Forse è vero. Forse effettivamente campionati come la Premier League non esistono. Non penso possa esistere in una dimensione parallela un altro campionato dove una squadra, prima batte la prima classificata e la scavalca (lo United), poi espugna uno dei campi più difficili (la SportsDirect Arena di Newcastle-upon-Tyne) e infine, coi coriandoli già pronti e lo spumante al fresco, rischia di sciupare tutto contro una delle più modeste del campionato (il QPR). Il Manchester City se l’era conquistato questo momento, rosicchiando con abnegazione e classe l’abissale gap di 7 punti che lo divideva dal Manchester United, dalla clamorosa debacle dell’Emirates a una serie ininterrotta di successi intervallata dai tonfi dei Red Devils contro Wigan ed Everton. Oggi pomeriggio, i ragazzi di Mancini hanno pensato di dover scendere in campo unicamente per sfilare per i propri tifosi, inconsapevoli della verve e della motivazione che avevano reso il QPR (si giocava la permanenza in Premier) un avversario ben più temibile di quanto sembrasse. In realtà erano passati in vantaggio i Citizens, con Zabaleta 19 minuti dopo la rete che a Sunderland sanciva, nel frattempo, la vittoria degli odiati cugini. Tutto sembrava procedere per il meglio, niente sembrava ormai frapporsi tra il City e il titolo agognato da ormai 44 anni. E invece, gli sfortunati tifosi dei Citizens non avevano fatto i conti col risultato di una terza partita, quella che si giocava al Britannia Stadium tra Stoke City e Bolton e che vedeva in vantaggio proprio gli ospiti guidati da Coyle. Per il QPR vincere era diventato dunque l’unico modo per prolungare l’esperienza nella massima serie inglese. Il rientro dagli spogliatoi è drammatico per i Citizens: prima Cissè, poi Mackie battono Hart e portano in vantaggio clamorosamente i SuperHoops. Quella che, anche in virtù dell’ennesima espulsione a Barton, sembrava una partita che il City poteva recuperare senza troppi problemi, iniziava ad assumere sempre più le proporzioni di un incubo, dell’ultimo capitolo di un disegno divino storicamente ostile ai tifosi dei Citizens. I minuti passavano, Mancini delirava a livelli sempre più paradossali, incredulo di stare per perdere un titolo che riteneva già suo, le lacrime e i segni di stizza si moltiplicano tra gli spalti dell’Etihad. Mancini si gioca la carta Balotelli, si arriva al 90′: il City ha cinque minuti per segnare due gol. Niente sembrava ormai frapporsi tra lo United e un insperato quanto succulento titolo, l’ennesimo di una storia costellata di successi. E invece no, mentre al Britannia Stadium la partita finiva e il punteggio recitava 2-2, con Bolton ormai irrimediabilmente retrocesso, Dzeko riesce a pareggiare la partita e a restituire speranza e ossigeno ai propri tifosi. Passano due minuti, ed è Aguero a sfruttare l’ottimo assist di Balotelli e a battere Kenny scrivendo l’ultimo capitolo di una competizione leggendaria. Possono gioire i tifosi del City, possono finalmente gioire. Il titolo è loro, c’è una luce, ed è una grande luce, in fondo al loro tunnel.
Potete leggerlo anche su Spaziocalciomercato.it
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domenica 13 maggio 2012
Premier League, finale da infarto! Il City è campione ma..che fatica!
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sabato 25 febbraio 2012
Loftus Road+Espulsione=Sconfitta
Non cambia l'equazione che tanto ha fatto penare tifosi e giocatori della squadra dei guardiani del parco della regina: anche oggi a Loftus Road, i Rangers hanno giocato per più di metà partita in dieci e sono usciti senza alcun punto in tasca. Di fronte c'era il Fulham, un avversario che non faceva troppa paura all'altisonante collettivo diretto da Hughes se non per la sciagurata sconfitta subita nel girone d'andata per 6-0. I motivi per sperare che questo West London Derby sarebbe finito diversamente rispetto al precedente erano numerosi, innanzi tutto i Rangers hanno completamente rigenerato il proprio assetto col mercato di gennaio e hanno disposto di sufficiente tempo per organizzare dignitosamente quello che sulla carta appare un gruppo dalle potenzialità ben più ambiziose di quanto non dica la classifica. Inoltre, pensare che caratterialmente la squadra avesse metabolizzato le sciagure del passato sarebbe stato più che lecito. La lezione su quanto possa essere difficile giocare con un uomo in meno sembrava infatti ormai acquisita dopo che, prima contro il Norwich e poi contro il Wolverhampton, i Rangers erano finiti in 10 e avevano gettato i 3 punti alle ortiche. E invece ci si sbagliava. A dirigersi verso gli spogliatoi anzi tempo questa volta non è stato Barton, bensì il volenteroso Diakitè, all'esordio coi Superhoops, a cui evidentemente avranno oltremodo enfatizzato la clemenza degli arbitri rispondendogli alla domanda riguardo al tipo di calcio a cui andava in contro. Ed infatti alle buone giocate in cabina di regia, il maliano ha abbinato una serie di scriteriati tackle che hanno naturalmente convinto Dowd ad estrarre due volte il cartellino giallo. Da lì in poi è stato il solito arrembante film d'avventura con i Rangers pronti a rimontare il gol siglato all'avvio da Pogrebnyak con grande abnegazione e forza di volontà ma non altrettanto fosforo e raziocinio. Solamente la scarsa convinzione di Jol che ha preferito custodire il risicato vantaggio piuttosto che punire gli Hoops sfruttando gli ampi spazi concessi ai Cottagers, ha fatto sì che la partita finisse 0-1. Non è bastata l'ennesima scintillante prestazione di Taarabt, a cui ancora una volta è mancato solo il gol per coronare concretamente la propria performance. Per il QPR si profila allora una situazione di estrema difficoltà: la classifica li vede tristemente appaiati in fondo alla terz'ultima posizione con il Blackburn. Il sogno Premier League potrebbe esser già finito.
