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martedì 25 dicembre 2012

Una settimana da Delio


L'ultima settimana è stata molto lunga, probabilmente la più lunga della stagione per i tifosi blucerchiati. Tutta quell'adrenalina e quell'intensità di cui la prospettiva di un campionato sostanzialmente tranquillo sembrava privarci è stata raccolta e impacchettata in sette giorni. Sette lunghi giorni, iniziati con le drammatiche news che hanno stravolto la sonnolenta routine del lunedì blucerchiato. Nessuno, probabilmente, si sarebbe aspettato un' anticipazione così perentoria di quell'apocalisse che i Maya avevano fissato per il 21 dicembre. In prima linea il sottoscritto che, solo 7 giorni fa, scriveva delle certezze che Ferrara avesse, nonostante tutto, di mangiare il panettone in tranquillità, ancora sotto l'ombra della Lanterna. Per quanto erronea, quell'opinione sembrava però decisamente fondata perché coerente con quella che è stata la proverbiale linea dirigenziale. La scelta adottata in società rappresenta, a questo punto, un autentico unicum nell'epopea garroniana: mai risposta così pronta e decisa è stata data a una situazione critica ma comunque tutto sommato risanabile. Avranno pesato, e tanto, i colossali errori che assicurarono ai blucerchiati un'inaspettata quanto cercata retrocessione nella tragica stagione di due anni fa.
E così, fuori Ferrara dentro Delio Rossi: panem et circenses, avremmo commentato qualche secolo fa. Nessun cambio avrebbe infatti raccolto tanti consensi quanto quello che ha portato il tecnico di Rimini sulla nostra panchina: troppo forte era la tentazione di vederlo e di sperimentare le doti quasi taumaturgiche da deus ex machina che costituiscono la sua eccellente reputazione.
Durante la settimana poi, l'adrenalina è cresciuta nuovamente quando ci si è resi conto che l'avversario era proprio quella Lazio che Delio Rossi aveva condotto verso il trionfo in Coppa Italia. Tanta è stata l'attenzione mediatica, tanto l'entusiasmo e la voglia di rimettersi in gioco dei ragazzi che, nei primi minuti della partita, più volte hanno costretto alle corde la Lazio. Il gruppo di Petkovic però, forte della solidità tipica dei top team e di un Marchetti sempre più fenomenale, non si è scomposto e alla prima occasione ha orchestrato la trama vincente per battere Romero. Ed è subito sera, avrebbe detto Foscolo. Da lì, infatti, la partita della Sampdoria diventa un calvario e farsi pericolosi dalle parti di Marchetti diventa un'impresa titanica, e questo prima che Petkovic erigesse il muro di Berlino con Ciani e Cavanda. La pericolosità è arrivata solo con l'ingresso di Pozzi che ha dimostrato di meritare ampiamente il posto da titolare che Maxi Lopez per troppo tempo sta lasciando vacante. D'altronde, le qualità di Icardi sembrano, considerato il contesto tecnico e il momento che, classifica alla mano, non è esattamente gioviale, insufficienti per produrre una qualche utilità per il risollevamento della squadra. Aldilà delle perplessità che, dopo l'entusiasmo del derby, iniziano a sorgere sul suo conto, il futuro dell'argentino sembra sì blu, ma non cerchiato quanto piuttosto accompagnato dallo scuro nero dell'Inter, che ha acceso i fari ed inizia a monitorare la situazione, svegliata dai capricci dell'attaccante di Rosario. Possente e indomabile, Nicola Pozzi dispone probabilmente di frecce meno brillanti ma sicuramente più ispide e funzionali per l'arco blucerchiato. Se ne sarà accorto anche Delio Rossi, emozionato solo dal tiro potente ed angolato dell'ex Empoli che per poco non beffava Marchetti.
Ah, Delio. La sua mano nella caotica e molle Sampdoria vista ieri non si vede affatto: saranno la pausa e i buoni propositi post-natalizi a donarci una squadra conforme all'immagine del suo tecnico, e solo allora potremmo riprendere, con l'abnegazione di chi conosce l'importanza del traguardo e le proprie debolezze, la scalata verso quota 40. Per ora ciò che possiamo fare è goderci l'ultimo giorno di una settimana travagliata, di quelle che, nel bene o nel male, difficilmente si dimenticano. Una settimana da Delio.

