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sabato 8 dicembre 2012

Campagnaro, la Juve c'è



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Come riportato dall'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, ci sono concrete possibilità che Hugo Armando Campagnaro, ex difensore della Sampdoria, possa finire alla Juventus. Il 32enne non ha ancora rinnovato il suo contratto con la società partenopea e, se non dovesse essere accontentato, andrebbe in scadenza e sarebbe dunque libero di firmare per un'altra squadra. 

domenica 2 dicembre 2012

Catania-Milan, Gasparin furioso per i torti arbitrali: "Sempre sfavorite noi piccole"



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Sergio Gasparin, ds del Catania ha parlato ieri sera ai microfoni di Mediaset Premium, esprimendo il suo assoluto disappunto per le scelte arbitrali che hanno, a suo dire, chiaramente condizionato l'esito del match. Ecco quanto riporta IlVeroMilanista.it:
Sempre di mezzo le piccole squadre quando ci sono episodi sfavorevoli? E’ la regola ormai. Sia con il Milan, l’Inter e la Juve è sempre lo stesso copione. il fuorigioco di El Shaarawy è di un metro. Paghiamo troppo al di là delle nostre colpe. Ci rifaremo presto, ma abbiamo perso troppi punti per episodi sfortunati determinati dagli arbitri“.

sabato 17 novembre 2012

League Two, espulso Davids contro l'Accrington

Definirlo scontro tra big potrebbe apparire esagerato ai più cinici: sull'importanza di James Beattie si potrebbe certamente discutere, meno ci sarebbe invece da ridire riguardo la caratura mondiale che per anni ha contraddistinto Edgar Davids. Di certo, però, vedere calciatori del genere sfidarsi sui prati di League Two (quarta serie inglese) non è cosa di tutti i giorni. La partita in questione, giocatasi ieri sera, era tra Barnet (dove Davids non solo gioca, ma è allenatore in seconda) ed Accrington. Sul risultato, di 1-1, pesa l'espulsione dell'olandese ex Juventus punito proprio per un fallo sull'ex attaccante dello Stoke City. 

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

martedì 23 ottobre 2012

Falcao, senti Asprilla: "Vincere il Pallone d'Oro è impossibile all'Atletico"

Di Radamel Falcao ha parlato Faustino Asprilla, suo connazionale nonché ex giocatore del Parma. Ecco quanto ha riferito riguardo le possibilità del 26enne di Santa Marta di vincere il pallone d’oro: "E' impossibile vincere il pallone d’oro giocando con l’Atletico Madrid. Solo giocatori che militano in grandi club come il Real, il Barcellona, il Manchester United, il Milan o la Juventus possono vincerlo. Falcao è nato per fare gol. Penso sarà molto difficile trattenerlo per l’Atletico Madrid".

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

giovedì 11 ottobre 2012

Monaco, Ranieri è ambizioso: "In futuro vogliamo competere con Chelsea e Juventus"


Primo in Ligue 2, l'AS Monaco non ha alcuna voglia di fermarsi e anzi già pianifica obiettivi decisamente ambiziosi. Di questo ha parlato Claudio Ranieri nella video intervista rilasciata al portale dell'Equipe e riportata dalla nostra redazione nazionale tuttomercatoweb.com:
"Il primo bilancio è positivo, non si può pensare di fare tutto bene e subito. Abbiamo piccoli problemi che contiamo di risolvere via via. Questa squadra deve dare di più, ma sono moderatamente soddisfatto. In futuro vogliamo competere con Chelsea e Juventus. A livello di gruppo stiamo lavorando, io devo scegliere i giocatori che possono far parte del nostro futuro.
Ancelotti non poteva vincere tutto subito, quando entrano nuovi giocatori si deve creare il gruppo. E' facile fare una comparazione fra noi ed il Psg, ma quello che è il nostro budget loro lo spendono per un giocatore".

martedì 9 ottobre 2012

Monaco, pareggio a reti bianche in casa con lo Chateauroux

Il prossimo avversario della Sampdoria, l'AS Monaco di Claudio Ranieri è stato fermato sullo 0-0 in casa dallo Chatearoux nel posticipo serale della decima giornata di Ligue 2. Il pareggio porta i biancorossi in testa a 19 punti, insieme all'Angers. La squadra guidata dall'ex allenatore di Valencia e Juventus sfiderà i blucerchiati in amichevole alFerraris sabato 13 ottobre alle 18:30. 

