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martedì 19 giugno 2012

Da Piovaccari a Eder: la favola blucerchiata

E' andata esattamente come doveva andare. Risalire in A era il diktat imposto sin da subito dal popolo blucerchiato, l'innocente speranza con cui celare il sapore amaro lasciato da una retrocessione semplicemente apocalittica. I presupposti in effetti c'erano: il trio Sensibile-Bertani-Piovaccari rappresentava il top di quanto la scorsa stagione di B aveva offerto, e la scelta del mister, Atzori, per quanto criticata e mai pienamente accettata, sembrava potesse imprimere alla Sampdoria un trend giovanile e vincente. La proprietà ha investito tanto e oltre a Bertani e Piovaccari, sono arrivati Costa, Rispoli, Foggia, Bentivoglio, Castellini e dulcis in fundo Romero, la testimonianza più tangibile delle intenzioni societarie.


L'inizio, per la verità, è stato molto contratto, e dai pareggi iniziali, intervallati dai trionfi di Bergamo ed Empoli e dal roboante 6-0 inflitto al Gubbio, si è giunti ben presto all'interno di una fitta crisi di risultati, scaturita dalla clamorosa debacle interna contro il Torino, in un match di cui la Sampdoria aveva, per larghi tratti, dominato l'andamento. Gli esperti del settore iniziarono dunque ad aprire gli occhi e ad accorgersi che la squadra assemblata da Sensibile, per una lunga ed intricata serie di situazioni (in primis la presenza asfissiante dello zoccolo duro della Sampdoria disastrata della retrocessione) era ben lontana dall'essere una corazzata, criticando così quello stesso mercato che pochi mesi prima avevano promosso a pieni voti. Il fondo la Sampdoria l'ha toccato a fine ottobre: scendere in campo in un S.Francesco d'Assisi (di Nocera Inferiore) così scevro di tradizione calcistica sembrava essere un colpo sufficientemente grave per la storia della Sampdoria, e invece quello che si è dimostrato persino più tremendo è stato il risultato: un 4-2 che fa esaltare i tifosi nocerini e tremare la panchina di Atzori. Il tecnico di Colleferro trova acqua nel deserto con la vittoria contro il Crotone, ma la sabbia nella sua clessidra stava inesorabilmente terminando. E' la sconfitta interna contro il Vicenza che segna l'apice delle contestazioni e di una crisi di gioco e di risultati che accompagnava il cammino dalla Sampdoria da quasi un anno ormai. E' anche l'ultima partita di Atzori sulla panchina blucerchiata.


Esonerato Atzori, è Iachini a guadagnare il timone della traballante nave blucerchiata. Con il tecnico ascolano però, le cose non sembrano migliorare e il gap che divide la Sampdoria dai playoff è ancora piuttosto ampio. I tre pareggi iniziali non sembrano però preoccupare l'ex tecnico del Piacenza, che alla Sampdoria e ai suoi atterriti tifosi chiede solo una cosa: il tempo. La Sampdoria però perde a Pescara e inaugura il 2012 nel peggiore dei modi con il gol del sampdoriano Damonte che nei minuti di recupero designa la vittoria del Varese. Inizia un nuovo periodo di crisi e si ventila persino l'ipotesi di un ritorno dell'esile Atzori. Sensibile prende nota degli errori fatti in passato e li corregge mettendo in atto un totale processo di ricostruzione nel mercato di gennaio. Partono Bentivoglio, Accardi, Piovaccari e Dessena e giungono all'ombra della Lanterna oltre a Juan Antonio e Berardi, anche Pellè, Munari, Renan e, a seguito di estenuanti trattative, Eder. Ma soprattutto è partito Palombo, leader ed effigie dell’ultima decade blucerchiata, il cui impiego per ragioni tattiche e psicologiche limitava il resto della squadra.

La rimonta inizia con l'inaspettata vittoria di Padova, e prosegue anche dopo la sconfitta con il Torino, a seguito delle confortanti vittorie ottenute contro Verona ed Empoli. I playoff da utopia (a gennaio i punti dal sesto posto erano 11) diventano un obiettivo concreto a cui la Sampdoria punta con inesauribile fermezza. La squadra cambia totalmente volto: la manovra è adesso più fluida e l'estro di Juan Antonio e Foggia ben coadiuva il vigoroso centrocampo orchestrato dall'insostituibile Obiang e dagli ottimi Munari e Renan. La vera forza della Sampdoria di Iachini però, oltre ad una difesa sempre più solida ed inespugnabile, è l'attacco: Eder e Pozzi sono decisivi per la risalita della Sampdoria, ed è in particolare il cambio di marcia del brasiliano a determinare le ultime e decisive vittorie in campionato. La ciliegina sulla torta è la rete all'esordio di Mauro Icardi che permette alla Sampdoria di espugnare Castellammare di Stabia. La rimonta è compiuta, la Sampdoria si guadagna l'opportunità di giocarsi i playoff contro Sassuolo, Verona e Varese e si concede la passerella nelle ultime due uscite della regular season.


