Quarto e a cinque punti della vetta, il PSG sta andando al di sotto delle aspettative in Ligue 1, ma la proprietà ha già un piano per risollevare il club parigino. La linea decisionale è molto semplice: spendere tanti soldi e, possibilmente, spenderli bene. Secondo la stampa francese Leonardo avrebbe già individuato due nuovi obiettivi: uno è Patrice Evra, colonna dello United, e l'altro è Marek Hamsik, da tempo uno dei migliori giocatori della Serie A.
Pubblicato per BundesLigaPremier
Visualizzazione post con etichetta psg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta psg. Mostra tutti i post
sabato 8 dicembre 2012
giovedì 11 ottobre 2012
Monaco, Ranieri è ambizioso: "In futuro vogliamo competere con Chelsea e Juventus"
Primo in Ligue 2, l'AS Monaco non ha alcuna voglia di fermarsi e anzi già pianifica obiettivi decisamente ambiziosi. Di questo ha parlato Claudio Ranieri nella video intervista rilasciata al portale dell'Equipe e riportata dalla nostra redazione nazionale tuttomercatoweb.com:
"Il primo bilancio è positivo, non si può pensare di fare tutto bene e subito. Abbiamo piccoli problemi che contiamo di risolvere via via. Questa squadra deve dare di più, ma sono moderatamente soddisfatto. In futuro vogliamo competere con Chelsea e Juventus. A livello di gruppo stiamo lavorando, io devo scegliere i giocatori che possono far parte del nostro futuro.
Ancelotti non poteva vincere tutto subito, quando entrano nuovi giocatori si deve creare il gruppo. E' facile fare una comparazione fra noi ed il Psg, ma quello che è il nostro budget loro lo spendono per un giocatore".
sabato 15 settembre 2012
PUBBLICATO SUL SITO DI PEDULLA'- Quanti soldi spesi! Dove potrà arrivare il QPR?
Quando si parla di soldi, di mercato e di Premier League, è spontaneo pensare al ritornello di Blue moon e all'aquila dorata che simboleggia il club meno titolato di Manchester, ma questa volta ad aver fatto il bello e il cattivo tempo del mercato inglese non è stato il club di Mancini. Sia chiaro, la shopping-mania del tecnico marchigiano non si è certo placata anzi, nuovi milioni sono stati sborsati, più per capriccio che per esigenza, e nuovi calciatori sono arrivati (Javi Garcia, Maicon, Sinclair, Nastasic e Rodwell).
Ma l'invidiata palma di "regina" del mercato va indubbiamente ai Queens Park Rangers, che tra entrate e uscite hanno ultimato 16 operazioni. Molte di queste sono state operazioni in entrata, dettate dalle sfrenate ambizioni dell'azionista di maggioranza, il malesiano Tony Fernandes, che ha ripreso un programma di rinforzamento iniziato l'agosto 2011 (quando portò a Loftus Road gente come Barton, Wright-Philipps e Traorè- solo per citarne alcuni), proseguito lo scorso gennaio (con Cissè, Zamora, Onouha e compagnia) e terminato, si spera, con la ricca flotta di nuovi arrivi di questa sessione di mercato. Il proprietario dell'Air Asia non ha mai fatto mistero dei suoi faraonici programmi, ma i verdetti del campo non stanno per il momento volgendo a suo favore: dopo la miracolosa salvezza della scorsa stagione, nelle prime tre partite dell'attesissima formazione londinese non è arrivato che un misero punto. E il trend sembra ben lungi dal migliorarsi in una squadra costituita da giocatori che, perlopiù, non si conoscono o stanno giocando insieme per la prima volta.
