E' andata esattamente come doveva andare. Risalire in A era il diktat imposto sin da subito dal popolo blucerchiato, l'innocente speranza con cui celare il sapore amaro lasciato da una retrocessione semplicemente apocalittica. I presupposti in effetti c'erano: il trio Sensibile-Bertani-Piovaccari rappresentava il top di quanto la scorsa stagione di B aveva offerto, e la scelta del mister, Atzori, per quanto criticata e mai pienamente accettata, sembrava potesse imprimere alla Sampdoria un trend giovanile e vincente. La proprietà ha investito tanto e oltre a Bertani e Piovaccari, sono arrivati Costa, Rispoli, Foggia, Bentivoglio, Castellini e dulcis in fundo Romero, la testimonianza più tangibile delle intenzioni societarie.
L'inizio, per la verità, è stato molto contratto, e dai pareggi iniziali, intervallati dai trionfi di Bergamo ed Empoli e dal roboante 6-0 inflitto al Gubbio, si è giunti ben presto all'interno di una fitta crisi di risultati, scaturita dalla clamorosa debacle interna contro il Torino, in un match di cui la Sampdoria aveva, per larghi tratti, dominato l'andamento. Gli esperti del settore iniziarono dunque ad aprire gli occhi e ad accorgersi che la squadra assemblata da Sensibile, per una lunga ed intricata serie di situazioni (in primis la presenza asfissiante dello zoccolo duro della Sampdoria disastrata della retrocessione) era ben lontana dall'essere una corazzata, criticando così quello stesso mercato che pochi mesi prima avevano promosso a pieni voti. Il fondo la Sampdoria l'ha toccato a fine ottobre: scendere in campo in un S.Francesco d'Assisi (di Nocera Inferiore) così scevro di tradizione calcistica sembrava essere un colpo sufficientemente grave per la storia della Sampdoria, e invece quello che si è dimostrato persino più tremendo è stato il risultato: un 4-2 che fa esaltare i tifosi nocerini e tremare la panchina di Atzori. Il tecnico di Colleferro trova acqua nel deserto con la vittoria contro il Crotone, ma la sabbia nella sua clessidra stava inesorabilmente terminando. E' la sconfitta interna contro il Vicenza che segna l'apice delle contestazioni e di una crisi di gioco e di risultati che accompagnava il cammino dalla Sampdoria da quasi un anno ormai. E' anche l'ultima partita di Atzori sulla panchina blucerchiata.
Esonerato Atzori, è Iachini a guadagnare il timone della traballante nave blucerchiata. Con il tecnico ascolano però, le cose non sembrano migliorare e il gap che divide la Sampdoria dai playoff è ancora piuttosto ampio. I tre pareggi iniziali non sembrano però preoccupare l'ex tecnico del Piacenza, che alla Sampdoria e ai suoi atterriti tifosi chiede solo una cosa: il tempo. La Sampdoria però perde a Pescara e inaugura il 2012 nel peggiore dei modi con il gol del sampdoriano Damonte che nei minuti di recupero designa la vittoria del Varese. Inizia un nuovo periodo di crisi e si ventila persino l'ipotesi di un ritorno dell'esile Atzori. Sensibile prende nota degli errori fatti in passato e li corregge mettendo in atto un totale processo di ricostruzione nel mercato di gennaio. Partono Bentivoglio, Accardi, Piovaccari e Dessena e giungono all'ombra della Lanterna oltre a Juan Antonio e Berardi, anche Pellè, Munari, Renan e, a seguito di estenuanti trattative, Eder. Ma soprattutto è partito Palombo, leader ed effigie dell’ultima decade blucerchiata, il cui impiego per ragioni tattiche e psicologiche limitava il resto della squadra.
