sarà Champions come minimo". Sono solo alcune delle entusiastiche esternazioni che avreste potuto sentire ad inizio anno, quando il pubblico biancoceleste era letteralmente in visibilio per l'arrivo di Cissè. Le premesse però, per una serie di ragioni, non hanno avuto riscontri nella tormentata esperienza italiana di Cissè, che di gioie ne ha regalate ben poche al popolo biancoceleste. Il gol all'esordio a San Siro, dopodichè la solita storia: i problemi tattici, le difficoltà d'inserimento negli angusti spazi del calcio italiano, e un'altro gol, sempre a San Siro, sempre contro il Milan e sempre nella stessa porta, quasi a scusarsi per non essere stato all'altezza delle aspettative. Il gol, quello dell'addio, poi un biglietto aereo destinazione Londra pregno di sogni e speranze, le stesse che aveva quando i numerosi supporters laziali erano venuti ad accoglierlo a Fiumicino, estasiati dal suo stile eccentrico e spregiudicato, con l'enfasi di chi è convinto di abbracciare un fenomeno. A Loftus Road, il tempio del QPR, Cissè sembra vedere un film già visto: nuovi tifosi ma stesso straordinario entusiasmo al suo arrivo. Per i Rangers, l'acquisto di Cissè aveva tutta l'aria di essere un'ottima ciliegina sulla torta per lo splendido mercato orchestrato da Hughes e dal portafogli del miliardario proprietario Fernandes, ma soprattutto la definitiva risoluzione del rebus-attaccante che non poteva, ragionevolmente, ritenersi soddisfatto con l'acquisto di Macheda, per il quale si prospetta adesso un malinconico via-vai tra tribuna e panchina, complice anche l'acquisto lastminute di Bobby Zamora. Il tempo di fare le visite mediche e via, subito in campo, al Villa Park, in una delle 16 finali che sanciranno il destino del QPR. In campo anche altri dei sensazionali colpi del mercato di gennaio, Taiwo e Onouha, che vanno a colmare le evidenti lacune difensive e a costituire insieme al blocco iniziale, quello dei Faurlin, dei Taarabt, dei Kenny e dei Barton, una squadra che con più tempo a disposizione avrebbe probabilmente potuto aspirare ad obiettivi ben più ambiziosi della mera permanenza in Premier League. A Cissè bastano pochi minuti per rivelarsi un autentico incubo per Warnock che proprio non riesce a contenere il suo straripante atletismo e che coronerà una pessima prestazione, l'ennesima di una stagione poco positiva, col goffo autogol dello 0-2. Ma il motivo per cui Cissè ricorderà questa partita è un altro: al 10' si smarca sulla destra, coglie il pallone vagante e lo uncina col destro pietrificando Given e insaccando sul secondo palo. Indubbiamente il modo migliore per ripresentarsi al calcio inglese. Un mondo che gli era mancato, che l'aveva consacrato (in maglia Liverpool) e che sentiva suo, per atmosfera, tifo ma soprattutto per la velocità, la rapidità del gioco: qualità che esaltano particolarmente il suo repertorio, frenato dall'eccessivo tatticismo italiano. Un gol importante, che non guida i SuperHoops alla vittoria (le reti di Bent e N'Zogbia fissano il punteggio sul 2-2) e che probabilmente lascia un retrogusto amaro nei traboccanti d'entusiasmo stati d'animo laziali (vittoriosi nell'altisonante confronto col Milan di ieri sera), quello di chi sa di aver mancato un occasione, di chi aveva creduto di poter sognare e gioire con le capriole di Cissè, l'eccentrico e spregiudicato Cissè che quel giorno, a Fiumicino, li aveva stregati.
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lunedì 2 gennaio 2012

