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sabato 10 dicembre 2011

La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Van Persie

Non è stata una giornata come le altre all'Emirates. E non per il match in programma, non sembrava così spettacolare la prospettiva di affrontare l'Everton spaesato e indefinito tanto distante da quella squadra che una volta faceva tremare le grandi, Gunners inclusi. Piuttosto i tifosi del club londinese ricorderanno questo giorno perché oggi l'Arsenal ha festeggiato il compleanno: ben 125 gli anni compiuti dal club del Nord di Londra. Ecco perché a inizio gara è stata concessa la passerella a gente che come Wilson, Court, McLintock, Graham, Nelson e i più recenti Parlour, Lauren, Pires oltre ovviamente ad Henry, è stata parte integrante della memorabile storia del club. Tangibile la viscerale richiesta del calorosissimo pubblico dell'Emirates (oltre 60mila spettatori) di coronare una così importante ricorrenza con una vittoria fondamentale anche per le ultime residue speranze di titolo. A capitanare i Gunners c'era, manco a dirlo, Robin Van Persie, i cui numeri altisonanti raccontano quella che sinora è stata una stagione semplicemente da sogno. Eppure non inizia benissimo il capitano olandese, qualche palla persa e un po' di naturale pressione scaturita dalle ingombranti presenze dei mostri sacri dell'Arsenal, che vedendo il numero 10 destreggiarsi per il campo hanno riconosciuto colui che di fatto ha raccolto la loro eredità e che è l'unico vero timoniere del presente e del futuro della squadra londinese. Probabilmente, guardandolo con un sorriso stentato, Henry avrà pensato che Van Persie non fosse poi così fenomenale come giocatore ma che anzi i campioni avessero ben altra stoffa. O quantomeno questa sarebbe stata una reazione naturale alle giocate stentate e imprecise dei primi 70 minuti del talento nativo di Rotterdam. Sbagliare una partita dopo un così prolifico inizio sarebbe stato assolutamente normale, eppure Robin non ne sembrava molto convinto e anzi, da personaggio molto ambizioso qual è, provava in tutti i modi a farsi valere, stimolato da una sfida troppo affascinante per essere persa: dominare il più impervio dei confronti, quello con la storia. E così, quando il cronometro recitava il 25° minuto del secondo tempo, Koscielny appoggia il pallone a Song, il quale decide di dare l'ennesima prova del più che sopraffino bagaglio tecnico che ha messo su, destinando un pallone al bacio per Van Persie. L'olandese, al vertice sinistro dell'area di rigore, troppo ingolosito dalla prospettiva di accarezzare il pallone col suo magico sinistro, colpisce al volo e pietrifica Howard insaccando sul secondo palo. Un gol assolutamente eccezionale. Un movimento angelico, coordinato alla perfezione da un corpo la cui eccessiva fragilità ha probabilmente privato uno dei talenti più evidenti e spettacolari del nostro calcio di quel tipo di carriera che avrebbe meritato. Ennesimo saggio della sua eleganza, ennesima prova dell'indiscutibile primato che ricopre per talento e nobiltà calcistica. Tutti in piedi all'Emirates, con Henry impegnato in un applauso scrosciante quasi a farsi perdonare per un giudizio che troppo frettolosamente sembrava aver dato. La 125esima candelina sulla torta dei Gunners si chiama Robin Van Persie.
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lunedì 21 novembre 2011

