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domenica 27 novembre 2011

Gary Speed R.I.P.

Da raccontare ci sarebbero diverse cose. A partire dal trionfo con cui l'Inter pare essersi definitivamente lasciata alle spalle la crisi, oppure dall'ennesima vittoria del Palermo tra le mura amiche. Ma, purtroppo, oggi c'è qualcosa di ben più grave da ricordare. Gary Speed si è tolto la vita, è stato trovato impiccato nel suo appartamento. Non ci si potrebbe credere guardando la sua apparizione ieri sera a Football Focus della BBC, dov'era parso sorridente, pacato, straordinariamente competente in materia calcistica come al solito. Addirittura Robbie Savage, suo grande amico nonchè ex compagno di squadra tra le fila del Galles, rivela, incredulo, di averlo sentito al telefono ieri sera e di averci riso e scherzato insieme parlando di calcio, ballo e donne, come sempre. Aveva 42 anni, con una gloriosa carriera da calciatore da poco conclusa e un'altra, quella da allenatore, iniziata con premesse e prospettive più che rosee. Prima centrocampista centrale nel più degno stile british, poi estroso manager pronto a rivoluzionare il volto della nazionale gallese. Pensare che un uomo così tanto apprezzato e stimato per quello che faceva potesse anche solo sfiorare un'idea del genere fa rabbrividire ma allo stesso tempo fa riflettere su quanto oscura e cupa possa essere l'esistenza anche nel più fortunato dei casi. Guardarlo sorridere, parlare di calcio e affermare fermamente il principio dell'uguaglianza anche nel calcio, in occasione della domanda su Chris Powell, il black manager del Charlton, infittisce il mistero della sua scomparsa. Penso non ci siano parole migliori di quelle di Tim Cahill per riassumere ciò che Gary Speed abbia rappresentato per il calcio inglese: "Gary Speed was the ultimate pro on and off the pitch". Uno dei pochi a non esser stati travolti dalla burrascosa ondata di soldoni e petrolieri vari che sta cancellando la reale essenza del football. Credo che parlare di calcio in momenti come questo, in giornate come questa non avrebbe alcun senso e anzi, dovrebbe far quasi vergognare.
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sabato 12 novembre 2011

La magia dell'FA Cup e il prestigio di Wembley: ecco il menù del sabato

Le nazionali ci hanno privato anche in quest'occasione del momento più agognato della settimana e cioè il sabato calcistico, con il suo ricco e divertente programma che settimanalmente ci francobolla alla tv, o, per i più internauti, allo schermo del pc. Questa volta la motivazione, a gironi conclusi, riguardava gli spareggi valevoli per gli ultimi ticket rimasti per Ucraina e Polonia. Never Mind, l'infinito programma del primo turno della mai troppo celebrata FA Cup ci garantisce un valido motivo per non uscire fuori di testa. La magia di questa manifestazione è qualcosa di assolutamente unico. Anche oggi, le solite sorprese e le solite storie da raccontare che rendono l'FA Cup un'autentica vetrina per tutte quelle realtà costrette al più totale anonimato per tutto il resto della stagione ma che si giocano, con i primi turni dell'FA Cup, grandi possibilità per riempire palmares e almanacchi delle rispettive storie. Realtà come il Fleetwood Town, squadra di Conference (quinta divisione inglese), che ha avuto la meglio sui più quotati Wanderers del Wycombe. In evidenza anche lo Swindon di Di Canio (eh già, proprio quel Di Canio) che ha battuto per 4-1 l'Huddersfield, team di una divisione più avanti (terza). Ha sicuramente scritto la storia del proprio club, il Chelmsford (sesta divisione) che ha avuto la meglio sul Telford (quinta) imponendosi per 4-0. Un simpatico mix di Southern e Northern Premier League (settima serie!) ha invece deliziato gli spettatori del Testwood Stadium, i padroni di casa del Totton hanno letteralmente mortificato i malcapitati giocatori del Bradford vincendo per 8-1. Sicuramente, troveremo questo risultato tra i polverosi e scarni almanacchi dei due club: un risultato del genere non può passare inosservato soprattutto per giocatori che, come quelli delle due squadre in questione, vivono ancora il calcio secondo le sane e genuine emozioni che regala. Non è esattamente questo il caso dei profumatamente pagati giocatori scesi quest'oggi in campo a Wembley nell'affascinante confronto tra Inghilterra e Spagna. Dopo aver stoicamente vinto la battaglia riguardante il poppy sulla maglia grazie all'imprescindibile aiuto del principe William, gli inglesi hanno potuto orgogliosamente ostentare il papavero ricordando solennemente i caduti nelle varie guerre che hanno vista coinvolta l'Inghilterra nella sua storia. Questa fantastica atmosfera ha fatto da cornice a un match che, in realtà, ha procacciato sbadigli e poco altro. Lo snervante tiki taka degli spagnoli e la strenua resistenza britannica hanno costituito il tema del match almeno fino al gol di Lampard, che ha consentito all'Inghilterra di battere la Spagna, dopo tanto, troppo tempo. Saranno contenti anche un po' più a ovest, in Galles, dove Bale e compagni hanno travolto la Norvegia per 4-1, grazie alla doppietta di Vokes, un giocatore inspiegabilmente sottovalutato negli ultimi tempi. Ma la notizia della giornata, è stata decisamente meno spettacolare. Uno striscione, apparso sugli spalti del Cardiff City Stadium, ha eloquentemente espresso quella che è, su per giù, un'idea plebiscitaria da quelle parti, ossia l'assoluto rifiuto di partecipare alla rappresentanza del Regno Unito alle Olimpiadi.