Anno nuovo, stesso spettacolo

Il 2012 entra ufficialmente in scena nel calcio inglese con la prima giornata disputatasi integralmente nel nuovo anno. Il fitto ciclo natalizio non accetta pause: si gioca dunque a soli 2 giorni di distanza dai precedenti impegni del New Year's Eve, il giorno di San Silvestro, in cui la Premier League aveva regalato uno spettacolare epilogo al 2011 sportivo e anche un plateale schiaffo morale a coloro i quali imputavano al massimo campionato inglese una voragine fin troppo definita tra parte alta e bassa della classifica. Tra le prime 5 della classe, solamente Arsenal (vittorioso sul QPR) e Tottenham (che sciupa un'occasione decisamente vantaggiosa facendosi recuperare dallo Swansea e pareggiando 1-1) avevano fatto punti mentre United, City e Chelsea erano clamorosamente cadute. Insomma, le prerogative per un 2012 ugualmente roboante non mancavano affatto ed in effetti lo spettacolo è stato parte integrante di questa fase inaugurale del nuovo anno. Uno dei match più affascinanti ed importanti della giornata era inevitabilmente l'incontro del Loftus Road tra QPR e Norwich, due squadre ormai con l'acqua alla gola per via dei recenti risultati, pronte ad affrontarsi nel più classico dei "six point match" per distanziarsi dalla zona retrocessione. Warnock prende un abbaglio nel tentativo di risolvere parte dei suoi problemi e quindi di rinfoltire un parco attaccanti qualitativamente molto modesto ingaggiando niente popò di meno che Federico Macheda, attaccante particolarmente legato al dramma sportivo realizzatosi lo scorso anno a Genova con la retrocessione della Sampdoria. L'attaccante romano, che arriva in prestito dal Manchester United, è gia a disposizione e parte (per fortuna) dalla panchina. Il match è scoppiettante sin dall'avvio grazie alle fiammate di un Norwich particolarmente determinato. Sono però i Rangers a passare in vantaggio grazie a un bel destro di Barton che raccoglie un buon cross di Mackie infilando alle spalle di Ruddy. E' un premio più che meritato all'ottima intensità e alla grande qualità del Barton dei primi minuti. Ma il lato ribelle e facinoroso che è in lui proprio non accenna a placarsi e anzi si evidenzia quando Barton ingenuamente colpisce Johnson con la testa e si dirige agli spogliatoi dopo un rosso sacrosanto. A quel punto il vantaggio del QPR è sembrato un puro dato statistico: i Canaries iniziano a prendere campo e a far loro la partita chiudendo i Rangers nella propria metà-campo e alimentando le paure del Loftus Road, che oggi si aspettava, in virtù dei timidi passi avanti delle ultime uscite, una convincente vittoria che scacciasse crisi e preoccupazioni. E invece il Norwich concretizza quando al 42' Pilkington trova l'ennesimo lampo di una stagione più che brillante sorprendendo Kenny con un sinistro dai 25 metri. E' di parità il risultato dei primi 45'. La partita prosegue a ritmi infernali, con una fisicità e un equilibrio tipici del british football. Gli scontri tra Holt e A.Ferdinand rievocano scene del calcio anni '70, troppo rare nel delicato, quasi "effeminato" calcio di oggi. Il Norwich è inevitabilmente più propenso a farsi vivo nella metà-campo avversaria ma il QPR non demorde e si rende pericoloso nelle ripartenze grazie alle accelerazioni di Wright-Philipps e ai lampi di Taarabt, straordinariamente positivo e brillante nelle sue giocate e costantemente alla ricerca del primo centro stagionale, scongiurato solamente da un Ruddy maestoso sul suo chirurgico calcio di punizione. E' però il Norwich a trovare i 3 punti grazie a una pressione offensiva perpetua e concreta che coglie l'acme nel destro di Morison che scardina la muraglia eretta dall'accozzaglia di giocatori del QPR inspiegabilmente posizionati sulla linea di porta e non nelle rispettive posizioni a marcare gli avversari. Il gol del gallese si dimostra dunque letale per il QPR che non riesce a creare eccessivi pericoli alla retroguardia avversaria con un potenziale offensivo svilito da due criptiche sostituzioni che hanno mandato Macheda (avulso come sempre) e DJ Campbell in campo e Taarabt ed Helguson in panchina. I Canaries con questa vittoria raggiungono addirittura la nona posizione mentre i tempi per Warnock e i suoi Rangers sono sempre più duri, complice una postazione in classifica decisamente difficoltosa ma soprattutto un periodo particolarmente sfortunato in cui spesso e volentieri gli Hoops raccolgono meno di quanto meriterebbero. Nel bicchiere mezzo pieno di Warnock, oltre alle ottime performance individuali di Faurlin, Taarabt e Derry e a una buonissima prestazione corale della squadra, macchiata unicamente dalla sciocchezza di Barton e quindi complicata dall'inferiorità numerica, risiedono anche le sconfitte di Blackburn (perde a Ewood Park dallo Stoke City) e Wolverhampton (che perde in casa dal Chelsea, rialzatosi soprattutto grazie alle parate di Cech e al gol negli ultimi minuti di Lampard), che mantengono precariamente in piedi la sua squadra. Non mancano le sorprese sugli altri campi: l'Aston Villa inciampa in casa dopo il trionfo a Stamford Bridge mentre il Southampton in Championship perde ancora cadendo rovinosamente a Brighton. Questo risultato consente al West Ham di completare la propria rimonta e di raggiungere i Saints in testa alla classifica.
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giovedì 29 dicembre 2011