Tre cose che abbiamo imparato in questo weekend

1) La furbata della settimana
Trovare qualcosa che non sia successo nello scoppiettante match tra Wigan e Blackburn è impresa davvero improba. Lo spettacolo non si limita infatti alle espulsioni, ai calci rotanti alla Chuck Norris in pieno volto e ai rigori otto minuti oltre il tempo regolamentare: qualcosa di persino più curioso e inusuale ha rubato la ribalta ai pur strabilianti eventi prima citati. Il gol del momentaneo 2-2 di Hoilett ha infatti una dinamica assolutamente singolare. Sulla lunetta del calcio d'angolo si era inizialmente appropinquato Yakubu che sistema con la mano la sfera sul vertice alto (come è costume ormai in ogni angolo del mondo) della lunetta senza toccarla in nessun modo coi piedi. Quel furbacchione di Morten Gamst Pedersen, l'uomo che non trova differenze nel battere le punizioni di destro o di sinistro, ha dimostrato per l'ennesima volta di saperne una più del diavolo. Avvicinatosi alla bandierina, mette in movimento al pallone sino al lato corto dell'area di rigore prima di servire il canadese Hoilett che, favorito dall'ipnosi generale che aveva ragionevolmente preso i difensori di Martinez, ha messo il pallone in rete. In Italia con la Roma di Spalletti  assistemmo a qualcosa di molto simile, la sostanziale differenza rispetto ad essa è che il gol di Hoilett è assolutamente irregolare come ha ribadito la moviola confermando i sospetti di Martinez ma anche dei commentatori televisivi, sinceramente sbalorditi da quanto stava accadendo.


2) Il mondo è ingiusto
A tenere banco tra giornali, trasmissioni e emittenti varie è lo straordinario gol segnato da Osvaldo, o meglio quello che avrebbe segnato se l'assistente non avesse inspiegabilmente alzato la bandierina segnalando il fuorigioco. L'italo-argentino aveva freddato Julio Sergio con una rovesciata a dir poco eccezionale. Com'è naturale, trattandosi dell'attaccante di una delle squadre dai bacini di utenza più copiosi d'Italia nonchè dell'uomo che pochi giorni prima esordiva da titolare nella Nazionale Italiana, il fatto ha avuto un riscontro sbalorditivo tra gli appassionati di questo sport. Tutti hanno sentito l'esigenza di manifestare la propria indignazione verso il guardalinee ma allo stesso tempo la propria ammirazione per l'ex centravanti dell'Espanyol. Tutto quello che non era successo poche settimane prima quando Riccardo Meggiorini, meno pagato, meno amato e (a questo punto) meno fortunato, s'era esibito in un gesto molto simile, guarda caso proprio contro il Lecce. Una rovesciata ugualmente spettacolare e annullata allo stesso modo. Ma nessuno parlò di un gol che avrebbe probabilmente cambiato la stagione, e forse addirittura la carriera all'ex Cittadella, che per il momento sta faticando a confermare tutte le belle parole dette sul suo conto in passato e a cui avrebbe dunque fatto molto comodo siglare un gol del genere. Osvaldo avrà un gol in meno nel conteggio statistico ma un sostanzioso ritorno a livello di immagine, e Meggiorini?

3) Boas non quaglia
L'esasperata filosofia del "calcio del futuro" del poco più che trentenne allenatore portoghese non si è rivelata esattamente un fattore in queste prime 12 giornate di Premier League. I punti dei blues sono 22 e il distacco dal Manchester City è ormai abissale (12 punti). Ieri è arrivata una dura lezione da King Kenny Dalglish che ha stroncato il suo vano idealismo calcistico con un football cinico e spietato. Il tecnico continua a ricordare che la fiducia di cui gode è del tutto incondizionata e che il suo è un progetto a lungo termine. Abramovich, in virtù delle ingenti somme scucite per accontentare il manager-prodigio, non sembra essere particolarmente d'accordo. Vedremo.

