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martedì 25 dicembre 2012

Arriva il Boxing Day: la presentazione e i pronostici dei migliori match


Per molti il Natale, il vero Natale, non è ancora arrivato. C'è gente che non ha provato piacere nel posizionare, meticolosamente a mezzanotte, il bambin Gesù al centro del presepe, o meglio, o meglio non ha provato il piacere che si conviene al gesto che simbolicamente incarna il significato del Natale. Perché? Perché la mente vaga, e pensa a tutt'altro. No, nessuna traccia di blasfemia in tutto ciò, solo una sana e insaziabile brama di football. Quel football che travolge, e di cui proprio non si può fare a meno. Un football che poco ha a che vedere con l'inedita quanto poco fruttuosa idea di far giocare le partite di Serie B proprio nel giorno di Santo Stefano. E' un football diverso, che piace proprio perché unico e così esclusivo dall'essere inspiegabilmente da molti disprezzato. Quel football domani avrà la sua piena consacrazione e il Boxing Day esalterà a livelli massimi quel coefficiente di tradizione, spettacolo e storia che caratterizza il calcio inglese.
In particolare, in Premier League scenderanno tutte e 20 le squadre, in un programma diviso in tre diverse fasce orarie (con i match delle 16:00, il consueto posticipo delle 18:30 e anche quello, inatteso, delle 20:45). In realtà, le squadre che giocheranno saranno 18: lo sciopero della Tube ci priva probabilmente del match più affascinante, ossia Arsenal-West Ham che verrà recuperata nel prossimo mese. Non per questo bisogna però disperarsi: anzi, i match interessanti saranno diversi: ecco quelli che, secondo BundesLigaPremier, meritano particolare attenzione:
SUNDERLAND-MANCHESTER CITY- Non può mancare all'appello il match dello Stadium of Light tra Sunderland e Manchester City. Un incrocio che, classifica alla mano, non dovrebbe preoccupare tanto Mancini ma che, l'anno scorso e proprio nel periodo natalizio (esattamente il giorno di Capodanno) gli giocò un brutto scherzetto. All'epoca infatti, i Black Cats furono i primi a battere i Citizens, grazie al goal allo scadere di Ji Dong-Won che chiuse la partita sull'1-0. Anche questa volta, per il City, quella alla Tyne and Wear, non sarà una gita turistica: il Sunderland, dopo un periodo poco facile, si sta rialzando e la vittoria contro il Southampton ha dimostrato ancora una volta quanto questa squadra sia brava nel difendersi e ripartire in contropiede. Ha confermato inoltre, le doti dell'implacabile Steven Fletcher, in goal anche al St.Mary's Stadium. Insomma, match da non perdere ed esito tutt'altro che scontato, anche alla luce delle difficoltà accusate nell'ultimo periodo dalla, sempre più claudicante, squadra mancuniana. Da tenere d'occhio: Yaya Tourè, McClean. Pronostico: UNDER 3,5

READING-SWANSEA- Lo Swansea, quest'anno, è uno spettacolo che nessuno dovrebbe mai perdersi. Il Madejski Stadium inoltre, è stato sin ora assoluta garanzia di goal e spettacolo: insomma, i presupposti perché Reading-Swansea sarà una partita spettacolare non mancano nemmeno da un'analisi così superficiale ed elementare. Si proliferano, addirittura, nel momento in cui si aumenta lo zoom: il Reading, bloccato a 9 punti all'ultimo posto della classifica, ha paura di scartare sotto l'albero il pacco della retrocessione ed è chiamato a una sfida quasi decisiva per cercare di rialzare la testa. Inoltre, i Royals sono ancora più agguerriti dopo il dubbio goal con cui Barry, sabato scorso, ha regalato la vittoria di Citizens e rovinato il Natale di McDermott, come lo stesso allenatore ha ammesso. Dall'altra parte, i gallesi allenati da Laudrup, dopo un solo punto guadagnato nelle ultime tre partite, vogliono tornare a vincere. I Jacks sono in grande forma, come dimostrato domenica con il pareggio maturato, seppur in modo un po' rocambolesco, contro i Red Devils. E poi, il biondo attaccante di Oviedo che sulle sue larghe spalle porta il nome di Michu è in un momento di forma semplicemente estasiante e difficilmente la sua corsa si fermerà proprio al Madejski. Da tenere d'occhio: McAnuff, Michu. Pronostico: OVER 2,5 / 1

FULHAM-SOUTHAMPTON- Al Craven Cottage si affronteranno due squadre che stanno attraversando momenti tutto sommato molto diversi. Mentre il Fulham nell'ultimo periodo è stato umiliato da un Liverpool comunque ben lontano dall'essere imbattibile ed ha riesumato gli sgangherati Queen's Park Rangers, che contro di loro hanno ottenuto la prima vittoria, il Southampton viene sì dalla sconfitta casalinga col Sunderland ma il gruppo di Adkins sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura e fiducia. Difficile che il Fulham continui ad avere un rendimento così negativo, anche perché la classifica inizia a farsi preoccupante per i Cottagers. I Saints invece, proveranno a sorprenderli con il loro effervescente e straripante attacco, che sarà, però, povero del suo miglior interprete, ossia Adam Lallana. Non mancheranno invece, Ramirez, Rodriguez e Lambert, così come dovrebbe giocare il temibile Kacaniklic per il Fulham. Da tenere d'occhio: Ramirez, Kacaniklic. Pronostico: OVER 2,5 / 2

domenica 2 dicembre 2012

Wenger alla Morandi: "Stiamo uniti!"