Pubblicato per TMW (SampdoriaNews)

lunedì 19 marzo 2012

Buoni sì, ma fessi no

Lamentarsi per i torti arbitrali è ormai una prassi consolidata in Italia, e paradossalmente riscuote più successo proprio tra chi ha dominato la scena calcistica dell’ultima decada, e non sempre con metodi consoni, come l’inchiesta Calciopoli ha rilevato da qualche anno a questa parte. E’ la modalità, tipicamente italiana, di vivere il calcio, lanciandosi alla confusa ricerca di un capro espiatorio per spiegare sconfitte e fallimenti. Gli ultimi avvenimenti hanno tremendamente galvanizzato questa pratica tant’è che ultimamente le scelte arbitrali dominano solennemente i media sportivi. I principali paladini del vittimismo legato ai torti arbitrali sono sempre gli stessi, mentre la voce dei meno protetti e numerosi resta fioca, si svigorisce.

E’ il caso della Sampdoria, squadra che non ha mai prediletto particolarmente l’ostentazione mediatica in merito, ma anzi ha saputo, almeno in materia di torti arbitrali, conservare elegantemente la propria signorilità. Di fronte alle disfatte e alle sconfitte, il mea culpa è sempre stato chiesto ai protagonisti diretti (giocatori, allenatori e società) e quasi mai sono state scomodate autorità esterne. Quando però le angherie perpetrate si proliferano, nemmeno la splendida diversità che contraddistingue la Sampdoria nel tenebroso panorama calcistico italiano può resisterne: e allora sì, a quel punto, protestare e farsi sentire diventa inevitabile.

E’ stata la clamorosa svista di Nasca, che ha ignorato il tackle subìto da Eder, nel corso del secondo tempo del match contro l’Ascoli, la goccia a far traboccare il vaso blucerchiato, ormai saturo di rigori non concessi e altre ingiustizie. Quello del direttore di gara barese è stato solo l’ultimo dei numerosi episodi sfavorevoli che hanno coinvolto la Sampdoria nella stagione corrente. Evidente proprio come il volo del portiere Pomini che frana malamente su Pellè, non punito ma anzi difeso dal fischio dell’arbitro Ciampi, che castiga l’attaccante salentino.

Dopo così tanti errori, i tifosi della Sampdoria non vogliono supinamente unirsi al coro scriteriato dell’ostracismo nei confronti della classe arbitrale, bensì esigono rispetto e trasparenza nelle scelte, ben consapevoli del rischio che la signorilità e l’indifferenza a riguardo possano, in un simile clima, essere travisati come una rassegnazione passiva di fronte alle vessazioni subite. Buoni si, ma fessi no.


