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martedì 25 dicembre 2012

Ve lo ricordate Boris Odwong?



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Sogni le stelle, nella boccia dei pesci rossi finisci. È l'hokku che probabilmente meglio descrive la vita di coloro i quali sentono di aver fallito e di aver tradito le attese. È, quindi, anche l'hokku di Boris Odwong che, guarda caso, porta proprio il nome del pesce rosso più famoso della tv. Lo statuario (192 cm x 90 kg) attaccante nativo di Roma ma di origini nigeriane pareva destinato a una carriera di alto livello e diversi erano gli addetti ai lavori che vedevano, tra le caratteristiche in comune con Balotelli, qualcosa in più della mera somiglianza fisica. 
Ha cominciato nel Savio, squadra dilettantistica romana, e poi, esploso negli Allievi d'Elite di Walter Ameli, ha iniziato a far parlar di sè. Quindi, le prime voci di mercato: il Genoa, l'Inter, il Tottenham addirittura. Alla fine, arriva la Sampdoria che gli offre la possibilità di confrontarsi con una delle migliori realtà giovanili del panorama nazionale e non solo. Tra allievi e primavera, Odwong non riesce però a lasciare il segno e così, a gennaio, si trasferisce in prestito alla Viterbese. Non gioca male, Odwong, ma il suo rendimento è troppo altalenante e il suo carattere troppo difficile: ecco perché la Sampdoria, forte anche di una rosa molto forte che, solo due stagioni prima, aveva vinto tutto e che non necessitava affatto di un talento discontinuo e problematico, decide di non rinnovare il suo contratto.
A questo punto, per Odwong, comincia l'Odissea. Il Nardò lo acquista a titolo definitivo, e gli dà, nuovamente, la possibilità di confrontarsi con la Serie D. Nemmeno in Puglia però, il talento di Odwong riesce a sbocciare: fioriscono invece i dubbi sul suo conto, ormai passati sono i tempi in cui ci si rivolgeva a lui come al "nuovo Balotelli", meno prestigiosa e accattivante è ora la sua etichetta: meteora, o peggio, bidone. E quale miglior meta allora, di Malta? Come molti giocatori che tanta fatica hanno trovato in campionati più probanti, Odwong si trasferisce nell'isola che prese il nome dalla ninfa Melite per giocare prima con il Naxxar FC (seconda divisione maltese) e poi, da gennaio 2011, con il Floriana FC (prima divisione). In otto presenze in campionato coi biancoverdi, solo una volta il mastodontico centravanti riesce a trovare la via della rete. 
A giugno, Odwong decide di rifare le valigie e diventare un globetrotter a tutti gli effetti. Si trasferisce addirittura in Moldova, a Chisinau per giocare nella prima divisione nazionale con il Rapid. L'italo-nigeriano però, proprio non riesce a trovare pace: a novembre il presidente del club annuncia di averlo sospeso insieme al capitano del club, Mark Gouffan. Victor Ostap, il presidente, motiva la decisione alludendo al suo comportamento antisportivo e alla sua mancanza di voglia. La sua carriera al club non è ancora compromessa, infatti, lo stesso Ostap ricorda che la decisione relativa alla risoluzione del suo contratto sarà presa durante le vacanze natalizie.
A questo punto, il paragone con Balotelli non sembra così campato in aria: dell'attaccante del City però, Odwong non ha preso, a quanto risulta dalla sua sgangherata carriera, l'estro tecnico, bensì il peggior aspetto possibile, ossia la presunzione e il sovversivismo.  

