Visualizzazione post con etichetta palombo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta palombo. Mostra tutti i post

lunedì 5 marzo 2012

La resa dei conti

Proprio così, se non è una nemesi storica, poco ci manca. Quella tanto pregustata opportunità di dare uno sfogo verbale alla rabbia, si stava clamorosamente materializzando quando, ieri mattina, ho incontrato il sommo principe della scalmanata cooperativa fedigrafa che ha scritto alcune delle più cupe pagine della storia blucerchiata. Non è Garrone, nè il baldanzoso e demagogo Edoardo, non è lui che ha venduto Cassano e Pazzini nè colui che ha seccamente glissato sulle evidenti lacune con cui la Sampdoria si apprestava ad affrontare la stagione più importante della sua storia recente, quella del Preliminare. Non è lui che ha depauperato la squadra di un'identità di gioco, privilegiando lo scriteriato "palla lunga e pedalare" e raggiungendo risultati miserrimi anche quando le maglie 99 e 10 venivano regolarmente indossate la domenica. E infine no, non è stato lui a mettere la ciliegina sulla torta allestendo uno sconsiderato apparato di scelte tattiche, tecniche e mediatiche e diventando il Paperino della vicenda, il parafulmine su cui si sono riversate la maggior parte delle critiche. Non è Riccardo nè Edoardo Garrone, non Tosi e nemmeno Gasparin, non è Di Carlo nè Cavasin. E' Daniele Dessena. Un ragazzo simpatico, esuberante, gioviale (il sorriso in foto lo testimonia) ma che ha causato la più ampia parte delle numerose bestemmie consumatesi tra Marassi e dintorni. Il kamikaze della gestione tattica e tecnica della partita che ci ha perentoriamente precluso, dagli inizi dello scorso campionato alla pausa invernale di quello in corso, la possibilità di sfruttare le risorse della squadra e di organizzare così trame offensive accettabili. Non ha mai pressato, nè marcato, nè supportato l'asfittico operato del reparto offensivo. E' stato drasticamente nullo, correndo perennemente alla rinfusa e risultando il più completo emblema della Sampdoria che dal gol di Rosenberg aveva rovinosamente perso la bussola e che sembra averla recuperata con il rumoroso repulisti invernale orchestrato da Sensibile. Un ragazzo volenteroso ma chiaramente inadeguato, il cancro tattico che da troppo tempo limitava le prospettive della Sampdoria. Non sarà un caso se proprio mentre Dessena si affacciava ai paradisiaci paesaggi sardi, la Sampdoria riusciva a migliorare sensibilmente le proprie prestazioni. Molto più misterioso è invece il miracoloso rinsavimento calcistico di Dessena col passaggio al Cagliari, che molte occasioni darebbero alle malelingue di fare la propria parte formulando le ipotesi più svariate. Più realistico e rispettoso sarebbe però analizzare il confuso elettrocardiogramma delle sue prestazioni ricorrendo alla sua chiara e naturale attitudine per panorami calcistici molto meno chiassosi e difficoltosi, dove l'atto sportivo e tecnico viene serenamente incentivato, come appunto il tranquillo ambiente cagliaritano. Noi crediamo a questo, preferendo le "sane" paternali tattiche alle meno nobili accuse personali e caratteriali che pioverebbero dalle fiacche e infondate chiacchiere da bar, che ti vorrebbero implicato nel calcio-scommesse.
C'era un po' tutto questo nelle dure ma pacifiche parole, nel forte ma necessario rimprovero, che è seguito alla fotografia che gentilmente mi (ci) hai concesso.
E' andata male, Daniele, ma si è conclusa, forse, nel migliore dei modi e cioè, dando a te la possibilità di rilanciarti e a noi, quella di coltivare il "sogno" Playoff.
Non sarò ipocrita nell'augurarmi che la tua prossima trasferta genovese sarà tartassata dai fischi e dai "buu!", perché la Sampdoria deve essere onorata e ripagata al meglio, e in molti ancora non l'hanno capito.

Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/05/03/2012/la-resa-dei-conti/