sabato 18 febbraio 2012

Tanta sofferenza ma arriva la vittoria: il Forest si rialza

Che per il Nottingham Forest si sarebbe configurata una così serena situazione, i numerosissimi tifosi della squadra che Brian Clough rese celebre nel mondo difficilmente avrebbero potuto dirlo una settimana fa, quando anzi per il Forest sembrava prefiggersi l'Apocalisse. Sia chiaro, la vittoria di oggi non garantisce nulla ai Tricky Trees, che dovranno comunque soffrire e lottare fino alla fine per raggiungere un risultato, quello della salvezza, per cui mai avrebbero pensato di lottare in estate, convinti, piuttosto, di avere serie chance per ottenere la lungamente agognata promozione. Solo una settimana fa la matematica sembrava decisamente avversa al glorioso club delle East Midlands, con un parziale di ben 6 punti di ritardo rispetto ai Robins, oggi ufficialmente inghiottiti nella lotta per non retrocedere per effetto della dolorosa sconfitta patita a Peterborough (3-0). A cambiare le carte in tavola è stata la seconda penalizzazione in tre anni per il Portsmouth che torna in amministrazione controllata e crolla rovinosamente in classifica: i Pompeys, adesso, con 25 punti sono al terz'ultimo posto. Una dolce boccata d'aria fresca per il Forest dunque, che con il tesissimo successo sul Coventry si porta a un poco affidabile +1 dalla zona calda. In realtà Lee Camp ha corso più di un pericolo e sulle schiene dei delusi tifosi del City Ground sono corsi non pochi brividi quando il farraginoso attacco del Coventry, orchestrato dal pachidermico Platt e il fumoso Nimely, riusciva a disegnare trame interessanti. Altrettanto palpitanti saranno stati quando l'irlandese Murphy aveva prodigiosamente scongiurato i tentativi a rete della squadra di casa, intervenendo con una tale precisione da rendere ancor più vivida, per i più pessimisti tra i tifosi del Forest, la prospettiva di un disegno divino avverso. Alla fine però la considerevole tensione accumulata non solo in questa partita, ma in tutto l'arco di un campionato assai deludente, è stata polverizzata dallo scintillante coast-to-coast con cui McCleary si è portato a limite dell'area di rigore e ha trafitto magistralmente Joo Murphy. Un gol di importanza capitale per il 25enne, a cui Cotterill concede la standing-ovation più per convenienza tattica che per piacere personale, inserendo il più difensivo e roccioso Greening, un reduce del leggendario trionfo del Fulham a Craven Cottage sulla Juventus. Il gol del raddoppio è il giusto premio per Robbie Findley, sempre sgusciante e volenteroso, che non manca l'appuntamento col chirurgico lancio di Reid. E' la rete che pone la parola 'fine' sul match e probabilmente archivia la retrocessione del Coventry City che, tra l'altro, è tra le poche squadre nella zona bassa a non dover recuperare partite. Decisamente più lucente è invece l'orizzonte per il Nottingham Forest, per il quale la salvezza dev'essere un onere più che una conquista, un obbligo morale determinato dall'onorevole background di tradizioni, leggende e successi che fa dei Tricky Trees uno dei team più gloriosi del panorama calcistico britannico. Ecco perchè oggi, non me ne vogliano i (pochi) sostenitori del Coventry City, a godere e a gioire non sono stati solamente i tifosi di casa, ma tutti gli amanti e i sostenitori del calcio british, che incrociano le dita per evitare quella che sarebbe una disastrosa oltreché inaspettata retrocessione in League One.
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mercoledì 14 dicembre 2011