domenica 2 dicembre 2012

Stefan Savic, l'altra faccia della Fiorentina montenegrina


Esiste da poco più di 6 anni ma spesso risulta ancora un boccone indigesto ai meno pratici della geografia che ancora la considerano, erroneamente, parte del territorio serbo, o peggio, di quello jugoslavo. A Firenze però, quando si parla di Montenegro, si conosce bene l’argomento. Si sa bene che si tratta di una nazione calcisticamente molto in crescita e che sempre più talenti sta offrendo al variopinto mondo del calcio. L’hanno imparato grazie alle gesta del loro numero 8, ossia Stevan Jovetic, una delle luci più raggianti dell’opaco campionato italiano. Un altro montenegrino, Stefan Savic sta confermando quanto appreso.
Dietro i 186 cm e un fisico mastodontico che, abbinato alla bruna criniera, quasi lo rende un dio greco, si cela una personalità altrettanto possente e indomabile. Quella di un ragazzo che, a soli 20 anni, ha deciso di lasciare i Balcani per inseguire un sogno con la palla al piede, affogando ogni preoccupazione concernente la possibilità di aver fatto il passo più lungo della gamba, nelle cifre dell’oneroso contratto che gli offriva il Manchester City. Per strapparlo al Partizan, Mancini pagò ai serbi un corrispettivo vicino ai 6 milioni di sterline (circa 7 milioni d’euro) assicurandosi così le prestazioni di colui che veniva definito come uno dei giovani difensori più talentuosi del panorama europeo. E infatti, il manager di Jesi non gli ha affatto lesinato fiducia schierandolo per ben 21 volte e preferendolo spesso ai più famosi (e pagati) Lescott Kompany. L’apporto di Savic non è stato per la verità esaltante, a rovinare un rendimento tutto sommato vicino alla sufficienza sono i diversi errori commessi dal centrale montenegrino, come il goffo intervento contro il Tottenham che concesse (quasi un anno fa) il gol a Defoe e che rischiava di compromettere la partita, e il campionato per iCitizens.
Non sono mancati però i momenti lieti, il più felice è indubbiamente quello vissuto ad Ewood Park, dove il leone montenegrino ha ruggito dopo il poderoso stacco di testa che gli consentì di battere Robinson, il portiere del Blackburn Rovers. L’altro è quello del Villa Park, quando Savic vestì per l’ultima volta la maglia del Manchester City giocando il Charity Shield che la sua squadra vinse per 3-2 contro il Chelsea.
La partenza, inaspettata, per Firenze rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo per Savic, proprio mentre il suo collega Nastasic compiva il percorso inverso ed andava ad abbracciare Mancini. La decina di milioni ottenuta oltre al cartellino di Savic ha convinto anche i più scettici tifosi della Viola circa la convenienza dell’operazione e le ultime prestazioni del montenegrino lo stanno confermando. Dopo un inizio passato più in panchina che in campo, Savic si sta ritagliando uno spazio importante nell’undici di Montella e sta facendo il possibile affinché il nome di Nastasic resti un ricordo sfiorito nelle memorie dei tifosi fiorentini. La fisicità, il vigore e la discreta padronanza tecnica fanno di lui un buonissimo difensore, che forse a Manchester ha pagato a caro prezzo l’inesperienza e l’alta propensione alle amnesie difensive. Difetti che i doriani sperano di rivedere nell’ostico confronto col rapido e sgusciante Icardi che caratterizzerà uno dei diversi mismatch della sfida del Franchi. 

venerdì 21 settembre 2012

Europa League, affonda il Panathinaikos dell'ex Fornaroli

Brutta sconfitta per i greci del Panathinaikos nella prima giornata del Gruppo J di Europa League: allo Stadion Ljudski vr  di Maribor, i padroni di casa si sono imposti per 3-0. E' stato della partita anche l'ex attaccante della Sampdoria Bruno Fornaroli, entrato al 56', non riuscendo però a ribaltare l'esito del match. 

Pubblicato per TMW (SampdoriaNews)

lunedì 17 settembre 2012

PUBBLICATO PER IL SITO DI PEDULLA'- Player of The Week: Harry Kane



Harry Kane
# 37


Per introdurlo basterebbe canticchiare il ritornello della nota canzone di Bob Dylan, nonché colonna sonora del capolavoro di cui Denzel Washington fu, a suo tempo, protagonista. This is the story of the Hurricane, o meglio, this is the story of Harry Kane. Nato nel 1993 a Chingford, distretto londinese, Harry Kane  è alto, biondo, posato e ha gli occhi azzurri. Il taglio di capelli lo rende più simile al figlio di papà che frequenta la scuola privata piuttosto che al bulletto da bassifondi. Sembra essersi perso nel tempo, sembra un calciatore anni '60. Il suo talento, la sua figura elegante ma spietata nello sgomitare coi difensori avversari e colpire con forza il pallone, ricordano più Charlton che Rooney. Di Rubin Carter, l'hurricane tra i pugili, Kane condivide più di una semplice assonanza, anzi, come lui l'attaccante londinese è un uragano, uno di quelli devastanti che depredano le difese avversarie.

