Peggio di così difficilmente avrebbe potuto andare. La partita che avrebbe dovuto consolidare il credo tattico di Prandelli e zittire una volta per tutte le fastidiose ed incessanti voci extra-calcistiche, ha invece avuto un esito quasi catastrofico e rischia di mettere in dubbio anche la più basilare delle certezze acquisite dal ct. Quotidiani ed esimi esperti del settore hanno colto l’occasione per proporre le proprie innovazioni e criticare l’operato di Prandelli. Mi sembrano conseguenze decisamente eccessive per una squadra che ha sì preso 3 gol dalla Russia, ma che ha anche costruito un’immensa mole di palle gol tra il primo e secondo tempo, peccando in varie circostanze unicamente del killer instinct nelle situazioni decisive. In difesa, naturalmente, le cose sono andate diversamente, con almeno 7 palle gol chiare offerte alla Russia che, in occasione dei 3 gol, ha anche usufruito di gentili omaggi da Maggio, De Sanctis e Bonucci. Una prestazione quasi ridicola di una difesa però, composta per 4/5 da gente appena insignita col tricolore e che ha subìto meno gol in tutto l’arco del campionato. Nell’equazione, il termine ad aver spostato gli equilibri potrebbe chissà, magari essere, il mero (ma ugualmente grave) calo di concentrazione di una difesa che, appunto, non ha sbagliato un colpo nell’arco di una decina di mesi. Solo problemi psicologici, possibile? No, c’è qualcosa in più, perché la prestazione in sé, per quanto prolifica a livello offensivo, è stata comunque molto negativa. Molti, forse, però dimenticano che questa Nazionale, ancor di più rispetto a quella che nel 2010 si apprestava a farsi umiliare in Sudafrica, stia attraversando un colossale processo di rigenerazione. Basta leggere la lista dei convocati per accorgersi che Gattuso, Zambrotta e Camoranesi resteranno seduti in poltrona davanti la tv. Del glorioso gruppo del 2006 non restano che Pirlo, Buffon, De Rossi e Barzagli: quelli che, manco a farlo apposta, costituiscono l’ossatura di questa Nazionale. Il resto del gruppo è composto da giocatori giovani o comunque dall’esperienza internazionale tutto sommato limitata. Per quanto siano forti e rinomati alcuni elementi, la Nazionale manca dunque di quella naturale alchimia essendo ancora in fase embrionale, come hanno dimostrato le inspiegabili sconfitte antecedenti il tracollo di Zurigo. La squadra non è sufficientemente coesa e siamo ormai alle fasi conclusive di un totale riassetto generazionale che, temo, porti all’ennesimo fallimento. Poco sensate sono dunque le critiche di chi propone nuovi modelli tattici per Prandelli, che apparentemente sembra aver forzato un po’ troppo la mano con le innovazioni ma che, ha chiamato (aldilà di qualche sporadico errore che è naturale) i migliori giocatori esistenti in Italia. Godetevi l’Europeo dunque, e cercate di divertirvi, perché il complesso orchestrato da Prandelli vi farà divertire, ma non pretendete altro.
sabato 2 giugno 2012
Russia-Italia 3-0..ma è andata davvero così male?
sabato 19 maggio 2012
A Wembley vincono gli Hammers. E' Vaz Te l'uomo Premier
Magico, emozionante, estasiante. I playoff della Championship sono la perfetta sintesi che si potrebbe ottenere tra tre fattori fondamentali per un tifoso di calcio: emozione, passione ed atmosfera. Nemmeno quest'anno la finale di Wembley ha tradito le aspettative, e ha garantito invece uno spettacolo di assoluto livello. L'incontro tra Blackpool e West Ham, le due nobili decadute della scorsa tribolata Premier League, ha visto vittoriosi gli Hammers, che hanno fatto prevalere il maggior blasone e la maggior qualità complessiva della squadra. Dopo aver dominato per larghi tratti la Championship, salvo mollare leggermente la presa nelle battute finali, il West Ham è dunque riuscito nell'obiettivo di rientrare immediatamente nella dimensione che gli spetta per tradizione, prestigio e tifoseria: la Premier League. Il match in realtà, ha riservato delle insidie: il Blackpool di Holloway ha imbrigliato più volte i londinesi con il suo peculiare gioco spumeggiante che esalta particolarmente le qualità atletiche e tecniche dei funamboli Philipps e Ince. E' proprio il figlio del celebre Paul, il 20enne talento nativo di Stockport, ad aver momentaneamente rovinato la festa degli Hammers pareggiando il gol del vantaggio di Carlton Cole. Il secondo tempo è stato particolarmente deleterio per le coronarie dei "Martelli" presenti a Wembley (tra cui 33 tifosi italiani provenienti dal club ufficiale italiano del WHUFC): il Blackpool ha infatti sfruttato l'inerzia favorevole facendosi più volte pericoloso fino a sfiorare clamorosamente il gol con il maldestro tocco di Dobbie, il promotion-man se ce n'è uno in Inghilterra. E invece no: gli dei del calcio avevano già sancito il loro verdetto. All'86' arriva la rete di Vaz Te, il portoghese più volte decisivo per il West Ham nel corso della stagione, che fa impazzire letteralmente i tifosi degli Hammers. A nulla serve il disperato forcing finale dei Seasiders: sono gli Hammers a staccare il biglietto per la Premier League. Il West Ham si aggiunge dunque a Reading e Southampton nel trio che andrà a sostituire le retrocesse Wolverhampton, Blackburn e Bolton.
