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sabato 8 dicembre 2012

Neve, a rischio molte partite. Non la Samp



© www.imagephotoagency.it
L'ondata di gelo in arrivo dalla Groenlandia ha portato in Italia i primi fiocchi di neve di quest'inverno: le nevicate copriranno buona parte del nord almeno fino a domenica. Diverse sono le partite a rischio: calciomercato.comindividua Inter-Napoli, Siena-Catania, Torino-Milan, Atalanta-Parma e Bologna-Lazio: insomma almeno metà delle partite in programma. Non dovrebbe esserci alcun problema per il match di lunedì tra Sampdoria ed Udinese: si prevede infatti una situazione metereologica abbastanza tranquilla per lunedì a Genova.

giovedì 13 settembre 2012

Chiesa pensa alla sua carriera da allenatore: "Mi piacerebbe avere la tranquillità assoluta di Eriksson"

Proprio come quella da calciatore, anche la carriera da allenatore di Enrico Chiesa inizia alla Sampdoria, precisamente agli Allievi Nazionali. Avrebbe dovuto allenare il Figline, ma il fallimento della società toscana ha rovinato i piani dell'ex attaccante di Parma e Siena. Adesso si racconta ai taccuini del Corriere Mercantile, ripercorrendo la sua carriera da calciatore e pregustando quella da allenatore:


"Quando cominciavo ad affacciarmi alla prima squadra, davanti c'erano Vialli e Mancini, lo spazio era per forza minimo. Mi formai in prestito, poi alla prima occasione da titolare giocai talmente bene che arrivò il Parma con un'offerta straordinaria. E' andata così. Ho giocato dappertutto ma era destino che da allenatore ricominciassi dove era partita la mia carriera di giocatore".

"Una volta c'erano un campo in erba e uno in terra, stop. Ora ce ne sono quattro. Ma in società ho ritrovato alcuni vecchi amici. E la serietà della famiglia Garrone, quando giocavo erano gli sponsor. Mi hanno offerto questa opportunità e io sto dando tutto per cercare di meritarla".

"Anche Lippi cominciò da qui la sua carriera? Per carità! Intanto lui giocava in difesa, ma un paragone simile è davvero improponibile. Semmai vale per ribadire il prestigio della storia di questa società, che sono felice mi abbia tenuto a battesimo sia come calciatore che come allenatore".

"Se c'è una qualità che mi piacerebbe avere, è la tranquillità assoluta di Eriksson. Nulla poteva fargli perdere la sua flemma, nemmeno se gli fosse cascato un fulmine davanti ai piedi. Ho letto che Inzaghi, anche lui da allenatore agli esordi, dice di dover molto ad Ancelotti e condivido: una persona seria e leale, direi un buono, rigoroso nei comportamenti, ma quando si incavolava diventava quasi un'altra persona. Non posso dimenticare neppure Gigi Simoni, che mi ha insegnato tanto per la cultura calcistica e statura morale. Spero di aver preso un po' da tutti, ho avuto la fortuna di lavorare con ottimi allenatori. Ora tocca a me restituire qualcosa ai miei ragazzi e spero di riuscirci".  


Pubblicato per TMW (SampdoriaNews)

domenica 9 settembre 2012

Primavera, il gol di Austoni piega il Siena: è 1-0


Per la Primavera blucerchiata arrivano i primi tre punti in campionato. Come si legge dal sito ufficiale, ai blucerchiati è infatti bastata una rete di Gianluca Austoni  per avere la meglio sul Siena all'"Hans Christian Andersen" di Sestri Levante.
La rete arriva al 23', quando Austoni è alacre nell'arrivare prima di tutti sul cross di Siani e nel battere il portiere avversario Conti. In precedenza per i blucerchiati aveva già segnato Luperini, ma l'arbitro aveva annullato il gol per fuorigioco e poi espulso il pisano per proteste. La prossima partita per i baby blucerchiati è in programma sabato 15 settembre, alle ore 15:00, quando giocheranno il recupero della prima giornata contro il Torino. Di seguito il tabellino:
Sampdoria 1
Siena          0
Rete: s.t. 23' Austoni.
Sampdoria (4-2-3-1): Massolo; Pfrunder, Piana, Porro, Cafferata (40' s.t. Rolando); Lombardo, C. Bianchi; Siani, Luperini, Ghiglia (27' s.t. Raso); Austoni (31' s.t. Oneto).
A disposizione: Raffo, Iannelli, Placido, Ivan, Fenati, Zuloaga, Luciani, Dejori.
Allenatore: Felice Tufano.
Siena (4-4-2): Conti; Mulas, Manes, Benedini, Rizzo (19' s.t. Cianciulli); Gonzi, Petriccione, Brenci, Redi (14' s.t. Miocchi); Calì (27' s.t. Canotto), Rosseti.
A disposizione: Geria, Aiazzi, Bonifazi, Camilli, Lalli, Cacciapuoti.
Allenatore: Michele Mignani.
Arbitro: Serra di Torino.
Assistenti: Garavaglia e Riccardi di Novara.
Note: espulso al 5' s.t. Luperini per proteste; ammoniti al 29' p.t. Porro, al 15' s.t. C. Bianchi, al 31' s.t. Austoni, al 37' s.t. Piana, al 44' s.t. Mulas, al 52' s.t. Oneto per gioco scorretto, al 5' s.t. Ghiglia per proteste, al 42' s.t. Cafferata per comportamento non regolamentare; recupero 1' p.t. e 8' s.t.; terreno di gioco in sintetico. 