sabato 5 novembre 2011

Tutto (o quasi) secondo pronostico

Ferguson festeggia con una vittoria i 25 anni alla guida dei Red Devils
La celebrazione dei 25 anni di Manchester United di Sir Alex Ferguson è stata sicuramente protagonista incontrastata di questo sabato britannico. Il fato ha voluto che a far visita all'Old Trafford ci fosse proprio quello Steve Bruce che anni fa è stato la colonna portante della prima dinastia che il manager scozzese plasmò con lo United. I Black Cats hanno fatto quello che hanno potuto, reggendo per tutto il primo tempo tenendo stoicamente testa allo United, ma poi sono stati traditi dall'autogol, anche qui il destino c'entra qualcosa, di Wes Brown, uno dei tanti ragazzi battezzati e cresimati da Ferguson. Il punteggio finale sorride ai Red Devils che non vanno oltre l'1-0 alla luce delle strepitose parate di Westwood, che l'anno scorso si era imposto come uno dei portieri più talentuosi con il Coventry City e che si è comportato egregiamente quest'oggi in sostituzione dell'infortunato Mignolet. Da segnalare anche il preoccupante infortunio alla caviglia che ha costretto Wickham ad uscire dopo soli 5 minuti: non sembra profilarsi nulla di buono per la talentuosa punta ex Ipswich. Si è assistito a qualcosa di simile a Ewood Park ma anche all'Emirates dove gli infortuni di Cech e Olsson hanno costretto i rispettivi arbitri a concedere un numero insolitamente abbondante di minuti di recupero alla fine del primo tempo. A proposito di Ewood Park: il confronto tra Kean, ormai a un passo dall'essere definitivamente ghigliottinato e Villas-Boas, nemmeno lui in un momento felicissimo, ha offerto tanti sbadigli e poco altro. Dopo un pessimo primo tempo, il portoghese decide di iniziare ad allenare schierando finalmente una formazione in grado di valorizzare tutto il talento offensivo di cui dispone. Fuori un rivedibile Malouda, dentro Torres, l'uomo più pagato nella storia del calcio inglese. Villas-Boas pesca il jolly: la squadra appare completamente trasformata ma è ancora Lampard a togliere le castagne dal fuoco: suo il gol che vale qualcosina in più di 3 punti per Villas-Boas ma soprattutto per la fiducia di cui gode a Stamford Bridge. All'Emirates invece, dopo la premiazione come giocatore del mese di Robin Van Persie, meritatissima dopo la splendida tripletta siglata proprio ai cugini in maglia blu ma in generale dopo i fantastici numeri che raccontano il suo inizio di stagione, l'Arsenal ha vinto ma soprattutto convinto contro il WBA, alla seconda sconfitta di fila. In gol anche Mikel Arteta, finalmente un fattore per la compagine diretta da Wenger. In gol anche Agbonlahor, letteralmente rigenerato da McLeish, che aiuta i Villans a trovare la vittoria nel match casalingo contro il Norwich. Continua intanto il sogno del Newcastle: i Magpies restano al terzo posto grazie alla vittoria arrivata per 2-1 contro l'Everton nonostante i duri infortuni pervenuti a Marveaux e Cabaye e che costringeranno Pardew a reinventarsi il centrocampo per le prossime uscite. Insomma, tutto secondo pronostico. O quasi. Dopo i Canaries di Lambert anche un altra neopromossa, e cioè lo Swansea, riesce a strappare un punto all'Anfield: per Gerrard e compagni non sono ancora maturi i tempi per poter lottare per il titolo.

venerdì 28 ottobre 2011

When Saturday comes...consigli per gli scommettitori!

Anche domani, come d'altronde accade per ogni sabato (nazionali permettendo), i palinsesti saranno stracolmi di eventi. Ecco perchè un venerdì invece molto cupo sotto questo punto di vista può tornare utile per gli scommettitori per mettere a punto le proprie bollette. Provo a dare qualche umile dritta:

1) Inizierei dall'Inghilterra, ed in particolare dalla sua capitale, Londra, dove una delle sue tanti rappresentative, il Crystal Palace, ospita al Selhurst Park il Reading. I londinesi, forti di una tendenza assolutamente positiva scandita da ben 4 vittorie consecutive (tra campionato e coppa di lega) hanno ragionevolmente i favori del pronostico. Non si potrebbe dire lo stesso del Reading che, per ora, sta faticando e molto a cercare di confermare l'ottima passata stagione che li vide protagonisti a Wembley nella finale dei Playoff dove (sfortunatamente per loro) persero dai Jacks di Rodgers. Mi sentirei di puntare sui Royals: Garvan (l'ometto nella foto) & Co. stanno francamente andando oltre le più rosee aspettative e sarebbe pazzesco se riuscissero a confermarsi anche domani. Anche in virtù delle difficoltà che il Palace proverbialmente soffre quando si esibisce tra le mura amiche, giocherò senza batter ciglio il 2.

