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lunedì 5 marzo 2012

La resa dei conti

Proprio così, se non è una nemesi storica, poco ci manca. Quella tanto pregustata opportunità di dare uno sfogo verbale alla rabbia, si stava clamorosamente materializzando quando, ieri mattina, ho incontrato il sommo principe della scalmanata cooperativa fedigrafa che ha scritto alcune delle più cupe pagine della storia blucerchiata. Non è Garrone, nè il baldanzoso e demagogo Edoardo, non è lui che ha venduto Cassano e Pazzini nè colui che ha seccamente glissato sulle evidenti lacune con cui la Sampdoria si apprestava ad affrontare la stagione più importante della sua storia recente, quella del Preliminare. Non è lui che ha depauperato la squadra di un'identità di gioco, privilegiando lo scriteriato "palla lunga e pedalare" e raggiungendo risultati miserrimi anche quando le maglie 99 e 10 venivano regolarmente indossate la domenica. E infine no, non è stato lui a mettere la ciliegina sulla torta allestendo uno sconsiderato apparato di scelte tattiche, tecniche e mediatiche e diventando il Paperino della vicenda, il parafulmine su cui si sono riversate la maggior parte delle critiche. Non è Riccardo nè Edoardo Garrone, non Tosi e nemmeno Gasparin, non è Di Carlo nè Cavasin. E' Daniele Dessena. Un ragazzo simpatico, esuberante, gioviale (il sorriso in foto lo testimonia) ma che ha causato la più ampia parte delle numerose bestemmie consumatesi tra Marassi e dintorni. Il kamikaze della gestione tattica e tecnica della partita che ci ha perentoriamente precluso, dagli inizi dello scorso campionato alla pausa invernale di quello in corso, la possibilità di sfruttare le risorse della squadra e di organizzare così trame offensive accettabili. Non ha mai pressato, nè marcato, nè supportato l'asfittico operato del reparto offensivo. E' stato drasticamente nullo, correndo perennemente alla rinfusa e risultando il più completo emblema della Sampdoria che dal gol di Rosenberg aveva rovinosamente perso la bussola e che sembra averla recuperata con il rumoroso repulisti invernale orchestrato da Sensibile. Un ragazzo volenteroso ma chiaramente inadeguato, il cancro tattico che da troppo tempo limitava le prospettive della Sampdoria. Non sarà un caso se proprio mentre Dessena si affacciava ai paradisiaci paesaggi sardi, la Sampdoria riusciva a migliorare sensibilmente le proprie prestazioni. Molto più misterioso è invece il miracoloso rinsavimento calcistico di Dessena col passaggio al Cagliari, che molte occasioni darebbero alle malelingue di fare la propria parte formulando le ipotesi più svariate. Più realistico e rispettoso sarebbe però analizzare il confuso elettrocardiogramma delle sue prestazioni ricorrendo alla sua chiara e naturale attitudine per panorami calcistici molto meno chiassosi e difficoltosi, dove l'atto sportivo e tecnico viene serenamente incentivato, come appunto il tranquillo ambiente cagliaritano. Noi crediamo a questo, preferendo le "sane" paternali tattiche alle meno nobili accuse personali e caratteriali che pioverebbero dalle fiacche e infondate chiacchiere da bar, che ti vorrebbero implicato nel calcio-scommesse.
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.

Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/

sabato 28 gennaio 2012

Nessun dubbio a Gubbio: ancora 0-0

Stamattina, svegliandosi, molti sampdoriani avranno lanciato un'occhiata verso il calendario. Alcuni avranno semplicemente preso il caffè, un po' intontiti, come sempre; altri invece si saranno fermati a pensare, ipnotizzati da una data apparentemente insignificante ma che, fulminea, ha rievocato in loro un ricordo disgustoso, nauseabondo. Solo un anno fa, il 28 gennaio, si consumava uno dei più grossi delitti della storia blucerchiata nonchè il primo vero passo deciso verso il baratro. Esattamente un anno fa Pazzini veniva ceduto all'Inter, e la mediocre partita di oggi ripropone il pessimo rapporto della Sampdoria con questa data.


E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/28/01/2012/nessun-dubbio-a-gubbio-ancora-0-0/


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lunedì 19 dicembre 2011

Finirà?