domenica 22 aprile 2012

Lo stile, prerogativa di pochi

Beffardo, spietato, il destino nel riproporre un indigesto deja-vu al Ferraris genovese, che, dopo aver sofferto le pene blucerchiate l'anno scorso, è chiamato quest'anno a vivere una situazione non meno difficile con i tifosi dell'altra squadra di Genova. Proprio come un anno fa per il popolo blucerchiato, anche per i rossoblù quest'anno la retrocessione inizia ad assumere connotazioni sempre più definite. Ma quello che è persino più sorprendente e degno di nota, è l'assurdo atteggiamento mostrato dai supporters rossoblù, ormai tristemente al centro della cronaca nazionale. Dopo i 4 gol inflitti dal Siena, la rabbia e lo sconfinato malumore del pubblico di casa è culminato in un incivile lancio di un petardo a cui è seguito il persino più deplorevole ostruzionismo per sospendere le operazioni. Una delegazione di tifosi si è infatti irregolarmente arrampicata sulle balaustre mostrando con la più totale veemenza il proprio disappunto. Ai calciatori genoani è stato dunque chiesto di svestire la maglia rossoblù, operazione compiuta da tutti (con tanto di lacrime di Mesto) meno che Sculli, il quale sostiene la propria innocenza dicendo di non aver affatto lesinato impegno. Le parole del locrese convincono i tifosi genoani ad acconsentire la ripresa delle operazioni, ed è così che al 59' Genoa e Siena rientrano in campo.


Stigmatizzare l'assurdo comportamento dei tifosi genoani è il minimo, anche perché gli stessi tifosi sampdoriani, a differenza della maggior parte della fazione che adesso critica aspramente i rossoblù, hanno vissuto sulla propria pelle il significato di una retrocessione improvvisa e inaspettata e sanno bene cosa possa frullare nei cervelli dei delusi supporters rossoblù. Non è tutto: l'hanno fatto con un aplomb e un'integrità morale, rarissimi per la storia culturalmente insoddisfacente del calcio italiano, oggi ulteriormente infangata dagli avvenimenti del Ferraris. Proteste si, manifestazioni anche (seppur nessuna a livello corale) ma mai sforando i limiti della legalità e della convivenza civile, se non in occasione del battibecco con Cavasin, che comunque rappresenta un assoluto unicum nella storia della scorsa annata blucerchiata. Insomma, il pubblico blucerchiato ha saputo subire l'esagerata violenza con cui il destino gli si era scagliato contro, oltre ovviamente agli eccessivi sfottò dei tifosi genoani, senza troppi problemi e anzi cingendosi dietro l'amore e la passione per la storia, il blasone e i colori della Sampdoria, come testimoniato dallo splendido epilogo coreografico fatto di cori e sciarpate della scorsa annata. Basti questo a chiudere la bocca di chi già pregusta accuse da muovere all'intera popolazione genovese, che nonostante tutto resta uno degli esempi culturalmente e moralmente più candidi del triste proscenio italiano.

L'orgoglio allora cresce, s'infittisce; nasce la consapevolezza di esser sempre più maestosamente unici nel panorama nazionale, perché essere sampdoriani, nonostante tutto, è un onore.

sabato 7 aprile 2012

Quanti gol da Trieste in giù! E Gesù risorge in anticipo...

