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domenica 2 dicembre 2012

Swansea, Laudrup elogia i suoi: "Fantastici!"


Il manager danese dello Swansea City, Michael Laudrup si è detto molto soddisfatto della partita vinta dai suoi sul West Bromwich per 3-1. La vittoria dei Jacks acquisisce un certo prestigio soprattutto alla luce dell'ottimo momento che la squadra di Clarke stava attraversando: il WBA veniva infatti da quattro vittorie di fila ed è terzo in classifica a pari merito con il Chelsea. Ecco quanto ha detto ai microfoni della bbc:
"E' stata la migliore partita che abbia visto per varie ragioni. Non accade molto spesso che un manager possa sedersi e divertirsi. In ogni momento della partita c'è qualcosa che andrebbe migliorato, ma il secondo tempo è stato letteralmente fantastico. Ottimo possesso, uno-due tocchi a testa: tutto molto bello".
Meno bello per Laudrup l'ìnfortunio che ha costretto Pablo Hernandez ad uscire anzi tempo dalla partita: "E' un piccolo infortunio muscolare, probabilmente tornerà tra un paio di settimane. Sicuramente sabato non sarà dei nostri".

WBA, Clarke: "Manteniamo i piedi per terra. Sull'Europa..."


L'allenatore del West Bromwich Albion, Steve Clarke, ha parlato ai micfofoni della bbc del momento della propria squadra. Il WBA sta andando aldilà di ogni più rosea previsione e attualmente occupa la terza posizione, aspettando i match del sunday e in particolare Chelsea-Manchester City (i Blues hanno due lunghezze di ritardo dai Baggies). Ecco quanto detto dall'ex assistente di Kenny Dalglish:
"Dobbiamo mantenere i piedi per terra, parlare d'Europa sarebbe folle. Il merito di questo momento va tutto ai calciatori, hanno lavorato duro per questo e meritano ogni singolo complimento".

domenica 13 maggio 2012

Premier League, finale da infarto! Il City è campione ma..che fatica!

Forse è vero. Forse effettivamente campionati come la Premier League non esistono. Non penso possa esistere in una dimensione parallela un altro campionato dove una squadra, prima batte la prima classificata e la scavalca (lo United), poi espugna uno dei campi più difficili (la SportsDirect Arena di Newcastle-upon-Tyne) e infine, coi coriandoli già pronti e lo spumante al fresco, rischia di sciupare tutto contro una delle più modeste del campionato (il QPR). Il Manchester City se l’era conquistato questo momento, rosicchiando con abnegazione e classe l’abissale gap di 7 punti che lo divideva dal Manchester United, dalla clamorosa debacle dell’Emirates a una serie ininterrotta di successi intervallata dai tonfi dei Red Devils contro Wigan ed Everton. Oggi pomeriggio, i ragazzi di Mancini hanno pensato di dover scendere in campo unicamente per sfilare per i propri tifosi, inconsapevoli della verve e della motivazione che avevano reso il QPR (si giocava la permanenza in Premier) un avversario ben più temibile di quanto sembrasse. In realtà erano passati in vantaggio i Citizens, con Zabaleta 19 minuti dopo la rete che a Sunderland sanciva, nel frattempo, la vittoria degli odiati cugini. Tutto sembrava procedere per il meglio, niente sembrava ormai frapporsi tra il City e il titolo agognato da ormai 44 anni. E invece, gli sfortunati tifosi dei Citizens non avevano fatto i conti col risultato di una terza partita, quella che si giocava al Britannia Stadium tra Stoke City e Bolton e che vedeva in vantaggio proprio gli ospiti guidati da Coyle. Per il QPR vincere era diventato dunque l’unico modo per prolungare l’esperienza nella massima serie inglese. Il rientro dagli spogliatoi è drammatico per i Citizens: prima Cissè, poi Mackie battono Hart e portano in vantaggio clamorosamente i SuperHoops. Quella che, anche in virtù dell’ennesima espulsione a Barton, sembrava una partita che il City poteva recuperare senza troppi problemi, iniziava ad assumere sempre più le proporzioni di un incubo, dell’ultimo capitolo di un disegno divino storicamente ostile ai tifosi dei Citizens. I minuti passavano, Mancini delirava a livelli sempre più paradossali, incredulo di stare per perdere un titolo che riteneva già suo, le lacrime e i segni di stizza si moltiplicano tra gli spalti dell’Etihad. Mancini si gioca la carta Balotelli, si arriva al 90′: il City ha cinque minuti per segnare due gol. Niente sembrava ormai frapporsi tra lo United e un insperato quanto succulento titolo, l’ennesimo di una storia costellata di successi. E invece no, mentre al Britannia Stadium la partita finiva e il punteggio recitava 2-2, con Bolton ormai irrimediabilmente retrocesso, Dzeko riesce a pareggiare la partita e a restituire speranza e ossigeno ai propri tifosi. Passano due minuti, ed è Aguero a sfruttare l’ottimo assist di Balotelli e a battere Kenny scrivendo l’ultimo capitolo di una competizione leggendaria. Possono gioire i tifosi del City, possono finalmente gioire. Il titolo è loro, c’è una luce, ed è una grande luce, in fondo al loro tunnel.