E’ inevitabilmente questa la domanda che frulla nel cervello di molti doriani: finirà prima o poi questo scempio? Di certo oggi non si è avuto quel cambio di rotta che così segretamente abbiamo coltivato in questi giorni, quasi con pudore nell’esternarlo ben consapevoli che vincere a Pescara sarebbe stato pressochè impossibile. E in effetti i valori espressi in campo oggi hanno confermato tutti e 10 i punti che dividono queste due squadre: non solo a livello di organizzazione, caratteristica particolarmente brillante dello scacchiere di Zeman, ma anche come materiale tecnico a disposizione, la società abruzzese è parsa notevolmente superiore. Più sguscianti, creativi e concreti, gli uomini di Zeman hanno letteralmente dominato una squadra tutt’ora priva di una chiara identità tattica sfruttando gli evidenti, quasi cronici (ormai), limiti dei blucerchiati nell’orchestrare una trama offensiva ma già addirittura nell’inanellare due passaggi di fila. In questa circostanza le colpe del centrocampo sono, come sempre, evidentissime: Dessena, nonostante un paio di tackle stranamente vincenti, è stato ripugnante così come Soriano non ha saputo essere sufficientemente incisivo nelle due fasi. Anche oggi il reparto nevralgico doriano denotava una stucchevole inabilità nell’avere l’esatta tempistica negli interventi che siano difensivi o offensivi, che di fatto ha sterilizzato ogni tentativo di contrapposizione al solido e fluido sistema del Pescara . Dopo 5 partite e altrettante settimane non si colgono ancora i frutti del lavoro di Iachini, i problemi da risolvere restano gli stessi da più di un anno. E fin ora non sembra che le sue scelte abbiano migliorato la situazione, tutt’altro: l’aver relegato il nostro più temibile attaccante, Bertani, a oltre 40 metri dalla porta, sulla fascia ad attendere palloni che solitamente giungono imprecisi o irraggiungibili, imbriglia ulteriormente la manovra offensiva. Idem per Foggia, troppo importante per questa squadra e troppo valido tecnicamente per limitarsi al diligente compitino da esterno: questo giocatore ha i mezzi tecnici e psicologici per prendersi delle responsabilità, anche in un contesto così complicato, e l’ha dimostrato nel finale, quando tutte le flebili speranze di rimonta passavano per i suoi piedi.

Timido, quasi impacciato, il nostro capitano, sempre più lontano da quel giocatore che ci aveva condotto fieramente ai preliminari di Champions non più di due anni fa, ha fallito anche quella che sembrava l’ultima chiamata per lui. Triste pensare che una storia così ricca di emozioni e soddisfazioni possa realmente chiudersi con la sostituzione con Obiang, con cui il capitano era frettolosamente uscito dal campo e probabilmente da quella dimensione da cui forse pensava di non uscire più, quella blucerchiata. Rinnegarlo in maniera così netta e violenta è sicuramente irriconoscente verso la figura che ha scritto gli ultimi 10 anni di storia blucerchiata, allo stesso tempo però cederlo e quindi resettare del tutto il fatiscente sistema tecnico-tattico instauratosi l’anno scorso è probabilmente l’unico tentativo che ci resta per rischiarare i nostri orizzonti. Immolare Palombo per rimediare a tutta la serie di goffi e sciagurati errori di cui è stata protagonista la nostra società è forse l’unica soluzione per salvarci da un baratro economico oltre che morale e sportivo. Inutile ribadire la conditio sine qua non a cui ragionevolmente deve essere legata l’eventuale cessione di Palombo: operazioni lucide ed economicamente sostanziose che inseriscano in questo organico almeno un regista (il Verratti visto oggi sarebbe una degna soluzione), un centravanti e un paio di terzini. Solo questo modus operandi potrebbe indorare una pillola amara quanto tristemente necessaria, quella della fine di una parte della storia blucerchiata. Una parte che difficilmente dimenticheremo.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/19/12/2011/finira/
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venerdì 9 dicembre 2011

Quattro

Quattro. Come i pareggi della Samp alla guida di Iachini, come i voti che molti dei nostri per quanto fatto stasera meriterebbero.Nemmeno oggi è arrivata la vittoria, e anzi, solo un'improvvisa dimostrazione di carattere ha costretto la Juve Stabia a un pari, tutto sommato, immeritato. Le vespe hanno, soprattutto nel primo tempo, dominato in lungo e in largo la partita dando prova di quella fluidità, di quella sinergia tra i reparti ma soprattutto di quel lodevole spirito di abnegazione, che tanto servirebbero alla Sampdoria.
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/09/12/2011/quattro/
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mercoledì 26 ottobre 2011

Inter: sul taccuino anche Obiang?