Player Of The Week: Adel Taarabt

La partita di qualche giorno fa a Liberty Stadium contro lo Swansea rischia di essere una delle ultime apparizioni di Taarabt con i SuperHoops. Beffardo, il destino: solo un anno fa, contro la stessa squadra, Taarabt si presentò ufficialmente al mondo del calcio come uno dei talenti più cristallini e promettenti. Fu essenzialmente lui il responsabile della clamorosa disfatta subìta in quell'occasione dagli Swans: un 4-0 condito da un gol assolutamente fenomenale che solo un così poetico genio calcistico avrebbe potuto partorire. L'uno-due con Orr, che gli restituisce un pallone che poteva benissimo essere destinato alla bandierina, nel nome di quella che è una prassi piuttosto consolidata per far scorrere secondi sul cronometro. Mancava poco in effetti, ma per Taarabt c'era ancora tempo per stupire e deliziare il già entusiasta pubblico del Loftus Road. Decide allora di umiliare il talentuoso Allen (che, a proposito, è tra i più interessanti prospetti del panorama calcistico britannico) con un tunnel e spedire con un destro a giro un pallone che va a togliere le ragnatele sul secondo palo e a scrivere un capitolo, forse il più bello, della storia sua e del QPR. Una giocata che sintetizza brevemente la sua nomenclatura calcistica: leziosa, spettacolare, funambolica ma sempre volta alla decisa ricerca della rete, come racconta il bottino della sua ultima stagione, che consta di 19 gol oltre a un numero astronomico di assist. E' passato molto da allora, la partita del Liberty Stadium di qualche giorno fa l'ha visto partire titolare per la prima volta dopo più di un mese. Non ha giocato male ma non ha nemmeno sfoderato i colpi tipici del suo immenso repertorio, limitandosi a una gara intelligente ma non degna del suo talento che comunque però ha condotto il QPR verso un prezioso pareggio. E' chiaro che qualcosa non va: gli scintillanti dribbling dell'anno scorso restano un ricordo sbiadito nelle menti dei tifosi e a preoccupare è il suo approccio tecnico-tattico alla Premier League oltre alle annose questioni comportamentali che, troppe volte, l'hanno costretto alla panchina, o peggio alla tribuna, o peggio ancora a casa. Una serie infinita di proclami, bambinate e capricci che l'ha allontanato sempre più da Londra. E sia lui che Warnock raccontano di quanto sia insostenibile l'aria per lui nello spogliatoio dei Rangers, le cui chiavi sono ormai saldamente tra le mani di Barton, il ragazzaccio di Liverpool con cui Adel proprio non riesce ad andare d'accordo. Un'alchimia compromessa ormai con i compagni che una volta l'amavano e stimavano ma anche con i tifosi, ormai spazientiti dall'insaziabile ambizione del marocchino, più volte sbandierata nelle sue esternazioni, in cui afferma di voler trovare una destinazione che lo soddisfi di più finanziariamente e calcisticamente. E' almeno dall'estate scorsa che la casacca bianco-blu inizia ad andargli stretta, ma le paternali di Warnock, suo allenatore e mentore, e l'inconsistenza dell'interesse del PSG alla fine hanno fatto sì che il talentuoso numero 7 restasse a Londra. Ma già da allora, quella così romantica e spensierata storia sembrava giunta ormai al capolinea. Adesso, a distanza di pochi mesi, complice anche il pessimo rendimento avuto sinora da Taarabt, le squadre interessate al suo acquisto diminuiscono vertiginosamente e sembra ancora più difficile rintracciare una soluzione che soddisfi le aspettative economiche sue e di Tony Fernandez, il ricco proprietario malesiano, che in realtà sarebbe disposto anche a un sostanzioso sconto sul prezzo per porre fine a una questione che ha fin troppo tormentato la stagione del QPR. Costerebbe non più di 8-9 milioni la prospettiva di avere in squadra un ragazzo sicuramente problematico da gestire ma talentuoso come pochissimi. Un giocatore da educare tatticamente ma più che altro da spronare: il suo vero limite resta la discontinuità, ma in realtà anche nelle giornate meno felici riesce a risultare decisivo con pochi tocchi mirati. Gli esperti di calciomercato continuano a scommettere sul PSG ma danno anche il Napoli come pretendente all'acquisto del nordafricano. I tifosi partenopei dimentichino però l'idea di prenderlo per avere in squadra il vice-Lavezzi o il vice-Hamsik: trovare una panchina più comoda non è la reale impellenza di Taarabt. Il marocchino gioca per sentirsi amato, idolatrato, protagonista assoluto della squadra per cui è in campo. Adel Taarabt, campione viziato, montato, imbaldanzito ma straordinariamente sublime. Ed è, soprattutto di questi tempi, la cosa più importante.
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sabato 19 novembre 2011

Da leccarsi i baffi!