Potete leggerlo anche su Spaziocalciomercato.it

domenica 6 maggio 2012

City, una mano sulla Premier

La penultima giornata di Premier League riassume alla perfezione i contenuti di un campionato assolutamente spettacolare pur nel suo complessivo abbassamento di livello rispetto alle edizioni degli anni passati. I risultati in Europa, esaltante parentesi di Di Matteo e soci esclusa, documentano infatti quello che è un fisiologico, ma non estremamente preoccupante, calo di qualità del calcio inglese, che resta però straordinariamente avvincente. Il City oggi, era all'ultimo ostacolo verso il tanto agognato titolo, aspettato ormai da 44 anni. Di fronte c'era il temibile Newcastle del sorprendente Papiss Cissè e di tutti gli altri interessanti elementi che hanno reso la squadra di Pardew un'autentica macchina da guerra. Si giocava al St James' Park (ribattezzato SportsDirect Arena per ovvie ragioni di profitti economici), e il match aveva tutta l'aria di essere una partita forse persino più ostica del Manchester Derby giocato pochi giorni prima, visti i convinti aneliti europei dei supporters di Newcastle-upon-Tyne. Le preoccupazioni dei Citizens si sono mostrate infatti più che fondate, come testimonia il nevrotico equilibrio dei primi 45 minuti di gioco. E' servita un'invenzione di Yaya Tourè, proprio il vecchio martoriato (mediaticamente) ivoriano per le sue scarse (o presunte tali) abilità balistiche, che ha battuto l'ottimo Krul con una conclusione chirurgica. A raddoppiare è stato sempre il fratello del meno alto e dotato Kolò. Inutile dire quanto positivamente influisca di quello che probabilmente è stato l'unico vero merito tattico di Mancini nella sua quasi triennale esperienza britannica, che ha avuto l'intuizione di ricamargli una posizione ad hoc per i suoi mezzi fisici e tattici, posizionandolo da trequartista atipico, ruolo che Yayà ha ricoperto con lodevole brillantezza. Il malumore dei tifosi di casa è stato addirittura alimentato del clamoroso pareggio raggiunto dal Tottenham (in 10) al Villa Park, contro i disastrati Villans (a un pericoloso ma non estremamente preoccupante +3 sulla zona retrocessione). Per i Magpies diventa dunque fondamentale espugnare il Goodison Park, e sperare nelle poco attendibili sconfitte di Tottenham (che sfida in casa il Fulham) e Arsenal (impegnato al The Hawthorns, contro il WBA). L'affollata zona-Champions non è l'unica a regalare spettacolo assoluto agli appassionati di Premier, molto agitata e convulsa è anche l'atmosfera che si respira dalle parti basse della classifica. Ne sanno qualcosa le ormai cagionevoli coronarie dei tifosi del QPR, che a un minuto dalla fine del match, già si prefiguravano l'apocalittico scenario della retrocessione, con il Bolton in vantaggio sul WBA e un match in casa ancora da sbloccare contro l'ostico Stoke City. A risolvere tutto (o quasi) sono stati Cissè e Morrison, il primo trova l'insperato gol del vantaggio a Loftus Road mentre il secondo pareggia clamorosamente al Reebok Stadium, dove il Bolton è riuscito a dilapidare un vantaggio di ben 2 reti. La classifica adesso vede dal diciottesimo posto in su: Bolton (35), Wigan (37, con una partita in meno da giocare contro un Blackburn ormai quasi matematicamente condannato alla Championship), QPR (37) e Aston Villa (38). Insomma, mettetevi comodi, chiamate gli amici e andate a comprare i pop-corn, perché c'è ancora da divertirsi...

