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martedì 25 dicembre 2012

Arriva il Boxing Day: la presentazione e i pronostici dei migliori match


Per molti il Natale, il vero Natale, non è ancora arrivato. C'è gente che non ha provato piacere nel posizionare, meticolosamente a mezzanotte, il bambin Gesù al centro del presepe, o meglio, o meglio non ha provato il piacere che si conviene al gesto che simbolicamente incarna il significato del Natale. Perché? Perché la mente vaga, e pensa a tutt'altro. No, nessuna traccia di blasfemia in tutto ciò, solo una sana e insaziabile brama di football. Quel football che travolge, e di cui proprio non si può fare a meno. Un football che poco ha a che vedere con l'inedita quanto poco fruttuosa idea di far giocare le partite di Serie B proprio nel giorno di Santo Stefano. E' un football diverso, che piace proprio perché unico e così esclusivo dall'essere inspiegabilmente da molti disprezzato. Quel football domani avrà la sua piena consacrazione e il Boxing Day esalterà a livelli massimi quel coefficiente di tradizione, spettacolo e storia che caratterizza il calcio inglese.
In particolare, in Premier League scenderanno tutte e 20 le squadre, in un programma diviso in tre diverse fasce orarie (con i match delle 16:00, il consueto posticipo delle 18:30 e anche quello, inatteso, delle 20:45). In realtà, le squadre che giocheranno saranno 18: lo sciopero della Tube ci priva probabilmente del match più affascinante, ossia Arsenal-West Ham che verrà recuperata nel prossimo mese. Non per questo bisogna però disperarsi: anzi, i match interessanti saranno diversi: ecco quelli che, secondo BundesLigaPremier, meritano particolare attenzione:
SUNDERLAND-MANCHESTER CITY- Non può mancare all'appello il match dello Stadium of Light tra Sunderland e Manchester City. Un incrocio che, classifica alla mano, non dovrebbe preoccupare tanto Mancini ma che, l'anno scorso e proprio nel periodo natalizio (esattamente il giorno di Capodanno) gli giocò un brutto scherzetto. All'epoca infatti, i Black Cats furono i primi a battere i Citizens, grazie al goal allo scadere di Ji Dong-Won che chiuse la partita sull'1-0. Anche questa volta, per il City, quella alla Tyne and Wear, non sarà una gita turistica: il Sunderland, dopo un periodo poco facile, si sta rialzando e la vittoria contro il Southampton ha dimostrato ancora una volta quanto questa squadra sia brava nel difendersi e ripartire in contropiede. Ha confermato inoltre, le doti dell'implacabile Steven Fletcher, in goal anche al St.Mary's Stadium. Insomma, match da non perdere ed esito tutt'altro che scontato, anche alla luce delle difficoltà accusate nell'ultimo periodo dalla, sempre più claudicante, squadra mancuniana. Da tenere d'occhio: Yaya Tourè, McClean. Pronostico: UNDER 3,5

READING-SWANSEA- Lo Swansea, quest'anno, è uno spettacolo che nessuno dovrebbe mai perdersi. Il Madejski Stadium inoltre, è stato sin ora assoluta garanzia di goal e spettacolo: insomma, i presupposti perché Reading-Swansea sarà una partita spettacolare non mancano nemmeno da un'analisi così superficiale ed elementare. Si proliferano, addirittura, nel momento in cui si aumenta lo zoom: il Reading, bloccato a 9 punti all'ultimo posto della classifica, ha paura di scartare sotto l'albero il pacco della retrocessione ed è chiamato a una sfida quasi decisiva per cercare di rialzare la testa. Inoltre, i Royals sono ancora più agguerriti dopo il dubbio goal con cui Barry, sabato scorso, ha regalato la vittoria di Citizens e rovinato il Natale di McDermott, come lo stesso allenatore ha ammesso. Dall'altra parte, i gallesi allenati da Laudrup, dopo un solo punto guadagnato nelle ultime tre partite, vogliono tornare a vincere. I Jacks sono in grande forma, come dimostrato domenica con il pareggio maturato, seppur in modo un po' rocambolesco, contro i Red Devils. E poi, il biondo attaccante di Oviedo che sulle sue larghe spalle porta il nome di Michu è in un momento di forma semplicemente estasiante e difficilmente la sua corsa si fermerà proprio al Madejski. Da tenere d'occhio: McAnuff, Michu. Pronostico: OVER 2,5 / 1

FULHAM-SOUTHAMPTON- Al Craven Cottage si affronteranno due squadre che stanno attraversando momenti tutto sommato molto diversi. Mentre il Fulham nell'ultimo periodo è stato umiliato da un Liverpool comunque ben lontano dall'essere imbattibile ed ha riesumato gli sgangherati Queen's Park Rangers, che contro di loro hanno ottenuto la prima vittoria, il Southampton viene sì dalla sconfitta casalinga col Sunderland ma il gruppo di Adkins sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura e fiducia. Difficile che il Fulham continui ad avere un rendimento così negativo, anche perché la classifica inizia a farsi preoccupante per i Cottagers. I Saints invece, proveranno a sorprenderli con il loro effervescente e straripante attacco, che sarà, però, povero del suo miglior interprete, ossia Adam Lallana. Non mancheranno invece, Ramirez, Rodriguez e Lambert, così come dovrebbe giocare il temibile Kacaniklic per il Fulham. Da tenere d'occhio: Ramirez, Kacaniklic. Pronostico: OVER 2,5 / 2

domenica 2 dicembre 2012

QPR, Redknapp promuove Beckham: "Farebbe comodo a tutti"

I tempi non sono esattamente i migliori dalle parti di Loftus Road: sebbene l'arrivo di Redknapp abbia aumentato il tasso di fiducia dei tifosi, la classifica continua ad essere molto desolante per gli Hoops. Di conseguenza, Fernandes sta già pensando al mercato di gennaio, in particolare ad un calciatore d'esperienza che darebbe anche una certa visibilità al QPR in chiave marketing, ossia David Beckham. Il centrocampista dei Galaxy è stato commentato con il pollice in sù da Redknapp che vorrebbe sicuramente accogliere l'ex galacticos: "E' fantastico. Sarebbe d'una grande utilità per tutti, anche solo per il modo in cui si allena e per tutta l'esperienza che ha". A rendere ancora più plausibile l'ipotesi è stata la volontà manifestata da Beckham nei giorni scorsi, quella di cimentarsi in un'ultima grande sfida. E quale sfida migliore di quella di salvare il QPR...

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

sabato 15 settembre 2012

PUBBLICATO SUL SITO DI PEDULLA'- Quanti soldi spesi! Dove potrà arrivare il QPR?