Ne sanno qualcosa le difese della Championship inglese che all'allora diciassettenne Kane concessero ben 8 reti la scorsa stagione. Giocava nel Millwall e la tradizionalmente calorosa tifoseria dei Lions s'era letteralmente prostrata al ragazzo, divenuto idolo e trascinatore di una delle squadre più note d'Inghilterra. L'esperienza di Kane al Millwall si è però chiusa in estate, quando è ritornato alla squadra detentrice del suo cartellino, il Tottenham. Guardandolo giocare e scorrendo con l'indice verso l'esiguo elenco delle squadre in cui ha militato, paragonarlo a Sheringham appare spontaneo. E' dello stesso avviso Tim Sherwood, secondo di Villas-Boas, che ha destato una certa attenzione scomodando il più vintage dei nomi del calcio british. Proprio come Teddy, Kane è nato a Londra ed è passato dal Millwall prima di vestire la casacca degli Spurs. La gloriosa carriera di Sheringham appare inevitabilmente inarrivabile ma Kane ha dimostrato di avere un sufficiente numero di frecce nel suo arco per smentire la storia e gli scettici. Villas-Boas, che ha speso ottime parole su di lui, sembrerebbe disposto a scommettere più di un penny su Kane. Chi di certo ha scommesso molto su di lui è Chris Hughton, manager del Norwich, che al diciannovenne ha consegnato le chiavi di un attacco da rivoluzionare. Il leggendario Grant Holt è ormai lontano dai suoi anni migliori, così come Jackson non è più che un onesto comprimario, Morison per quanto molto utile alla causa di Hughton non ha la continuità del titolare. Ed ecco allora che al diciannovenne londinese potrebbero aprirsi le porte per la formazione titolare e una stagione da protagonista in Premier League. Il Carrow Road, la casa dei canaries di Norwich, Kane l'ha già assaporato entrando a partita in corso contro il West Ham. Nella manciata di minuti concessagli ha sfiorato due volte il goal e svegliato il pubblico di casa con un paio di giocate di grande eleganza e spietatezza nella conclusione. Non ha trovato il gol che lui e la sua promettente storia avrebbero meritato, ma ha donato agli addetti ai lavori (quantomeno a quelli più pigri che non l'avevano già seguito) un nome di sicuro affidamento su cui puntare. Harry Kane, the Hurricane. Curioso. Ne sentiremo parlare.