Spendere e comprare così tanto era davvero necessario? Leggendo la folta lista degli arrivi dei QPR, l'immediata e naturale impressione è abbastanza comune: pochi di questi giocatori servivano davvero ai SuperHoops. Ricapitoliamo: sono arrivati Diakitè, Park, Green, Bosingwa, Hoilett, Nelsen, Fabio, Johnson, Julio Cesar, Granero e M'Bia. Insomma, apparentemente un mercato da top team. Molti di questi giocatori sono buonissimi, alcuni straordinari rispetto alla caratura della squadra: non tutti, anzi, ben pochi, occorrevano davvero a Mark Hughes, che già poteva contare di un'intelaiatura, almeno in teoria, di buonissimo livello. Aveva Paddy Kenny, un portiere di ottime qualità ma non di un appeal mediatico altrettanto ottimo. Così l'irlandese è partito alla volta di Leeds e al suo posto è arrivato il più noto Robert Green, il cui soprannome Nevergreen rende l'idea riguardo la sua discontinuità e la sua fragilità mentale ma non rende giustizia alle sue più che dignitose doti tecniche, sicuramente in linea con le aspettative (almeno a breve termine) della squadra londinese. Avere un portiere di medio livello a quanto pare non è bastato, e dopo aver fiutato un ottimo affare hanno dato a Julio Cesar l'ennesima copia delle chiavi della porta dei Rangers. Un duo di grande peso, sul campo così come sul monte ingaggi. Ma non è finita, il motto melium abundare quam deficere ha dominato larghi tratti della campagna acquisti dei SuperHoops e si rispecchia in particolare in alcuni specifici ruoli dell'undici di Hughes, come quello del terzino destro (in cui oltre a Young e Onouha figura il neo-arrivato Bosingwa) o quelli che fanno capo alla zona nevralgica (a centrocampo ci sono due maglie da dividere tra M'Bia, Diakitè, Granero, Derry, Faurlin e Park). Insomma, un imbarazzo della scelta degno del Manchester City, o meglio ancora del Real Madrid, visto l'acquisto di Estebàn Granero, arrivato proprio dai galacticos.
L'abbondanza è sintomo di programmazione e di prudenza ma non è il vero filo conduttore del mercato dei QPR. Al centro della difesa infatti, imbarazzante è la penuria: i titolari sono Clint Hill ed Anton Ferdinand, rispettivamente il sosia dai piedi di marmo del Chandler di Friends e il fiero mr. sono-qui-grazie-a-mio-fratello. Entrambi con la Premier League c'entrano poco, molte delle colpe del clamoroso tracollo interno contro lo Swansea è da attribuire proprio allo sgangherato duo arretrato. La versatilità di Onouha e M'Bia che possono ricoprire quella posizione seppur snaturando del tutto i propri identikit tattici e l'esperienza di Nelsen non migliorano la situazione, che resta, nonostante le eccellenze che spuntano tra gli altri reparti della squadra, molto desolante. La Premier League ci insegna costantemente quanto sia diabolica nel sottolineare le lacune di una squadra: potrebbe bastare questo difetto per rassegnare i QPR ancora una volta alla lotta per non retrocedere. Quel che è peggio è che questo difetto non è l'unico: non sembra esistere un vero e proprio gruppo nè sembra esserci intesa tra i SuperHoops, Hughes inoltre ci mette ampiamente del suo: Taarabt è spesse volte snobbato e il suo potenziale stellare sta marcendo di pari passo con le aspettative offensive di una squadra che pensa di affidarsi al fumoso Wright-Philipps (come accaduto in occasione del match perso all'Etihad), non esistono titolari nè riserve, non c'è un filo logico che regoli le scelte del manager. Il caos è, insomma, totale. Ecco quindi l'ennesimo capitolo del libro "Spendere non vuol dire vincere" che è pieno di storie di calcio e che ne potrebbe contenere una persino più interessante, quella di Leonardo, Ancelotti e del miliardario Al Thani.