I più lo ricorderanno: è stato il tormentone della passata edizione del Festival di Sanremo. ArséneWenger, seppur in un'altra lingua e in ambienti decisamente diversi, ha parafrasato lo slogan che Gianni Morandi ripeteva nelle circostanze più disparate e cioè appunto "Stiamo uniti". E' un periodo molto difficile dell'Arsenal, e la sconfitta subita tra le mura amiche per mano dello Swansea, riaccende le voci che vogliono Wenger pronto a dimettersi. Arséne però, ha smentito ed anzi continua a credere nel suo gruppo:
"Stiamo uniti! Siamo qui per migliorare le cose e son sicuro che ci riusciremo per la qualità e lo spirito che ci contraddistingue. E' un'ottima occasione per unirci e dimostrare che siamo forti".
La prestazione dell'Arsenal non è stata però convincente, anzi: "Il match non mi è piaciuto. E' stato frustante perché non abbiamo avuto abbastanza creatività e cinismo, mentre lo Swansea ha saputo essere sufficientemente pragmatico: ripeto, è frustrante ma è la verità".
Intanto la classifica inizia ad essere preoccupante per le ambizioni dei Gunners: "Non guardo la classifica, dobbiamo pensare a migliorare il nostro gioco e le cose si aggiusteranno".
Un aiuto, dovrebbe arrivare anche dal mercato di gennaio: "Son sicuro che il nostroboard è pronto a spendere se troviamo i giocatori adatti".

domenica 11 novembre 2012

Michu, Cazorla e Mata uniti per salvare il...

Il Real Oviedo, club spagnolo dal glorioso passato, rischia il fallimento: per evitare il tracollo la squadra asturiana deve reperire 2 milioni di euro entro due settimane. Grande clamore ha suscitato tutto ciò in Spagna e per salvare la società si sono mobilitati anche dei calciatori: come ha riferito Miguel Michu ai microfoni di bbc.co.uk, lui, Juan Mata e Santi Cazorla hanno acquistato delle quote del club diventando azionisti. L'attaccante dello Swansea non ha però voluto rivelare l'entità della percentuale che lui e i suoi colleghi hanno rilevato, ma si è limitato a ribadire l'amore per la sua città natia (Oviedo, appunto) e per la sua squadra, non nascondendo un tangibile ottimismo riguardo la riuscita del salvataggio del Real Oviedo. 

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

lunedì 29 ottobre 2012

Van Persie ancora decisivo, è lui il numero uno?