sabato 4 febbraio 2012

No Palombo no Pary

Si aveva l’impressione che quella di Grosseto potesse essere una partita diversa, lo si percepiva, e non per il look cimiteriale dello Stadio Zecchini nè per il gelo che ha coinvolto tutta l’Italia e anche la ridente cittadina toscana (il termometro recitava -1.5°) bensì essenzialmente per l’assenza di Palombo. Il capitano mancava, e l’assenza del numero 17, di quella figura imponente e pettoruta, abituata, anche tacitamente, sulla base di una mera sudditanza psicologica, a guidare il resto della banda, era limpida, quasi fosse stata voluta dal fato per completare una trama che inquietante lo era già per via dello spettrale proscenio dello Zecchini. La leadership e l’apporto immane d’esperienza e personalità che accompagnava le giocate del numero 17 erano irrimediabilmente andati, con lui, all’Inter. Dopo dieci anni, il binomio Palombo-Sampdoria s’era rotto, e per il libro blucerchiato un altro, intenso, capitolo s’era chiuso. La Sampdoria aveva tolto le rotelle dalla sua bicicletta, lasciato la mano alla mamma, attraversato la strada da sola: in altre parole, era diventata libera.
E in effetti il piglio e il carattere impugnato dai blucerchiati, già dai primi minuti, era quello che si conviene al brio e alla vivacità tipiche del maggiorenne, smanioso di farsi valere. I neo-arrivati Renan e Munari ben hanno incarnato questo spirito e, seppur ben lungi dal top della forma, hanno dato prova con poche ma significative giocate del tipo di prestazione che nè Bentivoglio, nè Palombo, nè Dessena sono riusciti mai a fornire nello scacchiere del 4-3-3. Corsa, pressing, inserimenti. Parole dimenticate, o quasi, prima di oggi pomeriggio. Aldilà dell’impeto dei minuti iniziali, però, per la Sampdoria la vena offensiva era sembrata affievolirsi e la partita iniziava ad acquisire le connotazioni tipiche del trito e ritrito 0-0. A differenza delle ultime uscite però, il reparto arretrato ha assunto un ruolo da comparsa nella commedia, minimamente impegnato dal pachidermico quanto inefficace duo toscano formato da Alfageme e Sforzini, che ben pochi pericoli hanno causato a Romero. I progressi offensivi avuti con gli innesti di Renan e Munari non apparivano sufficienti per la ricerca della tanto agognata rete del vantaggio, e per la Sampdoria appariva imprescindibile aggiungere un pizzico di imprevedibilità che cambiasse lo scenario della trama offensiva, e che quindi trovasse un alternativa all’unica e scontata giocata con cui le azioni blucerchiate si concludevano, il lancio in profondità per Eder. Serviva imprevedibilità, serviva Foggia. Pronta è arrivata allora la sostituzione, a inizio ripresa, che ha fatto largo proprio al talento campano entrato al posto di un opacoJuan Antonio, talentuoso ma ancora non pienamente convincente. A Foggia bastano pochi minuti per destare il leit motiv del match, e incidere con fantasia e qualità in una partita in cui un talento come il suo stona e non poco. Le sue ultime uscite però dimostrano quanto tormentato possa essere il rapporto tra le qualità effettive e quelle mostrate sul terreno di gioco, un confronto estremamente instabile che probabilmente giustifica perchè Foggia fosse a Grosseto e non in uno stadio di serie A. E’ proprio lui a risolvere la partita, con una soluzione geniale che punisce Narcisio e culmina un’ottima azione partita dal destro di Obiang e scandita dall’elegante tacco di Pozzi. E’ il gol che decide la partita: non corona una partita brillante o congrua ai presupposti tecnici della squadra, ma accompagna una serie di segnali positivi che iniziano ad emergere e che maturano un ottimismo timido ma giustificato per l’approdo alla zona-Playoff, distante ma non irraggiungibile. Uno di questi è il centrocampo, finalmente tonico e dinamico. Mi dispiace Palombo, ma era necessario.

Potete leggerlo su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/04/02/2012/no-palombo-no-pary/

sabato 28 gennaio 2012

Nessun dubbio a Gubbio: ancora 0-0

Stamattina, svegliandosi, molti sampdoriani avranno lanciato un'occhiata verso il calendario. Alcuni avranno semplicemente preso il caffè, un po' intontiti, come sempre; altri invece si saranno fermati a pensare, ipnotizzati da una data apparentemente insignificante ma che, fulminea, ha rievocato in loro un ricordo disgustoso, nauseabondo. Solo un anno fa, il 28 gennaio, si consumava uno dei più grossi delitti della storia blucerchiata nonchè il primo vero passo deciso verso il baratro. Esattamente un anno fa Pazzini veniva ceduto all'Inter, e la mediocre partita di oggi ripropone il pessimo rapporto della Sampdoria con questa data.


E pensare che i flebili progressi di Padova, parzialmente confermati venerdì scorso, lasciavano presagire tutt'altro tipo di epilogo nella sfida contro un avversario che pochi mesi fa a Marassi ne prese 6 ma che oggi ha sorprendentemente meritato il pareggio, sfiorando in più occasioni anche il clamoroso gol del vantaggio e peggiorando la situazione della Sampdoria, lontanissima dalla zona-Playoff. Nemmeno Eder, oggi in campo dal primo minuto, è bastato alla Sampdoria. Proprio il brasiliano che, a proposito di paragoni cronologici, una settimana fa era a pochi chilometri da Gubbio ma in un ambiente tremendamente distante per storia e prestigio, l'Olimpico di Roma. Un'altra gioia sfiorata, coltivata nei giorni precedenti anche col raziocinio di chi aveva intravisto progressi nel gioco, è rimasta affossata, calpestata dai palloni persi da Rispoli e dagli svarioni difensivi. Nemmeno le toppe e i cerotti fissati da un Sensibile attento e laborioso (e che, a breve, porterà sotto la Lanterna anche Pellè e Munari), hanno rafforzato la Sampdoria. Analizzare tatticamente la partita sarebbe un triste deja-vu: ricorda un po' le partite contro Brescia, Grosseto, Cittadella, Varese (e molte altre ancora) per le inabilità offensive, ricorda la trasferta di Nocera Inferiore per la sofferenza difensiva di fronte ai lesti e sguscianti attaccanti avversari. Bazzofia e Rui Mario hanno fatto letteralmente impazzire Rispoli (sempre meno simile a un giocatore di calcio) e Costa (che dopo solo mezz'ora rischiava di finire sotto la doccia). Anche centralmente, Rossini e Gastaldello sono stati lontanissimi dai giorni migliori in quanto ad attenzione e sicurezza, intimoriti dal famelico Mastronunzio, un'autentica sentenza per la cadetteria (statisticamente il paragone con un Piovaccari qualsiasi è impietoso) e dal promettentissimo Ciofani, per il quale i margini di miglioramento sono sterminati. In attacco, Eder, Pozzi, Foggia e Juan Antonio hanno fatto quello che potevano, abbozzando discrete trame nelle sporadiche occasioni in cui il centrocampo forniva loro palloni decenti. Ingabbiati dal centrocampo umbro, diretto da un ottimo Sandreani, i tre mediani doriani hanno faticato e non poco ad entrare in partita. Krsticic impagabile per impegno e corsa ma chiaramente in debito d'ossigeno, Palombo volenteroso ma inconcludente, Obiang sicuro ma nettamente limitato nell'adempiere a ognuna delle mansioni tattiche che il ruolo da regista comporta, complice un'evidente imprecisione nei lanci. Per la scrittura del copione, i protagonisti in campo non hanno dato esattamente il massimo in quanto a originalità: gli errori, le pecche e le lacune restano le stesse da tempo e sono ormai noiosissime da elencare. La più lapalissiana è indubbiamente la mancanza del terzo interno a centrocampo. Il rendimento di Krsticic resta complessivamente al di sopra delle aspettative, il serbo si è impegnato ed ha fatto nettamente meglio di Bentivoglio e Dessena. Tuttavia resta abbastanza lontano dal tipo di giocatore che il modulo 4-3-3 richiederebbe per esser proposto al meglio. Serve più dinamismo, più presenza nella metà-campo offensiva, più abilità negli inserimenti. L'identikit mal si rapporta con le qualità che corredano il repertorio di Munari, il prossimo acquisto di Sensibile. L'ex Lecce ha corsa e centimetri a sufficienza da offrire alla causa di Iachini, ma non abbastanza qualità. Curioso, non è il solo ad avere questo problema.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/28/01/2012/nessun-dubbio-a-gubbio-ancora-0-0/