sabato 21 gennaio 2012

A volte ritornano...

Il 21 gennaio raccoglie sensazioni ed opinioni diverse in Inghilterra. C'è chi ne esce soddisfatto (è il caso di QPR, Fulham, Sunderland ma anche di Brighton e Birmingham City, che ottengono vittorie importantissime), c'è chi invece, ne esce storcendo il naso, quasi disgustato (penso a Pardew che a Craven Cottage aveva pregustato i 3 punti dopo lo splendido gol di Guthrie, prima di prenderne 5 in pochi minuti). Il 21 gennaio di calcio inglese è un po' tutto questo, ma molto altro ancora. E' il giorno di vittorie sorprendenti (il trionfo del WBA al Britannia lo è), e di dure sconfitte (quella del Forrest ad Upton Park rischia di allontanare ulteriormente il Nottingham dalla Championship). E' stato però, soprattutto, il giorno di Robbie Keane, un ritorno straordinariamente decisivo per le sorti dell'Aston Villa che trionfa in un rocambolesco quanto spettacolare derby delle Midlands. L'irlandese era arrivato da Los Angeles in prestito col nobile proposto di dimostrare di avere ancora molto da dare al calcio inglese e di continuare una storia che non poteva concludersi con la clamorosa retrocessione al West Ham lo scorso anno. La splendida impressione destata da Keane in allenamento l'aveva lanciato in cima alle preferenze di McLeish, che una settimana prima gli aveva concesso dieci minuti di passerella nel pareggio contro l'Everton. Quella di oggi era la prima da titolare per l'irlandese, proprio in quel Molineux Stadium dove aveva mosso i primi passi e s'era sin da subito imposto come uno dei più grandi prospetti del panorama britannico. A distanza di ben 13 anni, Keane è ancora protagonista. E pensare che il match s'era messo bene per il Wolverhampton, quando prima con un ritrovato Kightly (finalmente a grandi livelli dopo l'infortunio che ne aveva drasticamente frenato il rendimento) e poi con Edwards aveva rimontato il gol su rigore di Darren Bent. Tutto questo era successo in un primo tempo assolutamente ineccepibile in quanto a spettacolo ed emozioni, dominato prima dai Villans e poi dai Wolves. Il pareggio la squadra di McLeish lo trova ad inizio secondo tempo, quando proprio Robbie Keane pesca il jolly trafiggendo un Hennessey non impeccabile. Il match procede estremamente ricco di emozioni, ma la tensione e un pizzico di stanchezza iniziavano ad incalzare e rendevano il pareggio un'eventualità sempre più verosimile. E' però Henry (non Thierry, ma il meno talentuoso e famoso Karl) a riscrivere il copione della partita, maltrattando vergognosamente Albrighton prima di sferrargli un duro colpo di tacco in pieno petto. L'arbitro Oliver reagisce come diversamente non poteva, e cioè sfoderando il rosso e mandando Henry sotto la doccia a riflettere sulla sciocchezza commessa. L'inferiorità numerica aveva inevitabilmente costretto il Wolverhampton a una strenua opposizione difensiva contro un Aston Villa che invece acquisiva sempre più fiducia e convinzione. I Villans trovano il gol all'84' con un tiro semplicemente fantastico di Robbie Keane, che lambisce prima la traversa e si deposita poi tra i pali difesi da un incolpevole Hennessey. Nessun esultanza, nessun accenno di gioia dal suo body language: aver soffocato una così importante soddisfazione personale per rispetto dei suoi ex tifosi sintetizza alla perfezione la grandezza di un calciatore abituato a parlare coi gol, professionale sempre e testardo nel voler zittire le voci che lo davano ormai per bollito. Che abbiano ragione o meno, c'eri mancato, Robbie.
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mercoledì 21 dicembre 2011

