Un infortunio alla coscia priva Olanda-Germania di uno dei suoi più grandi protagonisti: Robin van Persie non sarà a disposizione di van Gaal. L'ex Feyenoord si aggiunge dunque alla lista di infortunati del Manchester United, che comprende un altra colonna dell'undici di Ferguson, ossia Wayne Rooney, anche lui indisponibile per l'amichevole infrasettimanale. Dell'entità dell'infortunio alla caviglia che aveva costretto Rooney ad uscire anzitempo dal match con l'Aston Villa si sa poco, mentre l'olandese tornerà arruolabile per la sfida di sabato che impegnerà i Red Devils a Carrow Road contro il Norwich.
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venerdì 16 novembre 2012
lunedì 29 ottobre 2012
Van Persie ancora decisivo, è lui il numero uno?
Anni fa, secoli fa, un signore di nome Fedor Dostoevskij decise di emergere dall’anonimato e diventare uno degli scrittori più letti e famosi di sempre. “La bellezza salverà il mondo” disse, lasciando di sasso i lettori e pronunciando una delle frasi più criptiche e affascinanti che siano probabilmente mai state dette. Tra i seguaci del mantra del moscovita non può non figurare Sir Alex Ferguson, uno che la ha imparato a conoscere bene la bellezza. Ha imparato e si è innamorato dinanzi alle celestiali giocate di Robin van Persie, uno che di poesie ne scrive settimanalmente con la palla tra i piedi, ostentando una coordinazione atleticamente impeccabile e difficilmente emulabile. Soprattutto, Sir Alex si è divertito e rallegrato nel vederlo con la maglia (tovaglietta, direbbero i detrattori) del Manchester United, squadra che con l’olandese è tornata a spadroneggiare e a presenziare nella ristrettissima èlite del calcio mondiale.
La flessibilità, la pluralità di opzioni offensive che Robin ha garantito a Ferguson hanno determinato effetti superlativi anche nel discusso successo sul Chelsea. Non è stata la miglior giornata di van Persie, che ha perso qualche pallone di troppo e che non ha giocato con la solita precisione e maestria. Eppure, il tabellino gli riconosce il gol dello 0-2, così come i replay dimostrano che il suo zampino in realtà c’è anche nelle altre due reti dello United, ed è uno zampino che vale quasi il 100% dei meriti, in entrambi i casi. Decisivo, forse più di Clattenburg e dei suoi degni compari, che hanno ingiustamente convalidato la rete di Hernandez ed inspiegabilmente espulso El Nino.
La grandezza dell’ex Feyenoord è perciò evidente: la sua presenza ha una così pesante influenza anche in giornate non particolarmente positive ed anche in partite non esattamente ordinarie (si giocava contro i primi classificati nonché unici imbattuti del campionato). Ed è un leit motiv che inizia a diventare noioso: sette le reti in campionato, due quelle in Champions. Un bottino che, a fine ottobre, pochi possono vantare.
La grandezza dell’ex Feyenoord è perciò evidente: la sua presenza ha una così pesante influenza anche in giornate non particolarmente positive ed anche in partite non esattamente ordinarie (si giocava contro i primi classificati nonché unici imbattuti del campionato). Ed è un leit motiv che inizia a diventare noioso: sette le reti in campionato, due quelle in Champions. Un bottino che, a fine ottobre, pochi possono vantare.
Quando si parla di Robin, raramente si pensa al più forte attaccante del globo. Certo, ci sono Benzema, Ibrahimovic, c’è soprattutto Falcao, che con quello scoppiettante inizio di stagione ha stregato anche i più scettici: insomma, la concorrenza è di altissimo livello. Paragonare e confrontare calciatori così forti, ma anche così dissimili per caratteristiche e contesti, dà risultati estremamente scarsi, soprattutto in uno sport così poco razionale ed empirico. Quello che si evince dall’ondata mediatica e dai commenti più o meno imparziali dei vari telecronisti è che van Persie viene correntemente escluso dall’Olimpo dei più forti. Le ragioni possono essere svariate: chi lo conosce e l’ha seguito meglio, può spiegarsi parlando della sua limitata professionalità e del suo carattere decisamente scomodo: non è erroneo pensare al Van Persie che salpò da Rotterdam come una sorta di Balotelli d’Olanda, anche se a quei tempi Super Mario stava ancora giocando coi lego. Ben diversamente dal bad boy italiano, van Persie però ha saputo mimetizzarsi con la realtà inglese e diventare una persona notevolmente più matura: l’ultima squalifica scontata dall’olandese risale a quasi quattro anni fa (follia di Busacca in Barça-Arsenal esclusa). Sfatato il primo mito, ci si potrebbe appellare al fatto che l’unica stagione da top player (utilizzando l’accezione più elitaria possibile di questo termine eccessivamente inflazionato) dell’olandese sia stata quella scorsa. Anche in questo caso però si dimentica un particolare non certo trascurabile: l’ultima, fatata, stagione giocata coi Gunners è stata anche l’unica in tutta la sua carriera in cui abbia potuto collezionare più di 30 presenze. E poi, con il gol van Persie ha sempre avuto ottimi rapporti, anche nelle stagioni più grigie e sfortunate. Motivi quindi per aver paura di far brutta figura dando lo scettro virtuale di padrone d’Europa al numero 20 dello United in teoria dovrebbero mancare. Potrebbe risultare antipatico e viziato, o magari ambizioso e vincente, per le scelte prese in estate, ma quanti a 29 anni e con quel talento avrebbero sbattuto la porta in faccia al Manchester United e alla possibilità di riempire un palmares pressoché vuoto (e che all’Arsenal sarebbe rimasto tale con ogni probabilità)?