Pubblicato per il sito ufficiale di Pedullà

domenica 6 maggio 2012

City, una mano sulla Premier

La penultima giornata di Premier League riassume alla perfezione i contenuti di un campionato assolutamente spettacolare pur nel suo complessivo abbassamento di livello rispetto alle edizioni degli anni passati. I risultati in Europa, esaltante parentesi di Di Matteo e soci esclusa, documentano infatti quello che è un fisiologico, ma non estremamente preoccupante, calo di qualità del calcio inglese, che resta però straordinariamente avvincente. Il City oggi, era all'ultimo ostacolo verso il tanto agognato titolo, aspettato ormai da 44 anni. Di fronte c'era il temibile Newcastle del sorprendente Papiss Cissè e di tutti gli altri interessanti elementi che hanno reso la squadra di Pardew un'autentica macchina da guerra. Si giocava al St James' Park (ribattezzato SportsDirect Arena per ovvie ragioni di profitti economici), e il match aveva tutta l'aria di essere una partita forse persino più ostica del Manchester Derby giocato pochi giorni prima, visti i convinti aneliti europei dei supporters di Newcastle-upon-Tyne. Le preoccupazioni dei Citizens si sono mostrate infatti più che fondate, come testimonia il nevrotico equilibrio dei primi 45 minuti di gioco. E' servita un'invenzione di Yaya Tourè, proprio il vecchio martoriato (mediaticamente) ivoriano per le sue scarse (o presunte tali) abilità balistiche, che ha battuto l'ottimo Krul con una conclusione chirurgica. A raddoppiare è stato sempre il fratello del meno alto e dotato Kolò. Inutile dire quanto positivamente influisca di quello che probabilmente è stato l'unico vero merito tattico di Mancini nella sua quasi triennale esperienza britannica, che ha avuto l'intuizione di ricamargli una posizione ad hoc per i suoi mezzi fisici e tattici, posizionandolo da trequartista atipico, ruolo che Yayà ha ricoperto con lodevole brillantezza. Il malumore dei tifosi di casa è stato addirittura alimentato del clamoroso pareggio raggiunto dal Tottenham (in 10) al Villa Park, contro i disastrati Villans (a un pericoloso ma non estremamente preoccupante +3 sulla zona retrocessione). Per i Magpies diventa dunque fondamentale espugnare il Goodison Park, e sperare nelle poco attendibili sconfitte di Tottenham (che sfida in casa il Fulham) e Arsenal (impegnato al The Hawthorns, contro il WBA). L'affollata zona-Champions non è l'unica a regalare spettacolo assoluto agli appassionati di Premier, molto agitata e convulsa è anche l'atmosfera che si respira dalle parti basse della classifica. Ne sanno qualcosa le ormai cagionevoli coronarie dei tifosi del QPR, che a un minuto dalla fine del match, già si prefiguravano l'apocalittico scenario della retrocessione, con il Bolton in vantaggio sul WBA e un match in casa ancora da sbloccare contro l'ostico Stoke City. A risolvere tutto (o quasi) sono stati Cissè e Morrison, il primo trova l'insperato gol del vantaggio a Loftus Road mentre il secondo pareggia clamorosamente al Reebok Stadium, dove il Bolton è riuscito a dilapidare un vantaggio di ben 2 reti. La classifica adesso vede dal diciottesimo posto in su: Bolton (35), Wigan (37, con una partita in meno da giocare contro un Blackburn ormai quasi matematicamente condannato alla Championship), QPR (37) e Aston Villa (38). Insomma, mettetevi comodi, chiamate gli amici e andate a comprare i pop-corn, perché c'è ancora da divertirsi...

lunedì 19 marzo 2012

LIVE- Adesso Muamba rischia danni cerebrali

Nulla di nuovo. Fabrice Muamba è ancora stabile in terapia intensiva e adesso subentra una preoccupazione supplementare riguardo al suo stato di salute: emerge infatti che il suo cuore sia stato fermo per ben 2 ore prima di tornare a battere al London Chest Hospital, dov'era stato prontamente portato dopo ripetuti ma vani tentativi di rianimazione da parte dello staff medico di Tottenham e Bolton. La paura è che, nel caso dovesse farcela, Muamba debba fare i conti con gravi danni cerebrali. Nel frattempo, persiste l'intenso plesso di speranza, cordoglio e solidarietà per Muamba e la sua famiglia, da ogni angolo dello sterminato mondo del calcio. Da Tim a Gary Cahill (che contro il Leicester ha esultato mostrando la scritta "Pray For Muamba", ormai divenuto hashtag popolarissimo su Twetter), da Hoyte a Wilshere, passando per Redknapp, Defoe, Van Persie, Al Habsi, Walker, Rooney e molti altri ancora. Tutti fanno il tifo per il roccioso mediano inglese che adesso deve fare il più importante dei fatidici tackle su cui ha costruito la sua carriera. Quello alla morte.

Restate collegati per ulteriori aggiornamenti, sperando, ovviamente, che siano positivi.



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domenica 22 gennaio 2012

Si scrive fortuna, si legge City

Quello sull'esistenza di Dio è un dibattito eterno, a cui spesso gli uomini non riescono a dare una spiegazione soddisfacente. Per quello che ha vissuto oggi, di certo, Mancini avrà invece le idee piuttosto chiare a riguardo. Dio esiste, eccome se esiste. E tifa Manchester City, peraltro. E' l'unico modo per spiegarsi il senso dei mirabolanti 90' dell'Etihad Stadium, con cui i tifosi dei Citizens hanno toccato l'apice di una serie immane di aiuti della dea bendata, iniziata con il rilevamento della società dello sceicco Mansour, proseguita a suon di cifre esorbitanti in sede di campagna acquisti e concretizzatasi definitivamente forse proprio oggi, quando il City fa un passo decisissimo verso la conquista della Barclays Premier League.