Ti piace il mio blog?

venerdì 20 gennaio 2012

Paulinho punisce una buona Samp: un altro pareggio

In quest'anticipo serale di venerdì, la Sampdoria ottiene un altro pareggio, il dodicesimo di una stagione tremendamente lenta per i blucerchiati. Niente di nuovo, direte. E invece no, perchè al classico primo tempo anonimo a cui gli spettatori del Marassi sono fin troppo abituati, è seguita una parentesi discretamente positiva, poi bruscamente chiusa dal gioiello di Paulinho che fredda un Romero non esente da colpe nel calcio di punizione che al 80' fissa il punteggio sull'1-1. Un assaggio del tipo di campionato che c'era stato unanimamente profetizzato a inizio stagione, un predominio breve ma significativo che finalmente esplicita le qualità della squadra, rimaste per troppo tempo rintanate tra dichiarazioni e valutazioni cartacee. La Sampdoria ha dimostrato di poter giocare un calcio fluido, dinamico e propositivo, se messa in condizioni di estrema tranquillità e serenità. Un calcio anche piacevole quando impreziosito dai fraseggi tra Pozzi, Bertani e Juan Antonio (migliorato esponenzialmente nella ripresa). E' questo il bicchiere mezzo pieno di un pareggio statisticamente poco utile, perchè almeno potenzialmente allunga il divario che ci divide dal treno per la serie A, ma particolarmente rigoglioso di speranze e pregi da cui partire e progettare la risalita. Le belle parole sono però ascrivibili unicamente (e paradossalmente aggiungerei, per come siamo abituati) alla fase offensiva, quella difensiva è stata corredata da una serie interminabile di errori scaturiti anche da chiari limiti tattici dell'undici sceso in campo. Aldilà delle amnesie dell'incerto duo Rossini-Gastaldello e dei più impulsivi errori di un grintoso Berardi, è il reparto nevralgico ad aver clamorosamente patito le incursioni di un ottimo Schiattarella e di un creativo quanto impreciso Piccolo. Se la casella relativa alle conclusioni del Livorno contiene un così elevato numero, la colpa è riconducibile anche alla scarsa predisposizione di Krsticic e Palombo per la prestazione camaleontica ed atleticamente dispendiosa che il ruolo d'interno nel centrocampo da 4-3-3 richiederebbe. II serbo raggiunge pienamente la sufficienza, ma non è abbastanza mobile e dinamico per giocare in quel ruolo: è piuttosto il 4-4-2 il modulo più indicato per valorizzare le sue spiccate qualità tecnico-tattiche. Un discorso affine anche alle caratteristiche di Obiang, Palombo e Soriano: di fatto, l'unico centrocampista potenzialmente adatto per il 4-3-3 è Bentivoglio, ma il suo improponibile rendimento lo scarta quasi a priori dal lotto dei papabili per ricoprire quella posizione. E' chiaro che la squadra necessiti di un giocatore dinamico e sufficientemente preparato in entrambe le fasi. Un vuoto che non può ritenersi colmato con l'acquisto di un calciatore seppur interessante e promettente come Gentzoglou. Ecco perchè è fondamentale per il reticolo tattico della squadra ma anche per una più giusta ed esaustiva valutazione sull'operato di Sensibile, l'ingaggio di un centrocampista centrale e possibilmente di una seconda punta rapida che faccia tirare il fiato a Bertani. Queste le vere priorità della Sampdoria che sta costruendo Iachini: dell'Eder prolifico si, ma straordinariamente difficile da collocare tatticamente, si può onestamente fare a meno. Meglio dirigersi verso altri lidi.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/20/01/2012/paulinho-punisce-una-buona-samp-un-altro-pareggio/

Ti piace il mio blog?

lunedì 19 dicembre 2011

Finirà?