Il Saturday di calcio inglese si conferma ancora una volta garanzia di spettacolo assoluto. I fuochi d'artificio arrivano in particolare dal "derby della disperazione" tra Wigan e Blackburn: al JJB Stadium finisce 3-3 dopo il pareggio in extremis (98'!) di Yakubu. Un pareggio che avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali ma di cui, Blackburn e Wigan, proprio non necessitavano, viste le difficoltà di classifica. Difficile è anche il campionato del Bolton: dopo il trionfo di due settimane fa sullo Stoke, il West Bromwich lo batte complicando la vita a Owen Coyle, che adesso rischia seriamente l'esonero. Everton e City come da pronostico sbrigano (i Toffees -come al solito, tra le mura amiche- hanno faticato più del previsto in verità) le pratiche Wolverhampton e Newcastle. In Championship continuano a dominare Southampton e West Ham. I Saints infliggono un 3-0 i Seagulls di Poyet, che ha impresso un atteggiamento colpevolmente rinunciatario alla squadra. Gli Hammers espugnano la Ricoh Arena, battuto il Coventry in rimonta per 2-1. Sembra essersi conclusa la favola Derby: la banda di Nigel "di-mio-padre-ho-preso-poco" Clough perde anche con l'Hull City e s'incammina ormai inesorabilmente verso l'anonimato di metà classifica. Respira aria fresca invece Cotterill: il Forrest batte in rimonta l'Ipswich grazie ai centri di Lynch e dell'ex Sheffield Wednesday Tudgay.
Tutto lo spettacolo degli altri campi e molto altro ancora in termini di atmosfera al Britannia Stadium, dove i Delap Special e gli intensi sforzi offensivi del finale non sono bastati allo Stoke City per evitare la sconfitta. Il QPR deve i suoi 3 punti soprattutto all'atteggiamento gladiatorio di Helguson, che ha chiuso la partita con due gol e un inevitabile cartellino giallo. Warnock riesce quindi a sopperire alle assenze di Bothroyd (infortunato) e Taarabt (ormai chiaramente ai margini della squadra, il PSG è ormai più di un ipotesi per lui) orchestrando un undici rapido e astuto contro la strapotenza fisica degli uomini di Pulis. Lo Stoke è invece alla quarta sconfitta di  fila: il più che collaudato sistema di Pulis inizia a scricchiolare e accusa sempre più la mancanza di alternative tattiche al gioco dei campanili e dei traversoni in cui sono riassunte tutte le loro possibilità offensive. Aldilà dei lanci e delle rimesse di Delap, i Potters hanno mostrato grande difficoltà nel creare azioni da gol giocando palla a terra: un paio di piedi buoni a centrocampo servirebbe come il pane a questa squadra. 
Breve postilla sul titolo: il riferimento ai "baffi" non è esclusivamente un elogio allo spettacolo del sabato inglese ma anche una constatazione dei numerosissimi giocatori dello Stoke che li hanno, a memoria ne ricordo almeno 8 (Whelan, Huth, Walters, Higginbottham, Fuller, Wilikinson, Shawcross, Etherington). Non si tratta di un banale brand estetico bensì di una campagna promozionale per il tumore alla prostata, ecco perchè, per tutto il mese di Novembre (ribattezzato Movember, per omaggiare l'iniziativa), vedrete i baffi su ogni singolo giocatore dello Stoke City.
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lunedì 31 ottobre 2011