Anni fa, secoli fa, un signore di nome Fedor Dostoevskij decise di emergere dall’anonimato e diventare uno degli scrittori più letti e famosi di sempre. “La bellezza salverà il mondo” disse, lasciando di sasso i lettori e pronunciando una delle frasi più criptiche e affascinanti che siano probabilmente mai state dette. Tra i seguaci del mantra del moscovita non può non figurare Sir Alex Ferguson, uno che la ha imparato a conoscere bene la bellezza. Ha imparato e si è innamorato dinanzi alle celestiali giocate di Robin van Persie, uno che di poesie ne scrive settimanalmente con la palla tra i piedi, ostentando una coordinazione atleticamente impeccabile e difficilmente emulabile.  Soprattutto, Sir Alex si è divertito e rallegrato nel vederlo con la maglia (tovaglietta, direbbero i detrattori) del Manchester United, squadra che con l’olandese è tornata a spadroneggiare e a presenziare nella ristrettissima èlite del calcio mondiale.
La flessibilità, la pluralità di opzioni offensive che Robin ha garantito a Ferguson hanno determinato effetti superlativi anche nel discusso successo sul Chelsea. Non è stata la miglior giornata di van Persie, che ha perso qualche pallone di troppo e che non ha giocato con la solita precisione e maestria. Eppure, il tabellino gli riconosce il gol dello 0-2, così come i replay dimostrano che il suo zampino in realtà c’è anche nelle altre due reti dello United, ed è uno zampino che vale quasi il 100% dei meriti, in entrambi i casi. Decisivo, forse più di Clattenburg e dei suoi degni compari, che hanno ingiustamente convalidato la rete di Hernandez ed inspiegabilmente espulso El Nino.
La grandezza dell’ex Feyenoord è perciò evidente: la sua presenza ha una così pesante influenza anche in giornate non particolarmente positive ed anche in partite non esattamente ordinarie (si giocava contro i primi classificati nonché unici imbattuti del campionato). Ed è un leit motiv che inizia a diventare noioso: sette le reti in campionato, due quelle in Champions. Un bottino che, a fine ottobre, pochi possono vantare.
Quando si parla di Robin, raramente si pensa al più forte attaccante del globo. Certo, ci sono Benzema, Ibrahimovic, c’è soprattutto Falcao, che con quello scoppiettante inizio di stagione ha stregato anche i più scettici: insomma, la concorrenza è di altissimo livello. Paragonare e confrontare calciatori così forti, ma anche così dissimili per caratteristiche e contesti, dà risultati estremamente scarsi, soprattutto in uno sport così poco razionale ed empirico. Quello che si evince dall’ondata mediatica e dai commenti più o meno imparziali dei vari telecronisti è che van Persie viene correntemente escluso dall’Olimpo dei più forti. Le ragioni possono essere svariate: chi lo conosce e l’ha seguito meglio, può spiegarsi parlando della sua limitata professionalità e del suo carattere decisamente scomodo: non è erroneo pensare al Van Persie che salpò da Rotterdam come una sorta di Balotelli d’Olanda, anche se a quei tempi Super Mario stava ancora giocando coi lego. Ben diversamente dal bad boy italiano, van Persie però ha saputo mimetizzarsi con la realtà inglese e diventare una persona notevolmente più matura: l’ultima squalifica scontata dall’olandese risale a quasi quattro anni fa (follia di Busacca in Barça-Arsenal esclusa). Sfatato il primo mito, ci si potrebbe appellare al fatto che l’unica stagione da top player (utilizzando l’accezione più elitaria possibile di questo termine eccessivamente inflazionato) dell’olandese sia stata quella scorsa. Anche in questo caso però si dimentica un particolare non certo trascurabile: l’ultima, fatata, stagione giocata coi Gunners è stata anche l’unica in tutta la sua carriera in cui abbia potuto collezionare più di 30 presenze. E poi, con il gol van Persie ha sempre avuto ottimi rapporti, anche nelle stagioni più grigie e sfortunate. Motivi quindi per aver paura di far brutta figura dando lo scettro virtuale di padrone d’Europa al numero 20 dello United in teoria dovrebbero mancare. Potrebbe risultare antipatico e viziato, o magari ambizioso e vincente, per le scelte prese in estate, ma quanti a 29 anni e con quel talento avrebbero sbattuto la porta in faccia al Manchester United e alla possibilità di riempire un palmares pressoché vuoto (e che all’Arsenal sarebbe rimasto tale con ogni probabilità)?
Si può aver paura, si può non averla: di certo, Robin è lì, in quell’Olimpo, ed ha davvero poco da invidiare ai colleghi con cui lo divide.

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

giovedì 11 ottobre 2012

West Ham, Vaz Te sarà operato alla spalla

Il West Ham dovrà fare a meno di Vaz Te, autentico leader nella cavalcata trionfale che ha portato gli Hammers a Wembley a giocarsi l’accesso alla Premier League e tra i migliori nell’ottimo inizio di campionato della società londinese. L’ex giocatore del Barnsley, dopo l’infortunio che l’ha costretto a lasciare anzitempo West Ham-Arsenal, ha deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico alla spalla destra, nonostante per alcuni specialisti consultati dal West Ham non fosse necessario. Ricardo Vaz Te però ha preferito evitare ogni complicazione futura e, tornerà in campo presumibilmente tra 8-10 settimane.

Pubblicato per TMW (BundesLigaPremier)