E’ inevitabilmente questa la domanda che frulla nel cervello di molti doriani: finirà prima o poi questo scempio? Di certo oggi non si è avuto quel cambio di rotta che così segretamente abbiamo coltivato in questi giorni, quasi con pudore nell’esternarlo ben consapevoli che vincere a Pescara sarebbe stato pressochè impossibile. E in effetti i valori espressi in campo oggi hanno confermato tutti e 10 i punti che dividono queste due squadre: non solo a livello di organizzazione, caratteristica particolarmente brillante dello scacchiere di Zeman, ma anche come materiale tecnico a disposizione, la società abruzzese è parsa notevolmente superiore. Più sguscianti, creativi e concreti, gli uomini di Zeman hanno letteralmente dominato una squadra tutt’ora priva di una chiara identità tattica sfruttando gli evidenti, quasi cronici (ormai), limiti dei blucerchiati nell’orchestrare una trama offensiva ma già addirittura nell’inanellare due passaggi di fila. In questa circostanza le colpe del centrocampo sono, come sempre, evidentissime: Dessena, nonostante un paio di tackle stranamente vincenti, è stato ripugnante così come Soriano non ha saputo essere sufficientemente incisivo nelle due fasi. Anche oggi il reparto nevralgico doriano denotava una stucchevole inabilità nell’avere l’esatta tempistica negli interventi che siano difensivi o offensivi, che di fatto ha sterilizzato ogni tentativo di contrapposizione al solido e fluido sistema del Pescara . Dopo 5 partite e altrettante settimane non si colgono ancora i frutti del lavoro di Iachini, i problemi da risolvere restano gli stessi da più di un anno. E fin ora non sembra che le sue scelte abbiano migliorato la situazione, tutt’altro: l’aver relegato il nostro più temibile attaccante, Bertani, a oltre 40 metri dalla porta, sulla fascia ad attendere palloni che solitamente giungono imprecisi o irraggiungibili, imbriglia ulteriormente la manovra offensiva. Idem per Foggia, troppo importante per questa squadra e troppo valido tecnicamente per limitarsi al diligente compitino da esterno: questo giocatore ha i mezzi tecnici e psicologici per prendersi delle responsabilità, anche in un contesto così complicato, e l’ha dimostrato nel finale, quando tutte le flebili speranze di rimonta passavano per i suoi piedi.

Timido, quasi impacciato, il nostro capitano, sempre più lontano da quel giocatore che ci aveva condotto fieramente ai preliminari di Champions non più di due anni fa, ha fallito anche quella che sembrava l’ultima chiamata per lui. Triste pensare che una storia così ricca di emozioni e soddisfazioni possa realmente chiudersi con la sostituzione con Obiang, con cui il capitano era frettolosamente uscito dal campo e probabilmente da quella dimensione da cui forse pensava di non uscire più, quella blucerchiata. Rinnegarlo in maniera così netta e violenta è sicuramente irriconoscente verso la figura che ha scritto gli ultimi 10 anni di storia blucerchiata, allo stesso tempo però cederlo e quindi resettare del tutto il fatiscente sistema tecnico-tattico instauratosi l’anno scorso è probabilmente l’unico tentativo che ci resta per rischiarare i nostri orizzonti. Immolare Palombo per rimediare a tutta la serie di goffi e sciagurati errori di cui è stata protagonista la nostra società è forse l’unica soluzione per salvarci da un baratro economico oltre che morale e sportivo. Inutile ribadire la conditio sine qua non a cui ragionevolmente deve essere legata l’eventuale cessione di Palombo: operazioni lucide ed economicamente sostanziose che inseriscano in questo organico almeno un regista (il Verratti visto oggi sarebbe una degna soluzione), un centravanti e un paio di terzini. Solo questo modus operandi potrebbe indorare una pillola amara quanto tristemente necessaria, quella della fine di una parte della storia blucerchiata. Una parte che difficilmente dimenticheremo.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/19/12/2011/finira/
Ti piace il mio blog?