lunedì 2 gennaio 2012
Anno nuovo, stesso spettacolo

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giovedì 29 dicembre 2011
Player Of The Week: Adel Taarabt
La partita di qualche giorno fa a Liberty Stadium contro lo Swansea rischia di essere una delle ultime apparizioni di Taarabt con i SuperHoops. Beffardo, il destino: solo un anno fa, contro la stessa squadra, Taarabt si presentò ufficialmente al mondo del calcio come uno dei talenti più cristallini e promettenti. Fu essenzialmente lui il responsabile della clamorosa disfatta subìta in quell'occasione dagli Swans: un 4-0 condito da un gol assolutamente fenomenale che solo un così poetico genio calcistico avrebbe potuto partorire. L'uno-due con Orr, che gli restituisce un pallone che poteva benissimo essere destinato alla bandierina, nel nome di quella che è una prassi piuttosto consolidata per far scorrere secondi sul cronometro. Mancava poco in effetti, ma per Taarabt c'era ancora tempo per stupire e deliziare il già entusiasta pubblico del Loftus Road. Decide allora di umiliare il talentuoso Allen (che, a proposito, è tra i più interessanti prospetti del panorama calcistico britannico) con un tunnel e spedire con un destro a giro un pallone che va a togliere le ragnatele sul secondo palo e a scrivere un capitolo, forse il più bello, della storia sua e del QPR. Una giocata che sintetizza brevemente la sua nomenclatura calcistica: leziosa, spettacolare, funambolica ma sempre volta alla decisa ricerca della rete, come racconta il bottino della sua ultima stagione, che consta di 19 gol oltre a un numero astronomico di assist. E' passato molto da allora, la partita del Liberty Stadium di qualche giorno fa l'ha visto partire titolare per la prima volta dopo più di un mese. Non ha giocato male ma non ha nemmeno sfoderato i colpi tipici del suo immenso repertorio, limitandosi a una gara intelligente ma non degna del suo talento che comunque però ha condotto il QPR verso un prezioso pareggio. E' chiaro che qualcosa non va: gli scintillanti dribbling dell'anno scorso restano un ricordo sbiadito nelle menti dei tifosi e a preoccupare è il suo approccio tecnico-tattico alla Premier League oltre alle annose questioni comportamentali che, troppe volte, l'hanno costretto alla panchina, o peggio alla tribuna, o peggio ancora a casa. Una serie infinita di proclami, bambinate e capricci che l'ha allontanato sempre più da Londra. E sia lui che Warnock raccontano di quanto sia insostenibile l'aria per lui nello spogliatoio dei Rangers, le cui chiavi sono ormai saldamente tra le mani di Barton, il ragazzaccio di Liverpool con cui Adel proprio non riesce ad andare d'accordo. Un'alchimia compromessa ormai con i compagni che una volta l'amavano e stimavano ma anche con i tifosi, ormai spazientiti dall'insaziabile ambizione del marocchino, più volte sbandierata nelle sue esternazioni, in cui afferma di voler trovare una destinazione che lo soddisfi di più finanziariamente e calcisticamente. E' almeno dall'estate scorsa che la casacca bianco-blu inizia ad andargli stretta, ma le paternali di Warnock, suo allenatore e mentore, e l'inconsistenza dell'interesse del PSG alla fine hanno fatto sì che il talentuoso numero 7 restasse a Londra. Ma già da allora, quella così romantica e spensierata storia sembrava giunta ormai al capolinea. Adesso, a distanza di pochi mesi, complice anche il pessimo rendimento avuto sinora da Taarabt, le squadre interessate al suo acquisto diminuiscono vertiginosamente e sembra ancora più difficile rintracciare una soluzione che soddisfi le aspettative economiche sue e di Tony Fernandez, il ricco proprietario malesiano, che in realtà sarebbe disposto anche a un sostanzioso sconto sul prezzo per porre fine a una questione che ha fin troppo tormentato la stagione del QPR. Costerebbe non più di 8-9 milioni la prospettiva di avere in squadra un ragazzo sicuramente problematico da gestire ma talentuoso come pochissimi. Un giocatore da educare tatticamente ma più che altro da spronare: il suo vero limite resta la discontinuità, ma in realtà anche nelle giornate meno felici riesce a risultare decisivo con pochi tocchi mirati. Gli esperti di calciomercato continuano a scommettere sul PSG ma danno anche il Napoli come pretendente all'acquisto del nordafricano. I tifosi partenopei dimentichino però l'idea di prenderlo per avere in squadra il vice-Lavezzi o il vice-Hamsik: trovare una panchina più comoda non è la reale impellenza di Taarabt. Il marocchino gioca per sentirsi amato, idolatrato, protagonista assoluto della squadra per cui è in campo. Adel Taarabt, campione viziato, montato, imbaldanzito ma straordinariamente sublime. Ed è, soprattutto di questi tempi, la cosa più importante.