domenica 6 maggio 2012

City, una mano sulla Premier

La penultima giornata di Premier League riassume alla perfezione i contenuti di un campionato assolutamente spettacolare pur nel suo complessivo abbassamento di livello rispetto alle edizioni degli anni passati. I risultati in Europa, esaltante parentesi di Di Matteo e soci esclusa, documentano infatti quello che è un fisiologico, ma non estremamente preoccupante, calo di qualità del calcio inglese, che resta però straordinariamente avvincente. Il City oggi, era all'ultimo ostacolo verso il tanto agognato titolo, aspettato ormai da 44 anni. Di fronte c'era il temibile Newcastle del sorprendente Papiss Cissè e di tutti gli altri interessanti elementi che hanno reso la squadra di Pardew un'autentica macchina da guerra. Si giocava al St James' Park (ribattezzato SportsDirect Arena per ovvie ragioni di profitti economici), e il match aveva tutta l'aria di essere una partita forse persino più ostica del Manchester Derby giocato pochi giorni prima, visti i convinti aneliti europei dei supporters di Newcastle-upon-Tyne. Le preoccupazioni dei Citizens si sono mostrate infatti più che fondate, come testimonia il nevrotico equilibrio dei primi 45 minuti di gioco. E' servita un'invenzione di Yaya Tourè, proprio il vecchio martoriato (mediaticamente) ivoriano per le sue scarse (o presunte tali) abilità balistiche, che ha battuto l'ottimo Krul con una conclusione chirurgica. A raddoppiare è stato sempre il fratello del meno alto e dotato Kolò. Inutile dire quanto positivamente influisca di quello che probabilmente è stato l'unico vero merito tattico di Mancini nella sua quasi triennale esperienza britannica, che ha avuto l'intuizione di ricamargli una posizione ad hoc per i suoi mezzi fisici e tattici, posizionandolo da trequartista atipico, ruolo che Yayà ha ricoperto con lodevole brillantezza. Il malumore dei tifosi di casa è stato addirittura alimentato del clamoroso pareggio raggiunto dal Tottenham (in 10) al Villa Park, contro i disastrati Villans (a un pericoloso ma non estremamente preoccupante +3 sulla zona retrocessione). Per i Magpies diventa dunque fondamentale espugnare il Goodison Park, e sperare nelle poco attendibili sconfitte di Tottenham (che sfida in casa il Fulham) e Arsenal (impegnato al The Hawthorns, contro il WBA). L'affollata zona-Champions non è l'unica a regalare spettacolo assoluto agli appassionati di Premier, molto agitata e convulsa è anche l'atmosfera che si respira dalle parti basse della classifica. Ne sanno qualcosa le ormai cagionevoli coronarie dei tifosi del QPR, che a un minuto dalla fine del match, già si prefiguravano l'apocalittico scenario della retrocessione, con il Bolton in vantaggio sul WBA e un match in casa ancora da sbloccare contro l'ostico Stoke City. A risolvere tutto (o quasi) sono stati Cissè e Morrison, il primo trova l'insperato gol del vantaggio a Loftus Road mentre il secondo pareggia clamorosamente al Reebok Stadium, dove il Bolton è riuscito a dilapidare un vantaggio di ben 2 reti. La classifica adesso vede dal diciottesimo posto in su: Bolton (35), Wigan (37, con una partita in meno da giocare contro un Blackburn ormai quasi matematicamente condannato alla Championship), QPR (37) e Aston Villa (38). Insomma, mettetevi comodi, chiamate gli amici e andate a comprare i pop-corn, perché c'è ancora da divertirsi...

lunedì 19 marzo 2012

LIVE- Adesso Muamba rischia danni cerebrali

Nulla di nuovo. Fabrice Muamba è ancora stabile in terapia intensiva e adesso subentra una preoccupazione supplementare riguardo al suo stato di salute: emerge infatti che il suo cuore sia stato fermo per ben 2 ore prima di tornare a battere al London Chest Hospital, dov'era stato prontamente portato dopo ripetuti ma vani tentativi di rianimazione da parte dello staff medico di Tottenham e Bolton. La paura è che, nel caso dovesse farcela, Muamba debba fare i conti con gravi danni cerebrali. Nel frattempo, persiste l'intenso plesso di speranza, cordoglio e solidarietà per Muamba e la sua famiglia, da ogni angolo dello sterminato mondo del calcio. Da Tim a Gary Cahill (che contro il Leicester ha esultato mostrando la scritta "Pray For Muamba", ormai divenuto hashtag popolarissimo su Twetter), da Hoyte a Wilshere, passando per Redknapp, Defoe, Van Persie, Al Habsi, Walker, Rooney e molti altri ancora. Tutti fanno il tifo per il roccioso mediano inglese che adesso deve fare il più importante dei fatidici tackle su cui ha costruito la sua carriera. Quello alla morte.

Restate collegati per ulteriori aggiornamenti, sperando, ovviamente, che siano positivi.