Quando si parla di soldi, di mercato e di Premier League, è spontaneo pensare al ritornello di Blue moon e all'aquila dorata che simboleggia il club meno titolato di Manchester, ma questa volta ad aver fatto il bello e il cattivo tempo del mercato inglese non è stato il club di Mancini. Sia chiaro, la shopping-mania del tecnico marchigiano non si è certo placata anzi, nuovi milioni sono stati sborsati, più per capriccio che per esigenza, e nuovi calciatori sono arrivati (Javi Garcia, Maicon, Sinclair, Nastasic e Rodwell).

Ma l'invidiata palma di "regina" del mercato va indubbiamente ai Queens Park Rangers, che tra entrate e uscite hanno ultimato 16 operazioni. Molte di queste sono state operazioni in entrata, dettate dalle sfrenate ambizioni dell'azionista di maggioranza, il malesiano Tony Fernandes, che ha ripreso un programma di rinforzamento iniziato l'agosto 2011 (quando portò a Loftus Road gente come Barton, Wright-Philipps e Traorè- solo per citarne alcuni), proseguito lo scorso gennaio (con Cissè, Zamora, Onouha e compagnia) e terminato, si spera, con la ricca flotta di nuovi arrivi di questa sessione di mercato. Il proprietario dell'Air Asia non ha mai fatto mistero dei suoi faraonici programmi, ma i verdetti del campo non stanno per il momento volgendo a suo favore: dopo la miracolosa salvezza della scorsa stagione, nelle prime tre partite dell'attesissima formazione londinese non è arrivato che un misero punto. E il trend sembra ben lungi dal migliorarsi in una squadra costituita da giocatori che, perlopiù, non si conoscono o stanno giocando insieme per la prima volta. 

Spendere e comprare così tanto era davvero necessario? Leggendo la folta lista degli arrivi dei QPR, l'immediata e naturale impressione è abbastanza comune: pochi di questi giocatori servivano davvero ai SuperHoops. Ricapitoliamo: sono arrivati Diakitè, Park, Green, Bosingwa, Hoilett, Nelsen, Fabio, Johnson, Julio Cesar, Granero e M'Bia. Insomma, apparentemente un mercato da top team. Molti di questi giocatori sono buonissimi, alcuni straordinari rispetto alla caratura della squadra: non tutti, anzi, ben pochi, occorrevano davvero a Mark Hughes, che già poteva contare di un'intelaiatura, almeno in teoria, di buonissimo livello. Aveva Paddy Kenny, un portiere di ottime qualità ma non di un appeal mediatico altrettanto ottimo. Così l'irlandese è partito alla volta di Leeds e al suo posto è arrivato il più noto Robert Green, il cui soprannome Nevergreen rende l'idea riguardo la sua discontinuità e la sua fragilità mentale ma non rende giustizia alle sue più che dignitose doti tecniche, sicuramente in linea con le aspettative (almeno a breve termine) della squadra londinese. Avere un portiere di medio livello a quanto pare non è bastato, e dopo aver fiutato un ottimo affare hanno dato a Julio Cesar l'ennesima copia delle chiavi della porta dei Rangers. Un duo di grande peso, sul campo così come sul monte ingaggi. Ma non è finita, il motto melium abundare quam deficere ha dominato larghi tratti della campagna acquisti dei SuperHoops e si rispecchia in particolare in alcuni specifici ruoli dell'undici di Hughes, come quello del terzino destro (in cui oltre a Young e Onouha figura il neo-arrivato Bosingwa) o quelli che fanno capo alla zona nevralgica (a centrocampo ci sono due maglie da dividere tra M'Bia, Diakitè, Granero, Derry, Faurlin e Park). Insomma, un imbarazzo della scelta degno del Manchester City, o meglio ancora del Real Madrid, visto l'acquisto di Estebàn Granero, arrivato proprio dai galacticos

L'abbondanza è sintomo di programmazione e di prudenza ma non è il vero filo conduttore del mercato dei QPR. Al centro della difesa infatti, imbarazzante è la penuria: i titolari sono Clint Hill ed Anton Ferdinand, rispettivamente il sosia dai piedi di marmo del Chandler di Friends e il fiero mr. sono-qui-grazie-a-mio-fratello. Entrambi con la Premier League c'entrano poco, molte delle colpe del clamoroso tracollo interno contro lo Swansea è da attribuire proprio allo sgangherato duo arretrato. La versatilità di Onouha e M'Bia che possono ricoprire quella posizione seppur snaturando del tutto i propri identikit tattici e l'esperienza di Nelsen non migliorano la situazione, che resta, nonostante le eccellenze che spuntano tra gli altri reparti della squadra, molto desolante. La Premier League ci insegna costantemente quanto sia diabolica nel sottolineare le lacune di una squadra: potrebbe bastare questo difetto per rassegnare i QPR ancora una volta alla lotta per non retrocedere. Quel che è peggio è che questo difetto non è l'unico: non sembra esistere un vero e proprio gruppo nè sembra esserci intesa tra i SuperHoops, Hughes inoltre ci mette ampiamente del suo: Taarabt è spesse volte snobbato e il suo potenziale stellare sta marcendo di pari passo con le aspettative offensive di una squadra che pensa di affidarsi al fumoso Wright-Philipps (come accaduto in occasione del match perso all'Etihad), non esistono titolari nè riserve, non c'è un filo logico che regoli le scelte del manager. Il caos è, insomma, totale. Ecco quindi l'ennesimo capitolo del libro "Spendere non vuol dire vincere" che è pieno di storie di calcio e che ne potrebbe contenere una persino più interessante, quella di Leonardo, Ancelotti e del miliardario Al Thani

Pubblicato per il sito ufficiale di Alfredo Pedullà 

domenica 13 maggio 2012

Premier League, finale da infarto! Il City è campione ma..che fatica!

