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martedì 25 dicembre 2012
Una settimana da Delio
L'ultima settimana è stata molto lunga, probabilmente la più lunga della stagione per i tifosi blucerchiati. Tutta quell'adrenalina e quell'intensità di cui la prospettiva di un campionato sostanzialmente tranquillo sembrava privarci è stata raccolta e impacchettata in sette giorni. Sette lunghi giorni, iniziati con le drammatiche news che hanno stravolto la sonnolenta routine del lunedì blucerchiato. Nessuno, probabilmente, si sarebbe aspettato un' anticipazione così perentoria di quell'apocalisse che i Maya avevano fissato per il 21 dicembre. In prima linea il sottoscritto che, solo 7 giorni fa, scriveva delle certezze che Ferrara avesse, nonostante tutto, di mangiare il panettone in tranquillità, ancora sotto l'ombra della Lanterna. Per quanto erronea, quell'opinione sembrava però decisamente fondata perché coerente con quella che è stata la proverbiale linea dirigenziale. La scelta adottata in società rappresenta, a questo punto, un autentico unicum nell'epopea garroniana: mai risposta così pronta e decisa è stata data a una situazione critica ma comunque tutto sommato risanabile. Avranno pesato, e tanto, i colossali errori che assicurarono ai blucerchiati un'inaspettata quanto cercata retrocessione nella tragica stagione di due anni fa.
E così, fuori Ferrara dentro Delio Rossi: panem et circenses, avremmo commentato qualche secolo fa. Nessun cambio avrebbe infatti raccolto tanti consensi quanto quello che ha portato il tecnico di Rimini sulla nostra panchina: troppo forte era la tentazione di vederlo e di sperimentare le doti quasi taumaturgiche da deus ex machina che costituiscono la sua eccellente reputazione.
Durante la settimana poi, l'adrenalina è cresciuta nuovamente quando ci si è resi conto che l'avversario era proprio quella Lazio che Delio Rossi aveva condotto verso il trionfo in Coppa Italia. Tanta è stata l'attenzione mediatica, tanto l'entusiasmo e la voglia di rimettersi in gioco dei ragazzi che, nei primi minuti della partita, più volte hanno costretto alle corde la Lazio. Il gruppo di Petkovic però, forte della solidità tipica dei top team e di un Marchetti sempre più fenomenale, non si è scomposto e alla prima occasione ha orchestrato la trama vincente per battere Romero. Ed è subito sera, avrebbe detto Foscolo. Da lì, infatti, la partita della Sampdoria diventa un calvario e farsi pericolosi dalle parti di Marchetti diventa un'impresa titanica, e questo prima che Petkovic erigesse il muro di Berlino con Ciani e Cavanda. La pericolosità è arrivata solo con l'ingresso di Pozzi che ha dimostrato di meritare ampiamente il posto da titolare che Maxi Lopez per troppo tempo sta lasciando vacante. D'altronde, le qualità di Icardi sembrano, considerato il contesto tecnico e il momento che, classifica alla mano, non è esattamente gioviale, insufficienti per produrre una qualche utilità per il risollevamento della squadra. Aldilà delle perplessità che, dopo l'entusiasmo del derby, iniziano a sorgere sul suo conto, il futuro dell'argentino sembra sì blu, ma non cerchiato quanto piuttosto accompagnato dallo scuro nero dell'Inter, che ha acceso i fari ed inizia a monitorare la situazione, svegliata dai capricci dell'attaccante di Rosario. Possente e indomabile, Nicola Pozzi dispone probabilmente di frecce meno brillanti ma sicuramente più ispide e funzionali per l'arco blucerchiato. Se ne sarà accorto anche Delio Rossi, emozionato solo dal tiro potente ed angolato dell'ex Empoli che per poco non beffava Marchetti.
Ah, Delio. La sua mano nella caotica e molle Sampdoria vista ieri non si vede affatto: saranno la pausa e i buoni propositi post-natalizi a donarci una squadra conforme all'immagine del suo tecnico, e solo allora potremmo riprendere, con l'abnegazione di chi conosce l'importanza del traguardo e le proprie debolezze, la scalata verso quota 40. Per ora ciò che possiamo fare è goderci l'ultimo giorno di una settimana travagliata, di quelle che, nel bene o nel male, difficilmente si dimenticano. Una settimana da Delio.