La rimonta inizia con l'inaspettata vittoria di Padova, e prosegue anche dopo la sconfitta con il Torino, a seguito delle confortanti vittorie ottenute contro Verona ed Empoli. I playoff da utopia (a gennaio i punti dal sesto posto erano 11) diventano un obiettivo concreto a cui la Sampdoria punta con inesauribile fermezza. La squadra cambia totalmente volto: la manovra è adesso più fluida e l'estro di Juan Antonio e Foggia ben coadiuva il vigoroso centrocampo orchestrato dall'insostituibile Obiang e dagli ottimi Munari e Renan. La vera forza della Sampdoria di Iachini però, oltre ad una difesa sempre più solida ed inespugnabile, è l'attacco: Eder e Pozzi sono decisivi per la risalita della Sampdoria, ed è in particolare il cambio di marcia del brasiliano a determinare le ultime e decisive vittorie in campionato. La ciliegina sulla torta è la rete all'esordio di Mauro Icardi che permette alla Sampdoria di espugnare Castellammare di Stabia. La rimonta è compiuta, la Sampdoria si guadagna l'opportunità di giocarsi i playoff contro Sassuolo, Verona e Varese e si concede la passerella nelle ultime due uscite della regular season.
Alla trama mancava ormai solo il lieto fine per consacrarsi come favola. Quello la Sampdoria intendeva conquistarsela sul campo, coprendo ognuno di quei centimetri di cui Al Pacino parlava nel suo antologico discorso in "Ogni Maledetta Domenica", scongiurando un Rosenberg 2 con bravura e tenacia. No, la Sampdoria proprio non voleva sgretolare l'ennesimo sogno conquistato e costruito con così tanta fatica. Nulla ha potuto il Super Sassuolo di Fulvio Pea, la squadra che insieme a Pescara e Torino ha ininterrottamente dominato la Serie B, che si è dovuto arrendere all'umiltà e all'abnegazione di una Sampdoria scintillante all'andata ed eccessivamente sofferente al ritorno. Nemmeno il solido Varese di Maran ha sbarrato la strada alla Sampdoria, e ai colpi di Rivas e De Luca, i doriani hanno reagito col cuore, quello del capitano Gastaldello, che ha vissuto nel proprio elettrocardiogramma le gioie di Palermo, la delusione europea e la desolante retrocessione. E' lui a sancire la vittoria nell'andata ed è sempre lui nel ritorno ad erigere insieme al promettente Rossini un muro che nè Granoche nè Plasmati possono abbattere. Il finale era scritto: la Sampdoria stava correndo verso la A, tenace ed inesauribile proprio come Rispoli che, al 90' dell'ultima di una serie infinita di partite raccoglie le forze per un ultimo e decisivo sforzo prima di cedere il pallone a Pozzi. L'emiliano prende palla, guarda repentinamente Bressan: i cuori blucerchiati si fermano e accumulano l'insieme di sentimenti di una storia recente eccessivamente travagliata. Pozzi tira: è gol. I cuori tornano a pulsare e colorano l'Ossola di blucerchiato. Impazzisce anche il piazzale Kennedy così come le case, i salotti e i bar in cui ogni sampdoriano foresto seguiva con attenzione l'andamento del match. La Sampdoria è in A, è giusto così, ce lo siamo meritati.
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martedì 19 giugno 2012
Da Piovaccari a Eder: la favola blucerchiata
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sabato 11 febbraio 2012
Pozzi affossa il tabù Marassi

Infondate le preoccupazioni di chi temeva per l'assenza di Eder: la straordinaria presenza offensiva del centrocampo ha infatti agevolato la prestazione di Bertani, mortifero nelle sue progressioni palla al piede. Nemmeno Juan Antonio ha deluso, anche se la scioccante scelta di Iachini di preferirlo al deus ex machina dell'ultima trasferta sembrava offrire validi incentivi per le critiche dei mai domi detrattori. Invece l'argentino ha garantito un'ottima prestazione, limitando le eccedenze e anzi, confermando l'interessante tecnica di base di cui gode. Insomma, non esattamente giustificata l'opinione di chi frettolosamente l'aveva definito "scarto del Brescia", forse preso dalla popolare e diffusa abitudine nel criticare a priori l'operato di Sensibile. Ha assunto un buon ritmo, partecipando attivamente alle numerose trame orchestrate nella prima frazione di gioco, prima di perdere smalto e lasciare giustamente il campo a Foggia. Fuori il più costante, dentro il più estroso: bisognerebbe abituarsi presto perchè pare essere questa l'equazione destinata a dominare le prossime uscite della Sampdoria. E l'ingresso in campo di Foggia ha infatti dato ossigeno al collettivo blucerchiato, incapace di ipotecare la vittoria. Nemmeno il folletto campano ha però permesso alla Sampdoria di andare oltre l'1-0, un ottimo Offredi e un pizzico di sfortuna hanno scongiurato le conclusioni a rete di Bertani e Pozzi. A Marassi iniziavano quindi ad aleggiare la naturale paura e il pessimismo di chi si crede ragionevolmente perseguitato dalla sfortuna ma il riflesso felino di Romero sull'insidioso tiro-cross di Regonesi e il clamoroso errore di Cocco a limite dell'area di rigore suscitano un interminabile sospiro di sollievo tra gli spettatori del Ferraris e spianano alla Samp la strada verso la vittoria. E' la mini-rissa scoppiata a fine gara l'epilogo di una gara estremamente soddisfacente per gli animi blucerchiati, più per le proporzioni tecniche che numeriche del successo, ma anche molto importante: non risica il divario verso il Varese ma mantiene saldamente la Sampdoria nel treno per la sesta piazza, in una giornata in cui tutte le pretendenti hanno portato a casa i 3 punti.