Forse è vero. Forse effettivamente campionati come la Premier League non esistono. Non penso possa esistere in una dimensione parallela un altro campionato dove una squadra, prima batte la prima classificata e la scavalca (lo United), poi espugna uno dei campi più difficili (la SportsDirect Arena di Newcastle-upon-Tyne) e infine, coi coriandoli già pronti e lo spumante al fresco, rischia di sciupare tutto contro una delle più modeste del campionato (il QPR). Il Manchester City se l’era conquistato questo momento, rosicchiando con abnegazione e classe l’abissale gap di 7 punti che lo divideva dal Manchester United, dalla clamorosa debacle dell’Emirates a una serie ininterrotta di successi intervallata dai tonfi dei Red Devils contro Wigan ed Everton. Oggi pomeriggio, i ragazzi di Mancini hanno pensato di dover scendere in campo unicamente per sfilare per i propri tifosi, inconsapevoli della verve e della motivazione che avevano reso il QPR (si giocava la permanenza in Premier) un avversario ben più temibile di quanto sembrasse. In realtà erano passati in vantaggio i Citizens, con Zabaleta 19 minuti dopo la rete che a Sunderland sanciva, nel frattempo, la vittoria degli odiati cugini. Tutto sembrava procedere per il meglio, niente sembrava ormai frapporsi tra il City e il titolo agognato da ormai 44 anni. E invece, gli sfortunati tifosi dei Citizens non avevano fatto i conti col risultato di una terza partita, quella che si giocava al Britannia Stadium tra Stoke City e Bolton e che vedeva in vantaggio proprio gli ospiti guidati da Coyle. Per il QPR vincere era diventato dunque l’unico modo per prolungare l’esperienza nella massima serie inglese. Il rientro dagli spogliatoi è drammatico per i Citizens: prima Cissè, poi Mackie battono Hart e portano in vantaggio clamorosamente i SuperHoops. Quella che, anche in virtù dell’ennesima espulsione a Barton, sembrava una partita che il City poteva recuperare senza troppi problemi, iniziava ad assumere sempre più le proporzioni di un incubo, dell’ultimo capitolo di un disegno divino storicamente ostile ai tifosi dei Citizens. I minuti passavano, Mancini delirava a livelli sempre più paradossali, incredulo di stare per perdere un titolo che riteneva già suo, le lacrime e i segni di stizza si moltiplicano tra gli spalti dell’Etihad. Mancini si gioca la carta Balotelli, si arriva al 90′: il City ha cinque minuti per segnare due gol. Niente sembrava ormai frapporsi tra lo United e un insperato quanto succulento titolo, l’ennesimo di una storia costellata di successi. E invece no, mentre al Britannia Stadium la partita finiva e il punteggio recitava 2-2, con Bolton ormai irrimediabilmente retrocesso, Dzeko riesce a pareggiare la partita e a restituire speranza e ossigeno ai propri tifosi. Passano due minuti, ed è Aguero a sfruttare l’ottimo assist di Balotelli e a battere Kenny scrivendo l’ultimo capitolo di una competizione leggendaria. Possono gioire i tifosi del City, possono finalmente gioire. Il titolo è loro, c’è una luce, ed è una grande luce, in fondo al loro tunnel.

Potete leggerlo anche su Spaziocalciomercato.it

domenica 6 maggio 2012

City, una mano sulla Premier

La penultima giornata di Premier League riassume alla perfezione i contenuti di un campionato assolutamente spettacolare pur nel suo complessivo abbassamento di livello rispetto alle edizioni degli anni passati. I risultati in Europa, esaltante parentesi di Di Matteo e soci esclusa, documentano infatti quello che è un fisiologico, ma non estremamente preoccupante, calo di qualità del calcio inglese, che resta però straordinariamente avvincente. Il City oggi, era all'ultimo ostacolo verso il tanto agognato titolo, aspettato ormai da 44 anni. Di fronte c'era il temibile Newcastle del sorprendente Papiss Cissè e di tutti gli altri interessanti elementi che hanno reso la squadra di Pardew un'autentica macchina da guerra. Si giocava al St James' Park (ribattezzato SportsDirect Arena per ovvie ragioni di profitti economici), e il match aveva tutta l'aria di essere una partita forse persino più ostica del Manchester Derby giocato pochi giorni prima, visti i convinti aneliti europei dei supporters di Newcastle-upon-Tyne. Le preoccupazioni dei Citizens si sono mostrate infatti più che fondate, come testimonia il nevrotico equilibrio dei primi 45 minuti di gioco. E' servita un'invenzione di Yaya Tourè, proprio il vecchio martoriato (mediaticamente) ivoriano per le sue scarse (o presunte tali) abilità balistiche, che ha battuto l'ottimo Krul con una conclusione chirurgica. A raddoppiare è stato sempre il fratello del meno alto e dotato Kolò. Inutile dire quanto positivamente influisca di quello che probabilmente è stato l'unico vero merito tattico di Mancini nella sua quasi triennale esperienza britannica, che ha avuto l'intuizione di ricamargli una posizione ad hoc per i suoi mezzi fisici e tattici, posizionandolo da trequartista atipico, ruolo che Yayà ha ricoperto con lodevole brillantezza. Il malumore dei tifosi di casa è stato addirittura alimentato del clamoroso pareggio raggiunto dal Tottenham (in 10) al Villa Park, contro i disastrati Villans (a un pericoloso ma non estremamente preoccupante +3 sulla zona retrocessione). Per i Magpies diventa dunque fondamentale espugnare il Goodison Park, e sperare nelle poco attendibili sconfitte di Tottenham (che sfida in casa il Fulham) e Arsenal (impegnato al The Hawthorns, contro il WBA). L'affollata zona-Champions non è l'unica a regalare spettacolo assoluto agli appassionati di Premier, molto agitata e convulsa è anche l'atmosfera che si respira dalle parti basse della classifica. Ne sanno qualcosa le ormai cagionevoli coronarie dei tifosi del QPR, che a un minuto dalla fine del match, già si prefiguravano l'apocalittico scenario della retrocessione, con il Bolton in vantaggio sul WBA e un match in casa ancora da sbloccare contro l'ostico Stoke City. A risolvere tutto (o quasi) sono stati Cissè e Morrison, il primo trova l'insperato gol del vantaggio a Loftus Road mentre il secondo pareggia clamorosamente al Reebok Stadium, dove il Bolton è riuscito a dilapidare un vantaggio di ben 2 reti. La classifica adesso vede dal diciottesimo posto in su: Bolton (35), Wigan (37, con una partita in meno da giocare contro un Blackburn ormai quasi matematicamente condannato alla Championship), QPR (37) e Aston Villa (38). Insomma, mettetevi comodi, chiamate gli amici e andate a comprare i pop-corn, perché c'è ancora da divertirsi...