Contorto, imprevedibile, avvincente. E' il copione della trentunesima giornata di Serie A, che oggi ha dato prova di tutta la sua straordinaria bellezza, garantendo gol e spettacolo in ogni angolo della penisola, da Trieste in giù, proprio come cantava la Carrà. Eh si, perché Cellino ha concretizzato quella che inizialmente sembrava solamente un'invitante suggestione facendo sì che il Cagliari si giocasse le ultime partite casalinghe proprio nel Nereo Rocco di Trieste, storico teatro del calcio italiano che sarà atteso da un altro lungo e immeritato periodo di anonimato per via del triste fallimento della Triestina. E così nella splendida atmosfera creata da un pubblico accorso numeroso (anche da Cagliari), la formazione sarda e quella diretta dal novellino Stramaccioni hanno dato spettacolo, fronteggiandosi a viso aperto e concludendo il match sul 2-2. Non mancano i gol nemmeno nella vicina Verona, dove il Chievo evapora i sogni europei del Catania battendolo per 3-2, e si porta a una sola lunghezza dalla compagine etnea. 
Il Siena invece sembra abbandonare definitivamente la zona calda raggiungendo quota 39 e la decima posizione, dopo la convincente vittoria di Bergamo arrivata grazie ai centri di Larrondo e Destro. Provvidenziale il risultato della squadra di Sannino che si lascia dietro un confuso e pericolante marasma di squadre che temono per la propria incolumità dopo il brusco risveglio del Lecce, che ha impartito l'ennesima batosta a Luis Enrique. Anche oggi la squadra capitolina ha denotato preoccupanti lacune difensive, che hanno dato numerose opportunità agli sguscianti attaccanti salentini per valorizzare il proprio potenziale. A salire in cattedra è stato Muriel, che ha vivisezionato Heinze e compagni con giocate   incredibilmente simili a quelle del Sanchez rapido e imprendibile che l'anno scorso fece le fortune dell'Udinese. E non sarà un caso se è proprio l'Udinese a detenere il cartellino del colombiano. Non è l'unico motivo per sorridere per i (pochi) tifosi friulani, che oggi si sono goduti l'importante successo sul Parma che li porta temporaneamente al terzo posto (in attesa del big match serale tra Lazio e Napoli). Proprio per il Parma ritorna l'aberrante spettro della retrocessione: le lunghezze che dividono i ducali dal Lecce sono solo 4. Stesso discorso per il Genoa che, raggiunto in giornata da un bel gol di Mascara, rischia di capitolare proprio come fecero gli odiati cugini l'anno scorso. Leggermente più roseo è l'orizzonte della Fiorentina, che dopo il clamoroso trionfo di San Siro, sembra godere di un margine sufficiente di punti e morale per scrollarsi di dosso l'incubo-retrocessione. A consegnare i tre punti a Delio Rossi è stato proprio quell'Amauri bistrattato e preso in giro, che molti, ironizzando sul suo insolito taglio di capelli, volevano rinchiuso nel sepolcro in attesa della resurrezione. L'italo-brasiliano ha invece accorciato i tempi e s'è fatto vivo prima del previsto: manco a farlo apposta, i destinatari del suo omaggio sono proprio quei tifosi che fino a pochi mesi fa lo deridevano e che mai avrebbero pensato di poter gioire per un suo gol. Per la Juventus si presenta dunque l'insperata possibilità di scavalcare il Milan e di mangiare la colomba pasquale in vetta alla classifica. 

