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martedì 25 dicembre 2012
Una settimana da Delio
L'ultima settimana è stata molto lunga, probabilmente la più lunga della stagione per i tifosi blucerchiati. Tutta quell'adrenalina e quell'intensità di cui la prospettiva di un campionato sostanzialmente tranquillo sembrava privarci è stata raccolta e impacchettata in sette giorni. Sette lunghi giorni, iniziati con le drammatiche news che hanno stravolto la sonnolenta routine del lunedì blucerchiato. Nessuno, probabilmente, si sarebbe aspettato un' anticipazione così perentoria di quell'apocalisse che i Maya avevano fissato per il 21 dicembre. In prima linea il sottoscritto che, solo 7 giorni fa, scriveva delle certezze che Ferrara avesse, nonostante tutto, di mangiare il panettone in tranquillità, ancora sotto l'ombra della Lanterna. Per quanto erronea, quell'opinione sembrava però decisamente fondata perché coerente con quella che è stata la proverbiale linea dirigenziale. La scelta adottata in società rappresenta, a questo punto, un autentico unicum nell'epopea garroniana: mai risposta così pronta e decisa è stata data a una situazione critica ma comunque tutto sommato risanabile. Avranno pesato, e tanto, i colossali errori che assicurarono ai blucerchiati un'inaspettata quanto cercata retrocessione nella tragica stagione di due anni fa.
E così, fuori Ferrara dentro Delio Rossi: panem et circenses, avremmo commentato qualche secolo fa. Nessun cambio avrebbe infatti raccolto tanti consensi quanto quello che ha portato il tecnico di Rimini sulla nostra panchina: troppo forte era la tentazione di vederlo e di sperimentare le doti quasi taumaturgiche da deus ex machina che costituiscono la sua eccellente reputazione.
Durante la settimana poi, l'adrenalina è cresciuta nuovamente quando ci si è resi conto che l'avversario era proprio quella Lazio che Delio Rossi aveva condotto verso il trionfo in Coppa Italia. Tanta è stata l'attenzione mediatica, tanto l'entusiasmo e la voglia di rimettersi in gioco dei ragazzi che, nei primi minuti della partita, più volte hanno costretto alle corde la Lazio. Il gruppo di Petkovic però, forte della solidità tipica dei top team e di un Marchetti sempre più fenomenale, non si è scomposto e alla prima occasione ha orchestrato la trama vincente per battere Romero. Ed è subito sera, avrebbe detto Foscolo. Da lì, infatti, la partita della Sampdoria diventa un calvario e farsi pericolosi dalle parti di Marchetti diventa un'impresa titanica, e questo prima che Petkovic erigesse il muro di Berlino con Ciani e Cavanda. La pericolosità è arrivata solo con l'ingresso di Pozzi che ha dimostrato di meritare ampiamente il posto da titolare che Maxi Lopez per troppo tempo sta lasciando vacante. D'altronde, le qualità di Icardi sembrano, considerato il contesto tecnico e il momento che, classifica alla mano, non è esattamente gioviale, insufficienti per produrre una qualche utilità per il risollevamento della squadra. Aldilà delle perplessità che, dopo l'entusiasmo del derby, iniziano a sorgere sul suo conto, il futuro dell'argentino sembra sì blu, ma non cerchiato quanto piuttosto accompagnato dallo scuro nero dell'Inter, che ha acceso i fari ed inizia a monitorare la situazione, svegliata dai capricci dell'attaccante di Rosario. Possente e indomabile, Nicola Pozzi dispone probabilmente di frecce meno brillanti ma sicuramente più ispide e funzionali per l'arco blucerchiato. Se ne sarà accorto anche Delio Rossi, emozionato solo dal tiro potente ed angolato dell'ex Empoli che per poco non beffava Marchetti.