CRYSTAL PALACE-READING   2     2,50




2) Simile è il discorso da fare per Varese-Juve Stabia. I campani vantano uno stato di forma invidiabile come può testimoniare il fitto filotto di vittorie messo a segno nell'ultimo periodo e solo interrotto dalla congrua sconfitta subita all'Olimpico di Torino. Il Varese, nonostante la sconfitta a Reggio nell'ultima, sta avendo un rendimento altrettanto positivo, forte del cambio d'allenatore che ha portato nuova linfa alla squadra. Le vespe di Castellammare non hanno lo spessore tecnico-tattico per confermarsi anche in Lombardia: il Varese (mia personale opinione) ha serie chance di uscirne vincitore.

VARESE-JUVE STABIA  1   1,90




3) Restando nella cadetteria italiana, il Vicenza di Gigi Cagni ospiterà al Menti un Albinoleffe in condizioni davvero imbarazzanti. Le motivazioni e la netta superiorità tecnica fanno dei veneti gli assoluti favoriti in questo match. Non dovrebbero avere troppe difficoltà.

VICENZA-ALBINOLEFFE  1   1,90




4) Allo Stadium of Light di Sunderland si recheranno invece i Villans, freschi di una bella ripassata subita dal WBA nel derby di Birmingham. I Black Cats, dopo un avvio complicato, stanno ritrovando un buono stato di forma dopo aver trionfalmente espugnato il Reebok Stadium di Bolton. Attesissimo il ritorno di Darren Bent, che ha dichiarato di evitare ogni tipo di celebrazioni dopo eventuali gol, manifestando grande rispetto per i suoi ex-tifosi. Aldilà delle straordinarie doti realizzative del proprio numero 9, i motivi di ottimismo per i Villans si contano mestamente sulla punta delle dita. Penso possa vincere il Sunderland.

SUNDERLAND-ASTON VILLA   1   2,10




Ovviamente se dovessi incappare nuovamente in allucinanti figuracce come la scorsa volta, appenderò block-notes e penna al chiodo lasciandovi assoluta autonomia la prossima volta che deciderete di scommettere i vostri soldi.

La quota complessiva, almeno con le parsimoniose quote SNAI, non è da capogiro. Con 5 € se ne vincono più o meno 94. In ogni caso, buona fortuna!