venerdì 9 dicembre 2011

Quattro

Quattro. Come i pareggi della Samp alla guida di Iachini, come i voti che molti dei nostri per quanto fatto stasera meriterebbero.Nemmeno oggi è arrivata la vittoria, e anzi, solo un'improvvisa dimostrazione di carattere ha costretto la Juve Stabia a un pari, tutto sommato, immeritato. Le vespe hanno, soprattutto nel primo tempo, dominato in lungo e in largo la partita dando prova di quella fluidità, di quella sinergia tra i reparti ma soprattutto di quel lodevole spirito di abnegazione, che tanto servirebbero alla Sampdoria.
I blucerchiati non ci sono, la metamorfosi tanto agognata tarda clamorosamente ad arrivare e, a quanto pare, nemmeno Iachini è riuscito a mutare uno status quo che appare cristallizzato da più di qualche mese. L'ex mister del Brescia pare essere infatti eccessivamente legato alle esigenze tattiche del 4-3-3 ignorando certezze che speravamo fossero già abbastanza chiare: per iniziare Bertani così lontano dalla porta non è di alcuna utilità alla squadra perchè fatica tantissimo ad entrare nel vivo della manovra. E i suoi spunti sporadici nelle poche volte in cui è stato messo in condizione di giocare il tipo di calcio che preferisce, e cioè in posizione frontale rispetto alla porta, dimostrano quanto diverso sia l'apporto che potenzialmente il piemontese è in grado di garantire. Eppure anche oggi, nonostante le opache prestazioni di Reggio e Bari, Iachini ha confermato la sua scelta posizionandolo ad oltre 30 m dalla porta difesa da un ottimo Colombi. Punto n.2: nelle prime apparizioni di Iachini, il buon senso ci aveva suggerito di non criticare la scelta di schierare Dessena dall'inizio, in quanto per il mister era normale prendere in considerazione, in un così complicato periodo, il pedigree e l'esperienza piuttosto che la bravura effettiva sul rettangolo di gioco. Alla quarta panchina, ostinarsi però nel lanciare in campo Dessena s'è rivelato un assoluto abominio. L'emiliano è il vero cancro di questa squadra: protagonista silenzioso del raccapricciante scempio sampdoriano iniziato l'anno scorso che ha tristemente accompagnato i fallimenti sampdoriani senza che nessuno realmente se ne accorgesse e se ne sbarazzasse (tolto Atzori, che almeno qui c'aveva visto benissimo). Gli inadempimenti tattici dell'ex Parma appaiono limpidi: zero pressing, corsa a vuoto e ovviamente una quantità astronomica di palle perse. Resta da capire quello che Iachini vede in lui ma soprattutto il motivo per cui venga preferito al più giovane e forte Obiang, il quale è sicuramente poco adeguato per caratteristiche a comporre il terzetto di centrocampo ma resta, in virtù di un repertorio enormemente superiore, preferibile a Dessena. Aldilà della sua prestazione è l'intero meccanismo nevralgico che preoccupa e non poco. Del tutto inconsistente, il centrocampo sembra mancare di un uomo di personalità e bravura tecnica capace di ricevere e smistare palloni lubrificando la fase offensiva. No, Palombo non è quel tipo di giocatore: ormai anche a livello di cuore e personalità sembra del tutto passivo. A livello difensivo, la linea verde proposta (anche per necessità: mancava Gastaldello e per fortuna Accardi è rimasto a sedere) desta qualche perplessità: Rossini e Volta sono troppo irruenti ed inesperti per giocare fianco a fianco. Lo svizzero in realtà, tolto qualche errore, si è comportato egregiamente confermando i progressi di Reggio Calabria: buoni i mezzi tecnici oltre che i movimenti e i posizionamenti difensivi. Non si potrebbe dire lo stesso di Volta per il quale l'involuzione degli ultimi mesi assume proporzioni sempre più ampie. Costa e Rispoli troppo confusionari e di nessuno aiuto a Foggia che, come al solito ha predicato nel deserto, e Bertani. Ricapitolando, non c'è stata quella reazione proclamata alla vigilia. Solo il gol nel finale di Pozzi e qualche fischio sospetto dell'arbitro Baracani che ha ingiustamente privato la Juve Stabia di almeno un rigore, permette alla Sampdoria di uscire imbattuta da Marassi. Dietro al misero punto guadagnato in classifica si cela in realtà l'ennesima prestazione desolante che richiederebbe cambiamenti immediati di rotta. Ma, ormai, ci siamo anche stancati di dirlo.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/09/12/2011/quattro/
Ti piace il mio blog?

domenica 13 novembre 2011

Profondo (bianco)rosso

Piovaccari, anche oggi impalpabile
Probabilmente in serata arriverà l'annuncio dell'inevitabile esonero di Atzori, ma questo non può ritenerci soddisfatti. Perchè aldilà delle sconsiderate scelte di Atzori, oggi si è avuta l'ennesima dimostrazione del fatto che sono i protagonisti sul campo ad essere scandalosamente carenti. Occhio a non fraintendere: incolpare Palombo, per quello che è successo oggi, sarebbe troppo facile per Sensibile e Garrone. Troppo facile in quanto è l'unico che gode di un minimo di appeal per poter fruttare cifre decenti alle casse blucerchiate. Il perchè l'ha dimostrato anche oggi, giocando una buonissima partita, correndo in lungo e in largo e impegnando Frison, che tra l'altro ha colto l'occasione per ricordare, ad addetti ai lavori e non, di essere un grandissimo portiere. Quindi, se in futuro assisteremo ad ulteriori proclami circa l'assoluta disponibilità a cederlo, sappiate che si tratterebbe di un mero e losco tentativo di intascare qualche soldo, perchè non vi sarebbero altre spiegazioni. E' il resto che non va, e spero che finalmente l'ingombrante quanto assurda reputazione di corazzata ammazza-campionato sia caduta nell'oblio di giornali ed esperti vari. Di questi ragazzi và piuttosto lodato lo spirito caritatevole: al Vicenza è stato permesso di espugnare Marassi dopo ben 35 anni. Sono pochi ormai i record negativi rimasti da battere. Pochi, come i tentativi verso la stregata porta di Frison dopo il gol di Martinelli. I biancorossi hanno fatto proprio di tutto (Frison escluso, naturalmente) per darci una mano, e penso al clamoroso pallone regalato da Martinelli a Piovaccari o alle numerosissime volte in cui la difesa veneta si faceva trovare scoperta. I nostri però proprio non ne volevano sapere di impegnarsi, onorando magari le vittime dell'alluvione, ricordate dal minuto di silenzio iniziale e dall'evitabile parata dei nostri a inizio partita. E' con le magliette fradice di sudore che si dimostra l'affetto. Credenziale che, tra i disastrosi undici scesi in campo oggi, soddisfa il capitano e forse anche Obiang, il quale potrebbe benissimo impartire lezioni di umiltà a gente come Piovaccari. L'ex Cittadella ha dimostrato che si può essere strafottente quanto Cristiano Ronaldo ma allo stesso tempo valoroso quanto un agnello zoppo. Sarà mortificato chi sperava di salire in A anche grazie ai suoi gol. Oggi è stato semplicemente fermo e inerme alle sollecitazioni dei nostri spettatori, che hanno dimostrato buonsenso (venendo copiosi a Marassi ricordando lo scopo benefico) oltre all'ineguagliabile passione che anche oggi grondava dagli spalti del Ferraris. Per Maccarone, invece, il copione è lo stesso da almeno 5 mesi: non ha mai dato segnali di ripresa eppure quest'estate è stato prontamente confermato da chi, invece, aveva promesso di fare piazza pulita. Per non parlare di Padalino, che oggi ha giocato in maniera penosa sbagliando una quantità di palloni persino superiore a quella che mediamente riesce a sciupare. Non basta, quindi, cacciare Atzori. Via anche Piovaccari, Maccarone, Padalino ma anche molti altri. Chiedo troppo, adesso, che siamo solo a novembre? Allora multateli, multateli tutti e fategli capire con i fatti quello che non recepiscono attraverso le parole : la Samp va meritata e onorata, non umiliata. Per chiudere, cito le parole dell'illustre Brian Clough, particolarmente calzanti: quando un manager viene esonerato, dovrebbe andarsene anche chi l'ha preso. Sensibile è avvisato.