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martedì 6 marzo 2012

Contro pronostici e patriottici: l'Arsenal salva l'orgoglio

Salmodiare sulle difficoltà, le pecche e le assurde utopie coltivate mediaticamente da Szczesny e Wenger è stato lo spot preferito dai milanisti in questi giorni. Nessuno, o quasi, avrebbe scommesso più di un penny sul fatto che la trasferta londinese si potesse rivelare qualcosa di ben più accattivante di un evitabile e costosa scampagnata turistica in terra britannica. Nessuno, tranne forse Allegri, che ha deciso di non lasciare nulla al caso schierando la migliore formazione possibile e mettendo temporaneamente una pietra sopra il suo ostinato difensivismo con uno schieramento sorprendentemente offensivo. Avrebbe costretto l'Arsenal a coprirsi col suo tridente, diceva, piuttosto convinto, in conferenza stampa. In realtà l'arrembante undici di Wenger è sembrato piuttosto apatico alla presenza di El Shaarawy sul terreno di gioco, e ha pensato sostanzialmente a giocarsi le proprie carte, dall'inizio, con l'innocenza e l'irruenza di chi sa di non avere proprio nulla da perdere. La voglia, la rabbia, la grinta: le stesse esatte emozioni raccontate dallo sguardo di Koscielny, quando, con forza, andava a riprendersi il pallone dopo averlo indisturbatamente depositato in rete. Passano solo pochi minuti, e un altro, clamoroso, errore difensivo dei rossoneri concede il gol ai Gunners, che festeggiano con Rosicky, il remake di quello forte e sgusciante del Borussia. Aver aborrito così esageratamente le possibilità dell'Arsenal iniziava ad assumere sempre più la connotazione del preludio di un epilogo apocalittico per i lenti e sbadati calciatori rossoneri. Il tridente allegriano non funziona, l'Arsenal s'infila costantemente nella metà-campo avversaria con le avanzate dei rapidi Walcott e Chamberlain, più di qualcosa sembra preannunciare che lo spettacolo Gunners sia destinato a continuare. Ed infatti continua: le abuliche prestazioni di un annata da sgretolare nel tritacarte dell'oblio avevano prodigiosamente cambiato volto e le chiare lacune accusate da ognuno degli interpreti di Wenger sembravano improvvisamente sparite in un curioso incantesimo di magia in cui lo sconsiderato atteggiamento rossonero avrà avuto sicuramente un peso importante. Sbaglia Emanuelson, sbaglia Nocerino, ma soprattutto sbaglia Mesbah: è l'algerino ad atterrare un funambolico Chamberlain e a costringere lo sloveno Skomina ad indicare il dischetto. Robin, il grande, meraviglioso, Robin, che veniva dalla fantasmagorica doppietta con cui sabato aveva saccheggiato Anfield Road, non può fallire e spiazza elegantemente Abbiati. Il risultato raggiunge una fisionomia preoccupante: è 3-0, con 45 minuti da vivere nella globalità dei sentimenti più disparati. Speranza, per i cuori londinesi, paura, per i tifosi milanisti nelle cui menti già correvano le immagini delle triste vicende di Istanbul e La Coruna, orgoglio, per uno dei maestri dell'ultima decade calcistica, Wenger, per cui miglior modo non ci sarebbe di coronare un'era ormai prossima al termine. L'Arsenal si presenta straripante come all'avvio, ma Van Persie fallisce clamorosamente il colpo del pareggio, graziando Abbiati con un lezioso cucchiaio. E' la fine della dionisiaca estasi emotiva: lapidario giunge l'apporto della ragione che ristabilisce i valori in campo e priva l'Arsenal dell'arrembaggio finale che pregustava. La partita finisce, tra gli applausi di un Emirates finalmente convinto dai suoi giovani rappresentanti, e le poco convinte proteste di Wenger con quartouomo e guardalinee, che prova a esorcizzare la stizza di un'impresa solo sfiorata.
E' la fine dell'esperienza dei Gunners in Champions, e forse il preludio di quella del Milan, che troppi limiti e incertezze ha accusato nell'arco della partita. Forse, è la fine, prematura, delle neonate apologie patriottiche con cui molti già si ringalluzzivano e rivendicavano la supremazia del nostro calcio. Se la forza dominante del calcio italiano ne prende 3 da una delle più opache versioni dell'Arsenal dell'ultimo decennio, evidentemente qualche problema dovrà esserci. 

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martedì 10 gennaio 2012

Grazie Titì, grazie ancora

Che il ritorno di Henry all'Emirates, a distanza di 5 anni, non si trattasse di una visita di piacere nè di un semplice e sdolcinato amarcord, lo si poteva intuire già dalle parole di Wenger che si era detto piacevolmente sorpreso dal suo stato di forma, definendolo "sharp" . Già, tagliente. Re della sua era calcistica ed archetipo dell'attaccante fisicamente e tecnicamente una spanna sopra gli altri che fa soavemente da collante tra centrocampo e attacco. Due piedi paradisiaci e un talento rubato agli dei del calcio e donato agli uomini così come Prometeo, a suo tempo, fece col fuoco. Tra i più decisivi, eleganti e maestosi del nuovo millennio, indubbiamente la più pulita e completa immagine di leader esistente. Una leadership poco appariscente, mai ostentata, quasi tacita, incisiva si, ma sempre nei limiti della signorilità, dentro e fuori il rettangolo di gioco. L'innata abilità di trasformare in meglio chi gli sta attorno e anche un pizzico di sfortuna nel non aver trovato mai la giusta chance per salire sul trono del mondo e per godere del tipo di pubblicità e considerazione che avrebbe meritato, quella da signore del calcio, divo inenarrabile di questo sport. Gli otto anni di Henry nel Nord di Londra sono stati essenzialmente questo, una storia appassionante e troppo romantica per finire con la lacrimata partenza verso Barcellona. Il ritorno, da protagonista, coi Gunners è stato il miglior sequel che si potesse dare a un film che commovente lo era già. Il gol, la prova che aggettivi come "bollito" calzano piuttosto male su un talento del genere, immortale nel suo splendore ma anche diabolicamente cinico nel suo spietato killer instinct che oggi ha pietrificato un Lonergan apparso quasi impenetrabile per fanti come Chamberlain, Ramsey e Chamakh. Probabilmente sarà uno dei tuoi ultimi lampi, o magari sarà il frangente decisivo del percorso verso quell'apice a cui da troppo tempo Wenger spera di arrivare, verso quel trofeo così tanto bramato da Arsène in questi anni ma che forse poteva arrivare solo con il ritorno del figliol prodigo. In ogni caso grazie, Titì, grazie ancora.
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sabato 10 dicembre 2011