Pubblicato per SampNews24
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sabato 8 dicembre 2012
Sensibile sul mercato: "Mancano i soldi, punteremo sull'ingegno"
Nell'ambito dell'intervista realizzata con mediagol.it, Pasquale Sensibile ha parlato del mercato di gennaio e di eventuali operazioni con il Palermo. Ecco quanto ha riferito l'ex ds del Novara:
"Con Pietro ho sempre avuto un rapporto di cordialità, cortesia e stima, penso di poter dire reciproca. Scambi col Palermo? Non so se coincideranno le nostre esigenze, ma se dovessero coincidere noi siamo qui. Mi aspetto un mercato basato su scambi e buone idee, non mi aspetto molto denaro e investimenti. Se con l´ingegno si riesce a sopperire alle mancanza di disponibilità economiche forse possono venire fuori buone idee. Non ho ancora sentito Pietro, però mancano ancora 20 giorni, poi manca tutto gennaio e sapete bene che in realtà il mercato per molti dura dal 27 al 31"
sabato 13 ottobre 2012
Teti: "Monitoriamo circa 50 campionati esteri e vediamo circa 1.300 gare all'anno dal vivo"
Domenico Teti, coordinatore dell'area tecnica della Sampdoria, ha affrontato diversi temi nell'intervista pubblicata dall'edizione odierna del Secolo XIX.
Ha parlato del prossimo avversario, l'AS Monaco, che i blucerchiati affronteranno in amichevole nel pomeriggio: "Considero riduttivo legare esclusivamente alle potenzialità economiche il percorso del Monaco. Non li spende a caso, ma per investimenti mirati su giocatori. E' stato scelto Ranieri, un grande tecnico. E non hanno tralasciato il settore giovanile". Da buon osservatore, inoltre, Teti non ha fatto mistero dei giocatori da tener d'occhio nella compagine transalpina: "Ocampos, un argentino dai grandi numeri. Poi Ferreira Carasco."

Faccio fatica a dire che c'è un modello da prendere come esempio. Alla Samp monitoriamo circa 50 campionati esteri e vediamo circa 1.300 gare all'anno dal vivo. Possiamo vivisezionare le prestazioni di giocatori e squadre. Oggi con la videoanalisi sai tutto di tutti, il fiuto dell'osservatore conta molto meno. Stiamo attenti a tutto e guardiamo tutto per migliorare la conoscenza di base per potere poi compiere scelte con la consapevolezza di priorità e alternative".
La chiusura, di stile, con l'elogio al Ds Pasquale Sensibile: "A lui riconosco le grandi capacità di agire. Non aspetta gli eventi, ma li orienta. Non è poco, sa?".
Inaugurazione Corso di Scienze Motorie di Parma, ci sarà anche Sensibile

Pubblicato per TMW (SampdoriaNews)
lunedì 5 marzo 2012
La resa dei conti
Proprio così, se non è una nemesi storica, poco ci manca. Quella tanto pregustata opportunità di dare uno sfogo verbale alla rabbia, si stava clamorosamente materializzando quando, ieri mattina, ho incontrato il sommo principe della scalmanata cooperativa fedigrafa che ha scritto alcune delle più cupe pagine della storia blucerchiata. Non è Garrone, nè il baldanzoso e demagogo Edoardo, non è lui che ha venduto Cassano e Pazzini nè colui che ha seccamente glissato sulle evidenti lacune con cui la Sampdoria si apprestava ad affrontare la stagione più importante della sua storia recente, quella del Preliminare. Non è lui che ha depauperato la squadra di un'identità di gioco, privilegiando lo scriteriato "palla lunga e pedalare" e raggiungendo risultati miserrimi anche quando le maglie 99 e 10 venivano regolarmente indossate la domenica. E infine no, non è stato lui a mettere la ciliegina sulla torta allestendo uno sconsiderato apparato di scelte tattiche, tecniche e mediatiche e diventando il Paperino della vicenda, il parafulmine su cui si sono riversate la maggior parte delle critiche. Non è Riccardo nè Edoardo Garrone, non Tosi e nemmeno Gasparin, non è Di Carlo nè Cavasin. E' Daniele Dessena. Un ragazzo simpatico, esuberante, gioviale (il sorriso in foto lo testimonia) ma che ha causato la più ampia parte delle numerose bestemmie consumatesi tra Marassi e dintorni. Il kamikaze della gestione tattica e tecnica della partita che ci ha perentoriamente precluso, dagli inizi dello scorso campionato alla pausa invernale di quello in corso, la possibilità di sfruttare le risorse della squadra e di organizzare così trame offensive accettabili. Non ha mai pressato, nè marcato, nè supportato l'asfittico operato del reparto offensivo. E' stato drasticamente nullo, correndo perennemente alla rinfusa e risultando il più completo emblema della Sampdoria che dal gol di Rosenberg aveva rovinosamente perso la bussola e che sembra averla recuperata con il rumoroso