Pubblicato per il sito ufficiale di Alfredo Pedullà
Pubblicato per il sito ufficiale di Alfredo Pedullà
giovedì 29 dicembre 2011
Player Of The Week: Adel Taarabt
La partita di qualche giorno fa a Liberty Stadium contro lo Swansea rischia di essere una delle ultime apparizioni di Taarabt con i SuperHoops. Beffardo, il destino: solo un anno fa, contro la stessa squadra, Taarabt si presentò ufficialmente al mondo del calcio come uno dei talenti più cristallini e promettenti. Fu essenzialmente lui il responsabile della clamorosa disfatta subìta in quell'occasione dagli Swans: un 4-0 condito da un gol assolutamente fenomenale che solo un così poetico genio calcistico avrebbe potuto partorire. L'uno-due con Orr, che gli restituisce un pallone che poteva benissimo essere destinato alla bandierina, nel nome di quella che è una prassi piuttosto consolidata per far scorrere secondi sul cronometro. Mancava poco in effetti, ma per Taarabt c'era ancora tempo per stupire e deliziare il già entusiasta pubblico del Loftus Road. Decide allora di umiliare il talentuoso Allen (che, a proposito, è tra i più interessanti prospetti del panorama calcistico britannico) con un tunnel e spedire con un destro a giro un pallone che va a togliere le ragnatele sul secondo palo e a scrivere un capitolo, forse il più bello, della storia sua e del QPR. Una giocata che sintetizza brevemente la sua nomenclatura calcistica: leziosa, spettacolare, funambolica ma sempre volta alla decisa ricerca della rete, come racconta il bottino della sua ultima stagione, che consta di 19 gol oltre a un numero astronomico di assist. E' passato molto da allora, la partita del Liberty Stadium di qualche giorno fa l'ha visto partire titolare per la prima volta dopo più di un mese. Non ha giocato male ma non ha nemmeno sfoderato i colpi tipici del suo immenso repertorio, limitandosi a una gara intelligente ma non degna del suo talento che comunque però ha condotto il QPR verso un prezioso pareggio. E' chiaro che qualcosa non va: gli scintillanti dribbling dell'anno scorso restano un ricordo sbiadito nelle menti dei tifosi e a preoccupare è il suo approccio tecnico-tattico alla Premier League oltre alle annose questioni comportamentali che, troppe volte, l'hanno costretto alla panchina, o peggio alla tribuna, o peggio ancora a casa. Una serie infinita di proclami, bambinate e capricci che l'ha allontanato sempre più da Londra. E sia lui che Warnock raccontano di quanto sia insostenibile l'aria per lui nello spogliatoio dei Rangers, le cui chiavi sono ormai saldamente tra le mani di Barton, il ragazzaccio di Liverpool con cui Adel proprio non riesce ad andare d'accordo. Un'alchimia compromessa ormai con i compagni che una volta l'amavano e stimavano ma anche con i tifosi, ormai spazientiti dall'insaziabile ambizione del marocchino, più volte sbandierata nelle sue esternazioni, in cui afferma di voler trovare una destinazione che lo soddisfi di più finanziariamente e calcisticamente. E' almeno dall'estate scorsa che la casacca bianco-blu inizia ad andargli stretta, ma le paternali di Warnock, suo allenatore e mentore, e l'inconsistenza dell'interesse del PSG alla fine hanno fatto sì che il talentuoso numero 7 restasse a Londra. Ma già da allora, quella così romantica e spensierata storia sembrava giunta ormai al capolinea. Adesso, a distanza di pochi mesi, complice anche il pessimo rendimento avuto sinora da Taarabt, le squadre interessate al suo acquisto diminuiscono vertiginosamente e sembra ancora più difficile rintracciare una soluzione che soddisfi le aspettative economiche sue e di Tony Fernandez, il ricco proprietario malesiano, che in realtà sarebbe disposto anche a un sostanzioso sconto sul prezzo per porre fine a una questione che ha fin troppo tormentato la stagione del QPR. Costerebbe non più di 8-9 milioni la prospettiva di avere in squadra un ragazzo sicuramente problematico da gestire ma talentuoso come pochissimi. Un giocatore da educare tatticamente ma più che altro da spronare: il suo vero limite resta la discontinuità, ma in realtà anche nelle giornate meno felici riesce a risultare decisivo con pochi tocchi mirati. Gli esperti di calciomercato continuano a scommettere sul PSG ma danno anche il Napoli come pretendente all'acquisto del nordafricano. I tifosi partenopei dimentichino però l'idea di prenderlo per avere in squadra il vice-Lavezzi o il vice-Hamsik: trovare una panchina più comoda non è la reale impellenza di Taarabt. Il marocchino gioca per sentirsi amato, idolatrato, protagonista assoluto della squadra per cui è in campo. Adel Taarabt, campione viziato, montato, imbaldanzito ma straordinariamente sublime. Ed è, soprattutto di questi tempi, la cosa più importante.