Ti piace il mio blog?

martedì 8 novembre 2011

La Samp non decolla: un altro pareggio

L'abbraccio tra Scienza ed Atzori
L'imperativo, dopo la confortante vittoria col Crotone, scaturita comunque da un autogol e un gol in fuorigioco (ergo non così confortante), era dare continuità e cercare d'inanellare una duratura striscia positiva. A questo, dopo i tragici avvenimenti di Genova, si è aggiunta la viscerale richiesta dei tifosi di onorare le vittime e tutta la città di Genova giocando quindi con cuore e tanto spirito di abnegazione. Quello che emerge dallo scialbo 0-0 del Rigamonti, non soddisfa appieno nessuna delle prerogative prima citate.
Atzori, rispondendo alle critiche di chi dubitava della presenza del cromosoma Y nel suo DNA, ripropone stoicamente le sorprese della gara col Crotone: Palombo ancora dalla panchina,Fornaroli ancora dall'inizio e una sfilza di nomi eccellenti quali quelli di Pozzi, Costa, Piovaccari, Semioli, Bentivoglio a guardarsi la partita: chi in tribuna, chi in tv, chi magari al pub con un bel boccale di birra (penso soprattutto a Bentivoglio in questo caso). I primi 2 minuti di arrembante pressione offensiva si sono rivelati, come al solito, illusori: il Brescia ha progressivamente preso campo mettendo più volte in difficoltà quella che anche oggi si è confermata una difesa fin troppo disattenta (nonostante Feczesin, il quale ha sciupato due occasioni clamorose, ma soprattutto l'enigmatico Maccan abbiano fatto di tutto per far sembrare il contrario). Un primo tempo di rara inconsistenza tecnico-tattica, testimoniata dalle rivedibili prestazioni di Castellini (confusionario),Padalino (non alza la testa nemmeno per sbaglio), Laczko (sicuri che stesse giocando?) ma anche di Fornaroli che dopo un buon inizio ha dato prova dei motivi per cui l'anno scorso ha faticato a trovare spazio nel Nacional Montevideo, sbagliando tutti gli stop possibili e qualche passaggio elementare.
Urgono cambiamenti. Non secondo Atzori, che pare accontentarsi di un eventuale pareggio probabilmente ignorando l'obiettivo principale con cui la Sampdoria aveva inaugurato la stagione e cioè andare direttamente in Serie A vincendo quante più partite possibili. Inizia il secondo tempo, solito fuoco di paglia iniziale. Gli aneliti ai 3 punti vengono però sviliti dall'espulsione (meritata) di Soriano, ma soprattutto dal modo in cui Atzori cerca di porne rimedio: togliendo cioè Fornaroli per Palombo, abbassando quindi esponenzialmente il baricentro della squadra nonchè le possibilità di risultare pericolosi in attacco (già irrisorie). E con questo non si vuole mancare di rispetto al capitano che anzi, nonostante i consueti lanci mal calibrati, ha mostrato grande umiltà e serietà quand'è entrato, bensì si vuole constatare la mortificante abdicazione alla vittoria del nostro mister, che oggi, probabilmente con risultati meno altisonanti, ha fatto errori anche peggiori rispetto a quelli commessi in quel di Nocera Inferiore. La mentalità vincente e la voglia di portare sempre a casa il risultato sono credenziali essenziali per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma devono innanzi tutto essere concepiti e trasmessi dall'allenatore. Gli errori del tecnico di Collepardo non si limitano infatti a questo frangente: da aggiungere alla lista anche la sostituzione che ha visto avvicendarsi in campo Dessena al posto dell'esausto Padalino. Ecco, lasciare in panchina il più talentuoso dei calciatori di cui dispone e cioè Foggia per usufruire invece del letale mix di palloni persi e posizionamenti errati incarnato da Dessena non mi sembra esattamente un affare. E in effetti, la partita si è conclusa con il più logico degli epiloghi: 0-0. Un risultato che risolleva Scienza, che veniva da ben 5 sconfitte consecutive, e che consolida la panchina di Atzori, nonostante abbia solo pareggiato e nonostante abbia commesso anche oggi errori decisamente gravi. Una prestazione deludente della Sampdoria, sottesa da scelte, ancora una volta, scellerate del proprio mister e quel che è peggio, un distacco sempre più preoccupante dalle prime due in classifica. Ecco perchè, a volte, prendere 4 gol non è così negativo e, anzi, può risultare l'unica ancora di salvezza.