lunedì 5 marzo 2012

La resa dei conti

Proprio così, se non è una nemesi storica, poco ci manca. Quella tanto pregustata opportunità di dare uno sfogo verbale alla rabbia, si stava clamorosamente materializzando quando, ieri mattina, ho incontrato il sommo principe della scalmanata cooperativa fedigrafa che ha scritto alcune delle più cupe pagine della storia blucerchiata. Non è Garrone, nè il baldanzoso e demagogo Edoardo, non è lui che ha venduto Cassano e Pazzini nè colui che ha seccamente glissato sulle evidenti lacune con cui la Sampdoria si apprestava ad affrontare la stagione più importante della sua storia recente, quella del Preliminare. Non è lui che ha depauperato la squadra di un'identità di gioco, privilegiando lo scriteriato "palla lunga e pedalare" e raggiungendo risultati miserrimi anche quando le maglie 99 e 10 venivano regolarmente indossate la domenica. E infine no, non è stato lui a mettere la ciliegina sulla torta allestendo uno sconsiderato apparato di scelte tattiche, tecniche e mediatiche e diventando il Paperino della vicenda, il parafulmine su cui si sono riversate la maggior parte delle critiche. Non è Riccardo nè Edoardo Garrone, non Tosi e nemmeno Gasparin, non è Di Carlo nè Cavasin. E' Daniele Dessena. Un ragazzo simpatico, esuberante, gioviale (il sorriso in foto lo testimonia) ma che ha causato la più ampia parte delle numerose bestemmie consumatesi tra Marassi e dintorni. Il kamikaze della gestione tattica e tecnica della partita che ci ha perentoriamente precluso, dagli inizi dello scorso campionato alla pausa invernale di quello in corso, la possibilità di sfruttare le risorse della squadra e di organizzare così trame offensive accettabili. Non ha mai pressato, nè marcato, nè supportato l'asfittico operato del reparto offensivo. E' stato drasticamente nullo, correndo perennemente alla rinfusa e risultando il più completo emblema della Sampdoria che dal gol di Rosenberg aveva rovinosamente perso la bussola e che sembra averla recuperata con il rumoroso repulisti invernale orchestrato da Sensibile. Un ragazzo volenteroso ma chiaramente inadeguato, il cancro tattico che da troppo tempo limitava le prospettive della Sampdoria. Non sarà un caso se proprio mentre Dessena si affacciava ai paradisiaci paesaggi sardi, la Sampdoria riusciva a migliorare sensibilmente le proprie prestazioni. Molto più misterioso è invece il miracoloso rinsavimento calcistico di Dessena col passaggio al Cagliari, che molte occasioni darebbero alle malelingue di fare la propria parte formulando le ipotesi più svariate. Più realistico e rispettoso sarebbe però analizzare il confuso elettrocardiogramma delle sue prestazioni ricorrendo alla sua chiara e naturale attitudine per panorami calcistici molto meno chiassosi e difficoltosi, dove l'atto sportivo e tecnico viene serenamente incentivato, come appunto il tranquillo ambiente cagliaritano. Noi crediamo a questo, preferendo le "sane" paternali tattiche alle meno nobili accuse personali e caratteriali che pioverebbero dalle fiacche e infondate chiacchiere da bar, che ti vorrebbero implicato nel calcio-scommesse.
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.

Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/

domenica 27 novembre 2011

Gary Speed R.I.P.

Da raccontare ci sarebbero diverse cose. A partire dal trionfo con cui l'Inter pare essersi definitivamente lasciata alle spalle la crisi, oppure dall'ennesima vittoria del Palermo tra le mura amiche. Ma, purtroppo, oggi c'è qualcosa di ben più grave da ricordare. Gary Speed si è tolto la vita, è stato trovato impiccato nel suo appartamento. Non ci si potrebbe credere guardando la sua apparizione ieri sera a Football Focus della BBC, dov'era parso sorridente, pacato, straordinariamente competente in materia calcistica come al solito. Addirittura Robbie Savage, suo grande amico nonchè ex compagno di squadra tra le fila del Galles, rivela, incredulo, di averlo sentito al telefono ieri sera e di averci riso e scherzato insieme parlando di calcio, ballo e donne, come sempre. Aveva 42 anni, con una gloriosa carriera da calciatore da poco conclusa e un'altra, quella da allenatore, iniziata con premesse e prospettive più che rosee. Prima centrocampista centrale nel più degno stile british, poi estroso manager pronto a rivoluzionare il volto della nazionale gallese. Pensare che un uomo così tanto apprezzato e stimato per quello che faceva potesse anche solo sfiorare un'idea del genere fa rabbrividire ma allo stesso tempo fa riflettere su quanto oscura e cupa possa essere l'esistenza anche nel più fortunato dei casi. Guardarlo sorridere, parlare di calcio e affermare fermamente il principio dell'uguaglianza anche nel calcio, in occasione della domanda su Chris Powell, il black manager del Charlton, infittisce il mistero della sua scomparsa. Penso non ci siano parole migliori di quelle di Tim Cahill per riassumere ciò che Gary Speed abbia rappresentato per il calcio inglese: "Gary Speed was the ultimate pro on and off the pitch". Uno dei pochi a non esser stati travolti dalla burrascosa ondata di soldoni e petrolieri vari che sta cancellando la reale essenza del football. Credo che parlare di calcio in momenti come questo, in giornate come questa non avrebbe alcun senso e anzi, dovrebbe far quasi vergognare.
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