Alla trama mancava ormai solo il lieto fine per consacrarsi come favola. Quello la Sampdoria intendeva conquistarsela sul campo, coprendo ognuno di quei centimetri di cui Al Pacino parlava nel suo antologico discorso in "Ogni Maledetta Domenica", scongiurando un Rosenberg 2 con bravura e tenacia. No, la Sampdoria proprio non voleva sgretolare l'ennesimo sogno conquistato e costruito con così tanta fatica. Nulla ha potuto il Super Sassuolo di Fulvio Pea, la squadra che insieme a Pescara e Torino ha ininterrottamente dominato la Serie B, che si è dovuto arrendere all'umiltà e all'abnegazione di una Sampdoria scintillante all'andata ed eccessivamente sofferente al ritorno. Nemmeno il solido Varese di Maran ha sbarrato la strada alla Sampdoria, e ai colpi di Rivas e De Luca, i doriani hanno reagito col cuore, quello del capitano Gastaldello, che ha vissuto nel proprio elettrocardiogramma le gioie di Palermo, la delusione europea e la desolante retrocessione. E' lui a sancire la vittoria nell'andata ed è sempre lui nel ritorno ad erigere insieme al promettente Rossini un muro che nè Granoche nè Plasmati possono abbattere. Il finale era scritto: la Sampdoria stava correndo verso la A, tenace ed inesauribile proprio come Rispoli che, al 90' dell'ultima di una serie infinita di partite raccoglie le forze per un ultimo e decisivo sforzo prima di cedere il pallone a Pozzi. L'emiliano prende palla, guarda repentinamente Bressan: i cuori blucerchiati si fermano e accumulano l'insieme di sentimenti di una storia recente eccessivamente travagliata. Pozzi tira: è gol. I cuori tornano a pulsare e colorano l'Ossola di blucerchiato. Impazzisce anche il piazzale Kennedy così come le case, i salotti e i bar in cui ogni sampdoriano foresto seguiva con attenzione l'andamento del match. La Sampdoria è in A, è giusto così, ce lo siamo meritati.

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sabato 28 gennaio 2012

Nessun dubbio a Gubbio: ancora 0-0

Stamattina, svegliandosi, molti sampdoriani avranno lanciato un'occhiata verso il calendario. Alcuni avranno semplicemente preso il caffè, un po' intontiti, come sempre; altri invece si saranno fermati a pensare, ipnotizzati da una data apparentemente insignificante ma che, fulminea, ha rievocato in loro un ricordo disgustoso, nauseabondo. Solo un anno fa, il 28 gennaio, si consumava uno dei più grossi delitti della storia blucerchiata nonchè il primo vero passo deciso verso il baratro. Esattamente un anno fa Pazzini veniva ceduto all'Inter, e la mediocre partita di oggi ripropone il pessimo rapporto della Sampdoria con questa data.


E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/28/01/2012/nessun-dubbio-a-gubbio-ancora-0-0/


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venerdì 20 gennaio 2012

Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio

In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/20/01/2012/paulinho-punisce-una-buona-samp-un-altro-pareggio/