martedì 1 novembre 2011

Heroes

E' proprio il titolo della canzone di David Bowie che può riassumere al meglio l'essenza della giornata di calcio appena trascorsa, peraltro ricca di appuntamenti. Scendeva in campo la B, in cui bisogna registrare la straordinaria costanza di risultati del Pescara di Zeman, ormai una serissima candidata per la promozione ma anche l'infallibile cinismo del Toro, che oggi ha espugnato Reggio Calabria. A proposito di serie candidate per la promozione: il Sassuolo strapazza il Modena nel derby emiliano per 2-5. Si rialza la Samp, rivoluzionata dalle scelte di Atzori (o di Sensibile, come sostiene maliziosamente qualcuno) che batte il Crotone senza Maccarone nè Palombo ma con Soriano ed Obiang (39 anni in due) a dirigere il centrocampo. Simoni continua ad ottenere ottimi risultati alla guida tecnica del Gubbio battendo il Cittadella, resta all'imbarazzante punteggio di -1 l'Ascoli che riesce a perdere anche con l'Albinoleffe. Da Bergamo a Nicosia per constatare il sorprendente primato che l'APOEL conferma nel gruppo G, in cui è saldamente al comando dopo aver clamorosamente battuto il Porto, a serio rischio eliminazione. Continuano i problemi per il Chelsea di Villas-Boas, David Luiz si conferma un'assoluta catastrofe sbagliando un calcio di rigore e permettendo dunque ai belgi del Genk di rimanere in partita e di pareggiare con il talentuoso Vossen. Qualcuno già chiede l'esonero del tecnico portoghese, di certo fin ora ha tradito le aspettative di chi si aspettava di assistere al tanto discusso "calcio del futuro". In campo anche la Championship, in uno dei numerosissimi turni infrasettimanali in programma. I Saints festeggiano al meglio il proprio onomastico (è il giorno dei Santi), distanziando di ben 5 punti gli Hammers, i secondi classificati, dopo la vittoria contro l'esuberante Peterborough. Dicevo, era la giornata degli eroi: nel web impazzava oggi la notizia del pilota polacco, il cui prodigioso atterraggio (con un aereo senza ruote, clamoroso!) ha salvato la vita di 230 persone. Qualcosa di meno lampante ma di ugualmente significativo ha fatto invece Billy Sharp, attaccante del Doncaster, che, a pochi giorni dalla morte del figlioletto, ha trovato la forza per scendere in campo, segnare e dedicargli il gol. Straordinario.

sabato 22 ottobre 2011

L'ennesima minestrina

Prima di analizzare l'ennesimo pareggio interno della Samp ci terrei a spendere qualche riga sul calcio italiano in generale. Vedere un match come quello di oggi deve far scattare automaticamente una molla di sentito orgoglio patriottico in ognuno di noi italiani. Infatti, solo in Italia è possibile assistere a match del genere, e noi abbiamo solo da andarne fieri. Una squadra che si trincea nella propria metà-campo e che viene presa costantemente a pallate dall'altra squadra (che in questo caso sigla si 15 corner, ma anche il cupo risultato di 5 miseri tiri in porta) è un format di gioco che difficilmente potremmo apprezzare in altre zone del mondo, penso chessò all'Inghilterra, ma anche alla Germania, o alla Spagna: posti in cui si tende prevalentemente a giocare a calcio. In Italia, ahimè, il catenaccio è pane quotidiano. Il catenaccio è persino più fastidioso quando inscenato contro una squadra dalle evidenti difficoltà offensive. E' stato proprio questo il leitmotiv dello 0-0 tra Sampdoria e Cittadella. I veneti barricati nella propria metà-campo e i liguri che, in maniera molto affannosa, cercavano di guadagnare campo concludendo però, tutto sommato, poco. Condivido l'analisi fatta da Nucera che peraltro è molto simile a quella che feci una settimana fa: la colpa è da attribuire essenzialmente al centrocampo. Palombo e Bentivoglio anche oggi hanno vagabondato per il campo senza sostenere la fase offensiva, corredata unicamente dai lanci e dai campanili vari alzati dai quattro uomini di fascia (che hanno giocato una partita discreta). La negatività della prestazione del capitano oggi si poteva dedurre dalla riprovazione che grondava dagli stracolmi spalti del Ferraris: uno stato di forma davvero pessimo che dovrebbe assicurargli qualche panchina nelle prossime partite. Il condizionale è d'obbligo perchè mister Atzori non credo la pensi come me. A proposito, le sostituzioni dell'ex tecnico del Catania sono state abbastanza difficili da decifrare: contro una squadra che nella metà-campo avversaria avrà messo piede solo per sbaglio, inserire la terza punta avrebbe dovuto essere scontato. E invece Atzori c'ha pensato e ripensato su, fino al 37' del secondo tempo, quando finalmente si decide a far entrare Fornaroli, sostituendo però Foggia ergo l'uomo di maggior talento di cui disponiamo e che, Ascoli docet, avrebbe potuto inventare la giocata vincente. Un altro cambio sicuramente misterioso è quello concretizzatosi all'intervallo. Sostituire Piovaccari che, per quanto pachidermico, aveva creato buone occasioni con Maccarone è assolutamente inspiegabile. Manco a dirlo, anche oggi l'ex-Siena ha fornito l'ormai classica prestazione cadaverica ricordandoci che gioca essenzialmente per farci un piacere. Le tristi vicissitudini familiari, che l'attaccante aveva patito l'anno scorso, c'entravano poco con le sue prestazioni. A distanza di qualche mese, infatti, continua a giocare da attaccante di eccellenza. Liberarsi di lui è assolutamente prioritario, e spero che Sensibile sia dello stesso parere. E qualcuno mi spieghi anche il misterioso ostracismo nei confronti di Obiang che è stato sicuramente il nostro miglior centrocampista in quest'inizio di campionato: Bentivoglio lo fa rimpiangere e parecchio. Dopo oggi, direi sia l'ora di smetterla con la beneficenza e d'iniziare a vincere perchè di punti ne abbiamo già lasciati parecchi per strada. E' fondamentale vincere queste partite per risalire ed è altrettanto importante meditare sugli errori cercando di correggerli. E' solo retorica purtroppo: è ormai quasi un anno che si commettono gli stessi errori ma nessuno sembra accorgersene. Perlomeno oggi abbiamo dato un senso alla vita dei calciatori del Cittadella che potranno raccontare ai nipotini di aver giocato a Marassi e (me l'avessero profetizzato l'anno scorso, avrei risposto con una pernacchia) di esserne usciti indenni. Incredibile.