La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Van Persie

Non è stata una giornata come le altre all'Emirates. E non per il match in programma, non sembrava così spettacolare la prospettiva di affrontare l'Everton spaesato e indefinito tanto distante da quella squadra che una volta faceva tremare le grandi, Gunners inclusi. Piuttosto i tifosi del club londinese ricorderanno questo giorno perché oggi l'Arsenal ha festeggiato il compleanno: ben 125 gli anni compiuti dal club del Nord di Londra. Ecco perché a inizio gara è stata concessa la passerella a gente che come Wilson, Court, McLintock, Graham, Nelson e i più recenti Parlour, Lauren, Pires oltre ovviamente ad Henry, è stata parte integrante della memorabile storia del club. Tangibile la viscerale richiesta del calorosissimo pubblico dell'Emirates (oltre 60mila spettatori) di coronare una così importante ricorrenza con una vittoria fondamentale anche per le ultime residue speranze di titolo. A capitanare i Gunners c'era, manco a dirlo, Robin Van Persie, i cui numeri altisonanti raccontano quella che sinora è stata una stagione semplicemente da sogno. Eppure non inizia benissimo il capitano olandese, qualche palla persa e un po' di naturale pressione scaturita dalle ingombranti presenze dei mostri sacri dell'Arsenal, che vedendo il numero 10 destreggiarsi per il campo hanno riconosciuto colui che di fatto ha raccolto la loro eredità e che è l'unico vero timoniere del presente e del futuro della squadra londinese. Probabilmente, guardandolo con un sorriso stentato, Henry avrà pensato che Van Persie non fosse poi così fenomenale come giocatore ma che anzi i campioni avessero ben altra stoffa. O quantomeno questa sarebbe stata una reazione naturale alle giocate stentate e imprecise dei primi 70 minuti del talento nativo di Rotterdam. Sbagliare una partita dopo un così prolifico inizio sarebbe stato assolutamente normale, eppure Robin non ne sembrava molto convinto e anzi, da personaggio molto ambizioso qual è, provava in tutti i modi a farsi valere, stimolato da una sfida troppo affascinante per essere persa: dominare il più impervio dei confronti, quello con la storia. E così, quando il cronometro recitava il 25° minuto del secondo tempo, Koscielny appoggia il pallone a Song, il quale decide di dare l'ennesima prova del più che sopraffino bagaglio tecnico che ha messo su, destinando un pallone al bacio per Van Persie. L'olandese, al vertice sinistro dell'area di rigore, troppo ingolosito dalla prospettiva di accarezzare il pallone col suo magico sinistro, colpisce al volo e pietrifica Howard insaccando sul secondo palo. Un gol assolutamente eccezionale. Un movimento angelico, coordinato alla perfezione da un corpo la cui eccessiva fragilità ha probabilmente privato uno dei talenti più evidenti e spettacolari del nostro calcio di quel tipo di carriera che avrebbe meritato. Ennesimo saggio della sua eleganza, ennesima prova dell'indiscutibile primato che ricopre per talento e nobiltà calcistica. Tutti in piedi all'Emirates, con Henry impegnato in un applauso scrosciante quasi a farsi perdonare per un giudizio che troppo frettolosamente sembrava aver dato. La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Robin Van Persie.
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lunedì 31 ottobre 2011

Il calderone della domenica

Ricavare deduzioni generali non è sempre così facile. Non aspettatevi, quindi, titoloni altisonanti nè collegamenti stilosi. Ieri, il pacchetto dei match in programma non era così abbondante, tant'è che in Inghilterra si son giocate solo 2 partite. Eppure, è bastato per far capire che Udinese e Lazio, nonostante l'assillante impegno europeo (da cui, immagino, vorranno svincolarsi al più presto), sono qualcosa di più dei semplici fuochi di paglia stagionali. Lotteranno per lo scudetto? Questo è da vedere, perchè il campionato è lungo e tortuoso e a un certo punto entrano in causa le variabili relative a infortuni e completezza della rosa. In quest'ultimo aspetto, entrambe hanno dimostrato di essere decisamente all'avanguardia, penso alla doppia amichevole (a Villareal e a Formia) che i biancocelesti giocarono a luglio contemporaneamente proponendo due formazioni  di assoluto livello, mentre per i friulani è bastevole ricordare la batosta inflitta all'Atletico Madrid in Europa League quando in campo c'erano soprattutto seconde linee. Viste le difficoltà patite sin ora dall'Inter e parzialmente dal Napoli, è verosimile che possano frequentare con assiduità i piani alti della classifica. Piani alti che difficilmente vedrà il Cesena, perdente anche a Parma ma che però si è finalmente sbarazzata di Giampaolo, un'ottima notizia per loro così come per tutto il calcio italiano. Continuo ad ignorare cosa abbia fatto di eccezionale nella sua carriera l'allenatore ex-Cagliari per meritarsi così tante opportunità nella massima serie. Scricchiola anche Di Francesco che, ieri, non riesce a battere il Novara ma che, anzi, dovrà al più presto garantire del buon olio pugliese al Sig.Romeo, il cui arbitraggio clemente nei confronti dei leccesi ha sbarrato al Novara le porte della vittoria e a uno dei miei calciatori preferiti, Meggiorini, quelle di un gol assolutamente sensazionale annullato per fuorigioco inesistente. Sannino e il Siena gioiscono nel match inaugurale ieri: un bel 4-1 inflitto al Chievo e l'ennesima dimostrazione della bravura e dell'oculatezza con cui questa squadra è stata assemblata dalla retrocessione in poi (Sensibile, prenda nota). Passiamo al Derby di Londra: ieri il Tottenham ha veementemente inserito il proprio nome nel lotto dei protagonisti per questo campionato aggiungendosi ad altre 4 (forse 5, considerando l'ottimo momento dei Gunners) squadre più o meno dello stesso livello (City a parte) che quest'anno sicuramente ci faranno divertire. Una prestazione eccezionale degli Spurs che chiudono la pratica Rangers nel primo tempo, coadiuvati da prestazioni raccapriccianti come quelle di Taarabt (non gioca da un mese e mezzo di fatto) e Barton (trasferta al Molineux a parte, ha sempre faticato con i SuperHoops fin ora). Nel secondo, un lieve black-out dei padroni di casa ha permesso al QPR di accorciare le distanze con Bothroyd. Un grandissimo gol di Bale, incontenibile (finalmente!) fissa il punteggio sul 3-1. Adebayor, impeccabile fin ora col Tottenham ha invece faticato ieri, forse è stato intimidito da Marianella? Può darsi. Intanto, Barton, a fine partita su Twitter, con estrema sportività, riempie di elogi Luka Modric, definendolo, per distacco, il miglior giocatore della lega. Un tantinello esagerato, ma non troppo.