Ah, Delio. La sua mano nella caotica e molle Sampdoria vista ieri non si vede affatto: saranno la pausa e i buoni propositi post-natalizi a donarci una squadra conforme all'immagine del suo tecnico, e solo allora potremmo riprendere, con l'abnegazione di chi conosce l'importanza del traguardo e le proprie debolezze, la scalata verso quota 40. Per ora ciò che possiamo fare è goderci l'ultimo giorno di una settimana travagliata, di quelle che, nel bene o nel male, difficilmente si dimenticano. Una settimana da Delio.
Pubblicato per SampNews24
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domenica 16 settembre 2012
ESCLUSIVA FC- Hambo carica l'ambiente: "Mai visti tifosi del genere!", poi prosegue: "Questa Sampdoria può arrivare tra le prime sette"
Football Calling ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Vahid Hambo, una delle maggiori speranze del calcio europeo giovanile nonché il fiore all'occhiello della primavera blucerchiata. L'attaccante classe '95 nato in Finlandia ma di origini bosniache arriva dall'HJK Helsinki, scoperto da Mattia Baldini che lo vide all'opera nel torneo Nordic, in cui segnò la bellezza di quattro gol ed accennò i caratteri del suo poliedrico bagaglio tecnico. I tempi per l'apprendimento della lingua sono fisiologicamente lunghi in virtù del fatto che il ragazzo è in Italia da poche settimane, l'intervista è perciò stata svolta in inglese, una lingua con cui Vahid sa destreggiarsi con discreta padronanza.
Ecco l'intervista completa:
Buonasera Vahid, la tua esperienza in Italia è appena cominciata. Come ti sembra Genova? Ti trovi bene alla Sampdoria?
Mi piace questo posto, non è una grande città ma penso sia perfetta per poter crescere in tranquillità. In più la apprezzo molto per via del mare e della spiaggia. Riguardo alla Sampdoria, abbiamo una buona squadra anche se, a dire il vero, non ho ancora visto le altre squadre primavera.
Dicci qualcosa sul tuo conto: che tipo di attaccante sei?
Ho 17 anni, vengo dalla Finlandia, i miei genitori sono bosniaci ma sono nato in Finlandia. Ho iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni e all'età di 12 ho iniziato a fare sul serio giocando in una squadra. Amo il mio ruolo, amo essere un attaccante perché mi sento veramente bene quando segno e mi piace farlo. Essendo grosso fisicamente, la gente erroneamente mi etichetta come una punta di peso. Non sono quel genere di attaccante e anzi ho una buona tecnica e sono anche abbastanza veloce.
C'è qualche giocatore della prima squadra che ti abbia dato consigli o comunque c'è qualcuno alla Sampdoria che ti ispira particolarmente?
Non ho ancora parlato con nessun giocatore della prima squadra, ma l'anno scorso ho seguito un po' Pozzi. Quest'anno proverò a vedere Maxi Lopez.
Qual è il tuo obiettivo principale per il futuro?
Per il momento quello che voglio è giocare tanto con la Primavera, forse tra un paio d'anni quello che vorrò sarà cogliere l'opportunità di salire di livello.
Cosa pensi della Sampdoria? La reputi una buona squadra?
E' una buonissima squadra. Ha battuto il Milan un paio di settimane fa, e ha vinto due partite su due fin ora. Non sarei sorpreso se finisse tra le prime sette.
E della Primavera?
Non posso risponderti con certezza perché non ho ancora visto le altre squadre, quindi è difficile da stabilire. Ma abbiamo giocato in Cina nel pre-campionato e siamo stati piuttosto bravi.
Dove vuoi arrivare con la nazionale finlandese?
Con la nostra nazionale avremo le qualificazioni all'Europeo Under 19, quindi spero di aiutare la mia squadra ad andare avanti il più possibile. Spero di poter giocare quanto prima nella Nazionale maggiore, che è il sogno di ogni giovane calciatore.
Per quale squadra tifi?
Per nessuna in particolare. Ovviamente adesso tifo Sampdoria, ma l'anno scorso ho seguito il Milan, quindi si potrebbe dire che è quella la mia squadra preferita.
Per finire, Vahid, una domanda sui tifosi della Sampdoria. Come ti sembrano?
