Proprio così, se non è una nemesi storica, poco ci manca. Quella tanto pregustata opportunità di dare uno sfogo verbale alla rabbia, si stava clamorosamente materializzando quando, ieri mattina, ho incontrato il sommo principe della scalmanata cooperativa fedigrafa che ha scritto alcune delle più cupe pagine della storia blucerchiata. Non è Garrone, nè il baldanzoso e demagogo Edoardo, non è lui che ha venduto Cassano e Pazzini nè colui che ha seccamente glissato sulle evidenti lacune con cui la Sampdoria si apprestava ad affrontare la stagione più importante della sua storia recente, quella del Preliminare. Non è lui che ha depauperato la squadra di un'identità di gioco, privilegiando lo scriteriato "palla lunga e pedalare" e raggiungendo risultati miserrimi anche quando le maglie 99 e 10 venivano regolarmente indossate la domenica. E infine no, non è stato lui a mettere la ciliegina sulla torta allestendo uno sconsiderato apparato di scelte tattiche, tecniche e mediatiche e diventando il Paperino della vicenda, il parafulmine su cui si sono riversate la maggior parte delle critiche. Non è Riccardo nè Edoardo Garrone, non Tosi e nemmeno Gasparin, non è Di Carlo nè Cavasin. E' Daniele Dessena. Un ragazzo simpatico, esuberante, gioviale (il sorriso in foto lo testimonia) ma che ha causato la più ampia parte delle numerose bestemmie consumatesi tra Marassi e dintorni. Il kamikaze della gestione tattica e tecnica della partita che ci ha perentoriamente precluso, dagli inizi dello scorso campionato alla pausa invernale di quello in corso, la possibilità di sfruttare le risorse della squadra e di organizzare così trame offensive accettabili. Non ha mai pressato, nè marcato, nè supportato l'asfittico operato del reparto offensivo. E' stato drasticamente nullo, correndo perennemente alla rinfusa e risultando il più completo emblema della Sampdoria che dal gol di Rosenberg aveva rovinosamente perso la bussola e che sembra averla recuperata con il rumoroso repulisti invernale orchestrato da Sensibile. Un ragazzo volenteroso ma chiaramente inadeguato, il cancro tattico che da troppo tempo limitava le prospettive della Sampdoria. Non sarà un caso se proprio mentre Dessena si affacciava ai paradisiaci paesaggi sardi, la Sampdoria riusciva a migliorare sensibilmente le proprie prestazioni. Molto più misterioso è invece il miracoloso rinsavimento calcistico di Dessena col passaggio al Cagliari, che molte occasioni darebbero alle malelingue di fare la propria parte formulando le ipotesi più svariate. Più realistico e rispettoso sarebbe però analizzare il confuso elettrocardiogramma delle sue prestazioni ricorrendo alla sua chiara e naturale attitudine per panorami calcistici molto meno chiassosi e difficoltosi, dove l'atto sportivo e tecnico viene serenamente incentivato, come appunto il tranquillo ambiente cagliaritano. Noi crediamo a questo, preferendo le "sane" paternali tattiche alle meno nobili accuse personali e caratteriali che pioverebbero dalle fiacche e infondate chiacchiere da bar, che ti vorrebbero implicato nel calcio-scommesse.
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.
Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/
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lunedì 5 marzo 2012
La resa dei conti
giovedì 20 ottobre 2011
Giù le mani dai tifosi della Samp
Che il Secolo XIX non fosse esattamente un giornale schierato dalla parte della Samp lo sapevano tutti, però con un articolo di qualche giorno fa hanno palesemente varcato il limite della obiettività. Porre l'accento sui mugugni e i fischi (che arrivati a un certo punto saranno anche giustificati, eh) di un pubblico che riempie domenicalmente gli spalti del Ferraris mostrando un attaccamento e una passionalità assolutamente rare per la categoria, è sicuramente scorretto e indice di quella che, non sarebbe sbagliato definire, un'imbarazzante faziosità. E' questa la perla di Paolo Giampieri. Il nettare dell'articolo in sè non era affatto sbagliato ma anzi è pacifico che la squadra di Atzori debba lavorare per soddisfare il pubblico garantendo loro determinazione e magliette fradicie di sudore. Però con tutto quello di cui c'è da parlare della Sampdoria al momento, lascerei tranquilli i suoi tifosi che francamente di questa situazione non sono che le vittime sacrificali. Un'annata come quella dell'anno scorso avrebbe assicurato costanti piogge di fischi (e magari non solo...) in ogni angolo dello Stivale; il pubblico doriano si lascia andare (e peraltro nemmeno all'unanimità) solamente di fronte a prestazioni veramente deplorevoli. Alzi la mano chi sarebbe riuscito a trattenersi dal fischiare in partite come quella contro il Sassuolo o quella contro il Grosseto. Impossibile. Credo che anche il più tranquillo e Garrone-sided dei doriani sia del parere che pretendere la promozione diretta sia assolutamente il minimo dopo lo scempio orchestrato l'anno scorso dai mai troppo criticati Tosi, Garrone e Guastoni. Eppure i doriani nonostante tutto erano sempre lì, in gradinata ad ostentare orgogliosamente i loro stendardi e le effigi di quella che per loro (e per me) è l'essenziale ragione di vita. Potrei continuare a decantare per ore la straordinaria competenza e passione del pubblico blucerchiato ma a quel punto, mi accuserete (giustamente) di non essere obiettivo e farei l'errore di Paolo Giampieri, quindi preferisco citare Ludovica Mantovani che ha attribuito agli spettatori della Samp l'insolito aggettivo di "glamour". Nella manifestazione in onore del compianto Paolo Mantovani, Ludovica ha anche conferito un significativo aneddoto su suo padre: Mi portava allo stadio e mi diceva "Ludo, se succede qualcosa di brutto devi stare zitta e applaudire gli avversari". Essere sampdoriani è anche questo.
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