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lunedì 31 ottobre 2011
Il calderone della domenica
Ricavare deduzioni generali non è sempre così facile. Non aspettatevi, quindi, titoloni altisonanti nè collegamenti stilosi. Ieri, il pacchetto dei match in programma non era così abbondante, tant'è che in Inghilterra si son giocate solo 2 partite. Eppure, è bastato per far capire che Udinese e Lazio, nonostante l'assillante impegno europeo (da cui, immagino, vorranno svincolarsi al più presto), sono qualcosa di più dei semplici fuochi di paglia stagionali. Lotteranno per lo scudetto? Questo è da vedere, perchè il campionato è lungo e tortuoso e a un certo punto entrano in causa le variabili relative a infortuni e completezza della rosa. In quest'ultimo aspetto, entrambe hanno dimostrato di essere decisamente all'avanguardia, penso alla doppia amichevole (a Villareal e a Formia) che i biancocelesti giocarono a luglio contemporaneamente proponendo due formazioni di assoluto livello, mentre per i friulani è bastevole ricordare la batosta inflitta all'Atletico Madrid in Europa League quando in campo c'erano soprattutto seconde linee. Viste le difficoltà patite sin ora dall'Inter e parzialmente dal Napoli, è verosimile che possano frequentare con assiduità i piani alti della classifica. Piani alti che difficilmente vedrà il Cesena, perdente anche a Parma ma che però si è finalmente sbarazzata di Giampaolo, un'ottima notizia per loro così come per tutto il calcio italiano. Continuo ad ignorare cosa abbia fatto di eccezionale nella sua carriera l'allenatore ex-Cagliari per meritarsi così tante opportunità nella massima serie. Scricchiola anche Di Francesco che, ieri, non riesce a battere il Novara ma che, anzi, dovrà al più presto garantire del buon olio pugliese al Sig.Romeo, il cui arbitraggio clemente nei confronti dei leccesi ha sbarrato al Novara le porte della vittoria e a uno dei miei calciatori preferiti, Meggiorini, quelle di un gol assolutamente sensazionale annullato per fuorigioco inesistente. Sannino e il Siena gioiscono nel match inaugurale ieri: un bel 4-1 inflitto al Chievo e l'ennesima dimostrazione della bravura e dell'oculatezza con cui questa squadra è stata assemblata dalla retrocessione in poi (Sensibile, prenda nota). Passiamo al Derby di Londra: ieri il Tottenham ha veementemente inserito il proprio nome nel lotto dei protagonisti per questo campionato aggiungendosi ad altre 4 (forse 5, considerando l'ottimo momento dei Gunners) squadre più o meno dello stesso livello (City a parte) che quest'anno sicuramente ci faranno divertire. Una prestazione eccezionale degli Spurs che chiudono la pratica Rangers nel primo tempo, coadiuvati da prestazioni raccapriccianti come quelle di Taarabt (non gioca da un mese e mezzo di fatto) e Barton (trasferta al Molineux a parte, ha sempre faticato con i SuperHoops fin ora). Nel secondo, un lieve black-out dei padroni di casa ha permesso al QPR di accorciare le distanze con Bothroyd. Un grandissimo gol di Bale, incontenibile (finalmente!) fissa il punteggio sul 3-1. Adebayor, impeccabile fin ora col Tottenham ha invece faticato ieri, forse è stato intimidito da Marianella? Può darsi. Intanto, Barton, a fine partita su Twitter, con estrema sportività, riempie di elogi Luka Modric, definendolo, per distacco, il miglior giocatore della lega. Un tantinello esagerato, ma non troppo.
domenica 2 ottobre 2011
Tutti Fenomeni
E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham. Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham. Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!
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