Nella mia ex squadra finlandese (l'HJK Helsinki, ndr) non c'era nulla di simile. Il tifo è pazzesco e i tifosi aiutano la squadra a giocare bene, dev'essere fantastico giocare di fronte a loro.
Ecco l'intervista completa:
Buonasera Vahid, la tua esperienza in Italia è appena cominciata. Come ti sembra Genova? Ti trovi bene alla Sampdoria?
Mi piace questo posto, non è una grande città ma penso sia perfetta per poter crescere in tranquillità. In più la apprezzo molto per via del mare e della spiaggia. Riguardo alla Sampdoria, abbiamo una buona squadra anche se, a dire il vero, non ho ancora visto le altre squadre primavera.
Dicci qualcosa sul tuo conto: che tipo di attaccante sei?
Ho 17 anni, vengo dalla Finlandia, i miei genitori sono bosniaci ma sono nato in Finlandia. Ho iniziato a giocare a calcio all'età di 5 anni e all'età di 12 ho iniziato a fare sul serio giocando in una squadra. Amo il mio ruolo, amo essere un attaccante perché mi sento veramente bene quando segno e mi piace farlo. Essendo grosso fisicamente, la gente erroneamente mi etichetta come una punta di peso. Non sono quel genere di attaccante e anzi ho una buona tecnica e sono anche abbastanza veloce.
C'è qualche giocatore della prima squadra che ti abbia dato consigli o comunque c'è qualcuno alla Sampdoria che ti ispira particolarmente?
Non ho ancora parlato con nessun giocatore della prima squadra, ma l'anno scorso ho seguito un po' Pozzi. Quest'anno proverò a vedere Maxi Lopez.
Qual è il tuo obiettivo principale per il futuro?
Per il momento quello che voglio è giocare tanto con la Primavera, forse tra un paio d'anni quello che vorrò sarà cogliere l'opportunità di salire di livello.
Cosa pensi della Sampdoria? La reputi una buona squadra?
E' una buonissima squadra. Ha battuto il Milan un paio di settimane fa, e ha vinto due partite su due fin ora. Non sarei sorpreso se finisse tra le prime sette.
E della Primavera?
Non posso risponderti con certezza perché non ho ancora visto le altre squadre, quindi è difficile da stabilire. Ma abbiamo giocato in Cina nel pre-campionato e siamo stati piuttosto bravi.
Dove vuoi arrivare con la nazionale finlandese?
Con la nostra nazionale avremo le qualificazioni all'Europeo Under 19, quindi spero di aiutare la mia squadra ad andare avanti il più possibile. Spero di poter giocare quanto prima nella Nazionale maggiore, che è il sogno di ogni giovane calciatore.
Per quale squadra tifi?
Per nessuna in particolare. Ovviamente adesso tifo Sampdoria, ma l'anno scorso ho seguito il Milan, quindi si potrebbe dire che è quella la mia squadra preferita.
Per finire, Vahid, una domanda sui tifosi della Sampdoria. Come ti sembrano?
Nella mia ex squadra finlandese (l'HJK Helsinki, ndr) non c'era nulla di simile. Il tifo è pazzesco e i tifosi aiutano la squadra a giocare bene, dev'essere fantastico giocare di fronte a loro.
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sabato 12 maggio 2012
Icardi, un fantastico lieto fine
Un metro e ottanta, viso angelico, di quelli che fanno innamorare le teenager, lineamenti latini e un passaporto che alla voce “luogo di nascita” indica Rosario proprio come per Che Guevara e Messi, due che hanno avuto, seppur in modi, tempi e circostanze diametralmente opposte, un certo impatto sul mondo. Questo è più o meno Mauro Icardi, l’attaccante argentino che oggi è sulla bocca (e nel cuore) di tutti i tifosi blucerchiati. Non è troppo difficile abbinarlo alla classica figura che solitamente si pertiene al deus ex machina, la massima aspirazione di Icardi fino a pochi giorni fa sarebbe stata infatti finire in panchina, o magari, giocare qualche minuto. Il coacervo di contingenze incredibilmente paradossali lo hanno reso invece protagonista, traghettatore delle speranze di gloria dei blucerchiati. Lui, già pupillo e ora assoluto feticcio di una tifoseria che lo aveva visto dominare i suoi coetanei nel contesto della Primavera, lui, l’ultimo dell’infinita gerarchia del parco attaccanti di Iachini, ha sancito il più importante e deciso passo verso la lotteria dei Playoff.