Fare “affari” con l’Inter è come iniziare a drogarsi. E’ un tunnel: non ne esci più. E così, dopo aver svilito sogni e speranze a CorteZsolt Laczko e Pedro Obiang scherzano in allenamento Lambruschini già da gennaio con l’acquisto di Pazzini ma anche ad agosto con quello di Poli, l’Inter non si ferma più. Stanti a quello che sostiene Goal.com, Mario Corso, osservatore nerazzurro, è stato mandato a Marassi a sorbirsi gli strazianti novanta minuti di Sampdoria-Cittadella. Non si vede un match così brutto senza motivo nè per una visita di piacere. Convinti che avrebbe giocato, gli 007 del club di Milano si sarebbero recati a Genova esclusivamente per visionare i progressi di Pedro Obiang, giovane gioiello della compagine blucerchiata, il quale però ha assistito al match dalla panchina. Probabilmente anche Corso si stava chiedendo come mai gli fosse stato preferito Bentivoglio, apparso incredibilmente spaesato sabato al fianco di Palombo. A quanto pare, la società nerazzurra starebbe già meditando un’offerta, non per il mercato invernale, ma per quello estivo. Nessuno di noi vorrebbe vedere un così talentuoso e promettente centrocampista salpare da Genova, però, è realistico capire che la situazione attuale non possa offrire orizzonti sufficientemente ambiziosi allo spagnolo, e credo sia questo quello che sentiremo dalle bocche dei nostri dirigenti quando e se ci priveremo di Obiang. Personale opinione: preferirei ripartire da gente giovane e vogliosa come lui, cercando possibilmente di creare un nuovo ciclo e di fare tabula rasa di tutto ciò che resta della scorsa stagione, come peraltro aveva profetizzato Edoardo Garrone al termine della scorsa stagione.  E di racimolare qualche milione proprio grazie ai vari Dessena, Maccarone, Koman e via dicendo, la cui utilità è fortemente in discussione al momento. Intanto, pare che anche Sensibile si sia accorto della scoraggiante lacuna qualitativa a centrocampo: l’ultimo nome accostatoci è quello di Gaetano D’Agostino, sicuramente un regista coi fiocchi. Sarebbe una soluzione ideale per vari aspetti: economico, tecnico-tattico ma soprattutto mentale, incrociamo le dita ma non mettiamoci il cuore sopra.


Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/26/10/2011/inter-sul-taccuino-anche-obiang/

domenica 9 ottobre 2011

Brutta Samp, Piovaccari evita il cataclisma

"Poteva andare peggio", è questo lo stato d'animo che abbonda tra i delusi supporter blucerchiati che si aspettavano comunque ben altro da quest'inizio di campionato cadetto. Battere il Sassuolo per una squadra che aspira a risalire senza alcuna difficoltà avrebbe dovuto essere pura formalità. E invece, siamo qui a commentare un pareggio (fortunoso peraltro) scaturito da un'altra brutta prestazione per la squadra di Atzori. Dopo il gol di Marchi (a proposito che gran gol che ha fatto!), indice di una netta supremazia iniziale degli emiliani, i blucerchiati non sono riusciti a rendersi pericolosi in fase offensiva ma nemmeno ad imporsi col possesso palla. Zero idee, zero movimenti (che siano senza palla, incontro al pallone e via dicendo). Troppo facile indovinare il protagonista di tale scempio: risponde infatti al nome di Daniele Dessena. Palle perse, palle sprecate, occasioni favorevolissime ma sciupate per via di incomprensibili retropassaggi. Insomma, ordinaria amministrazione per Dessena che quest'oggi ha persino avuto il placet di Atzori per mettersi ulteriormente in ridicolo entrando a far parte di una mediana a 3, con Palombo e Soriano, tutta calci e lanci al vento, che avrebbe dovuto supportare il trio offensivo guidato da Bentivoglio ma che invece non ha fatto altro che correre senza direzioni nè criteri. Atzori, come già detto, decide di inserire un altro modulo nell'ormai gravoso volume dei "moduli sperimentati da Atzori", provando un 4-3-1-2 assolutamente privo di senso. Male anche Costa, abbindolato da Ronal..ehm, Suar..ehm..ah no, era Masucci. Malissimo Bertani che ahinoi, gioca la peggior partita della stagione. Non pervenuto anche il signor Pinzani che distribuisce cartellini manco fossero caramelle, e fischia tutto quello che si poteva fischiare, risultato? Ennesima partita scialba e spezzettata, ringraziamo i cari arbitri italiani, è anche colpa loro se assistiamo ormai costantemente a questi spettacoli osceni in tutti i campi d'Italia. Dopo un primo tempo da incubo per la Samp, è tempo di cambiamenti, Atzori indovina perfettamente le sostituzioni da fare ritornando al 4-4-2, e mandando Dessena e Soriano (discreta prestazione) sotto la doccia e inserendo Semioli e Laczko, due (soprattutto l'ungherese) tra i migliori in campo. Primi 20 minuti da panico per il Sassuolo che riesce a cavarsela, trovando anche buone chance con Masucci e Sansone. Entra Piovaccari (finalmente carico e motivato) al posto di un pachidermico Pozzi, ed è proprio il pifferaio a sbrogliare la matassa grazie a un gol decisamente fortunoso. Ci sarebbe tempo per provare addirittura a vincere la partita per la Sampdoria, ma Laribi sfiora addirittura il gol del nuovo vantaggio emiliano. Finisce giustamente in pareggio l'anticipo domenicale del Ferraris. Cosa si fa? Continuare a lavorare e dare, nonostante tutto, piena fiducia ad Atzori (cambiare allenatore non migliorerà la situazione, anche perchè considerando le disponibilità economiche che Garrone favorisce alla Samp non potremmo aspettarci che un De Biasi, o peggio, addirittura un ritorno di Cavasin), aspettando i ritorni di Romero e Gastaldello. Per chiudere, un plauso a Fulvio Pea, ex mister della nostra primavera dei sogni, che oggi ha presentato a Marassi una squadra solida e ben organizzata (ma non per questo catenacciara). Una prestazione brutta per la Samp, che ha l'obbligo di migliorarsi perchè noi, e anche oggi lo splendido pubblico del Ferraris a suon di cori emozionanti l'ha dimostrato, la Serie A non la possiamo aspettare.