E pensare che i primi 45 minuti sembrava potessero dare un esito molto meno eclatante ad una partita molto bloccata e piuttosto povera di emozioni. Le squadre conoscevano bene l'importanza del match: per il Tottenham la trasferta di Manchester aveva tutta l'aria di essere l'ultima chiamata per continuare a sognare la vittoria finale. Un sogno apparentemente irrealizzabile ed irrazionale ma che, per lo straordinario gioco mostrato dagli Spurs, è molto più realistico di quanto non dica il conto in banca e il numero di milioni spesi del team del nord di Londra. Il City invece sapeva bene che il match odierno poteva essere uno degli ultimi ostacoli verso il tanto agognato titolo. Questo è stato ciò che le squadre hanno detto nel primo tempo, mostrandosi attente (anche al punto di snaturare il proprio modo di giocare, come nel caso del Tottenham) e tatticamente composte. Con la ripresa, il match ha preso tutta un'altra piega, iniziando a risarcire gli spettatori delle emozioni che s'aspettavano da un match che statisticamente si presentava leggendario alla vigilia. A sbloccare il risultato ci pensa Nasri, imbeccato da Silva. A distanza di pochi secondi è Lescott a trovare la via della rete con una dinamica quasi rugbistica. Assoluto black-out del Tottenham, il cui destino sembrava ormai compromesso. Stefan Savic, mastodontico centrale montenegrino, feticcio di Mancini per qualità onestamente criptiche, decide però di riscrivere il copione del match, destinato ormai verso una pressoché scontata vittoria del City. L'ex Partizan svirgola malamente il pallone di testa, dando un imprescindibile aiuto a Defoe che può colpire indisturbato alle spalle di Hart riaprendo la partita. Passano solo 5 minuti ed è un Bale fino ad allora piuttosto confusionario e poco ispirato a trovare la via della rete con un antologico sinistro a giro che stampa il punteggio sul risultato di parità. Per il City il più classico esempio di doccia fredda, per il Tottenham un incentivo a provare a guadagnare addirittura l'intera posta in palio. Le squadre cambiano volto: entra Balotelli, entra Livermore, escono Dzeko e Van der Vaart. Nel finale è il Tottenham a cercare con più insistenza la rete, ma arrivati al 90' i giocatori sembravano avviarsi verso il tacito compromesso di non farsi più del male. Sembrava questa l'idea del Tottenham quando con una serie stucchevole di passaggi manovrava il pallone a centrocampo finché Modric decide di provarci un'ultima volta servendo Bale sul filo del fuorigioco. Il gallese avanza, corre e brucia sullo scatto l'avversario diretto servendo un pallone al bacio per Defoe che, in condizioni precarie, a pochi centimetri dalla porta difesa da Hart calcia malamente a lato. Bastano pochi secondi, pochi secondi dal momento in cui il Tottenham aveva toccato il cielo con un dito assaporando un vantaggio sin troppo importante per le proprie sorti in campionato, pochi secondi ed il match cambia totalmente faccia. Balotelli avanza palla al piede e viene brutalmente falciato da King: Webb, pur con un po' di titubanza, sa bene che non può esimersi dall'indicare il dischetto. Balotelli prende la mira, tira, spiazza Friedel: il City batte il Tottenham per 3-2 nel più adeguato ed esaustivo esempio del peso che la fortuna ricopre in questo sport. E Mancini, allenatore della squadra più spendacciona del mondo ma con un gioco neanche lontanamente all'altezza delle spese, dovrebbe saperlo fin troppo bene. 