Player Of The Week: Ricardo Alvarez

Ricardo Gabriel Alvarez, o più semplicemente Ricky, come lo chiamavano gli amici, nacque a Buenos Aires nel 1988. La straordinaria fantasia argentina nello scegliere soprannomi con Alvarez non è andata oltre le gesta sul campo, le fantastiche giocate dell'argentino gli hanno ragionevolmente assicurato l'epiteto di "Maravilla". Ne abbiamo sentito parlare tanto quest'estate, quando era regolarmente al centro delle maggiori trasmissioni di calciomercato in quanto prossimo a calciare i campi della nostra Serie A. Nonostante i più che convinti tentativi dell'Arsenal, opinionisti come Di Marzio ebbero effettivamente ragione: Ricky Alvarez sbarcò in Italia e più precisamente all'Inter. Venire in Italia, per un giovane, si sa, non è mai facile. Venirci dopo che la tua squadra ha staccato un assegno di quasi dieci milioni, è ancora più difficile. E così, l'esperienza italiana di Alvarez è iniziata tra gli scetticismi e le grandi aspettative di coloro che si aspettavano un rendimento fenomenale dal calciatore più pagato dall'Inter nella scorsa sessione di mercato. Lo scarso bottino raccolto in campionato argentino incentivò ulteriormente le malelingue: nel Clausura 2010 sigla una sola rete in 15 presenze con la maglia del Velez. E' naturale che in molti si siano chiesti cosa ci fosse di così prezioso nel ragazzo.
Per struttura fisica ricorda evidentemente El Flaco Pastore, molto alto (188 cm) ma non sufficientemente massiccio da poter considerare il suo fisico una reale forza del suo repertorio. Un fisico che, anzi, lo osteggia nel gioco in velocità, dove chiaramente accusa delle difficoltà. Ma Alvarez è anche questo, così longilineo da apparire macchinoso senza palla, ma straordinariamente elegante quando si muove col pallone tra i piedi. La sua caratteristica principale è indubbiamente legata al suo mancino, tra i più educati in circolazione, ma non eccessivamente ridondante nei suoi sfoggi di talento. Raramente sopra le riga, Alvarez riesce a risultare decisivo senza mai essere scontato ma nemmeno vanesio con evitabili preziosismi. Equilibrato, misurato, nel campo come nella vita, timido, riservato e poco incline alla vita da divo. Taciturno, senza la debita gestualità che i sudamericani proverbialmente abbinano all'atto sportivo. E' questo il pregio ma anche un po' il limite di Ricky Maravilla: la scarsa leadership in un campionato come quello italiano può risultare letale e, nella fattispecie ad Appiano Gentile può complicare la già impervia escalation nelle più che serrate gerarchie nerazzurre. In molti lo paragonano a Kakà, e in effetti per inclinazioni tattiche non sembrerebbe nemmeno troppo campato in aria. Il brasiliano è però più dinamico, più vivace, più eclettico (Alvarez il piede destro lo usa essenzialmente per scendere dal pullman). L'ex Velez è ancora tatticamente da plasmare, ad oggi non ha infatti ancora una precisa identità: poco rapido per giocare sulla sinistra, troppo talentuoso per essere relegato a centrocampo, poco carismatico per sostituire Sneijder da trequartista. Ranieri ultimamente gli ha ricucito un ruolo diverso: sulla destra con ampi spazi entro cui poter operare. Pare essere questa la posizione più adatta per Alvarez che, in questo modo può sfruttare la pericolosità del suo tiro e entrare nel vivo della manovra nerazzurra accentrandosi. Qualche eccellente prestazione non è bastata ad abbindolare del tutto Ranieri che, anzi, conferma la sua particolare idiosincrasia nello schierare calciatori di talento (situazione simile a quella verificatasi con Giovinco a Torino) preferendo invece giocatori più propensi alla sua rigida impostazione di gioco. Per Ricky Maravilla entrare stabilmente nella intelaiatura interista non sarà esattamente una passeggiata. Avrà bisogno di tempo per affermarsi, ma ci farà innamorare, questo è sicuro.
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lunedì 5 dicembre 2011