martedì 25 ottobre 2011

Player Of The Week: Junior Hoilett


Junior Hoilett
# 23

Nel calcio inglese, le fasce laterali sono ormai sempre più ignorate per via dell'incalzante fisicità che ha pervaso schemi e modi di giocare anche in Inghilterra e che incentiva esclusivamente il gioco per vie centrali. Eppure, squadre come il Blackburn Rovers continuano a proporre il mai desueto 4-4-2, con tanto di esterni offensivi, anch'essi un'assoluta rarità nel panorama britannico oggi giorno. E' in questo contesto che la forza di David Wayne Junior Hoilett, o più semplicemente Junior Hoilett, diventa assolutamente determinante. Veloce, sgusciante, funambolico nel dribbling: il canadese non è effettivamente che la copia sputata di Wright-Philipps (o se preferite, di Aaron Lennon) con qualche centimetro in più d'altezza. L'esuberanza che mostra settimanalmente sul rettangolo di gioco è solo paragonabile alla folgorante iperattività che lo rendeva un asso in qualsiasi sport da bambino. Decise, saggiamente, di proseguire esclusivamente la carriera calcistica trasferendosi in Europa. Il Blackburn lo mise sotto contratto e, dopo due anni passati a giochicchiare tra Paderborn e St.Pauli, potè finalmente usufruire delle sue prestazioni sportive, grazie al permesso di lavoro finalmente garantitogli. Poco più che debuttante, guidò i Rovers alla vittoria nel match mozzafiato di coppa giocato contro il Chelsea nel Dicembre 2009. Dopo il rocambolesco 3-3, frutto del pareggio allo scadere siglato da Paulo Ferreira, sviluppatosi tra tempi regolamentari e supplementari è stato suo il rigore decisivo che garantì la vittoria al Blackburn. Poche apparizioni, e già i media lo accostavano ai più grandi club nazionali. Spettò al Blackburn troncare queste fastidiose voci: la società del Lancashire gli offrì un generoso contratto fino al 2012, che il talentuoso funambolo canadese accettò senza battere ciglio. No, non avete letto male: la scadenza del contratto di Hoilett è proprio il giugno 2012, non essendo (ad oggi) ancora stato sottoposto a mutazioni. Quindi, potrebbe rappresentare senz'altro un elemento di assoluto interesse per le prossime sessioni di mercato. Pare che il buon vecchio Pardew ci abbia già fatto un pensierino per rinfoltire il pacchetto esterni del Newcastle. Quello che è certo è che il talento nativo dell'Ontorio non sembra esattamente riluttante all'idea di trasferirsi altrove. Tant'è che ha espresso a chiare lettere l'obbligo d'inserire una sostanziosa clausola rescissoria qualora dovesse firmare il rinnovo, in caso, appunto, di qualche chiamata illustre. La prospettiva pare tutt'altro che remota. E' solo la terza stagione, questa che si appresta a giocare con la maglia dei Rovers, ma per la squadra dell'odiato (odiatissimo) Kean rappresenta già uno dei punti di riferimento nonchè il giocatore più talentuoso insieme all'argentino Formica. Con 21 anni e un bagaglio tecnico-tattico assolutamente raro in Gran Bretagna, Hoilett può sicuramente considerarsi uno dei talenti più appetibili per i top-club inglesi e non solo, in vista del prossimo mercato.