A muovere le corde vocali nel liberatorio urlo lanciato a fine gara non è solo l'emozione di una gara finalmente vittoriosa ma anche la consapevole certezza di aver trovato un degno equilibrio con le operazioni invernali. Il pressing e la verve agonistica di Munari e Renan esaudiscono non solo le unanimi richieste di più voglia, coraggio e attaccamento alla maglia, pronunciate dai tifosi ma colmano anche le evidenti lacune accusate dal reparto nevralgico. Gli elogi per il paulista ex Cluj non finiscono qui: benchè lo smalto e la freschezza tecnica siano risultati per cui l'ambientamento richiede ancora qualche tempo, le sue giocate iniziano già ad incidere positivamente come testimoniano i numerosi tentativi a rete derivati da altrettanti calci d'angolo partiti proprio dalla magia del suo sinistro. Sopra la sufficienza anche l'ungherese Laczko, che infittisce i misteri circa il suo mancato utilizzo in passato a favore dei più imprecisi Costa e Castellini. Per chiudere, da parte mia, una sincera adesione alla petizione che sta riscuotendo risultati quasi plebiscitari per vedere Icardi in prima squadra: l'argentino sta facendo faville nel Torneo di Viareggio, ed è bene approfittarne soprattutto ora che Pellè è fermo ai box per infortunio.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/11/02/2012/pozzi-affossa-il-tabu-marassi/
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venerdì 20 gennaio 2012
Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio
In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/20/01/2012/paulinho-punisce-una-buona-samp-un-altro-pareggio/
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venerdì 6 gennaio 2012
Il peggior inizio possibile
Il 2012 blucerchiato inizia nel peggiore dei modi, tristemente in linea con il pessimo rendimento dell’anno scorso, un anno che non solo numericamente passerà agli archivi come uno dei peggiori della nostra storia.
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/06/01/2012/il-peggior-inizio-possibile/
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.
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lunedì 19 dicembre 2011
Finirà?