Tanti gol sotto l'albero

A Natale si è tutti più buoni, si sa. Ma che il recupero della prima giornata di campionato, rinviata per via del tanto discusso sciopero dei calciatori, sarebbe stato così buona in termini di gol, era cosa difficile da pronosticare per chiunque. Ventotto, addirittura, i gol siglati nelle 8 partite disputate stasera. A fare più rumore è inevitabilmente la sonora batosta incassata da Malesani a Napoli, l'1-6 subìto adesso spinge gran parte della tifoseria rossoblu a chiedere la testa dell'ex allenatore del Bologna. Altrettanto sconcertante il verdetto dell'Atleti Azzurri d'Italia che ha premiato i padroni di casa, i quali s'impongono sul Cesena con il risultato di 4-1, una scorpacciata di gol che pochi si sarebbero aspettati. Nessuno, tra i pochi e più che tranquilli tifosi del Parma presenti al Tardini stasera, avrebbe potuto invece credere che i gialloblù, avanti 3-1, non sarebbero riusciti a portare a casa i 3 punti. E invece al Tardini ecco il secondo 3-3 di fila, complici le reti di Lodi e Catellani che garantiscono a Montella un Natale quantomai sereno. A proposito di pareggi rocamboleschi, il Novara ha rimontato due reti al Palermo, grazie ai centri di Mazzarani e Rigoni, ma soprattutto all'ennesima sciocchezza di Ilicic, che con un espulsione assolutamente evitabile ha privato i rosanero del loro uomo più prezioso. Un talento esuberante, a tratti prorompente, che non riesce ad affermarsi del tutto a causa degli evidenti limiti caratteriali da cui è accompagnato. Meno rocambolesco il pareggio dell'Olimpico, dove la Lazio porta a casa un punto soprattutto grazie ai miracoli di San Bizzarri. Trova la vittoria invece l'Inter, nonostante il timore iniziale suscitato dalla rete di Muriel e dai ben 4 pali colpiti e infligge un doloroso 4-1 al Lecce, che resta il fanalino di coda della classifica. Non troppo migliore la situazione del Bologna di Pioli, che perde in casa dalla Roma. Sembrano essersi definitivamente placate le voci avverse circa il futuro di Luis Enrique, il quale riceve invece elogi dopo un'ottima performance, in cui iniziano a ravvisarsi in maniera concreta e tangibile i tratti del suo scintillante credo tattico.
Si è giocato anche in Premier League, in quello che è stato un mercoledì sera assolutamente appagante in quanto a spettacolo. City e United vincono senza troppi problemi contro Stoke e Fulham, mentre l'Arsenal espugna Villa Park grazie a un gol di Benayoun. Tempi duri per il Newcastle di Pardew, che perde in casa dal West Bromwich, che si conferma squadra estremamente temibile in trasferta. Altrettanto difficile è la situazione del QPR, che esce sconfitto da Loftus Road contro il Sunderland: ora Warnock inizia davvero a vacillare. Dopo il doppio vantaggio accumulato dai Black Cats, le cose sembravano essersi messe bene per Warnock quando i Rangers avevano trovato il pareggio segnando prima con Helguson e poi con Mackie. E' un gol incredibilmente fortuito di Wes Brown, che non segnava da 3 anni, a garantire altri 3 punti per Martin O'Neil, il cui impatto sulla panchina una volta occupata da Bruce è stato fin ora sorprendentemente prolifico.
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sabato 17 dicembre 2011