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lunedì 31 ottobre 2011

Il calderone della domenica

Ricavare deduzioni generali non è sempre così facile. Non aspettatevi, quindi, titoloni altisonanti nè collegamenti stilosi. Ieri, il pacchetto dei match in programma non era così abbondante, tant'è che in Inghilterra si son giocate solo 2 partite. Eppure, è bastato per far capire che Udinese e Lazio, nonostante l'assillante impegno europeo (da cui, immagino, vorranno svincolarsi al più presto), sono qualcosa di più dei semplici fuochi di paglia stagionali. Lotteranno per lo scudetto? Questo è da vedere, perchè il campionato è lungo e tortuoso e a un certo punto entrano in causa le variabili relative a infortuni e completezza della rosa. In quest'ultimo aspetto, entrambe hanno dimostrato di essere decisamente all'avanguardia, penso alla doppia amichevole (a Villareal e a Formia) che i biancocelesti giocarono a luglio contemporaneamente proponendo due formazioni  di assoluto livello, mentre per i friulani è bastevole ricordare la batosta inflitta all'Atletico Madrid in Europa League quando in campo c'erano soprattutto seconde linee. Viste le difficoltà patite sin ora dall'Inter e parzialmente dal Napoli, è verosimile che possano frequentare con assiduità i piani alti della classifica. Piani alti che difficilmente vedrà il Cesena, perdente anche a Parma ma che però si è finalmente sbarazzata di Giampaolo, un'ottima notizia per loro così come per tutto il calcio italiano. Continuo ad ignorare cosa abbia fatto di eccezionale nella sua carriera l'allenatore ex-Cagliari per meritarsi così tante opportunità nella massima serie. Scricchiola anche Di Francesco che, ieri, non riesce a battere il Novara ma che, anzi, dovrà al più presto garantire del buon olio pugliese al Sig.Romeo, il cui arbitraggio clemente nei confronti dei leccesi ha sbarrato al Novara le porte della vittoria e a uno dei miei calciatori preferiti, Meggiorini, quelle di un gol assolutamente sensazionale annullato per fuorigioco inesistente. Sannino e il Siena gioiscono nel match inaugurale ieri: un bel 4-1 inflitto al Chievo e l'ennesima dimostrazione della bravura e dell'oculatezza con cui questa squadra è stata assemblata dalla retrocessione in poi (Sensibile, prenda nota). Passiamo al Derby di Londra: ieri il Tottenham ha veementemente inserito il proprio nome nel lotto dei protagonisti per questo campionato aggiungendosi ad altre 4 (forse 5, considerando l'ottimo momento dei Gunners) squadre più o meno dello stesso livello (City a parte) che quest'anno sicuramente ci faranno divertire. Una prestazione eccezionale degli Spurs che chiudono la pratica Rangers nel primo tempo, coadiuvati da prestazioni raccapriccianti come quelle di Taarabt (non gioca da un mese e mezzo di fatto) e Barton (trasferta al Molineux a parte, ha sempre faticato con i SuperHoops fin ora). Nel secondo, un lieve black-out dei padroni di casa ha permesso al QPR di accorciare le distanze con Bothroyd. Un grandissimo gol di Bale, incontenibile (finalmente!) fissa il punteggio sul 3-1. Adebayor, impeccabile fin ora col Tottenham ha invece faticato ieri, forse è stato intimidito da Marianella? Può darsi. Intanto, Barton, a fine partita su Twitter, con estrema sportività, riempie di elogi Luka Modric, definendolo, per distacco, il miglior giocatore della lega. Un tantinello esagerato, ma non troppo.