E’ inevitabilmente questa la domanda che frulla nel cervello di molti doriani: finirà prima o poi questo scempio? Di certo oggi non si è avuto quel cambio di rotta che così segretamente abbiamo coltivato in questi giorni, quasi con pudore nell’esternarlo ben consapevoli che vincere a Pescara sarebbe stato pressochè impossibile. E in effetti i valori espressi in campo oggi hanno confermato tutti e 10 i punti che dividono queste due squadre: non solo a livello di organizzazione, caratteristica particolarmente brillante dello scacchiere di Zeman, ma anche come materiale tecnico a disposizione, la società abruzzese è parsa notevolmente superiore. Più sguscianti, creativi e concreti, gli uomini di Zeman hanno letteralmente dominato una squadra tutt’ora priva di una chiara identità tattica sfruttando gli evidenti, quasi cronici (ormai), limiti dei blucerchiati nell’orchestrare una trama offensiva ma già addirittura nell’inanellare due passaggi di fila. In questa circostanza le colpe del centrocampo sono, come sempre, evidentissime: Dessena, nonostante un paio di tackle stranamente vincenti, è stato ripugnante così come Soriano non ha saputo essere sufficientemente incisivo nelle due fasi. Anche oggi il reparto nevralgico doriano denotava una stucchevole inabilità nell’avere l’esatta tempistica negli interventi che siano difensivi o offensivi, che di fatto ha sterilizzato ogni tentativo di contrapposizione al solido e fluido sistema del Pescara . Dopo 5 partite e altrettante settimane non si colgono ancora i frutti del lavoro di Iachini, i problemi da risolvere restano gli stessi da più di un anno. E fin ora non sembra che le sue scelte abbiano migliorato la situazione, tutt’altro: l’aver relegato il nostro più temibile attaccante, Bertani, a oltre 40 metri dalla porta, sulla fascia ad attendere palloni che solitamente giungono imprecisi o irraggiungibili, imbriglia ulteriormente la manovra offensiva. Idem per Foggia, troppo importante per questa squadra e troppo valido tecnicamente per limitarsi al diligente compitino da esterno: questo giocatore ha i mezzi tecnici e psicologici per prendersi delle responsabilità, anche in un contesto così complicato, e l’ha dimostrato nel finale, quando tutte le flebili speranze di rimonta passavano per i suoi piedi.
Timido, quasi impacciato, il nostro capitano, sempre più lontano da quel giocatore che ci aveva condotto fieramente ai preliminari di Champions non più di due anni fa, ha fallito anche quella che sembrava l’ultima chiamata per lui. Triste pensare che una storia così ricca di emozioni e soddisfazioni possa realmente chiudersi con la sostituzione con Obiang, con cui il capitano era frettolosamente uscito dal campo e probabilmente da quella dimensione da cui forse pensava di non uscire più, quella blucerchiata. Rinnegarlo in maniera così netta e violenta è sicuramente irriconoscente verso la figura che ha scritto gli ultimi 10 anni di storia blucerchiata, allo stesso tempo però cederlo e quindi resettare del tutto il fatiscente sistema tecnico-tattico instauratosi l’anno scorso è probabilmente l’unico tentativo che ci resta per rischiarare i nostri orizzonti. Immolare Palombo per rimediare a tutta la serie di goffi e sciagurati errori di cui è stata protagonista la nostra società è forse l’unica soluzione per salvarci da un baratro economico oltre che morale e sportivo. Inutile ribadire la conditio sine qua non a cui ragionevolmente deve essere legata l’eventuale cessione di Palombo: operazioni lucide ed economicamente sostanziose che inseriscano in questo organico almeno un regista (il Verratti visto oggi sarebbe una degna soluzione), un centravanti e un paio di terzini. Solo questo modus operandi potrebbe indorare una pillola amara quanto tristemente necessaria, quella della fine di una parte della storia blucerchiata. Una parte che difficilmente dimenticheremo.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/19/12/2011/finira/
Timido, quasi impacciato, il nostro capitano, sempre più lontano da quel giocatore che ci aveva condotto fieramente ai preliminari di Champions non più di due anni fa, ha fallito anche quella che sembrava l’ultima chiamata per lui. Triste pensare che una storia così ricca di emozioni e soddisfazioni possa realmente chiudersi con la sostituzione con Obiang, con cui il capitano era frettolosamente uscito dal campo e probabilmente da quella dimensione da cui forse pensava di non uscire più, quella blucerchiata. Rinnegarlo in maniera così netta e violenta è sicuramente irriconoscente verso la figura che ha scritto gli ultimi 10 anni di storia blucerchiata, allo stesso tempo però cederlo e quindi resettare del tutto il fatiscente sistema tecnico-tattico instauratosi l’anno scorso è probabilmente l’unico tentativo che ci resta per rischiarare i nostri orizzonti. Immolare Palombo per rimediare a tutta la serie di goffi e sciagurati errori di cui è stata protagonista la nostra società è forse l’unica soluzione per salvarci da un baratro economico oltre che morale e sportivo. Inutile ribadire la conditio sine qua non a cui ragionevolmente deve essere legata l’eventuale cessione di Palombo: operazioni lucide ed economicamente sostanziose che inseriscano in questo organico almeno un regista (il Verratti visto oggi sarebbe una degna soluzione), un centravanti e un paio di terzini. Solo questo modus operandi potrebbe indorare una pillola amara quanto tristemente necessaria, quella della fine di una parte della storia blucerchiata. Una parte che difficilmente dimenticheremo.