repulisti invernale orchestrato da Sensibile. Un ragazzo volenteroso ma chiaramente inadeguato, il cancro tattico che da troppo tempo limitava le prospettive della Sampdoria. Non sarà un caso se proprio mentre Dessena si affacciava ai paradisiaci paesaggi sardi, la Sampdoria riusciva a migliorare sensibilmente le proprie prestazioni. Molto più misterioso è invece il miracoloso rinsavimento calcistico di Dessena col passaggio al Cagliari, che molte occasioni darebbero alle malelingue di fare la propria parte formulando le ipotesi più svariate. Più realistico e rispettoso sarebbe però analizzare il confuso elettrocardiogramma delle sue prestazioni ricorrendo alla sua chiara e naturale attitudine per panorami calcistici molto meno chiassosi e difficoltosi, dove l'atto sportivo e tecnico viene serenamente incentivato, come appunto il tranquillo ambiente cagliaritano. Noi crediamo a questo, preferendo le "sane" paternali tattiche alle meno nobili accuse personali e caratteriali che pioverebbero dalle fiacche e infondate chiacchiere da bar, che ti vorrebbero implicato nel calcio-scommesse.
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.
Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.
Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/
venerdì 20 gennaio 2012
Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio
In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/20/01/2012/paulinho-punisce-una-buona-samp-un-altro-pareggio/
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venerdì 6 gennaio 2012
Il peggior inizio possibile
Il 2012 blucerchiato inizia nel peggiore dei modi, tristemente in linea con il pessimo rendimento dell’anno scorso, un anno che non solo numericamente passerà agli archivi come uno dei peggiori della nostra storia.
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/06/01/2012/il-peggior-inizio-possibile/
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.
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domenica 13 novembre 2011
Profondo (bianco)rosso
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mercoledì 26 ottobre 2011
Inter: sul taccuino anche Obiang?
Fare “affari” con l’Inter è come iniziare a drogarsi. E’ un tunnel: non ne esci più. E così, dopo aver svilito sogni e speranze a Corte
Lambruschini già da gennaio con l’acquisto di Pazzini ma anche ad agosto con quello di Poli, l’Inter non si ferma più. Stanti a quello che sostiene Goal.com, Mario Corso, osservatore nerazzurro, è stato mandato a Marassi a sorbirsi gli strazianti novanta minuti di Sampdoria-Cittadella. Non si vede un match così brutto senza motivo nè per una visita di piacere. Convinti che avrebbe giocato, gli 007 del club di Milano si sarebbero recati a Genova esclusivamente per visionare i progressi di Pedro Obiang, giovane gioiello della compagine blucerchiata, il quale però ha assistito al match dalla panchina. Probabilmente anche Corso si stava chiedendo come mai gli fosse stato preferito Bentivoglio, apparso incredibilmente spaesato sabato al fianco di Palombo. A quanto pare, la società nerazzurra starebbe già meditando un’offerta, non per il mercato invernale, ma per quello estivo. Nessuno di noi vorrebbe vedere un così talentuoso e promettente centrocampista salpare da Genova, però, è realistico capire che la situazione attuale non possa offrire orizzonti sufficientemente ambiziosi allo spagnolo, e credo sia questo quello che sentiremo dalle bocche dei nostri dirigenti quando e se ci priveremo di Obiang. Personale opinione: preferirei ripartire da gente giovane e vogliosa come lui, cercando possibilmente di creare un nuovo ciclo e di fare tabula rasa di tutto ciò che resta della scorsa stagione, come peraltro aveva profetizzato Edoardo Garrone al termine della scorsa stagione. E di racimolare qualche milione proprio grazie ai vari Dessena, Maccarone, Koman e via dicendo, la cui utilità è fortemente in discussione al momento. Intanto, pare che anche Sensibile si sia accorto della scoraggiante lacuna qualitativa a centrocampo: l’ultimo nome accostatoci è quello di Gaetano D’Agostino, sicuramente un regista coi fiocchi. Sarebbe una soluzione ideale per vari aspetti: economico, tecnico-tattico ma soprattutto mentale, incrociamo le dita ma non mettiamoci il cuore sopra.
Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/26/10/2011/inter-sul-taccuino-anche-obiang/

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sabato 15 ottobre 2011
Una rondine non fa primavera

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