domenica 23 ottobre 2011

Boring, boring City

Come recita uno dei tanti cori che i tifosi del City hanno intonato, fierissimi, tra gli spalti di un Old Trafford ragionevolmente gremito, il Manchester City è proprio noioso. Anche oggi, gli uomini di Mancini, chiamati a una prestigiosa quanto pericolosa prova del 9 che avrebbe stabilito le loro reali chance per questa stagione, non hanno fallito. Regolato anche lo United, sotterrato da un impietoso 1-6. Una sostanziosa pietra sopra l'ingombrante tabù che tormentava il City e i loro tifosi, da tanto, troppo, tempo. Condivido solo in parte le sviolinate fatte da Marianella e Costacurta a Mancini. Il merito va si al coach dei Citizens, ma soprattutto al portafogli dello sceicco Mansour che con il famoso one billion pounds, con cui ha completamente rinnovato squadra, strutture societarie, staff e tanto altro ancora, ha costruito una vera e propria macchina da guerra. Aldilà dei primi 10 minuti in cui lo United pareva in grado di amministrare il match, il City ha dominato in lungo e in largo la partita soprattutto grazie al necessario apporto di Balotelli che ha siglato una bella doppietta con cui comunque difficilmente stroncherà gli sfottò (naturalissimi dopo quello che Super-Mario ha combinato in settimana) che circolano intorno al suo bizzarro carattere. Una prestazione davvero di concretezza totale per Balotelli: ottime giocate, buon pressing e tanto, tanto talento là davanti. Mancini ha fatto la scelta giusta preferendolo a Dzeko, che, eppure, ha avuto modo di siglare una doppietta nell'irrisorio lasso di tempo concessogli. Scontato, ma corretto, dire che al momento il City sia la forza dominante del calcio inglese e la principale accreditata per la vittoria della Premiership. Sembra essere passata un'eternità dalla dura imbarcata subita nel Community Shield: diametralmente opposta la mentalità e la bravura tecnico-tattica mostrata quest'oggi dagli Skyblues. Così come completamente diversa è stata la stazza dello United oggi, sgretolatasi in maniera imbarazzante a metà-secondo tempo quando il City ha maestosamente ampliato le proporzioni del trionfo. La prima cosa che mi sento di criticare è la linea verde dello United, tanto elogiata in passato: è questa la prima causa dell'insolita difficoltà nel giocare un match così importante, solitamente la vera forza dei Red Devils, come d'altronde ci ricorda la fantastica tradizione di questo club. Ed in effetti le prestazioni dei vari Evans (espulso), Smalling (anche oggi ha dimostrato di essere palesemente inadeguato a giocare da terzino) e Welbeck (evanescente) sono state pessime. Forse è ancora presto per reputarli i sostituti di gente come Neville, Giggs o Scholes nella nuova dinastia che Ferguson si appresta a creare. Un'altra delle ragioni per cui il povero De Gea ha dovuto raccogliere per ben 6 volte la palla dal sacco è probabilmente l'inconsistenza del centrocampo, un problema ripresentatosi dopo il match fortunosamente pareggiato una settimana fa ad Anfield: Anderson e Fletcher hanno faticato e molto a tenere alto il baricentro della propria squadra, sovrastati dalla fisicità di Barry e Yaya Tourè. Lo status quo è stato chiaramente sconvolto da quanto avvenuto in due ore di puro spettacolo: il confronto tra questi due club che fino a poche ore fa sembrava ancora sorridere allo United, adesso si è diametralmente ribaltato. E per definire questo cambiamento non basta una mano...