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venerdì 9 dicembre 2011
Quattro
Quattro. Come i pareggi della Samp alla guida di Iachini, come i voti che molti dei nostri per quanto fatto stasera meriterebbero.Nemmeno oggi è arrivata la vittoria, e anzi, solo un'improvvisa dimostrazione di carattere ha costretto la Juve Stabia a un pari, tutto sommato, immeritato. Le vespe hanno, soprattutto nel primo tempo, dominato in lungo e in largo la partita dando prova di quella fluidità, di quella sinergia tra i reparti ma soprattutto di quel lodevole spirito di abnegazione, che tanto servirebbero alla Sampdoria.
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/09/12/2011/quattro/
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.
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domenica 30 ottobre 2011
Stiamo scrivendo la storia
Stiamo scrivendo la storia. Eh si, perchè prendere 4 gol a Nocera è onestamente la parte peggiore dello spettacolo raccapricciante che ci vede protagonisti da ormai quasi un anno. Prendersela con ognuno di coloro che hanno orchestrato questo autentico fallimento è il minimo. Tra questi va sicuramente preso in considerazione mister Atzori, benchè sia sicuro che la famiglia Garrone capeggi ampiamente la classifica dei più colpevoli. Oggi l’ex-tecnico del Catania si è francamente superato. Un disastro: ha riproposto Maccarone (che ovviamente nelle testate giornalistiche racimolerà la sufficienza grazie all’inutile doppietta messa a segno, ma che di fatto è stato inguardabile anche oggi), Bentivoglio, e, imperterrito, continua a schierare gente come Accardi. Il siciliano registra l’ennesima prestazione da 2 in pagella, dimostrando una volta di più di essere chiaramente un ex-calciatore. Gli starà girando ancora la testa dopo le giocate di Catania e Farias. Non esattamente i Messi e Ronaldo della situazione. Il “regista” ex-Chievo anche oggi ha passeggiato mestamente a centrocampo: incommensurabile la differenza che emerge rispetto al più giovane e talentuoso Obiang che, quando è entrato ha giocato con testa, cuore e orgoglio. A proposito di sostituzioni: al parziale di fine primo tempo che recitava 2-0, Atzori come ha reagito? In nessun modo. Fornaroli e Foti sono rimasti inspiegabilmente in panchina, con l’ex attaccante del Vicenza che è entrato solamente su risultato di 3-0 e solamente al posto di Bertani. Pazzesco. La nave sta affondando, il capitano la salva? Non proprio, anzi, lo stesso Palombo è tra i flop più clamorosi della disastrosa trasferta campana. Ieri, il centrocampo ha addirittura enfatizzato gli errori che commette praticamente ogni settimana. Dire che non c’è pressing, o inclinazione alla sinergia offensiva nel nostro centrocampo, è dire qualcosa di assolutamente lapalissiano. Ieri, però abbiamo assistito a qualcosa di, se possibile, peggiore. Ogni qualvolta Castaldo e compagni si affacciavano alla nostra metà-campo, creavano sistematicamente pericoli non indifferenti alla nostra difesa, del tutto inerte ma tradita vilmente dal proprio centrocampo, ieri, come ripeto, del tutto inesistente. Uno dei pochi a sfiorare la sufficienza è sicuramente Foggia che, perlomeno, dà prova del suo immenso bagaglio tecnico senza però concludere granchè. Ho la netta impressione che quella di ieri sia stata una delle ultime partite per Atzori: in caso di passo falso martedì, credo che per Sensibile sia inevitabile condannare definitivamente il tecnico. Che ho sempre (o quasi) difeso, ma che oggi ha mostrato molti dei suoi limiti.
Potete leggerlo anche su Sampbook.com: http://www.sampbook.com/blog/30/10/2011/stiamo-scrivendo-la-storia/
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sabato 15 ottobre 2011
Una rondine non fa primavera

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domenica 9 ottobre 2011
Brutta Samp, Piovaccari evita il cataclisma

Calcio Pazzo
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