Insoliti protagonisti

Jordan Rhodes, protagonista della giornata
In campo oggi non è scesa nessuna delle prime 5 di Premier League, eppure per gli appassionati di calcio inglese c'è stato eccome materiale per dilettarsi. Prima di narrare le vicende delle 10 squadre impegnate in Premier League quest'oggi, credo sia opportuno riservare qualche riga al match più bello della giornata, che fa capo a una realtà (quella della League One) che spesso passa colpevolmente inosservata, ma che per spettacolo offerto non varrebbe meno di campionati molto più idolatrati. Si tratta della partita tra Sheffield e Huddersfield, che per posizione di classifica, atmosfera e credo tattico dei rispettivi allenatori si preannunciava già alla vigilia più che spettacolare. Il Wednesday si presentava alla sfida con un invidiabile ruolino di marcia tra le mura amiche dell'Hillsborough (otto vittorie e due pareggi, nessuna sconfitta) mentre l'Huddersfield dopo ben 43 partite senza sconfitte, con cui aveva frantumato il precedente record del Forrest di Clough, la cui striscia d'imbattibilità contava 42 partite, aveva perso prima col Charlton e poi col Bournemouth. Pareva aver cambiato rotta la squadra di Lee Clark quando Rhodes aveva siglato una doppietta portando in vantaggio gli ospiti. Gli Owls però non sono rimasti a guardare e, prima col mastodontico Rob Jones e poi con Johnson, hanno trovato la via del gol. Il primo tempo si era concluso sul 2-2 e nessuno dei copiosi spettatori dell'Hillsborough avrebbe potuto dirsi annoiato. Non sapevano che quel primo tempo non si trattasse che di un antipasto di quello che sarebbe stato lo scoppiettante proseguo del match. Ben Marshall e la punta O'Grady portano in vantaggio gli Owls: è 4-2 e nessuno sembrava poter privare i tifosi dello Wednesday della prospettiva di una rimonta assolutamente epica. Rhodes però, non sembrava pensarla così e al 77' completa la tripletta accorciando le distanze per l'Huddersfield. Non finisce qui: Rhodes decide di entrare nella storia e segna ancora fissando il punteggio sul 4-4: questo l'epilogo di una partita assolutamente memorabile. Non si può usare lo stesso epiteto per il match del St James' Park (ufficialmente la "Sports Direct Arena" da qualche settimana; una mossa, quella del cambio di nome, che ha garantito non pochi quattrini alla proprietà dei Magpies) dove il Newcastle sfidava il Swansea per uscire da un periodo non particolarmente positivo (3 sconfitte e 1 pareggio nelle ultime 4). In realtà, anche per via delle numerose assenze tra le fila dei ragazzi guidati da Pardew, per il Newcastle s'è rivelato molto più ostico del previsto avere la meglio dello Swansea, che ha portato a casa un onesto 0-0. Era sceso in campo anche Santon, la cui prestazione di certo non passerà alla storia (come ingannevolmente avrà provato a farvi credere Roggero) però di certo potrà aiutarlo a ricucirsi un ruolo importante tra i piani di Pardew. Male invece l'altro giovane, Sammy, il fratellino del più noto e prolifico Shola Ameobi, che per quanto simpatico ha dato prova dei suoi limiti anche nello scampolo concessogli quest'oggi.
Nelle zone basse della classifica le sconfitte di Blackburn e Bolton rischiano di essere particolarmente deleterie per i rispettivi cammini in campionato. La squadra di Kean (ma quando lo cacciano?) perdendo 1-2 in casa dai Baggies di Hodgson resta penultima in classifica, mentre il Bolton colleziona l'ennesima sconfitta perdendo anche a Craven Cottage: Coyle adesso rischia seriamente per la sua panchina. Non rischia affatto invece Tony Pulis, che anzi meriterebbe un monumento dalle parti del Britannia Stadium. La straordinaria squadra che ha messo su con rara sapienza tattica e maestria nello scegliere i giusti interpreti, si conferma temibilissima anche in trasferta. Al Molineux trionfano i Potters anche grazie al clamoroso errore di Hennessey, che al primo tiro in porta dello Stoke si dimostra un portiere dalle dubbie qualità non riuscendo a respingere il calcio di punizione battuto da Huth e deviato da Doyle. A segnare la sconfitta del Wolverhampton ci pensa Crouch, ovviamente di testa, su un ottimo cross di Pennant.
Arrivati ormai in prossimità di Natale, il bilancio della squadra di Pulis è più che positivo, con un ottavo posto in campionato e un doppio incontro tutto da giocare agli ottavi in Europa League contro il Valencia. Considerando il materiale a disposizione, non proprio un pessimo risultato per Pulis. 