Il calderone della domenica

Ricavare deduzioni generali non è sempre così facile. Non aspettatevi, quindi, titoloni altisonanti nè collegamenti stilosi. Ieri, il pacchetto dei match in programma non era così abbondante, tant'è che in Inghilterra si son giocate solo 2 partite. Eppure, è bastato per far capire che Udinese e Lazio, nonostante l'assillante impegno europeo (da cui, immagino, vorranno svincolarsi al più presto), sono qualcosa di più dei semplici fuochi di paglia stagionali. Lotteranno per lo scudetto? Questo è da vedere, perchè il campionato è lungo e tortuoso e a un certo punto entrano in causa le variabili relative a infortuni e completezza della rosa. In quest'ultimo aspetto, entrambe hanno dimostrato di essere decisamente all'avanguardia, penso alla doppia amichevole (a Villareal e a Formia) che i biancocelesti giocarono a luglio contemporaneamente proponendo due formazioni  di assoluto livello, mentre per i friulani è bastevole ricordare la batosta inflitta all'Atletico Madrid in Europa League quando in campo c'erano soprattutto seconde linee. Viste le difficoltà patite sin ora dall'Inter e parzialmente dal Napoli, è verosimile che possano frequentare con assiduità i piani alti della classifica. Piani alti che difficilmente vedrà il Cesena, perdente anche a Parma ma che però si è finalmente sbarazzata di Giampaolo, un'ottima notizia per loro così come per tutto il calcio italiano. Continuo ad ignorare cosa abbia fatto di eccezionale nella sua carriera l'allenatore ex-Cagliari per meritarsi così tante opportunità nella massima serie. Scricchiola anche Di Francesco che, ieri, non riesce a battere il Novara ma che, anzi, dovrà al più presto garantire del buon olio pugliese al Sig.Romeo, il cui arbitraggio clemente nei confronti dei leccesi ha sbarrato al Novara le porte della vittoria e a uno dei miei calciatori preferiti, Meggiorini, quelle di un gol assolutamente sensazionale annullato per fuorigioco inesistente. Sannino e il Siena gioiscono nel match inaugurale ieri: un bel 4-1 inflitto al Chievo e l'ennesima dimostrazione della bravura e dell'oculatezza con cui questa squadra è stata assemblata dalla retrocessione in poi (Sensibile, prenda nota). Passiamo al Derby di Londra: ieri il Tottenham ha veementemente inserito il proprio nome nel lotto dei protagonisti per questo campionato aggiungendosi ad altre 4 (forse 5, considerando l'ottimo momento dei Gunners) squadre più o meno dello stesso livello (City a parte) che quest'anno sicuramente ci faranno divertire. Una prestazione eccezionale degli Spurs che chiudono la pratica Rangers nel primo tempo, coadiuvati da prestazioni raccapriccianti come quelle di Taarabt (non gioca da un mese e mezzo di fatto) e Barton (trasferta al Molineux a parte, ha sempre faticato con i SuperHoops fin ora). Nel secondo, un lieve black-out dei padroni di casa ha permesso al QPR di accorciare le distanze con Bothroyd. Un grandissimo gol di Bale, incontenibile (finalmente!) fissa il punteggio sul 3-1. Adebayor, impeccabile fin ora col Tottenham ha invece faticato ieri, forse è stato intimidito da Marianella? Può darsi. Intanto, Barton, a fine partita su Twitter, con estrema sportività, riempie di elogi Luka Modric, definendolo, per distacco, il miglior giocatore della lega. Un tantinello esagerato, ma non troppo.

lunedì 3 ottobre 2011

Le Taarabtate


Pare funzionare così nel mondo del calcio: se sei mostruosamente talentuoso è probabile che tu sia anche una testa calda. E così dopo le Cassanate, s'inizia a sentir parlare anche di Taarabtate. Non è stato un inizio di stagione facile per Taarabt che deve forse ancora integrare il suo gioco fatto di lanci, tiri pericolosi e tanti (forse troppi) dribbling all'interno del nuovissimo collettivo di cui può godere Warnock. Fatto sta che il gioiello dei guardiani del parco della regina, tanto talentuoso quanto psicologicamente complicato ha fatto parlare di sè ieri nella disastrosa parentesi dei suoi Rangers che sono usciti dal Craven Cottage con un rumoroso 6-0 inflitto dai rivali del Fulham. Una notizia addirittura più grottesca del risultato del match riguarda infatti il marocchino il quale, dopo esser stato sostituito nell'intervallo da Warnock che è una sorta di padre adottivo/psichiatra per Taarabt, ha ben pensato di dirigersi alla bus stop ancora in tenuta atletica e con tanto di scarpe da calcio per prendere il pullman che l'avrebbe portato a casa. Quello che la gente che ha saputo apprezare le deliziose giocate con cui ha trascinato il QPR in Premier League si augura è che le Taarabtate restino episodi straordinari e che le sue giocate sul campo acquisiscano col tempo una continuità tale da farlo sbocciare definitivamente.

domenica 2 ottobre 2011

Tutti Fenomeni

E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham.   Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!