Amnesie

Le gerarchie del post-Calciopoli, per anni apparse cristallizzate e immodificabili se non dopo un lungo e tortuoso processo, iniziano clamorosamente a scricchiolare. Mai l'Inter dal 2006 era partita così male, così come mai la Juventus aveva avuto un così buono impatto al campionato (primi e imbattuti, non accadeva addirittura da 61 anni). E' evidente che quest'improvvisa mutazione dello status quo abbia alterato e non poco gli animi dei diretti interessati ma in generale tutto l'infervorato mondo del calcio italiano. A farne le spese sono in particolare i tifosi dell'Inter e tutti i detrattori della Juventus, un così brusco cambiamento li ha infatti resi particolarmente vulnerabili emotivamente e ha spianato loro la strada del delirio. Quello che sta accadendo a Milano ci mostra ancora una volta quanto scarsa sia la nostra cultura sportiva e quanto arduo sia adempiere al meglio all'insano mestiere del tifoso, tanto più per le immacolate ed ovattate realtà delle cosiddette "big". Il grande successo raccolto negli ultimi anni non sembra aver soddisfatto l'appetito dei tifosi nerazzurri, che anzi, pretendono risultati e spettacolo anche in un'annata viziata dal tormentoso problema del ricambio generazionale che ha significativamente svilito il potenziale a disposizione di Gasperini prima e di Ranieri poi. Con la cessione d'Eto'o, giusta o meno bisogna pur rispondere alle esigenze del bilancio anche in virtù del FFP (Financial Fair Play) e dell'oneroso progetto del nuovo stadio partorito da Moratti, si è chiuso quel ciclo che tante gioie e successi aveva arrecato ai tifosi interisti. Fondarne un altro e strutturarlo su misura del precedente non è il più semplice dei compiti e  richiede più di qualche giorno. La morbosa brama dei tifosi interisti non s'è placata nemmeno dinnanzi all'evidenza, e anzi ha generato sterili quanto immotivate critiche. Un esempio. A Pazzini è bastato scivolare sul dischetto del rigore e quindi spedire il pallone in curva per beccarsi critiche e attributi innominabili dai propri tifosi. Si è detto di tutto: non è abbastanza per l'Inter, Può giocare solo alla Sampdoria. E le altre classiche frasi fatte da bar a cui troppo spesso siamo abituati. Basterebbe anche solo sfogliare l'album dei ricordi per ricordare quale sia in realtà il valore di Pazzini e quanto importante sia stato il suo innesto per la squadra nerazzurra. Il gol al Lecce, quello al Bari, quello al Lille, e tanti altri ancora: gli interisti sembrano aver dimenticato tutto ciò. E inoltre la rete pullula di documenti multimediali in grado di dimostrare che anche in un periodo di difficoltà e anche dopo un così decisivo errore Pazzini resti di gran lunga il più grande attaccante attualmente presente in Italia. Nessuno ha quel senso del gol, nessuno gli è neanche lontanamente vicino per intelligenza tattica e intuito (caratteristiche fondamentali, Superpippo docet, per un attaccante), nessuno ha i suoi colpi balistici. In molti l'hanno dimenticato.
Quanto alla Juve, i successi della vecchia signora hanno rievocato insinuazioni, accuse e sfottò vari. Non desidero affatto pormi da paladino della Juventus, assolutamente. Però l'uso dei triti e ritriti epiteti di ladri e imbroglioni è onestamente inspiegabile e anzi dovrebbe soddisfare i tifosi juventini, che in questo modo acquisiscono la consapevolezza di esser tornati a rappresentare un vero e proprio spauracchio per il resto dell'Italia. Sul web impazzano moviole e foto sulle posizioni dei giocatori in occasione del rigore (inspiegabilmente concesso si, ma è chiaro che la Juventus avrebbe vinto comunque) trasformato da Vidal quasi a voler sottolineare che la situazione presentatasi sia stata la stessa di Napoli-Juve. Ovviamente nessuno ha pensato che la norma sui rigori, così come molte altre, si presta a diverse interpretazioni e non è pienamente considerata da tutti: quante volte un rigore andrebbe ripetuto? Tante. Quante volte lo si ripete effettivamente? Poche. E l'utilizzo e la considerazione di certe norme (spesso ignorate) rappresenta parte del confine che divide l'arbitro mediocre da quello discreto. Tagliavento fa chiaramente parte della seconda categoria, è di questo che si lamentano i napoletani?

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lunedì 28 novembre 2011

Juve, ma fai sul serio?