mercoledì 19 ottobre 2011

Il Mercoledì di Champions: tra gol straordinari e portieri eccentrici...

L'assoluto protagonista della serata, in cui  c'è stato spazio per i due posticipi inglesi (lo Sheffield United espugna Preston, 4-2 per le Blades; mentre il Leicester supera il Watford grazie a Beckford e Nugent) oltre che per la seconda sessione della terza giornata di Champions League, non poteva che essere Dionisis Chiotis, leader carismatico nonchè bizzarro personaggio della compagine cipriota dell'APOEL Nicosia. Diventato autentica mascotte dell'edizione della Champions League grazie alla sua folta chioma e all'irresistibile linguaggio del corpo sfoggiato in occasione di calci d'angolo, posizionamenti di barriere e quant'altro, il portiere greco si è consacrato definitivamente grazie alla clamorosa papera che ha permesso al Porto di portarsi temporaneamente in vantaggio. Sicuramente Cattaneo e Trevisani avranno preso nota: dopo il Premio Alfa e il Premio Santin, ci sono tutte le promesse per istituire anche un Premio Chiotis a Mondo Gol. A commentare Bayer-Valencia c'era De Grandis che, tra le altre illustri occupazioni del suo curriculum vitae ha condotto proprio Mondo Gol. Ecco, forse ridere e scherzare delle disgrazie altrui è più conforme alle sue qualità di quanto non lo sia commentare una partita. Ha ripetuto fino alla noia della supremazia tecnica del Valencia sul Bayer Leverkusen, accusando quest'ultima di essere una squadra piuttosto grezza tecnicamente e forte unicamente sul piano fisico. Per fortuna i gol di Schurrle (che giocatore, ragazzi!) e Sam (che gol che ha fatto!) l'hanno zittito. Prova a tenergli testa il mitico Lucio Rizzica, che stasera non ci regala perle memorabili forse perchè i suoi interventi nel corso di Diretta Gol sono stati tutto sommato limitati, altrimenti non riuscirei a spiegarlo. Il match che ha commentato ha visto l'Olympiakos imporsi sul Borussia Dortmund, in evidente difficoltà, almeno sin qui, in Champions. Milan, Barcellona e Chelsea secondo pronostico. L'Arsenal supera in volata il Marsiglia, grazie a un gol di Ramsey. La partita più bella è nettamente stata il derby orientale giocatosi tra Shakthar Donetsk e Zenit nella fantastica atmosfera della Donbass Arena. Nonostante la netta supremazia dello Zenit, i padroni di casa, trascinati da un pubblico davvero eccezionale, riescono a portarsi per due volte in vantaggio. Lo Zenit, come più che legittimo, pareggia e porta un bel punticino nella fredda città di S.Pietroburgo.