La mens della Sampdoria d’inizio gara era tutt’altro che sana, le inaspettate assenze lastminute di Eder e Gastadello e la bruciante rete di Zito costituivano il canovaccio di uno spettacolo organizzato nel peggiore dei modi per i giocatori blucerchiati. La ripresa, nervosa prima ancora che tattica, s’è avuta gradualmente ma un effettivo cambio di marcia, i quasi 70 tifosi ospiti presenti quest’oggi al “Menti” di Castellammare di Stabia l’hanno visto solamente nella ripresa. Il gol del pareggio è scaturito dall’ennesima chirurgica soluzione da calcio piazzato di Foggia, che batte Colombi ma stampa il pallone sulla traversa consentendo però a Munari di centrare indisturbato la porta stabiese. L’espulsione di Pellè e i crescenti sforzi offensivi della formazione di Braglia avevano reso il pareggio un lusso più che un peso, eppure la Sampdoria riesce prodigiosamente a portarsi in vantaggio grazie all’ottimo taglio del neo-entrato Icardi che uncina il filtrante di Costa, anticipa Scognamiglio e batte Colombi in un colpo solo. Il finale è una lunga dolorosa agonia, stemperata dalle urla dei tifosi doriani, ininterrottamente calorosi, ma alla fine il risultato premia i blucerchiati. A due partite dalla fine il vantaggio nei confronti del Padova resta di quattro lunghezze, e i Playoff iniziano ad assumere connotazioni sempre più concrete.
Potete leggerlo anche su Sampbook
La mens della Sampdoria d’inizio gara era tutt’altro che sana, le inaspettate assenze lastminute di Eder e Gastadello e la bruciante rete di Zito costituivano il canovaccio di uno spettacolo organizzato nel peggiore dei modi per i giocatori blucerchiati. La ripresa, nervosa prima ancora che tattica, s’è avuta gradualmente ma un effettivo cambio di marcia, i quasi 70 tifosi ospiti presenti quest’oggi al “Menti” di Castellammare di Stabia l’hanno visto solamente nella ripresa. Il gol del pareggio è scaturito dall’ennesima chirurgica soluzione da calcio piazzato di Foggia, che batte Colombi ma stampa il pallone sulla traversa consentendo però a Munari di centrare indisturbato la porta stabiese. L’espulsione di Pellè e i crescenti sforzi offensivi della formazione di Braglia avevano reso il pareggio un lusso più che un peso, eppure la Sampdoria riesce prodigiosamente a portarsi in vantaggio grazie all’ottimo taglio del neo-entrato Icardi che uncina il filtrante di Costa, anticipa Scognamiglio e batte Colombi in un colpo solo. Il finale è una lunga dolorosa agonia, stemperata dalle urla dei tifosi doriani, ininterrottamente calorosi, ma alla fine il risultato premia i blucerchiati. A due partite dalla fine il vantaggio nei confronti del Padova resta di quattro lunghezze, e i Playoff iniziano ad assumere connotazioni sempre più concrete.