Quello che emerge dalla tredicesima giornata di campionato è un dato sempre più netto: la Juventus non è un fuoco di paglia, ma anzi è tra le più valide ed accreditate contendenti alla vittoria del campionato. La vittoria dell'Olimpico ha ulteriormente consolidato questa convinzione: la Juventus pare finalmente la squadra pronta e preparata che Marotta e Agnelli da tempo desideravano. Fuor di dubbio ormai che la squadra sia quantomeno allo stesso livello di altre potenziali outsider come Lazio, Napoli e Udinese. Questo sebbene a livello tattico continui a destare più di qualche perplessità, non essendo ancora straordinariamente fluida nelle sue manovre offensive, e questo non è necessariamente da tradursi come un'irrisoria abilità nel creare pericoli ed occasioni quanto piuttosto nell'organizzarli nel momento in cui chi si trova di fronte ha un atteggiamento particolarmente catenacciaro (Catania, Bologna e Chievo insegnano). In ogni caso la squadra di Conte guarda tutti dall'alto verso il basso ed è questo che conta di più. Non solo: è l'unica squadra ancora imbattuta. I meriti sono da suddividere equamente tra Marotta e Conte: il primo sta finalmente dimostrando che le critiche mossegli l'anno scorso erano del tutto infondate: nella condizione in cui Secco aveva lasciato la squadra non sarebbe stato bastevole investire tutto su un Dzeko o un Aguero per sbrogliare la matassa, era necessario invece, come il ds varesino ha brillantemente osservato, costruire una base nel quale inserire successivamente qualche elemento di spessore (proposto soddisfatto quest'anno con gli innesti di Vucinic e Vidal). Il secondo è stato fin ora efficacemente zelante nel sacrificare nomi eccellenti (Del Piero, Quagliarella e il desaparecido Elia) pur di soddisfare le esigenze tattiche del suo undici. Altra rinuncia: i piedi e le folgoranti qualità offensive che fecero di Vidal un autentico crack in Germania. Conte l'ha completamente riassettato: da centrocampista offensivo dallo spiccato senso del gol al più classico faticatore di centrocampo. E' anche merito di questa geniale metamorfosi se la Juve è lì dove si trova. Altra presenza chiave nello scacchiere juventino è quella di Marchisio. Il cosiddetto principino sta infatti attraversando un momento di grazia, indubbiamente il migliore della sua carriera. E finalmente sta congiungendo i suoi exploit con quella continuità che in passato non aveva mai raggiunto. Don't say cat if you have not it in the sack, Trapattoni ci insegna. La stagione è ancora molto lunga: occhio a darlo già per il nuovo Lampard, o, per i più ottimisti, il miglior centrocampista del mondo (?!?). Due mesi di ottime prestazioni non sono abbastanza per poter realmente definire il suo valore. Capitolo Chiellini: anche qui Conte ha fatto un'ottimo lavoro, mostrando quanto semplice da risolvere fosse in realtà il rebus terzino sinistro, che Marotta e Delneri avevano coraggiosamente provato a sbrigare con soggettoni come De Ceglie, Salihamidzic o addirittura, il sommo Traorè. Insomma, la Juventus è una grande squadra. Quanto possa effettivamente reggere il confronto col Milan, squadra considerata un po' da tutti sostanzialmente superiore per spessore e talento (a maggior ragione se mr. "rosicone" Tevez dovesse davvero arrivare a Milanello), ce lo dirà anche il big match di domani sera che opporrà i bianconeri al Napoli. Non esattamente ottimale l'atmosfera partenopea: nonostante il fantastico trionfo di martedì in coppa, le vicende extra-calcistiche (la moglie di Lavezzi definisce Napoli ciudad de mierda dopo la rapina a mano armata) stanno destabilizzando e non poco l'ambiente. Il match di martedì sarà un importante banco di prova anche per loro: potrà infatti stabilire se per il Napoli la porta delle prime posizioni è chiusa del tutto o se, viceversa, c'è ancora qualche spiraglio.
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domenica 2 ottobre 2011

Tutti Fenomeni

E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham.   Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!