sabato 25 febbraio 2012

Loftus Road+Espulsione=Sconfitta

Non cambia l'equazione che tanto ha fatto penare tifosi e giocatori della squadra dei guardiani del parco della regina: anche oggi a Loftus Road, i Rangers hanno giocato per più di metà partita in dieci e sono usciti senza alcun punto in tasca. Di fronte c'era il Fulham, un avversario che non faceva troppa paura all'altisonante collettivo diretto da Hughes se non per la sciagurata sconfitta subita nel girone d'andata per 6-0. I motivi per sperare che questo West London Derby sarebbe finito diversamente rispetto al precedente erano numerosi, innanzi tutto i Rangers hanno completamente rigenerato il proprio assetto col mercato di gennaio e hanno disposto di sufficiente tempo per organizzare dignitosamente quello che sulla carta appare un gruppo dalle potenzialità ben più ambiziose di quanto non dica la classifica. Inoltre, pensare che caratterialmente la squadra avesse metabolizzato le sciagure del passato sarebbe stato più che lecito. La lezione su quanto possa essere difficile giocare con un uomo in meno sembrava infatti ormai acquisita dopo che, prima contro il Norwich e poi contro il Wolverhampton, i Rangers erano finiti in 10 e avevano gettato i 3 punti alle ortiche. E invece ci si sbagliava. A dirigersi verso gli spogliatoi anzi tempo questa volta non è stato Barton, bensì il volenteroso Diakitè, all'esordio coi Superhoops, a cui evidentemente avranno oltremodo enfatizzato la clemenza degli arbitri rispondendogli alla domanda riguardo al tipo di calcio a cui andava in contro. Ed infatti alle buone giocate in cabina di regia, il maliano ha abbinato una serie di scriteriati tackle che hanno naturalmente convinto Dowd ad estrarre due volte il cartellino giallo. Da lì in poi è stato il solito arrembante film d'avventura con i Rangers pronti a rimontare il gol siglato all'avvio da Pogrebnyak con grande abnegazione e forza di volontà ma non altrettanto fosforo e raziocinio. Solamente la scarsa convinzione di Jol che ha preferito custodire il risicato vantaggio piuttosto che punire gli Hoops sfruttando gli ampi spazi concessi ai Cottagers, ha fatto sì che la partita finisse 0-1. Non è bastata l'ennesima scintillante prestazione di Taarabt, a cui ancora una volta è mancato solo il gol per coronare concretamente la propria performance. Per il QPR si profila allora una situazione di estrema difficoltà: la classifica li vede tristemente appaiati in fondo alla terz'ultima posizione con il Blackburn. Il sogno Premier League potrebbe esser già finito.

giovedì 2 febbraio 2012

Sognando Cissè- l'esordio con gol del francese

"Al derby farà 5 gol", "Con lui sarà Champions come minimo". Sono solo alcune delle entusiastiche esternazioni che avreste potuto sentire ad inizio anno, quando il pubblico biancoceleste era letteralmente in visibilio per l'arrivo di Cissè. Le premesse però, per una serie di ragioni, non hanno avuto riscontri nella tormentata esperienza italiana di Cissè, che di gioie ne ha regalate ben poche al popolo biancoceleste. Il gol all'esordio a San Siro, dopodichè la solita storia: i problemi tattici, le difficoltà d'inserimento negli angusti spazi del calcio italiano, e un'altro gol, sempre a San Siro, sempre contro il Milan e sempre nella stessa porta, quasi a scusarsi per non essere stato all'altezza delle aspettative. Il gol, quello dell'addio, poi un biglietto aereo destinazione Londra pregno di sogni e speranze, le stesse che aveva quando i numerosi supporters laziali erano venuti ad accoglierlo a Fiumicino, estasiati dal suo stile eccentrico e spregiudicato, con l'enfasi di chi è convinto di abbracciare un fenomeno. A Loftus Road, il tempio del QPR, Cissè sembra vedere un film già visto: nuovi tifosi ma stesso straordinario entusiasmo al suo arrivo. Per i Rangers, l'acquisto di Cissè aveva tutta l'aria di essere un'ottima ciliegina sulla torta per lo splendido mercato orchestrato da Hughes e dal portafogli del miliardario proprietario Fernandes, ma soprattutto la definitiva risoluzione del rebus-attaccante che non poteva, ragionevolmente, ritenersi soddisfatto con l'acquisto di Macheda, per il quale si prospetta adesso un malinconico via-vai tra tribuna e panchina, complice anche l'acquisto lastminute di Bobby Zamora. Il tempo di fare le visite mediche e via, subito in campo, al Villa Park, in una delle 16 finali che sanciranno il destino del QPR. In campo anche altri dei sensazionali colpi del mercato di gennaio, Taiwo e Onouha, che vanno a colmare le evidenti lacune difensive e a costituire insieme al blocco iniziale, quello dei Faurlin, dei Taarabt, dei Kenny e dei Barton, una squadra che con più tempo a disposizione avrebbe probabilmente potuto aspirare ad obiettivi ben più ambiziosi della mera permanenza in Premier League. A Cissè bastano pochi minuti per rivelarsi un autentico incubo per Warnock che proprio non riesce a contenere il suo straripante atletismo e che coronerà una pessima prestazione, l'ennesima di una stagione poco positiva, col goffo autogol dello 0-2. Ma il motivo per cui Cissè ricorderà questa partita è un altro: al 10' si smarca sulla destra, coglie il pallone vagante e lo uncina col destro pietrificando Given e insaccando sul secondo palo. Indubbiamente il modo migliore per ripresentarsi al calcio inglese. Un mondo che gli era mancato, che l'aveva consacrato (in maglia Liverpool) e che sentiva suo, per atmosfera, tifo ma soprattutto per la velocità, la rapidità del gioco: qualità che esaltano particolarmente il suo repertorio, frenato dall'eccessivo tatticismo italiano. Un gol importante, che non guida i SuperHoops alla vittoria (le reti di Bent e N'Zogbia fissano il punteggio sul 2-2) e che probabilmente lascia un retrogusto amaro nei traboccanti d'entusiasmo stati d'animo laziali (vittoriosi nell'altisonante confronto col Milan di ieri sera), quello di chi sa di aver mancato un occasione, di chi aveva creduto di poter sognare e gioire con le capriole di Cissè, l'eccentrico e spregiudicato Cissè che quel giorno, a Fiumicino, li aveva stregati.
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sabato 21 gennaio 2012

A volte ritornano...

