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domenica 2 dicembre 2012

QPR, Redknapp promuove Beckham: "Farebbe comodo a tutti"

I tempi non sono esattamente i migliori dalle parti di Loftus Road: sebbene l'arrivo di Redknapp abbia aumentato il tasso di fiducia dei tifosi, la classifica continua ad essere molto desolante per gli Hoops. Di conseguenza, Fernandes sta già pensando al mercato di gennaio, in particolare ad un calciatore d'esperienza che darebbe anche una certa visibilità al QPR in chiave marketing, ossia David Beckham. Il centrocampista dei Galaxy è stato commentato con il pollice in sù da Redknapp che vorrebbe sicuramente accogliere l'ex galacticos: "E' fantastico. Sarebbe d'una grande utilità per tutti, anche solo per il modo in cui si allena e per tutta l'esperienza che ha". A rendere ancora più plausibile l'ipotesi è stata la volontà manifestata da Beckham nei giorni scorsi, quella di cimentarsi in un'ultima grande sfida. E quale sfida migliore di quella di salvare il QPR...

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

venerdì 16 novembre 2012

Un ex milanista sulla panchina della Scozia? Per Souness è possibile

La Scozia sta ancora cercando il suo nuovo allenatore, e a questo proposito ha parlato Graeme Souness, ex allenatore di Rangers e Liverpool, il quale, ai microfoni dibbc.co.uk, ha rilanciato la candidatura di Joe Jordan, ex attaccante del Milan nonché ex assistente di Harry Redknapp al Tottenham e attualmente disoccupato. Souness, che, tra le altre cose, ha giocato per la Sampdoria, ha anche rivelato di esser stato contattato dalla SFA, ma che ha declinato l'offerta perché non è suo intento allenare la Tartan Armyper il momento. Oltre a Joe Jordan, the right man secondo Souness, la SFA starebbe pensando a Gordon Strachan ed è molto probabile che il prossimo allenatore scozzese sarà uno di questi due.

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

lunedì 19 marzo 2012

LIVE- Adesso Muamba rischia danni cerebrali

Nulla di nuovo. Fabrice Muamba è ancora stabile in terapia intensiva e adesso subentra una preoccupazione supplementare riguardo al suo stato di salute: emerge infatti che il suo cuore sia stato fermo per ben 2 ore prima di tornare a battere al London Chest Hospital, dov'era stato prontamente portato dopo ripetuti ma vani tentativi di rianimazione da parte dello staff medico di Tottenham e Bolton. La paura è che, nel caso dovesse farcela, Muamba debba fare i conti con gravi danni cerebrali. Nel frattempo, persiste l'intenso plesso di speranza, cordoglio e solidarietà per Muamba e la sua famiglia, da ogni angolo dello sterminato mondo del calcio. Da Tim a Gary Cahill (che contro il Leicester ha esultato mostrando la scritta "Pray For Muamba", ormai divenuto hashtag popolarissimo su Twetter), da Hoyte a Wilshere, passando per Redknapp, Defoe, Van Persie, Al Habsi, Walker, Rooney e molti altri ancora. Tutti fanno il tifo per il roccioso mediano inglese che adesso deve fare il più importante dei fatidici tackle su cui ha costruito la sua carriera. Quello alla morte.

Restate collegati per ulteriori aggiornamenti, sperando, ovviamente, che siano positivi.



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domenica 22 gennaio 2012

Si scrive fortuna, si legge City

Quello sull'esistenza di Dio è un dibattito eterno, a cui spesso gli uomini non riescono a dare una spiegazione soddisfacente. Per quello che ha vissuto oggi, di certo, Mancini avrà invece le idee piuttosto chiare a riguardo. Dio esiste, eccome se esiste. E tifa Manchester City, peraltro. E' l'unico modo per spiegarsi il senso dei mirabolanti 90' dell'Etihad Stadium, con cui i tifosi dei Citizens hanno toccato l'apice di una serie immane di aiuti della dea bendata, iniziata con il rilevamento della società dello sceicco Mansour, proseguita a suon di cifre esorbitanti in sede di campagna acquisti e concretizzatasi definitivamente forse proprio oggi, quando il City fa un passo decisissimo verso la conquista della Barclays Premier League.