domenica 16 ottobre 2011

Zero Assoluto

Una giornata francamente disastrosa per il nostro calcio si chiude nel migliore dei modi: la Lazio e soprattutto Reja si riscattano dopo ben 4 derby persi di fila, prevalendo in quella che è stata una sfida davvero combattuta.  Ma andiamo con ordine, fatta eccezione per i gol di Ramirez e Acquafresca con cui il Bologna espugna il Piola di Novara, non c'è stato alcun goal nella sessione pomeridiana della settima giornata di campionato. Nessuno. Nemmeno in partite come Genoa-Lecce o Atalanta-Udinese che per gli scommettitori erano sfacciati inviti all'over. Grandi difese? No, pessimi attacchi: il problema che da qualche anno a questa parte affligge il nostro calcio. Ed è anche questo il motivo per cui le squadre che stasera si sono battute esibendosi in un match davvero spettacolare non sembravano italiane. E non lo dico per il passaporto dei giocatori in campo quanto piuttosto per il gioco estremamente propositivo e offensivo che raramente possiamo apprezzare tra i desolanti stadi di Serie A. L'ironia della sorte è che i tifosi di Roma e Lazio non amano esattamente i loro allenatori e vorrebbero sbarazzarsene al più presto: per me invece il gioco che queste due squadre esprimono è tra i migliori della Serie A. Luis Enrique, grazie al sostanzioso aiuto economico di Di Benedetto, ha messo su una squadra niente male, impreziosita da diversi talenti di livello internazionale (Pjanic, Stekelenburg, Gago). Non stiamo per ora assistendo al proverbiale tiki-taka che l'ex trequartista del Barça spera di mettere in pratica, ma col tempo (che in una piazza come Roma, ahimè non potrà mai avere) potremmo assistere ad un calcio davvero ben fatto. Dall'altra parte invece, la squadra di Reja pare adatta soprattutto per l'Europa League in virtù della tanta esperienza internazionale che sgorga dai vari Cissè, Matuzalem, Klose, Cana. E non è affatto male come squadra. Stasera ha vinto soprattutto grazie all'espulsione di Kjaer e all'infortunio di Heinze che hanno chiaramente condizionato la partita. Però gente come Cissè (palo colpito dopo una conclusione eccezionale al volo di destro), Brocchi (si è procurato il rigore tra le altre cose), Lulic (migliore in campo per distacco, il terzino bosniaco) e soprattutto Klose (bomber come pochi che decide il derby capitolino) ha giocato davvero bene. Insomma una bella partita che chiude una giornata orrenda per il calcio italiano, necessaria però per le peculiari deduzioni di "esperti" come Mauro e Sconcerti che finalmente forse si saranno accorti della preoccupante penuria offensiva del nostro calcio. Nel resto d'Europa non è stata la stessa cosa: l'altro derby della giornata, quello di Sheffield, si chiude con un bel 2-2: gli Owls raggiungono a pochi minuti dal termine il doppio vantaggio delle Blades. Sempre in Inghilterra, stesso risultato per Newcastle-Tottenham mentre l'Arsenal, pur con qualche problema, prevale sul Sunderland grazie ad un Van Persie davvero sugli scudi. In Spagna intanto, continua la favola del Levante, sempre in testa insieme al Barcellona, grazie al 3-0 rifilato al Malaga. Per chiudere: in Bundes e in Premier non c'è stato alcun 0-0 in questa giornata, in Italia ce ne sono stati ben 5, qualcosa vorrà pur dire.

mercoledì 5 ottobre 2011

Bavagli..a volte servirebbero!

Breve premessa: come tutti, o comunque una folta maggioranza, anch'io sento di pormi fortemente in disaccordo con quella che spero ancora di poter definire (bavaglio permettendo) una scandalosa proposta di riforma legislativa. Sarebbe veramente il massimo incrociare un polacco per strada e sentirsi dire "Io ho WIkipedia e tu no!!", davvero incredibile. Aspettiamo un verdetto comunque importante che dirà molto circa la  sorte di varie realtà virtuali, come la mai troppo celebrata enciclopedia wikipediana o appunto i blog, ma che dirà essenzialmente poco circa la credibilità della nostra casta politica che già solo discutendo tale assurdità dimostra tutta la sua inadeguatezza. Veramente un brutto momento per creare un blog, idea veramente brillante la mia. Comunque, leggevo distrattamente delle dichiarazioni di Ibrahimovic che si dice "stanco del calcio". Dovrebbe essere davvero duro guadagnare 9 milioni di euro netti all'anno per giocare a calcio (divinamente si, ma solo fino a gennaio, big match esclusi per altro), ti capiamo Ibra! Come ci dispiace...non sono uno a cui piace scagliarsi moralisticamente contro i calciatori tirando in ballo confronti con stereotipi come l'operaio che porta a casa 1.000 euro al mese o il precario della porta accanto, però Ibra qui ha veramente esagerato. Altra perla di saggezza direttamente dal mondo dei calciatori: Wojciech Szczesny, alla tenera età di 21 anni e fresco di un simpatico omaggio ai rivali del Tottenham (la papera che ha spalancato a Walker le porte del 2-1), sostiene di esser più adatto di Van Persie a guidare la sua squadra e di dover lecitamente aspirare a diventare il nuovo capitano dei Gunners. Peggiorare ulteriormente la situazione dell'Arsenal sembrava difficile, il portiere ungherese ha invece dimostrato che nulla è impossibile riuscendo nell'impresa di rompere anche quello che probabilmente era l'unico meccanismo ancora funzionante: lo spogliatoio. Van Persie, talento sicuramente sproporzionato alle ambizioni della squadra, non la prenderà di certo bene. Forse converrà con me nel dire che i bavagli a volte servirebbero...

domenica 2 ottobre 2011

Tutti Fenomeni

E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham.   Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!