Il 21 gennaio raccoglie sensazioni ed opinioni diverse in Inghilterra. C'è chi ne esce soddisfatto (è il caso di QPR, Fulham, Sunderland ma anche di Brighton e Birmingham City, che ottengono vittorie importantissime), c'è chi invece, ne esce storcendo il naso, quasi disgustato (penso a Pardew che a Craven Cottage aveva pregustato i 3 punti dopo lo splendido gol di Guthrie, prima di prenderne 5 in pochi minuti). Il 21 gennaio di calcio inglese è un po' tutto questo, ma molto altro ancora. E' il giorno di vittorie sorprendenti (il trionfo del WBA al Britannia lo è), e di dure sconfitte (quella del Forrest ad Upton Park rischia di allontanare ulteriormente il Nottingham dalla Championship). E' stato però, soprattutto, il giorno di Robbie Keane, un ritorno straordinariamente decisivo per le sorti dell'Aston Villa che trionfa in un rocambolesco quanto spettacolare derby delle Midlands. L'irlandese era arrivato da Los Angeles in prestito col nobile proposto di dimostrare di avere ancora molto da dare al calcio inglese e di continuare una storia che non poteva concludersi con la clamorosa retrocessione al West Ham lo scorso anno. La splendida impressione destata da Keane in allenamento l'aveva lanciato in cima alle preferenze di McLeish, che una settimana prima gli aveva concesso dieci minuti di passerella nel pareggio contro l'Everton. Quella di oggi era la prima da titolare per l'irlandese, proprio in quel Molineux Stadium dove aveva mosso i primi passi e s'era sin da subito imposto come uno dei più grandi prospetti del panorama britannico. A distanza di ben 13 anni, Keane è ancora protagonista. E pensare che il match s'era messo bene per il Wolverhampton, quando prima con un ritrovato Kightly (finalmente a grandi livelli dopo l'infortunio che ne aveva drasticamente frenato il rendimento) e poi con Edwards aveva rimontato il gol su rigore di Darren Bent. Tutto questo era successo in un primo tempo assolutamente ineccepibile in quanto a spettacolo ed emozioni, dominato prima dai Villans e poi dai Wolves. Il pareggio la squadra di McLeish lo trova ad inizio secondo tempo, quando proprio Robbie Keane pesca il jolly trafiggendo un Hennessey non impeccabile. Il match procede estremamente ricco di emozioni, ma la tensione e un pizzico di stanchezza iniziavano ad incalzare e rendevano il pareggio un'eventualità sempre più verosimile. E' però Henry (non Thierry, ma il meno talentuoso e famoso Karl) a riscrivere il copione della partita, maltrattando vergognosamente Albrighton prima di sferrargli un duro colpo di tacco in pieno petto. L'arbitro Oliver reagisce come diversamente non poteva, e cioè sfoderando il rosso e mandando Henry sotto la doccia a riflettere sulla sciocchezza commessa. L'inferiorità numerica aveva inevitabilmente costretto il Wolverhampton a una strenua opposizione difensiva contro un Aston Villa che invece acquisiva sempre più fiducia e convinzione. I Villans trovano il gol all'84' con un tiro semplicemente fantastico di Robbie Keane, che lambisce prima la traversa e si deposita poi tra i pali difesi da un incolpevole Hennessey. Nessun esultanza, nessun accenno di gioia dal suo body language: aver soffocato una così importante soddisfazione personale per rispetto dei suoi ex tifosi sintetizza alla perfezione la grandezza di un calciatore abituato a parlare coi gol, professionale sempre e testardo nel voler zittire le voci che lo davano ormai per bollito. Che abbiano ragione o meno, c'eri mancato, Robbie.
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lunedì 2 gennaio 2012

Anno nuovo, stesso spettacolo

Il 2012 entra ufficialmente in scena nel calcio inglese con la prima giornata disputatasi integralmente nel nuovo anno. Il fitto ciclo natalizio non accetta pause: si gioca dunque a soli 2 giorni di distanza dai precedenti impegni del New Year's Eve, il giorno di San Silvestro, in cui la Premier League aveva regalato uno spettacolare epilogo al 2011 sportivo e anche un plateale schiaffo morale a coloro i quali imputavano al massimo campionato inglese una voragine fin troppo definita tra parte alta e bassa della classifica. Tra le prime 5 della classe, solamente Arsenal (vittorioso sul QPR) e Tottenham (che sciupa un'occasione decisamente vantaggiosa facendosi recuperare dallo Swansea e pareggiando 1-1) avevano fatto punti mentre United, City e Chelsea erano clamorosamente cadute. Insomma, le prerogative per un 2012 ugualmente roboante non mancavano affatto ed in effetti lo spettacolo è stato parte integrante di questa fase inaugurale del nuovo anno. Uno dei match più affascinanti ed importanti della giornata era inevitabilmente l'incontro del Loftus Road tra QPR e Norwich, due squadre ormai con l'acqua alla gola per via dei recenti risultati, pronte ad affrontarsi nel più classico dei "six point match" per distanziarsi dalla zona retrocessione. Warnock prende un abbaglio nel tentativo di risolvere parte dei suoi problemi e quindi di rinfoltire un parco attaccanti qualitativamente molto modesto ingaggiando niente popò di meno che Federico Macheda, attaccante particolarmente legato al dramma sportivo realizzatosi lo scorso anno a Genova con la retrocessione della Sampdoria. L'attaccante romano, che arriva in prestito dal Manchester United, è gia a disposizione e parte (per fortuna) dalla panchina. Il match è scoppiettante sin dall'avvio grazie alle fiammate di un Norwich particolarmente determinato. Sono però i Rangers a passare in vantaggio grazie a un bel destro di Barton che raccoglie un buon cross di Mackie infilando alle spalle di Ruddy. E' un premio più che meritato all'ottima intensità e alla grande qualità del Barton dei primi minuti. Ma il lato ribelle e facinoroso che è in lui proprio non accenna a placarsi e anzi si evidenzia quando Barton ingenuamente colpisce Johnson con la testa e si dirige agli spogliatoi dopo un rosso sacrosanto. A quel punto il vantaggio del QPR è sembrato un puro dato statistico: i Canaries iniziano a prendere campo e a far loro la partita chiudendo i Rangers nella propria metà-campo e alimentando le paure del Loftus Road, che oggi si aspettava, in virtù dei timidi passi avanti delle ultime uscite, una convincente vittoria che scacciasse crisi e preoccupazioni. E invece il Norwich concretizza quando al 42' Pilkington trova l'ennesimo lampo di una stagione più che brillante sorprendendo Kenny con un sinistro dai 25 metri. E' di parità il risultato dei primi 45'. La partita prosegue a ritmi infernali, con una fisicità e un equilibrio tipici del british football. Gli scontri tra Holt e A.Ferdinand rievocano scene del calcio anni '70, troppo rare nel delicato, quasi "effeminato" calcio di oggi. Il Norwich è inevitabilmente più propenso a farsi vivo nella metà-campo avversaria ma il QPR non demorde e si rende pericoloso nelle ripartenze grazie alle accelerazioni di Wright-Philipps e ai lampi di Taarabt, straordinariamente positivo e brillante nelle sue giocate e costantemente alla ricerca del primo centro stagionale, scongiurato solamente da un Ruddy maestoso sul suo chirurgico calcio di punizione. E' però il Norwich a trovare i 3 punti grazie a una pressione offensiva perpetua e concreta che coglie l'acme nel destro di Morison che scardina la muraglia eretta dall'accozzaglia di giocatori del QPR inspiegabilmente posizionati sulla linea di porta e non nelle rispettive posizioni a marcare gli avversari. Il gol del gallese si dimostra dunque letale per il QPR che non riesce a creare eccessivi pericoli alla retroguardia avversaria con un potenziale offensivo svilito da due criptiche sostituzioni che hanno mandato Macheda (avulso come sempre) e DJ Campbell in campo e Taarabt ed Helguson in panchina. I Canaries con questa vittoria raggiungono addirittura la nona posizione mentre i tempi per Warnock e i suoi Rangers sono sempre più duri, complice una postazione in classifica decisamente difficoltosa ma soprattutto un periodo particolarmente sfortunato in cui spesso e volentieri gli Hoops raccolgono meno di quanto meriterebbero. Nel bicchiere mezzo pieno di Warnock, oltre alle ottime performance individuali di Faurlin, Taarabt e Derry e a una buonissima prestazione corale della squadra, macchiata unicamente dalla sciocchezza di Barton e quindi complicata dall'inferiorità numerica, risiedono anche le sconfitte di Blackburn (perde a Ewood Park dallo Stoke City) e Wolverhampton (che perde in casa dal Chelsea, rialzatosi soprattutto grazie alle parate di Cech e al gol negli ultimi minuti di Lampard), che mantengono precariamente in piedi la sua squadra. Non mancano le sorprese sugli altri campi: l'Aston Villa inciampa in casa dopo il trionfo a Stamford Bridge mentre il Southampton in Championship perde ancora cadendo rovinosamente a Brighton. Questo risultato consente al West Ham di completare la propria rimonta e di raggiungere i Saints in testa alla classifica.
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giovedì 29 dicembre 2011