domenica 16 ottobre 2011

Zero Assoluto

Una giornata francamente disastrosa per il nostro calcio si chiude nel migliore dei modi: la Lazio e soprattutto Reja si riscattano dopo ben 4 derby persi di fila, prevalendo in quella che è stata una sfida davvero combattuta.  Ma andiamo con ordine, fatta eccezione per i gol di Ramirez e Acquafresca con cui il Bologna espugna il Piola di Novara, non c'è stato alcun goal nella sessione pomeridiana della settima giornata di campionato. Nessuno. Nemmeno in partite come Genoa-Lecce o Atalanta-Udinese che per gli scommettitori erano sfacciati inviti all'over. Grandi difese? No, pessimi attacchi: il problema che da qualche anno a questa parte affligge il nostro calcio. Ed è anche questo il motivo per cui le squadre che stasera si sono battute esibendosi in un match davvero spettacolare non sembravano italiane. E non lo dico per il passaporto dei giocatori in campo quanto piuttosto per il gioco estremamente propositivo e offensivo che raramente possiamo apprezzare tra i desolanti stadi di Serie A. L'ironia della sorte è che i tifosi di Roma e Lazio non amano esattamente i loro allenatori e vorrebbero sbarazzarsene al più presto: per me invece il gioco che queste due squadre esprimono è tra i migliori della Serie A. Luis Enrique, grazie al sostanzioso aiuto economico di Di Benedetto, ha messo su una squadra niente male, impreziosita da diversi talenti di livello internazionale (Pjanic, Stekelenburg, Gago). Non stiamo per ora assistendo al proverbiale tiki-taka che l'ex trequartista del Barça spera di mettere in pratica, ma col tempo (che in una piazza come Roma, ahimè non potrà mai avere) potremmo assistere ad un calcio davvero ben fatto. Dall'altra parte invece, la squadra di Reja pare adatta soprattutto per l'Europa League in virtù della tanta esperienza internazionale che sgorga dai vari Cissè, Matuzalem, Klose, Cana. E non è affatto male come squadra. Stasera ha vinto soprattutto grazie all'espulsione di Kjaer e all'infortunio di Heinze che hanno chiaramente condizionato la partita. Però gente come Cissè (palo colpito dopo una conclusione eccezionale al volo di destro), Brocchi (si è procurato il rigore tra le altre cose), Lulic (migliore in campo per distacco, il terzino bosniaco) e soprattutto Klose (bomber come pochi che decide il derby capitolino) ha giocato davvero bene. Insomma una bella partita che chiude una giornata orrenda per il calcio italiano, necessaria però per le peculiari deduzioni di "esperti" come Mauro e Sconcerti che finalmente forse si saranno accorti della preoccupante penuria offensiva del nostro calcio. Nel resto d'Europa non è stata la stessa cosa: l'altro derby della giornata, quello di Sheffield, si chiude con un bel 2-2: gli Owls raggiungono a pochi minuti dal termine il doppio vantaggio delle Blades. Sempre in Inghilterra, stesso risultato per Newcastle-Tottenham mentre l'Arsenal, pur con qualche problema, prevale sul Sunderland grazie ad un Van Persie davvero sugli scudi. In Spagna intanto, continua la favola del Levante, sempre in testa insieme al Barcellona, grazie al 3-0 rifilato al Malaga. Per chiudere: in Bundes e in Premier non c'è stato alcun 0-0 in questa giornata, in Italia ce ne sono stati ben 5, qualcosa vorrà pur dire.

mercoledì 5 ottobre 2011

Bavagli..a volte servirebbero!

Breve premessa: come tutti, o comunque una folta maggioranza, anch'io sento di pormi fortemente in disaccordo con quella che spero ancora di poter definire (bavaglio permettendo) una scandalosa proposta di riforma legislativa. Sarebbe veramente il massimo incrociare un polacco per strada e sentirsi dire "Io ho WIkipedia e tu no!!", davvero incredibile. Aspettiamo un verdetto comunque importante che dirà molto circa la  sorte di varie realtà virtuali, come la mai troppo celebrata enciclopedia wikipediana o appunto i blog, ma che dirà essenzialmente poco circa la credibilità della nostra casta politica che già solo discutendo tale assurdità dimostra tutta la sua inadeguatezza. Veramente un brutto momento per creare un blog, idea veramente brillante la mia. Comunque, leggevo distrattamente delle dichiarazioni di Ibrahimovic che si dice "stanco del calcio". Dovrebbe essere davvero duro guadagnare 9 milioni di euro netti all'anno per giocare a calcio (divinamente si, ma solo fino a gennaio, big match esclusi per altro), ti capiamo Ibra! Come ci dispiace...non sono uno a cui piace scagliarsi moralisticamente contro i calciatori tirando in ballo confronti con stereotipi come l'operaio che porta a casa 1.000 euro al mese o il precario della porta accanto, però Ibra qui ha veramente esagerato. Altra perla di saggezza direttamente dal mondo dei calciatori: Wojciech Szczesny, alla tenera età di 21 anni e fresco di un simpatico omaggio ai rivali del Tottenham (la papera che ha spalancato a Walker le porte del 2-1), sostiene di esser più adatto di Van Persie a guidare la sua squadra e di dover lecitamente aspirare a diventare il nuovo capitano dei Gunners. Peggiorare ulteriormente la situazione dell'Arsenal sembrava difficile, il portiere ungherese ha invece dimostrato che nulla è impossibile riuscendo nell'impresa di rompere anche quello che probabilmente era l'unico meccanismo ancora funzionante: lo spogliatoio. Van Persie, talento sicuramente sproporzionato alle ambizioni della squadra, non la prenderà di certo bene. Forse converrà con me nel dire che i bavagli a volte servirebbero...