Calcio Pazzo

mercoledì 5 ottobre 2011

The same old story

L'argomento è ovviamente la Sampdoria, squadra a cui volente o nolente sarò legato sentimentalmente per il resto della mia vita. Ed è questo il motivo per cui anche in Serie B il mio amore non si affievolisce. Nemmeno dopo il match di stasera, e vi assicuro che è un'impresa. A Bentegodi è finita 1-1, ma l'Hellas avrebbe potuto benissimo portare a casa la partita. Gli scaligeri hanno sbagliato diverse occasioni sotto porta ma dovranno sicuramente rendere un bell'omaggio, magari del buon vino veronese, a Junior Da Costa, le cui colpe in occasione del gol di Gomez sono nitide. Molti di voi si staranno chiedendo, ma stiamo parlando proprio della Sampdoria? Di quella super-megagalattica corazzata che avrebbe dovuto vincere il campionato giocando con la primavera? Si, si parla della Sampdoria. E no, non è una corazzata ma anzi molti aspetti andrebbero rivisti e possibilmente migliorati ed è per questi aspetti che credo che questo campionato sarà una vera tortura per noi sampdoriani. L'organizzazione difensiva intanto fa passi avanti, complice l'innesto di Rispoli al posto del buon Padalino (avanzato sulla linea dei centrocampisti), che per quanto simpatico e volenteroso dovrebbe imparare molto sia sulla fase difensiva che su quella offensiva. Buone le prestazioni anche di Gastaldello e Volta. Quello che non ha funzionato, come da ormai almeno un anno a questa parte, è la pericolosità della squadra in fase offensiva, quest'oggi praticamente nulla. Eppure abbiamo buoni attaccanti, no? Ma abbiamo anche gente che, come Dessena, darebbe un contributo sicuramente più utile stando seduta sulla panchina. E' proprio il centrocampista romagnolo la causa delle nostre perenni difficoltà in fase offensiva che, guarda caso, apparivano risolte prima di questa partita, quando appunto Dessena bazzicava tra tribuna e panchina e, ironia della sorte, si  son riproposte stasera quando Daniele era regolarmente al centro del campo. Perchè? Perchè non si propone in attacco, non si smarca, non corre e se corre lo fa malissimo, e perde tanti palloni. Un disastro. Capitolo Atzori: perchè il turnover? Perchè perdere punti così preziosi semplicemente per far "riposare" alcuni giocatori? Sinceramente non ritengo sia lui la causa dei nostri grattacapi, soprattutto in virtù del fatto che è stato il primo a capire finalmente che Obiang fosse un centrocampista sulla quale poter puntare; però stasera qualche errore l'ha fatto. Adesso, la delicatissima trasferta di Sassuolo che, alla luce dei pessimi stati d'animo dalle parti di Genova, potrebbe valere tantissimo per Atzori e la sua carriera sotto la Lanterna.
Ah, e mi scuso per i suggerimenti che ho dato agli scommettitori: zero le partite di cui ho indovinato il risultato. Zero come il voto che credo di meritare.