Player Of The Week: Adel Taarabt

La partita di qualche giorno fa a Liberty Stadium contro lo Swansea rischia di essere una delle ultime apparizioni di Taarabt con i SuperHoops. Beffardo, il destino: solo un anno fa, contro la stessa squadra, Taarabt si presentò ufficialmente al mondo del calcio come uno dei talenti più cristallini e promettenti. Fu essenzialmente lui il responsabile della clamorosa disfatta subìta in quell'occasione dagli Swans: un 4-0 condito da un gol assolutamente fenomenale che solo un così poetico genio calcistico avrebbe potuto partorire. L'uno-due con Orr, che gli restituisce un pallone che poteva benissimo essere destinato alla bandierina, nel nome di quella che è una prassi piuttosto consolidata per far scorrere secondi sul cronometro. Mancava poco in effetti, ma per Taarabt c'era ancora tempo per stupire e deliziare il già entusiasta pubblico del Loftus Road. Decide allora di umiliare il talentuoso Allen (che, a proposito, è tra i più interessanti prospetti del panorama calcistico britannico) con un tunnel e spedire con un destro a giro un pallone che va a togliere le ragnatele sul secondo palo e a scrivere un capitolo, forse il più bello, della storia sua e del QPR. Una giocata che sintetizza brevemente la sua nomenclatura calcistica: leziosa, spettacolare, funambolica ma sempre volta alla decisa ricerca della rete, come racconta il bottino della sua ultima stagione, che consta di 19 gol oltre a un numero astronomico di assist. E' passato molto da allora, la partita del Liberty Stadium di qualche giorno fa l'ha visto partire titolare per la prima volta dopo più di un mese. Non ha giocato male ma non ha nemmeno sfoderato i colpi tipici del suo immenso repertorio, limitandosi a una gara intelligente ma non degna del suo talento che comunque però ha condotto il QPR verso un prezioso pareggio. E' chiaro che qualcosa non va: gli scintillanti dribbling dell'anno scorso restano un ricordo sbiadito nelle menti dei tifosi e a preoccupare è il suo approccio tecnico-tattico alla Premier League oltre alle annose questioni comportamentali che, troppe volte, l'hanno costretto alla panchina, o peggio alla tribuna, o peggio ancora a casa. Una serie infinita di proclami, bambinate e capricci che l'ha allontanato sempre più da Londra. E sia lui che Warnock raccontano di quanto sia insostenibile l'aria per lui nello spogliatoio dei Rangers, le cui chiavi sono ormai saldamente tra le mani di Barton, il ragazzaccio di Liverpool con cui Adel proprio non riesce ad andare d'accordo. Un'alchimia compromessa ormai con i compagni che una volta l'amavano e stimavano ma anche con i tifosi, ormai spazientiti dall'insaziabile ambizione del marocchino, più volte sbandierata nelle sue esternazioni, in cui afferma di voler trovare una destinazione che lo soddisfi di più finanziariamente e calcisticamente. E' almeno dall'estate scorsa che la casacca bianco-blu inizia ad andargli stretta, ma le paternali di Warnock, suo allenatore e mentore, e l'inconsistenza dell'interesse del PSG alla fine hanno fatto sì che il talentuoso numero 7 restasse a Londra. Ma già da allora, quella così romantica e spensierata storia sembrava giunta ormai al capolinea. Adesso, a distanza di pochi mesi, complice anche il pessimo rendimento avuto sinora da Taarabt, le squadre interessate al suo acquisto diminuiscono vertiginosamente e sembra ancora più difficile rintracciare una soluzione che soddisfi le aspettative economiche sue e di Tony Fernandez, il ricco proprietario malesiano, che in realtà sarebbe disposto anche a un sostanzioso sconto sul prezzo per porre fine a una questione che ha fin troppo tormentato la stagione del QPR. Costerebbe non più di 8-9 milioni la prospettiva di avere in squadra un ragazzo sicuramente problematico da gestire ma talentuoso come pochissimi. Un giocatore da educare tatticamente ma più che altro da spronare: il suo vero limite resta la discontinuità, ma in realtà anche nelle giornate meno felici riesce a risultare decisivo con pochi tocchi mirati. Gli esperti di calciomercato continuano a scommettere sul PSG ma danno anche il Napoli come pretendente all'acquisto del nordafricano. I tifosi partenopei dimentichino però l'idea di prenderlo per avere in squadra il vice-Lavezzi o il vice-Hamsik: trovare una panchina più comoda non è la reale impellenza di Taarabt. Il marocchino gioca per sentirsi amato, idolatrato, protagonista assoluto della squadra per cui è in campo. Adel Taarabt, campione viziato, montato, imbaldanzito ma straordinariamente sublime. Ed è, soprattutto di questi tempi, la cosa più importante.
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mercoledì 21 dicembre 2011