Ti piace il mio blog?
Etichette:
barton,
cavani,
hamsik,
joe allen,
lavezzi,
leonardo,
liberty stadium,
loftus road,
napoli,
Player of The Week,
psg,
qpr,
swansea,
taarabt,
tony fernandez,
warnock,
zidane
venerdì 25 novembre 2011
Non ci resta che piangere
sabato 19 novembre 2011
Da leccarsi i baffi!
Il Saturday di calcio inglese si conferma ancora una volta garanzia di spettacolo assoluto. I fuochi d'artificio arrivano in particolare dal "derby della disperazione" tra Wigan e Blackburn: al JJB Stadium finisce 3-3 dopo il pareggio in extremis (98'!) di Yakubu. Un pareggio che avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali ma di cui, Blackburn e Wigan, proprio non necessitavano, viste le difficoltà di classifica. Difficile è anche il campionato del Bolton: dopo il trionfo di due settimane fa sullo Stoke, il West Bromwich lo batte complicando la vita a Owen Coyle, che adesso rischia seriamente l'esonero. Everton e City come da pronostico sbrigano (i Toffees -come al solito, tra le mura amiche- hanno faticato più del previsto in verità) le pratiche Wolverhampton e Newcastle. In Championship continuano a dominare Southampton e West Ham. I Saints infliggono un 3-0 i Seagulls di Poyet, che ha impresso un atteggiamento colpevolmente rinunciatario alla squadra. Gli Hammers espugnano la Ricoh Arena, battuto il Coventry in rimonta per 2-1. Sembra essersi conclusa la favola Derby: la banda di Nigel "di-mio-padre-ho-preso-poco" Clough perde anche con l'Hull City e s'incammina ormai inesorabilmente verso l'anonimato di metà classifica. Respira aria fresca invece Cotterill: il Forrest batte in rimonta l'Ipswich grazie ai centri di Lynch e dell'ex Sheffield Wednesday Tudgay.
Tutto lo spettacolo degli altri campi e molto altro ancora in termini di atmosfera al Britannia Stadium, dove i Delap Special e gli intensi sforzi offensivi del finale non sono bastati allo Stoke City per evitare la sconfitta. Il QPR deve i suoi 3 punti soprattutto all'atteggiamento gladiatorio di Helguson, che ha chiuso la partita con due gol e un inevitabile cartellino giallo. Warnock riesce quindi a sopperire alle assenze di Bothroyd (infortunato) e Taarabt (ormai chiaramente ai margini della squadra, il PSG è ormai più di un ipotesi per lui) orchestrando un undici rapido e astuto contro la strapotenza fisica degli uomini di Pulis. Lo Stoke è invece alla quarta sconfitta di fila: il più che collaudato sistema di Pulis inizia a scricchiolare e accusa sempre più la mancanza di alternative tattiche al gioco dei campanili e dei traversoni in cui sono riassunte tutte le loro possibilità offensive. Aldilà dei lanci e delle rimesse di Delap, i Potters hanno mostrato grande difficoltà nel creare azioni da gol giocando palla a terra: un paio di piedi buoni a centrocampo servirebbe come il pane a questa squadra.
Breve postilla sul titolo: il riferimento ai "baffi" non è esclusivamente un elogio allo spettacolo del sabato inglese ma anche una constatazione dei numerosissimi giocatori dello Stoke che li hanno, a memoria ne ricordo almeno 8 (Whelan, Huth, Walters, Higginbottham, Fuller, Wilikinson, Shawcross, Etherington). Non si tratta di un banale brand estetico bensì di una campagna promozionale per il tumore alla prostata, ecco perchè, per tutto il mese di Novembre (ribattezzato Movember, per omaggiare l'iniziativa), vedrete i baffi su ogni singolo giocatore dello Stoke City.
Ti piace il mio blog?
Etichette:
blackburn,
bolton,
brighton,
delap,
everton,
helguson,
hull city,
huth,
ipswich town,
nottingham forrest,
psg,
pulis,
qpr,
shawcross,
southampton,
stoke city,
taarabt,
wba,
west ham,
wigan
Iscriviti a:
Post (Atom)