martedì 18 ottobre 2011

Player Of The Week: Connor Wickham



Connor Wickham
# 10

Quella dei 16 anni è generalmente un'età delle prime volte, qualcuno avrà potuto guidare la sua prima macchina, qualcun'altro magari avrà dato il suo primo bacio. La prima volta che Connor Wickham può vantare è decisamente più prestigiosa: a 16 anni (e 11 giorni per la precisione) la talentuosa punta nativa di Hereford si affacciava al mondo del grande calcio esordendo tra le fila dell'Ipswich Town in Championship, nel match perso 3-1 in casa contro il Doncaster. Così facendo, Wickham incide il suo nome nella storia del club diventando il più giovane giocatore di sempre ad esser sceso in campo con i Tractor Boys. Che il marcantonio delle West Midlands avrebbe fatto parlare di se, era chiaro già da allora. C'aveva visto lungo Roy Keane, che non ha lasciato ricordi molto felici nella ridente cittadina di Ipswich ma a cui va sicuramente riconosciuto il merito di aver lanciato uno dei più interessanti prospetti del panorama europeo. In molti in Inghilterra son disposti a scommettere più di un penny che possa eguagliare le gesta di autentici mostri sacri per il calcio britannico come Shearer o Rooney. Azzardato? In effetti al momento lo è, Connor nonostante i primati di cui è pieno il suo giovane palmares, ha ancora molto da dimostrare. Però l'attaccante vanta credenziali assolutamente insolite per un ragazzo classe '93 e che sono di buon auspicio per il suo futuro. Innanzi tutto la sfrontatezza e l'abnegazione sono i pilastri del carattere di Wickham che sa anche farsi apprezzare per l'abilità tattica e per la capacità dei suoi polmoni. Ne sa qualcosa Paul Jewell, che ne avrà probabilmente anche abusato in occasione della doppia sfida giocata contro l'Arsenal in semifinale di Carling Cup l'anno scorso. Jewell infatti, non ci pensò su due volte e reinventò un ruolo tutto nuovo per lui, affidandogli la fascia destra e costringendolo così all'improbo compito della fase difensiva, posizionando invece l'ungherese Priskin tra le grinfie di Djourou e Koscielny. La prestazione di Wickham non passò alla storia: poche le iniziative del giovane bomber, che fece però intravedere interessantissimi tratti del suo profilo calcistico: la corsa e il grande spirito di abnegazione che lo rendono a tutti gli effetti il prototipo del centravanti moderno. La grande stazza del suo fisico non lo rende di certo lento dei movimenti e, anzi gli garantisce una potenza esplosiva nei contrasti e nelle conclusioni a rete. Insomma, un attaccante plasmato appositamente per il calcio inglese, in cui potrà far valere tutte le sue notevoli qualità. Sebbene chiunque sia pronto a scommettere che s'ispiri a Wayne Rooney, un attaccante tutto sommato simile a lui, il modello di Wickham è un altro: Fernando Torres. Cresciuto a pane e You'll Never Walk Alone, Connor avrà sicuramente sofferto quando El Nino preparava armi e bagagli per partire alla volta di Londra sponda Chelsea. Tuttavia le somiglianze tra i due si contano sulla punta delle dita, lo spagnolo è decisamente più talentuoso e bravo sotto porta, mentre Wickham si occupa prevalentemente di adempiere ai compiti che tanto apprezzano gli allenatori moderni: correre, coprire, marcare ed è molto più prestante fisicamente. Però, al mastodontico centravanti ex-Ipswich non mancano le possibilità nè il tempo per rinfoltire il bagaglio delle sue qualità e definirsi totalmente come attaccante. Sul taccuino dell'attaccante figura anche l'impellenza d'imparare a coordinare meglio le movenze e a controllare in maniera più consona l'ingente mole che si porta dietro, migliorando possibilmente il colpo di testa, evidente lacuna del suo repertorio. Intanto, dopo una stagione da quasi-titolare e un'altra in cui invece ha avuto il privilegio di indossare sulle sue larghissime spalle (paragonabili a quelle di Jerome Boateng, vi giuro) la maglia numero 9 e quindi di ottenere la titolarità indiscussa, Wickham potrà farsi apprezzare in Premier League, essendosi trasferito al Sunderland. Steve Bruce è stato il più lesto ad assicurarsi le prestazioni di Wickham vincendo una concorrenza davvero agguerrita. Sarà lui a rimpiazzare Welbeck, l'attaccante di origini ghanesi che sorprese un po' tutti l'anno scorso e che adesso è tornato a pieno regime a vestire la maglia dello United. Qualcuno crede che Wickham possa avere un destino simile, e non mi sembra molto inverosimile.