Tanti gol sotto l'albero

A Natale si è tutti più buoni, si sa. Ma che il recupero della prima giornata di campionato, rinviata per via del tanto discusso sciopero dei calciatori, sarebbe stato così buona in termini di gol, era cosa difficile da pronosticare per chiunque. Ventotto, addirittura, i gol siglati nelle 8 partite disputate stasera. A fare più rumore è inevitabilmente la sonora batosta incassata da Malesani a Napoli, l'1-6 subìto adesso spinge gran parte della tifoseria rossoblu a chiedere la testa dell'ex allenatore del Bologna. Altrettanto sconcertante il verdetto dell'Atleti Azzurri d'Italia che ha premiato i padroni di casa, i quali s'impongono sul Cesena con il risultato di 4-1, una scorpacciata di gol che pochi si sarebbero aspettati. Nessuno, tra i pochi e più che tranquilli tifosi del Parma presenti al Tardini stasera, avrebbe potuto invece credere che i gialloblù, avanti 3-1, non sarebbero riusciti a portare a casa i 3 punti. E invece al Tardini ecco il secondo 3-3 di fila, complici le reti di Lodi e Catellani che garantiscono a Montella un Natale quantomai sereno. A proposito di pareggi rocamboleschi, il Novara ha rimontato due reti al Palermo, grazie ai centri di Mazzarani e Rigoni, ma soprattutto all'ennesima sciocchezza di Ilicic, che con un espulsione assolutamente evitabile ha privato i rosanero del loro uomo più prezioso. Un talento esuberante, a tratti prorompente, che non riesce ad affermarsi del tutto a causa degli evidenti limiti caratteriali da cui è accompagnato. Meno rocambolesco il pareggio dell'Olimpico, dove la Lazio porta a casa un punto soprattutto grazie ai miracoli di San Bizzarri. Trova la vittoria invece l'Inter, nonostante il timore iniziale suscitato dalla rete di Muriel e dai ben 4 pali colpiti e infligge un doloroso 4-1 al Lecce, che resta il fanalino di coda della classifica. Non troppo migliore la situazione del Bologna di Pioli, che perde in casa dalla Roma. Sembrano essersi definitivamente placate le voci avverse circa il futuro di Luis Enrique, il quale riceve invece elogi dopo un'ottima performance, in cui iniziano a ravvisarsi in maniera concreta e tangibile i tratti del suo scintillante credo tattico.
Si è giocato anche in Premier League, in quello che è stato un mercoledì sera assolutamente appagante in quanto a spettacolo. City e United vincono senza troppi problemi contro Stoke e Fulham, mentre l'Arsenal espugna Villa Park grazie a un gol di Benayoun. Tempi duri per il Newcastle di Pardew, che perde in casa dal West Bromwich, che si conferma squadra estremamente temibile in trasferta. Altrettanto difficile è la situazione del QPR, che esce sconfitto da Loftus Road contro il Sunderland: ora Warnock inizia davvero a vacillare. Dopo il doppio vantaggio accumulato dai Black Cats, le cose sembravano essersi messe bene per Warnock quando i Rangers avevano trovato il pareggio segnando prima con Helguson e poi con Mackie. E' un gol incredibilmente fortuito di Wes Brown, che non segnava da 3 anni, a garantire altri 3 punti per Martin O'Neil, il cui impatto sulla panchina una volta occupata da Bruce è stato fin ora sorprendentemente prolifico.
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sabato 19 novembre 2011

Da leccarsi i baffi!

Il Saturday di calcio inglese si conferma ancora una volta garanzia di spettacolo assoluto. I fuochi d'artificio arrivano in particolare dal "derby della disperazione" tra Wigan e Blackburn: al JJB Stadium finisce 3-3 dopo il pareggio in extremis (98'!) di Yakubu. Un pareggio che avrà sicuramente divertito gli spettatori neutrali ma di cui, Blackburn e Wigan, proprio non necessitavano, viste le difficoltà di classifica. Difficile è anche il campionato del Bolton: dopo il trionfo di due settimane fa sullo Stoke, il West Bromwich lo batte complicando la vita a Owen Coyle, che adesso rischia seriamente l'esonero. Everton e City come da pronostico sbrigano (i Toffees -come al solito, tra le mura amiche- hanno faticato più del previsto in verità) le pratiche Wolverhampton e Newcastle. In Championship continuano a dominare Southampton e West Ham. I Saints infliggono un 3-0 i Seagulls di Poyet, che ha impresso un atteggiamento colpevolmente rinunciatario alla squadra. Gli Hammers espugnano la Ricoh Arena, battuto il Coventry in rimonta per 2-1. Sembra essersi conclusa la favola Derby: la banda di Nigel "di-mio-padre-ho-preso-poco" Clough perde anche con l'Hull City e s'incammina ormai inesorabilmente verso l'anonimato di metà classifica. Respira aria fresca invece Cotterill: il Forrest batte in rimonta l'Ipswich grazie ai centri di Lynch e dell'ex Sheffield Wednesday Tudgay.
Tutto lo spettacolo degli altri campi e molto altro ancora in termini di atmosfera al Britannia Stadium, dove i Delap Special e gli intensi sforzi offensivi del finale non sono bastati allo Stoke City per evitare la sconfitta. Il QPR deve i suoi 3 punti soprattutto all'atteggiamento gladiatorio di Helguson, che ha chiuso la partita con due gol e un inevitabile cartellino giallo. Warnock riesce quindi a sopperire alle assenze di Bothroyd (infortunato) e Taarabt (ormai chiaramente ai margini della squadra, il PSG è ormai più di un ipotesi per lui) orchestrando un undici rapido e astuto contro la strapotenza fisica degli uomini di Pulis. Lo Stoke è invece alla quarta sconfitta di  fila: il più che collaudato sistema di Pulis inizia a scricchiolare e accusa sempre più la mancanza di alternative tattiche al gioco dei campanili e dei traversoni in cui sono riassunte tutte le loro possibilità offensive. Aldilà dei lanci e delle rimesse di Delap, i Potters hanno mostrato grande difficoltà nel creare azioni da gol giocando palla a terra: un paio di piedi buoni a centrocampo servirebbe come il pane a questa squadra. 
Breve postilla sul titolo: il riferimento ai "baffi" non è esclusivamente un elogio allo spettacolo del sabato inglese ma anche una constatazione dei numerosissimi giocatori dello Stoke che li hanno, a memoria ne ricordo almeno 8 (Whelan, Huth, Walters, Higginbottham, Fuller, Wilikinson, Shawcross, Etherington). Non si tratta di un banale brand estetico bensì di una campagna promozionale per il tumore alla prostata, ecco perchè, per tutto il mese di Novembre (ribattezzato Movember, per omaggiare l'iniziativa), vedrete i baffi su ogni singolo giocatore dello Stoke City.
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lunedì 31 ottobre 2011