E pensare che i primi 45 minuti sembrava potessero dare un esito molto meno eclatante ad una partita molto bloccata e piuttosto povera di emozioni. Le squadre conoscevano bene l'importanza del match: per il Tottenham la trasferta di Manchester aveva tutta l'aria di essere l'ultima chiamata per continuare a sognare la vittoria finale. Un sogno apparentemente irrealizzabile ed irrazionale ma che, per lo straordinario gioco mostrato dagli Spurs, è molto più realistico di quanto non dica il conto in banca e il numero di milioni spesi del team del nord di Londra. Il City invece sapeva bene che il match odierno poteva essere uno degli ultimi ostacoli verso il tanto agognato titolo. Questo è stato ciò che le squadre hanno detto nel primo tempo, mostrandosi attente (anche al punto di snaturare il proprio modo di giocare, come nel caso del Tottenham) e tatticamente composte. Con la ripresa, il match ha preso tutta un'altra piega, iniziando a risarcire gli spettatori delle emozioni che s'aspettavano da un match che statisticamente si presentava leggendario alla vigilia. A sbloccare il risultato ci pensa Nasri, imbeccato da Silva. A distanza di pochi secondi è Lescott a trovare la via della rete con una dinamica quasi rugbistica. Assoluto black-out del Tottenham, il cui destino sembrava ormai compromesso. Stefan Savic, mastodontico centrale montenegrino, feticcio di Mancini per qualità onestamente criptiche, decide però di riscrivere il copione del match, destinato ormai verso una pressoché scontata vittoria del City. L'ex Partizan svirgola malamente il pallone di testa, dando un imprescindibile aiuto a Defoe che può colpire indisturbato alle spalle di Hart riaprendo la partita. Passano solo 5 minuti ed è un Bale fino ad allora piuttosto confusionario e poco ispirato a trovare la via della rete con un antologico sinistro a giro che stampa il punteggio sul risultato di parità. Per il City il più classico esempio di doccia fredda, per il Tottenham un incentivo a provare a guadagnare addirittura l'intera posta in palio. Le squadre cambiano volto: entra Balotelli, entra Livermore, escono Dzeko e Van der Vaart. Nel finale è il Tottenham a cercare con più insistenza la rete, ma arrivati al 90' i giocatori sembravano avviarsi verso il tacito compromesso di non farsi più del male. Sembrava questa l'idea del Tottenham quando con una serie stucchevole di passaggi manovrava il pallone a centrocampo finché Modric decide di provarci un'ultima volta servendo Bale sul filo del fuorigioco. Il gallese avanza, corre e brucia sullo scatto l'avversario diretto servendo un pallone al bacio per Defoe che, in condizioni precarie, a pochi centimetri dalla porta difesa da Hart calcia malamente a lato. Bastano pochi secondi, pochi secondi dal momento in cui il Tottenham aveva toccato il cielo con un dito assaporando un vantaggio sin troppo importante per le proprie sorti in campionato, pochi secondi ed il match cambia totalmente faccia. Balotelli avanza palla al piede e viene brutalmente falciato da King: Webb, pur con un po' di titubanza, sa bene che non può esimersi dall'indicare il dischetto. Balotelli prende la mira, tira, spiazza Friedel: il City batte il Tottenham per 3-2 nel più adeguato ed esaustivo esempio del peso che la fortuna ricopre in questo sport. E Mancini, allenatore della squadra più spendacciona del mondo ma con un gioco neanche lontanamente all'altezza delle spese, dovrebbe saperlo fin troppo bene. 

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