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sabato 11 febbraio 2012
Pozzi affossa il tabù Marassi

Infondate le preoccupazioni di chi temeva per l'assenza di Eder: la straordinaria presenza offensiva del centrocampo ha infatti agevolato la prestazione di Bertani, mortifero nelle sue progressioni palla al piede. Nemmeno Juan Antonio ha deluso, anche se la scioccante scelta di Iachini di preferirlo al deus ex machina dell'ultima trasferta sembrava offrire validi incentivi per le critiche dei mai domi detrattori. Invece l'argentino ha garantito un'ottima prestazione, limitando le eccedenze e anzi, confermando l'interessante tecnica di base di cui gode. Insomma, non esattamente giustificata l'opinione di chi frettolosamente l'aveva definito "scarto del Brescia", forse preso dalla popolare e diffusa abitudine nel criticare a priori l'operato di Sensibile. Ha assunto un buon ritmo, partecipando attivamente alle numerose trame orchestrate nella prima frazione di gioco, prima di perdere smalto e lasciare giustamente il campo a Foggia. Fuori il più costante, dentro il più estroso: bisognerebbe abituarsi presto perchè pare essere questa l'equazione destinata a dominare le prossime uscite della Sampdoria. E l'ingresso in campo di Foggia ha infatti dato ossigeno al collettivo blucerchiato, incapace di ipotecare la vittoria. Nemmeno il folletto campano ha però permesso alla Sampdoria di andare oltre l'1-0, un ottimo Offredi e un pizzico di sfortuna hanno scongiurato le conclusioni a rete di Bertani e Pozzi. A Marassi iniziavano quindi ad aleggiare la naturale paura e il pessimismo di chi si crede ragionevolmente perseguitato dalla sfortuna ma il riflesso felino di Romero sull'insidioso tiro-cross di Regonesi e il clamoroso errore di Cocco a limite dell'area di rigore suscitano un interminabile sospiro di sollievo tra gli spettatori del Ferraris e spianano alla Samp la strada verso la vittoria. E' la mini-rissa scoppiata a fine gara l'epilogo di una gara estremamente soddisfacente per gli animi blucerchiati, più per le proporzioni tecniche che numeriche del successo, ma anche molto importante: non risica il divario verso il Varese ma mantiene saldamente la Sampdoria nel treno per la sesta piazza, in una giornata in cui tutte le pretendenti hanno portato a casa i 3 punti.
A muovere le corde vocali nel liberatorio urlo lanciato a fine gara non è solo l'emozione di una gara finalmente vittoriosa ma anche la consapevole certezza di aver trovato un degno equilibrio con le operazioni invernali. Il pressing e la verve agonistica di Munari e Renan esaudiscono non solo le unanimi richieste di più voglia, coraggio e attaccamento alla maglia, pronunciate dai tifosi ma colmano anche le evidenti lacune accusate dal reparto nevralgico. Gli elogi per il paulista ex Cluj non finiscono qui: benchè lo smalto e la freschezza tecnica siano risultati per cui l'ambientamento richiede ancora qualche tempo, le sue giocate iniziano già ad incidere positivamente come testimoniano i numerosi tentativi a rete derivati da altrettanti calci d'angolo partiti proprio dalla magia del suo sinistro. Sopra la sufficienza anche l'ungherese Laczko, che infittisce i misteri circa il suo mancato utilizzo in passato a favore dei più imprecisi Costa e Castellini. Per chiudere, da parte mia, una sincera adesione alla petizione che sta riscuotendo risultati quasi plebiscitari per vedere Icardi in prima squadra: l'argentino sta facendo faville nel Torneo di Viareggio, ed è bene approfittarne soprattutto ora che Pellè è fermo ai box per infortunio.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/11/02/2012/pozzi-affossa-il-tabu-marassi/
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venerdì 20 gennaio 2012
Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio
In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.
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venerdì 9 dicembre 2011
Quattro
Quattro. Come i pareggi della Samp alla guida di Iachini, come i voti che molti dei nostri per quanto fatto stasera meriterebbero.Nemmeno oggi è arrivata la vittoria, e anzi, solo un'improvvisa dimostrazione di carattere ha costretto la Juve Stabia a un pari, tutto sommato, immeritato. Le vespe hanno, soprattutto nel primo tempo, dominato in lungo e in largo la partita dando prova di quella fluidità, di quella sinergia tra i reparti ma soprattutto di quel lodevole spirito di abnegazione, che tanto servirebbero alla Sampdoria.
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/09/12/2011/quattro/
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.
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domenica 9 ottobre 2011
Brutta Samp, Piovaccari evita il cataclisma

Calcio Pazzo
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