Pubblicato per SampNews24

sabato 7 aprile 2012

Quanti gol da Trieste in giù! E Gesù risorge in anticipo...

Contorto, imprevedibile, avvincente. E' il copione della trentunesima giornata di Serie A, che oggi ha dato prova di tutta la sua straordinaria bellezza, garantendo gol e spettacolo in ogni angolo della penisola, da Trieste in giù, proprio come cantava la Carrà. Eh si, perché Cellino ha concretizzato quella che inizialmente sembrava solamente un'invitante suggestione facendo sì che il Cagliari si giocasse le ultime partite casalinghe proprio nel Nereo Rocco di Trieste, storico teatro del calcio italiano che sarà atteso da un altro lungo e immeritato periodo di anonimato per via del triste fallimento della Triestina. E così nella splendida atmosfera creata da un pubblico accorso numeroso (anche da Cagliari), la formazione sarda e quella diretta dal novellino Stramaccioni hanno dato spettacolo, fronteggiandosi a viso aperto e concludendo il match sul 2-2. Non mancano i gol nemmeno nella vicina Verona, dove il Chievo evapora i sogni europei del Catania battendolo per 3-2, e si porta a una sola lunghezza dalla compagine etnea. 
Il Siena invece sembra abbandonare definitivamente la zona calda raggiungendo quota 39 e la decima posizione, dopo la convincente vittoria di Bergamo arrivata grazie ai centri di Larrondo e Destro. Provvidenziale il risultato della squadra di Sannino che si lascia dietro un confuso e pericolante marasma di squadre che temono per la propria incolumità dopo il brusco risveglio del Lecce, che ha impartito l'ennesima batosta a Luis Enrique. Anche oggi la squadra capitolina ha denotato preoccupanti lacune difensive, che hanno dato numerose opportunità agli sguscianti attaccanti salentini per valorizzare il proprio potenziale. A salire in cattedra è stato Muriel, che ha vivisezionato Heinze e compagni con giocate   incredibilmente simili a quelle del Sanchez rapido e imprendibile che l'anno scorso fece le fortune dell'Udinese. E non sarà un caso se è proprio l'Udinese a detenere il cartellino del colombiano. Non è l'unico motivo per sorridere per i (pochi) tifosi friulani, che oggi si sono goduti l'importante successo sul Parma che li porta temporaneamente al terzo posto (in attesa del big match serale tra Lazio e Napoli). Proprio per il Parma ritorna l'aberrante spettro della retrocessione: le lunghezze che dividono i ducali dal Lecce sono solo 4. Stesso discorso per il Genoa che, raggiunto in giornata da un bel gol di Mascara, rischia di capitolare proprio come fecero gli odiati cugini l'anno scorso. Leggermente più roseo è l'orizzonte della Fiorentina, che dopo il clamoroso trionfo di San Siro, sembra godere di un margine sufficiente di punti e morale per scrollarsi di dosso l'incubo-retrocessione. A consegnare i tre punti a Delio Rossi è stato proprio quell'Amauri bistrattato e preso in giro, che molti, ironizzando sul suo insolito taglio di capelli, volevano rinchiuso nel sepolcro in attesa della resurrezione. L'italo-brasiliano ha invece accorciato i tempi e s'è fatto vivo prima del previsto: manco a farlo apposta, i destinatari del suo omaggio sono proprio quei tifosi che fino a pochi mesi fa lo deridevano e che mai avrebbero pensato di poter gioire per un suo gol. Per la Juventus si presenta dunque l'insperata possibilità di scavalcare il Milan e di mangiare la colomba pasquale in vetta alla classifica.