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sabato 19 novembre 2011

Da leccarsi i baffi!

Il Saturday di calcio inglese si conferma ancora una volta garanzia di spettacolo assoluto. I fuochi d'artificio arrivano in particolare dal "derby della disperazione" tra Wigan e Blackburn: al JJB Stadium finisce 3-3 dopo il pareggio in extremis (98'!) di Yakubu. Un pareggio che avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali ma di cui, Blackburn e Wigan, proprio non necessitavano, viste le difficoltà di classifica. Difficile è anche il campionato del Bolton: dopo il trionfo di due settimane fa sullo Stoke, il West Bromwich lo batte complicando la vita a Owen Coyle, che adesso rischia seriamente l'esonero. Everton e City come da pronostico sbrigano (i Toffees -come al solito, tra le mura amiche- hanno faticato più del previsto in verità) le pratiche Wolverhampton e Newcastle. In Championship continuano a dominare Southampton e West Ham. I Saints infliggono un 3-0 i Seagulls di Poyet, che ha impresso un atteggiamento colpevolmente rinunciatario alla squadra. Gli Hammers espugnano la Ricoh Arena, battuto il Coventry in rimonta per 2-1. Sembra essersi conclusa la favola Derby: la banda di Nigel "di-mio-padre-ho-preso-poco" Clough perde anche con l'Hull City e s'incammina ormai inesorabilmente verso l'anonimato di metà classifica. Respira aria fresca invece Cotterill: il Forrest batte in rimonta l'Ipswich grazie ai centri di Lynch e dell'ex Sheffield Wednesday Tudgay.
Tutto lo spettacolo degli altri campi e molto altro ancora in termini di atmosfera al Britannia Stadium, dove i Delap Special e gli intensi sforzi offensivi del finale non sono bastati allo Stoke City per evitare la sconfitta. Il QPR deve i suoi 3 punti soprattutto all'atteggiamento gladiatorio di Helguson, che ha chiuso la partita con due gol e un inevitabile cartellino giallo. Warnock riesce quindi a sopperire alle assenze di Bothroyd (infortunato) e Taarabt (ormai chiaramente ai margini della squadra, il PSG è ormai più di un ipotesi per lui) orchestrando un undici rapido e astuto contro la strapotenza fisica degli uomini di Pulis. Lo Stoke è invece alla quarta sconfitta di  fila: il più che collaudato sistema di Pulis inizia a scricchiolare e accusa sempre più la mancanza di alternative tattiche al gioco dei campanili e dei traversoni in cui sono riassunte tutte le loro possibilità offensive. Aldilà dei lanci e delle rimesse di Delap, i Potters hanno mostrato grande difficoltà nel creare azioni da gol giocando palla a terra: un paio di piedi buoni a centrocampo servirebbe come il pane a questa squadra. 
Breve postilla sul titolo: il riferimento ai "baffi" non è esclusivamente un elogio allo spettacolo del sabato inglese ma anche una constatazione dei numerosissimi giocatori dello Stoke che li hanno, a memoria ne ricordo almeno 8 (Whelan, Huth, Walters, Higginbottham, Fuller, Wilikinson, Shawcross, Etherington). Non si tratta di un banale brand estetico bensì di una campagna promozionale per il tumore alla prostata, ecco perchè, per tutto il mese di Novembre (ribattezzato Movember, per omaggiare l'iniziativa), vedrete i baffi su ogni singolo giocatore dello Stoke City.
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mercoledì 16 novembre 2011