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domenica 13 maggio 2012
Premier League, finale da infarto! Il City è campione ma..che fatica!
Forse è vero. Forse effettivamente campionati come la Premier League non esistono. Non penso possa esistere in una dimensione parallela un altro campionato dove una squadra, prima batte la prima classificata e la scavalca (lo United), poi espugna uno dei campi più difficili (la SportsDirect Arena di Newcastle-upon-Tyne) e infine, coi coriandoli già pronti e lo spumante al fresco, rischia di sciupare tutto contro una delle più modeste del campionato (il QPR). Il Manchester City se l’era conquistato questo momento, rosicchiando con abnegazione e classe l’abissale gap di 7 punti che lo divideva dal Manchester United, dalla clamorosa debacle dell’Emirates a una serie ininterrotta di successi intervallata dai tonfi dei Red Devils contro Wigan ed Everton. Oggi pomeriggio, i ragazzi di Mancini hanno pensato di dover scendere in campo unicamente per sfilare per i propri tifosi, inconsapevoli della verve e della motivazione che avevano reso il QPR (si giocava la permanenza in Premier) un avversario ben più temibile di quanto sembrasse. In realtà erano passati in vantaggio i Citizens, con Zabaleta 19 minuti dopo la rete che a Sunderland sanciva, nel frattempo, la vittoria degli odiati cugini. Tutto sembrava procedere per il meglio, niente sembrava ormai frapporsi tra il City e il titolo agognato da ormai 44 anni. E invece, gli sfortunati tifosi dei Citizens non avevano fatto i conti col risultato di una terza partita, quella che si giocava al Britannia Stadium tra Stoke City e Bolton e che vedeva in vantaggio proprio gli ospiti guidati da Coyle. Per il QPR vincere era diventato dunque l’unico modo per prolungare l’esperienza nella massima serie inglese. Il rientro dagli spogliatoi è drammatico per i Citizens: prima Cissè, poi Mackie battono Hart e portano in vantaggio clamorosamente i SuperHoops. Quella che, anche in virtù dell’ennesima espulsione a Barton, sembrava una partita che il City poteva recuperare senza troppi problemi, iniziava ad assumere sempre più le proporzioni di un incubo, dell’ultimo capitolo di un disegno divino storicamente ostile ai tifosi dei Citizens. I minuti passavano, Mancini delirava a livelli sempre più paradossali, incredulo di stare per perdere un titolo che riteneva già suo, le lacrime e i segni di stizza si moltiplicano tra gli spalti dell’Etihad. Mancini si gioca la carta Balotelli, si arriva al 90′: il City ha cinque minuti per segnare due gol. Niente sembrava ormai frapporsi tra lo United e un insperato quanto succulento titolo, l’ennesimo di una storia costellata di successi. E invece no, mentre al Britannia Stadium la partita finiva e il punteggio recitava 2-2, con Bolton ormai irrimediabilmente retrocesso, Dzeko riesce a pareggiare la partita e a restituire speranza e ossigeno ai propri tifosi. Passano due minuti, ed è Aguero a sfruttare l’ottimo assist di Balotelli e a battere Kenny scrivendo l’ultimo capitolo di una competizione leggendaria. Possono gioire i tifosi del City, possono finalmente gioire. Il titolo è loro, c’è una luce, ed è una grande luce, in fondo al loro tunnel.
Potete leggerlo anche su Spaziocalciomercato.it
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