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martedì 8 novembre 2011

La Samp non decolla: un altro pareggio

L'abbraccio tra Scienza ed Atzori
L'imperativo, dopo la confortante vittoria col Crotone, scaturita comunque da un autogol e un gol in fuorigioco (ergo non così confortante), era dare continuità e cercare d'inanellare una duratura striscia positiva. A questo, dopo i tragici avvenimenti di Genova, si è aggiunta la viscerale richiesta dei tifosi di onorare le vittime e tutta la città di Genova giocando quindi con cuore e tanto spirito di abnegazione. Quello che emerge dallo scialbo 0-0 del Rigamonti, non soddisfa appieno nessuna delle prerogative prima citate.
Atzori, rispondendo alle critiche di chi dubitava della presenza del cromosoma Y nel suo DNA, ripropone stoicamente le sorprese della gara col Crotone: Palombo ancora dalla panchina,Fornaroli ancora dall'inizio e una sfilza di nomi eccellenti quali quelli di Pozzi, Costa, Piovaccari, Semioli, Bentivoglio a guardarsi la partita: chi in tribuna, chi in tv, chi magari al pub con un bel boccale di birra (penso soprattutto a Bentivoglio in questo caso). I primi 2 minuti di arrembante pressione offensiva si sono rivelati, come al solito, illusori: il Brescia ha progressivamente preso campo mettendo più volte in difficoltà quella che anche oggi si è confermata una difesa fin troppo disattenta (nonostante Feczesin, il quale ha sciupato due occasioni clamorose, ma soprattutto l'enigmatico Maccan abbiano fatto di tutto per far sembrare il contrario). Un primo tempo di rara inconsistenza tecnico-tattica, testimoniata dalle rivedibili prestazioni di Castellini (confusionario),Padalino (non alza la testa nemmeno per sbaglio), Laczko (sicuri che stesse giocando?) ma anche di Fornaroli che dopo un buon inizio ha dato prova dei motivi per cui l'anno scorso ha faticato a trovare spazio nel Nacional Montevideo, sbagliando tutti gli stop possibili e qualche passaggio elementare.
Urgono cambiamenti. Non secondo Atzori, che pare accontentarsi di un eventuale pareggio probabilmente ignorando l'obiettivo principale con cui la Sampdoria aveva inaugurato la stagione e cioè andare direttamente in Serie A vincendo quante più partite possibili. Inizia il secondo tempo, solito fuoco di paglia iniziale. Gli aneliti ai 3 punti vengono però sviliti dall'espulsione (meritata) di Soriano, ma soprattutto dal modo in cui Atzori cerca di porne rimedio: togliendo cioè Fornaroli per Palombo, abbassando quindi esponenzialmente il baricentro della squadra nonchè le possibilità di risultare pericolosi in attacco (già irrisorie). E con questo non si vuole mancare di rispetto al capitano che anzi, nonostante i consueti lanci mal calibrati, ha mostrato grande umiltà e serietà quand'è entrato, bensì si vuole constatare la mortificante abdicazione alla vittoria del nostro mister, che oggi, probabilmente con risultati meno altisonanti, ha fatto errori anche peggiori rispetto a quelli commessi in quel di Nocera Inferiore. La mentalità vincente e la voglia di portare sempre a casa il risultato sono credenziali essenziali per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma devono innanzi tutto essere concepiti e trasmessi dall'allenatore. Gli errori del tecnico di Collepardo non si limitano infatti a questo frangente: da aggiungere alla lista anche la sostituzione che ha visto avvicendarsi in campo Dessena al posto dell'esausto Padalino. Ecco, lasciare in panchina il più talentuoso dei calciatori di cui dispone e cioè Foggia per usufruire invece del letale mix di palloni persi e posizionamenti errati incarnato da Dessena non mi sembra esattamente un affare. E in effetti, la partita si è conclusa con il più logico degli epiloghi: 0-0. Un risultato che risolleva Scienza, che veniva da ben 5 sconfitte consecutive, e che consolida la panchina di Atzori, nonostante abbia solo pareggiato e nonostante abbia commesso anche oggi errori decisamente gravi. Una prestazione deludente della Sampdoria, sottesa da scelte, ancora una volta, scellerate del proprio mister e quel che è peggio, un distacco sempre più preoccupante dalle prime due in classifica. Ecco perchè, a volte, prendere 4 gol non è così negativo e, anzi, può risultare l'unica ancora di salvezza.