Player Of The Week: Chris Wood



Chris Wood
# 39

Alto (191 centimetri), neozelandese: sembra l'identikit del classico rugbista degli All Blacks. Eppure Chris Wood al rugby ha preferito il calcio sin da ragazzino, forse condizionato da una famiglia che ne è particolarmente affezionata: sua sorella, Chelsey, è tra le giocatrici di maggior rilievo della nazionale femminile neozelandese di calcio. Chris non è da meno: poco più che quindicenne cominciò già a calciare i campi della massima divisione neozelandese col Waikato FC, iniziò a fare sul serio l'anno successivo, quando registrò una media gol spaventosa con i Wanderers di Hamilton. A quel punto divenne lampante che il divario tra le abilità di Chris, seppur solamente diciassettenne, e le prospettive del proprio campionato era già divenuto incolmabile. Così, i dirigenti del WBA non esitarono a metterlo sotto contratto, i gol, tantissimi, segnati nell'Academy dimostrarono che non si sbagliarono affatto. Da allora, dopo una breve parentesi nella squadra riserve, inizia a farsi largo in prima squadra: è il quinto neozelandese della storia a giocare in Premier League. Con i Baggies oltre a 21 presenze, Wood mette a segno anche un gol. Non un gol qualsiasi, ma una botta da 25 metri che lascia di sasso il portiere del Doncaster nel 3-1 al The Hawthorns a favore dei Baggies. Nella stagione seguente, dopo una manciata di partite giocate al Barnsley, fu mandato in prestito al Brighton con l'incarico di contribuire a portare i Seagulls in Championship. Non fallì: gli otto gol oltre al validissimo contributo offensivo che è in grado di garantire in virtù delle sue straordinarie doti tecniche e fisiche, furono un bottino imprescindibile per la promozione dei gabbiani del Sud nonchè l'ennesima prova del suo immenso potenziale. La domanda, anche in virtù delle fantastiche prestazioni che sta fornendo al Birmingham di Hughton, sorge spontanea: era così necessario per Hodgson arrivare a spendere una cifra quasi da record (senza il quasi se si considerano i bonus) per Shane Long quando in casa si ha un attaccante del genere? I tifosi del West Bromwich se lo staranno sicuramente chiedendo. Se da un lato possono restare stizziti guardando il rendimento del neozelandese col Birmingham City, dall'altro però possono abbozzare un sorriso pensando che da gennaio Wood tornerà alla base. Volendo fantasticare sul futuro del West Bromwich non è detto che possa pestarsi i piedi con l'irlandese Long, che è una prima punta. Al St.Andrews' Wood ha infatti mostrato una certa polivalenza adattandosi a giocare da seconda punta ma anche da esterno. E' dominante fisicamente anche in un campionato, come quello inglese, assolutamente all'avanguardia sotto questo punto di vista. Non è un centravanti di rapina, bensì preferisce svariare su tutto il fronte d'attacco usufruendo dell'estrema potenza e precisione delle sue doti balistiche. Occhio a non cadere in errori: non ha nulla a che vedere col prototipo del centravanti moderno ma anzi, per certi versi ricalca i tratti salienti degli attaccanti anni '70 e '80: grande potenza nelle gambe e un unico, fondamentale, obiettivo nella testa: fare gol. Una boccata d'aria fresca, in un calcio sempre più asfissiato dalla speculazione difensiva che sta distogliendo gli attaccanti dai loro originari adempimenti.