Il calderone della domenica

Ricavare deduzioni generali non è sempre così facile. Non aspettatevi, quindi, titoloni altisonanti nè collegamenti stilosi. Ieri, il pacchetto dei match in programma non era così abbondante, tant'è che in Inghilterra si son giocate solo 2 partite. Eppure, è bastato per far capire che Udinese e Lazio, nonostante l'assillante impegno europeo (da cui, immagino, vorranno svincolarsi al più presto), sono qualcosa di più dei semplici fuochi di paglia stagionali. Lotteranno per lo scudetto? Questo è da vedere, perchè il campionato è lungo e tortuoso e a un certo punto entrano in causa le variabili relative a infortuni e completezza della rosa. In quest'ultimo aspetto, entrambe hanno dimostrato di essere decisamente all'avanguardia, penso alla doppia amichevole (a Villareal e a Formia) che i biancocelesti giocarono a luglio contemporaneamente proponendo due formazioni  di assoluto livello, mentre per i friulani è bastevole ricordare la batosta inflitta all'Atletico Madrid in Europa League quando in campo c'erano soprattutto seconde linee. Viste le difficoltà patite sin ora dall'Inter e parzialmente dal Napoli, è verosimile che possano frequentare con assiduità i piani alti della classifica. Piani alti che difficilmente vedrà il Cesena, perdente anche a Parma ma che però si è finalmente sbarazzata di Giampaolo, un'ottima notizia per loro così come per tutto il calcio italiano. Continuo ad ignorare cosa abbia fatto di eccezionale nella sua carriera l'allenatore ex-Cagliari per meritarsi così tante opportunità nella massima serie. Scricchiola anche Di Francesco che, ieri, non riesce a battere il Novara ma che, anzi, dovrà al più presto garantire del buon olio pugliese al Sig.Romeo, il cui arbitraggio clemente nei confronti dei leccesi ha sbarrato al Novara le porte della vittoria e a uno dei miei calciatori preferiti, Meggiorini, quelle di un gol assolutamente sensazionale annullato per fuorigioco inesistente. Sannino e il Siena gioiscono nel match inaugurale ieri: un bel 4-1 inflitto al Chievo e l'ennesima dimostrazione della bravura e dell'oculatezza con cui questa squadra è stata assemblata dalla retrocessione in poi (Sensibile, prenda nota). Passiamo al Derby di Londra: ieri il Tottenham ha veementemente inserito il proprio nome nel lotto dei protagonisti per questo campionato aggiungendosi ad altre 4 (forse 5, considerando l'ottimo momento dei Gunners) squadre più o meno dello stesso livello (City a parte) che quest'anno sicuramente ci faranno divertire. Una prestazione eccezionale degli Spurs che chiudono la pratica Rangers nel primo tempo, coadiuvati da prestazioni raccapriccianti come quelle di Taarabt (non gioca da un mese e mezzo di fatto) e Barton (trasferta al Molineux a parte, ha sempre faticato con i SuperHoops fin ora). Nel secondo, un lieve black-out dei padroni di casa ha permesso al QPR di accorciare le distanze con Bothroyd. Un grandissimo gol di Bale, incontenibile (finalmente!) fissa il punteggio sul 3-1. Adebayor, impeccabile fin ora col Tottenham ha invece faticato ieri, forse è stato intimidito da Marianella? Può darsi. Intanto, Barton, a fine partita su Twitter, con estrema sportività, riempie di elogi Luka Modric, definendolo, per distacco, il miglior giocatore della lega. Un tantinello esagerato, ma non troppo.

sabato 15 ottobre 2011

Sorpasso Citizens

Dopo due settimane di astinenza ci voleva proprio un bel sabato di football. E s'inizia: già dalle 13:45 con un affascinante antipasto, il più classico dei match di Premier League: Liverpool-Manchester United. Il primo tempo delude nettamente le aspettative, con Ferguson che fa coraggiosamente a meno sia di Rooney che di Nani e con Dalglish che lascia a sedere Carrol, sbloccatosi nel Merseyside Derby di due settimane fa per lasciare spazio a Gerrard, appena tornato da una snervante lungodegenza. Poca solidità a centrocampo per gli uomini di Ferguson: Fletcher e il jolly Jones non riescono a costruire gioco. Situazione simile per i Reds: Gerrard fatica inizialmente mentre Kuyt e Downing s'intestardiscono in improbabili serpentine ben controllate da Evra e Smalling (che comunque continua a non convincermi). Nel secondo tempo, assistiamo finalmente a un match degno del blasone e della storia dei due team: Gerrard su punizione e poi Hernandez fissano il punteggio sull'1-1, a nulla serve la prodezza di Henderson, sventata da De Gea nè il destraccio di Skrtel, che da posizione favorevolissima spedisce il pallone nella Kop. Il City si conferma una macchina da guerra: all'Etihad Stadium il match ha assunto le proporzioni di una simpatica merenda per gli uomini di Mancini che concedono una brusca imbarcata all'Aston Villa di McLeish (che finalmente si confronta con un top team), aperta dall'acrobazia di Balotelli e chiusa dal destro telecomandato dell'ex Milner. E' un successo che vale il sorpasso e quindi la prima posizione. Il Norwich aggancia lo Swansea a 8 punti, grazie a una doppietta di Pilkington. Il Bolton trova finalmente una vittoria, dopo uno sfortunato periodo di magra in cui ha sfidato e perso contro tutti i top team, niente da fare invece per i Rangers che a Loftus Road non vanno oltre l'1-1 contro il Blackburn. Lo Stoke City supera non senza difficoltà il Fulham di Jol grazie al gol di Walters, scaturito (guarda caso) dall'ennesima palla alta scaraventata in area di rigore. Bene anche Delap, che si dimostra bravo anche con i piedi (colpisce un palo dopo essersi brillantemente smarcato) ma soprattutto con la testa (sua l'incornata del definitivo 2-0). In Championship invece il West Ham approfitta del pareggio tra le prime due della classe (Derby e Southampton, segnano Robinson e Lambert) e si porta al secondo posto dopo un confortante 4-0 inflitto al Blackpool. Tra poco in campo il Chelsea di Villas-Boas, che può avvicinarsi allo United, l'incrocio è però pericolosissimo: a Stamford Bridge faranno visita i Toffees, avversari tradizionalmente ostici per i Blues.

lunedì 3 ottobre 2011

Le Taarabtate


Pare funzionare così nel mondo del calcio: se sei mostruosamente talentuoso è probabile che tu sia anche una testa calda. E così dopo le Cassanate, s'inizia a sentir parlare anche di Taarabtate. Non è stato un inizio di stagione facile per Taarabt che deve forse ancora integrare il suo gioco fatto di lanci, tiri pericolosi e tanti (forse troppi) dribbling all'interno del nuovissimo collettivo di cui può godere Warnock. Fatto sta che il gioiello dei guardiani del parco della regina, tanto talentuoso quanto psicologicamente complicato ha fatto parlare di sè ieri nella disastrosa parentesi dei suoi Rangers che sono usciti dal Craven Cottage con un rumoroso 6-0 inflitto dai rivali del Fulham. Una notizia addirittura più grottesca del risultato del match riguarda infatti il marocchino il quale, dopo esser stato sostituito nell'intervallo da Warnock che è una sorta di padre adottivo/psichiatra per Taarabt, ha ben pensato di dirigersi alla bus stop ancora in tenuta atletica e con tanto di scarpe da calcio per prendere il pullman che l'avrebbe portato a casa. Quello che la gente che ha saputo apprezare le deliziose giocate con cui ha trascinato il QPR in Premier League si augura è che le Taarabtate restino episodi straordinari e che le sue giocate sul campo acquisiscano col tempo una continuità tale da farlo sbocciare definitivamente.

domenica 2 ottobre 2011

Tutti Fenomeni

E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham.   Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!