Si può aver paura, si può non averla: di certo, Robin è lì, in quell’Olimpo, ed ha davvero poco da invidiare ai colleghi con cui lo divide.
Si può aver paura, si può non averla: di certo, Robin è lì, in quell’Olimpo, ed ha davvero poco da invidiare ai colleghi con cui lo divide.
Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)
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giovedì 1 dicembre 2011
Player Of The Week: Federico Macheda
Beh, a dire il vero in questo caso più che di "player" sarebbe meglio parlare di "Bluff of the Week". Ne converrà Alex Ferguson che, ammaliato dal celebre gol di qualche anno fa (contro l'Aston Villa) con il quale Federico Macheda aveva praticamente inciso la fatidica parola "fine" sulla Premier del 2009, aveva profetizzato un futuro più che radioso per il 20enne. A distanza di qualche anno, appare molto più probabile che invece l'ex Lazio debba rassegnarsi a palcoscenici molto più modesti di quelli che così precocemente ha vissuto e sta, tutt'ora, vivendo. Le criptiche affermazioni di Ferguson avevano convinto persino Garrone, il quale, aveva individuato il sostituto di Antonio Cassano proprio nel promettente Macheda, un acquisto dopo il quale, almeno a quanto disse, l'entusiasmo è aumentato di 20 volte. Non andò esattamente come sperava il patron genovese: il bel gol siglato contro l'Udinese all'esordio fu l'unico per Macheda e per i blucerchiati fu Serie B. La parentesi blucerchiata di Macheda ha del raccapricciante: la strafottenza del poco più che esordiente centravanti unita a un'alterigia assolutamente sproporzionata rispetto al suo valore effettivo lo rese un personaggio addirittura più odiato del cadavere Maccarone per i tifosi blucerchiati. Per lui, giocare nella Sampdoria non era che una passerella per ostentare a tifose e fan varie il suo look squisitamente metrosessuale. A completare un cocktail fortemente istigante all'odio eterno sono state le clamorose dichiarazioni estive del soggetto in questione: "E' stata durissima, non ho avuto molte occasioni (sono state anche troppe!) e la squadra ha perso la serie A. Non sono nemmeno riuscito ad uscire di casa in quei sei mesi (come ti compatiamo!) perchè c'era sempre la possibilità di venire alle mani con i tifosi della Samp, erano furiosi con me, non era la situazione migliore. Non è come allo United, in Italia i tifosi possono essere un po' pazzi quando le cose non vanno bene". Aldilà delle gratuite insinuazioni sulla violenza del popolo doriano che, per quanto viscerale, ha sempre mostrato una netta idiosincrasia verso ogni tipo di atto violento, a differenza di molte altre culture calcistiche italiane, è simpatico constatare l'ultima affermazione con cui si pone quasi da ambasciatore dei costumi italiani in Inghilterra cercando di salvare la reputazione perlomeno lì. Reputazione che pare però aver irrimediabilmente segnato anche in Inghilterra, dopo il match di ieri sera di Carling Cup contro il Crystal Palace di Freedman che ne approfitta per segnare una vittoria che ha del memorabile. L'occasione concessagli da Ferguson, una sorta di extrema ratio dopo la problematica esperienza blucerchiata ma anche il suo non esaltante inizio di stagione, viene naturalmente sprecata da Macheda. Non vi lasciate influenzare dal rigoretto messo a segno: in realtà la performance di Macheda è stata incredibilmente scialba, naturale credere che la sua carriera a Manchester possa ritenersi ormai compromessa.
Questo pesante j'accuse non può che chiudersi con un affettuoso, quasi paterno, consiglio per Macheda: parlare meno, pettinarsi ancor meno e lavorare tanto. Dev'essere questo il mantra del centravanti romano per provare a dare una svolta alla sua carriera. E per non rievocare nelle memorie dei tifosi inglesi le tristi vicissitudini dell'ei fu Francis Jeffers, la tanto discussa e tanto amata punta dell'Arsenal che non sbocciò mai. Adesso è finito addirittura a giocare in Australia, ed è inquietante vedere che Macheda gli somigli sempre di più.
Questo pesante j'accuse non può che chiudersi con un affettuoso, quasi paterno, consiglio per Macheda: parlare meno, pettinarsi ancor meno e lavorare tanto. Dev'essere questo il mantra del centravanti romano per provare a dare una svolta alla sua carriera. E per non rievocare nelle memorie dei tifosi inglesi le tristi vicissitudini dell'ei fu Francis Jeffers, la tanto discussa e tanto amata punta dell'Arsenal che non sbocciò mai. Adesso è finito addirittura a giocare in Australia, ed è inquietante vedere che Macheda gli somigli sempre di più.
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sabato 5 novembre 2011
Tutto (o quasi) secondo pronostico
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Ferguson festeggia con una vittoria i 25 anni alla guida dei Red Devils |
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domenica 23 ottobre 2011
Boring, boring City

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