domenica 9 ottobre 2011

Brutta Samp, Piovaccari evita il cataclisma

"Poteva andare peggio", è questo lo stato d'animo che abbonda tra i delusi supporter blucerchiati che si aspettavano comunque ben altro da quest'inizio di campionato cadetto. Battere il Sassuolo per una squadra che aspira a risalire senza alcuna difficoltà avrebbe dovuto essere pura formalità. E invece, siamo qui a commentare un pareggio (fortunoso peraltro) scaturito da un'altra brutta prestazione per la squadra di Atzori. Dopo il gol di Marchi (a proposito che gran gol che ha fatto!), indice di una netta supremazia iniziale degli emiliani, i blucerchiati non sono riusciti a rendersi pericolosi in fase offensiva ma nemmeno ad imporsi col possesso palla. Zero idee, zero movimenti (che siano senza palla, incontro al pallone e via dicendo). Troppo facile indovinare il protagonista di tale scempio: risponde infatti al nome di Daniele Dessena. Palle perse, palle sprecate, occasioni favorevolissime ma sciupate per via di incomprensibili retropassaggi. Insomma, ordinaria amministrazione per Dessena che quest'oggi ha persino avuto il placet di Atzori per mettersi ulteriormente in ridicolo entrando a far parte di una mediana a 3, con Palombo e Soriano, tutta calci e lanci al vento, che avrebbe dovuto supportare il trio offensivo guidato da Bentivoglio ma che invece non ha fatto altro che correre senza direzioni nè criteri. Atzori, come già detto, decide di inserire un altro modulo nell'ormai gravoso volume dei "moduli sperimentati da Atzori", provando un 4-3-1-2 assolutamente privo di senso. Male anche Costa, abbindolato da Ronal..ehm, Suar..ehm..ah no, era Masucci. Malissimo Bertani che ahinoi, gioca la peggior partita della stagione. Non pervenuto anche il signor Pinzani che distribuisce cartellini manco fossero caramelle, e fischia tutto quello che si poteva fischiare, risultato? Ennesima partita scialba e spezzettata, ringraziamo i cari arbitri italiani, è anche colpa loro se assistiamo ormai costantemente a questi spettacoli osceni in tutti i campi d'Italia. Dopo un primo tempo da incubo per la Samp, è tempo di cambiamenti, Atzori indovina perfettamente le sostituzioni da fare ritornando al 4-4-2, e mandando Dessena e Soriano (discreta prestazione) sotto la doccia e inserendo Semioli e Laczko, due (soprattutto l'ungherese) tra i migliori in campo. Primi 20 minuti da panico per il Sassuolo che riesce a cavarsela, trovando anche buone chance con Masucci e Sansone. Entra Piovaccari (finalmente carico e motivato) al posto di un pachidermico Pozzi, ed è proprio il pifferaio a sbrogliare la matassa grazie a un gol decisamente fortunoso. Ci sarebbe tempo per provare addirittura a vincere la partita per la Sampdoria, ma Laribi sfiora addirittura il gol del nuovo vantaggio emiliano. Finisce giustamente in pareggio l'anticipo domenicale del Ferraris. Cosa si fa? Continuare a lavorare e dare, nonostante tutto, piena fiducia ad Atzori (cambiare allenatore non migliorerà la situazione, anche perchè considerando le disponibilità economiche che Garrone favorisce alla Samp non potremmo aspettarci che un De Biasi, o peggio, addirittura un ritorno di Cavasin), aspettando i ritorni di Romero e Gastaldello. Per chiudere, un plauso a Fulvio Pea, ex mister della nostra primavera dei sogni, che oggi ha presentato a Marassi una squadra solida e ben organizzata (ma non per questo catenacciara). Una prestazione brutta per la Samp, che ha l'obbligo di migliorarsi perchè noi, e anche oggi lo splendido pubblico del Ferraris a suon di cori emozionanti l'ha dimostrato, la Serie A non la possiamo aspettare.

Calcio Pazzo