domenica 30 ottobre 2011

Stiamo scrivendo la storia

Stiamo scrivendo la storia. Eh si, perchè prendere 4 gol a Nocera è onestamente la parte peggiore dello spettacolo raccapricciante che ci vede protagonisti da ormai quasi un anno. Prendersela con ognuno di coloro che hanno orchestrato questo autentico fallimento è il minimo. Tra questi va sicuramente preso in considerazione mister Atzori, benchè sia sicuro che la famiglia Garrone capeggi ampiamente la classifica dei più colpevoli. Oggi l’ex-tecnico del Catania si è francamente superato. Un disastro: ha riproposto Maccarone (che ovviamente nelle testate giornalistiche racimolerà la sufficienza grazie all’inutile doppietta messa a segno, ma che di fatto è stato inguardabile anche oggi), Bentivoglio, e, imperterrito, continua a schierare gente come Accardi. Il siciliano registra l’ennesima prestazione da 2 in pagella, dimostrando una volta di più di essere chiaramente un ex-calciatore. Gli starà girando ancora la testa dopo le giocate di Catania e Farias. Non esattamente i Messi e Ronaldo della situazione. Il “regista” ex-Chievo anche oggi ha passeggiato mestamente a centrocampo: incommensurabile la differenza che emerge rispetto al più giovane e talentuoso Obiang che, quando è entrato ha giocato con testa, cuore e orgoglio. A proposito di sostituzioni: al parziale di fine primo tempo che recitava 2-0, Atzori come ha reagito? In nessun modo. Fornaroli e Foti sono rimasti inspiegabilmente in panchina, con l’ex attaccante del Vicenza che è entrato solamente su risultato di 3-0 e solamente al posto di Bertani. Pazzesco. La nave sta affondando, il capitano la salva? Non proprio, anzi, lo stesso Palombo è tra i flop più clamorosi della disastrosa trasferta campana. Ieri, il centrocampo ha addirittura enfatizzato gli errori che commette praticamente ogni settimana. Dire che non c’è pressing, o inclinazione alla sinergia offensiva nel nostro centrocampo, è dire qualcosa di assolutamente lapalissiano. Ieri, però abbiamo assistito a qualcosa di, se possibile, peggiore. Ogni qualvolta Castaldo e compagni si affacciavano alla nostra metà-campo, creavano sistematicamente pericoli non indifferenti alla nostra difesa, del tutto inerte ma tradita vilmente dal proprio centrocampo, ieri, come ripeto, del tutto inesistente. Uno dei pochi a sfiorare la sufficienza è sicuramente Foggia che, perlomeno, dà prova del suo immenso bagaglio tecnico senza però concludere granchè. Ho la netta impressione che quella di ieri sia stata una delle ultime partite per Atzori: in caso di passo falso martedì, credo che per Sensibile sia inevitabile condannare definitivamente il tecnico. Che ho sempre (o quasi) difeso, ma che oggi ha mostrato molti dei suoi limiti.



Potete leggerlo anche su Sampbook.com: http://www.sampbook.com/blog/30/10/2011/stiamo-scrivendo-la-storia/

mercoledì 26 ottobre 2011

Inter: sul taccuino anche Obiang?

Fare “affari” con l’Inter è come iniziare a drogarsi. E’ un tunnel: non ne esci più. E così, dopo aver svilito sogni e speranze a CorteZsolt Laczko e Pedro Obiang scherzano in allenamento Lambruschini già da gennaio con l’acquisto di Pazzini ma anche ad agosto con quello di Poli, l’Inter non si ferma più. Stanti a quello che sostiene Goal.com, Mario Corso, osservatore nerazzurro, è stato mandato a Marassi a sorbirsi gli strazianti novanta minuti di Sampdoria-Cittadella. Non si vede un match così brutto senza motivo nè per una visita di piacere. Convinti che avrebbe giocato, gli 007 del club di Milano si sarebbero recati a Genova esclusivamente per visionare i progressi di Pedro Obiang, giovane gioiello della compagine blucerchiata, il quale però ha assistito al match dalla panchina. Probabilmente anche Corso si stava chiedendo come mai gli fosse stato preferito Bentivoglio, apparso incredibilmente spaesato sabato al fianco di Palombo. A quanto pare, la società nerazzurra starebbe già meditando un’offerta, non per il mercato invernale, ma per quello estivo. Nessuno di noi vorrebbe vedere un così talentuoso e promettente centrocampista salpare da Genova, però, è realistico capire che la situazione attuale non possa offrire orizzonti sufficientemente ambiziosi allo spagnolo, e credo sia questo quello che sentiremo dalle bocche dei nostri dirigenti quando e se ci priveremo di Obiang. Personale opinione: preferirei ripartire da gente giovane e vogliosa come lui, cercando possibilmente di creare un nuovo ciclo e di fare tabula rasa di tutto ciò che resta della scorsa stagione, come peraltro aveva profetizzato Edoardo Garrone al termine della scorsa stagione.  E di racimolare qualche milione proprio grazie ai vari Dessena, Maccarone, Koman e via dicendo, la cui utilità è fortemente in discussione al momento. Intanto, pare che anche Sensibile si sia accorto della scoraggiante lacuna qualitativa a centrocampo: l’ultimo nome accostatoci è quello di Gaetano D’Agostino, sicuramente un regista coi fiocchi. Sarebbe una soluzione ideale per vari aspetti: economico, tecnico-tattico ma soprattutto mentale, incrociamo le dita ma non mettiamoci il cuore sopra.


Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/26/10/2011/inter-sul-taccuino-anche-obiang/

sabato 22 ottobre 2011

L'ennesima minestrina

Prima di analizzare l'ennesimo pareggio interno della Samp ci terrei a spendere qualche riga sul calcio italiano in generale. Vedere un match come quello di oggi deve far scattare automaticamente una molla di sentito orgoglio patriottico in ognuno di noi italiani. Infatti, solo in Italia è possibile assistere a match del genere, e noi abbiamo solo da andarne fieri. Una squadra che si trincea nella propria metà-campo e che viene presa costantemente a pallate dall'altra squadra (che in questo caso sigla si 15 corner, ma anche il cupo risultato di 5 miseri tiri in porta) è un format di gioco che difficilmente potremmo apprezzare in altre zone del mondo, penso chessò all'Inghilterra, ma anche alla Germania, o alla Spagna: posti in cui si tende prevalentemente a giocare a calcio. In Italia, ahimè, il catenaccio è pane quotidiano. Il catenaccio è persino più fastidioso quando inscenato contro una squadra dalle evidenti difficoltà offensive. E' stato proprio questo il leitmotiv dello 0-0 tra Sampdoria e Cittadella. I veneti barricati nella propria metà-campo e i liguri che, in maniera molto affannosa, cercavano di guadagnare campo concludendo però, tutto sommato, poco. Condivido l'analisi fatta da Nucera che peraltro è molto simile a quella che feci una settimana fa: la colpa è da attribuire essenzialmente al centrocampo. Palombo e Bentivoglio anche oggi hanno vagabondato per il campo senza sostenere la fase offensiva, corredata unicamente dai lanci e dai campanili vari alzati dai quattro uomini di fascia (che hanno giocato una partita discreta). La negatività della prestazione del capitano oggi si poteva dedurre dalla riprovazione che grondava dagli stracolmi spalti del Ferraris: uno stato di forma davvero pessimo che dovrebbe assicurargli qualche panchina nelle prossime partite. Il condizionale è d'obbligo perchè mister Atzori non credo la pensi come me. A proposito, le sostituzioni dell'ex tecnico del Catania sono state abbastanza difficili da decifrare: contro una squadra che nella metà-campo avversaria avrà messo piede solo per sbaglio, inserire la terza punta avrebbe dovuto essere scontato. E invece Atzori c'ha pensato e ripensato su, fino al 37' del secondo tempo, quando finalmente si decide a far entrare Fornaroli, sostituendo però Foggia ergo l'uomo di maggior talento di cui disponiamo e che, Ascoli docet, avrebbe potuto inventare la giocata vincente. Un altro cambio sicuramente misterioso è quello concretizzatosi all'intervallo. Sostituire Piovaccari che, per quanto pachidermico, aveva creato buone occasioni con Maccarone è assolutamente inspiegabile. Manco a dirlo, anche oggi l'ex-Siena ha fornito l'ormai classica prestazione cadaverica ricordandoci che gioca essenzialmente per farci un piacere. Le tristi vicissitudini familiari, che l'attaccante aveva patito l'anno scorso, c'entravano poco con le sue prestazioni. A distanza di qualche mese, infatti, continua a giocare da attaccante di eccellenza. Liberarsi di lui è assolutamente prioritario, e spero che Sensibile sia dello stesso parere. E qualcuno mi spieghi anche il misterioso ostracismo nei confronti di Obiang che è stato sicuramente il nostro miglior centrocampista in quest'inizio di campionato: Bentivoglio lo fa rimpiangere e parecchio. Dopo oggi, direi sia l'ora di smetterla con la beneficenza e d'iniziare a vincere perchè di punti ne abbiamo già lasciati parecchi per strada. E' fondamentale vincere queste partite per risalire ed è altrettanto importante meditare sugli errori cercando di correggerli. E' solo retorica purtroppo: è ormai quasi un anno che si commettono gli stessi errori ma nessuno sembra accorgersene. Perlomeno oggi abbiamo dato un senso alla vita dei calciatori del Cittadella che potranno raccontare ai nipotini di aver giocato a Marassi e (me l'avessero profetizzato l'anno scorso, avrei risposto con una pernacchia) di esserne usciti indenni. Incredibile.