domenica 16 ottobre 2011

Zero Assoluto

Una giornata francamente disastrosa per il nostro calcio si chiude nel migliore dei modi: la Lazio e soprattutto Reja si riscattano dopo ben 4 derby persi di fila, prevalendo in quella che è stata una sfida davvero combattuta.  Ma andiamo con ordine, fatta eccezione per i gol di Ramirez e Acquafresca con cui il Bologna espugna il Piola di Novara, non c'è stato alcun goal nella sessione pomeridiana della settima giornata di campionato. Nessuno. Nemmeno in partite come Genoa-Lecce o Atalanta-Udinese che per gli scommettitori erano sfacciati inviti all'over. Grandi difese? No, pessimi attacchi: il problema che da qualche anno a questa parte affligge il nostro calcio. Ed è anche questo il motivo per cui le squadre che stasera si sono battute esibendosi in un match davvero spettacolare non sembravano italiane. E non lo dico per il passaporto dei giocatori in campo quanto piuttosto per il gioco estremamente propositivo e offensivo che raramente possiamo apprezzare tra i desolanti stadi di Serie A. L'ironia della sorte è che i tifosi di Roma e Lazio non amano esattamente i loro allenatori e vorrebbero sbarazzarsene al più presto: per me invece il gioco che queste due squadre esprimono è tra i migliori della Serie A. Luis Enrique, grazie al sostanzioso aiuto economico di Di Benedetto, ha messo su una squadra niente male, impreziosita da diversi talenti di livello internazionale (Pjanic, Stekelenburg, Gago). Non stiamo per ora assistendo al proverbiale tiki-taka che l'ex trequartista del Barça spera di mettere in pratica, ma col tempo (che in una piazza come Roma, ahimè non potrà mai avere) potremmo assistere ad un calcio davvero ben fatto. Dall'altra parte invece, la squadra di Reja pare adatta soprattutto per l'Europa League in virtù della tanta esperienza internazionale che sgorga dai vari Cissè, Matuzalem, Klose, Cana. E non è affatto male come squadra. Stasera ha vinto soprattutto grazie all'espulsione di Kjaer e all'infortunio di Heinze che hanno chiaramente condizionato la partita. Però gente come Cissè (palo colpito dopo una conclusione eccezionale al volo di destro), Brocchi (si è procurato il rigore tra le altre cose), Lulic (migliore in campo per distacco, il terzino bosniaco) e soprattutto Klose (bomber come pochi che decide il derby capitolino) ha giocato davvero bene. Insomma una bella partita che chiude una giornata orrenda per il calcio italiano, necessaria però per le peculiari deduzioni di "esperti" come Mauro e Sconcerti che finalmente forse si saranno accorti della preoccupante penuria offensiva del nostro calcio. Nel resto d'Europa non è stata la stessa cosa: l'altro derby della giornata, quello di Sheffield, si chiude con un bel 2-2: gli Owls raggiungono a pochi minuti dal termine il doppio vantaggio delle Blades. Sempre in Inghilterra, stesso risultato per Newcastle-Tottenham mentre l'Arsenal, pur con qualche problema, prevale sul Sunderland grazie ad un Van Persie davvero sugli scudi. In Spagna intanto, continua la favola del Levante, sempre in testa insieme al Barcellona, grazie al 3-0 rifilato al Malaga. Per chiudere: in Bundes e in Premier non c'è stato alcun 0-0 in questa giornata, in Italia ce ne sono stati ben 5, qualcosa vorrà pur dire.

sabato 15 ottobre 2011

Una rondine non fa primavera

E' così, una rondine non fa primavera. Perchè il sinistro al volo di Foggia non racconta al meglio la prestazione dell'esterno campano, in realtà infarcita di palle perse ed errori vari ma anche perchè il 2-1 ottenuto al Del Duca è lontano anni luce dal tipo di prestazione che una formazione come la Sampdoria dovrebbe offrire settimanalmente. Però una vittoria perlomeno è arrivata, e onestamente serviva, considerando i ritmi forsennati con cui il Torino sta guidando il campionato (ancora una vittoria per gli uomini di Ventura, questa volta a spese della Juve Stabia). Che non si cullino però Atzori e Sensibile, il primo dovrà continuare a lavorare sodo soprattutto per quanto riguarda il centrocampo, un reparto costantemente in ritardo che si tratti di aiutare i compagni in fase difensiva o di supportare l'azione offensiva. Per l'ex ds del Novara si prospetta invece una corposa mole di lavoro per il mercato di gennaio volta a completare la rosa con un terzino destro e possibilmente con un regista a centrocampo ma anche ad estirpare i rami secchi della rosa come Fiorillo, Rossini, Maccarone e quant'altro. Note positive della giornata: Romero si conferma un autentico talismano per Atzori ma anche un ottimo leader del reparto arretrato. Piovaccari segna, Fornaroli rientra fornendo una prestazione estremamente volenterosa. Insomma, qualche motivo per sorridere per Atzori c'è: ma, ripeto, c'è molto da lavorare. Aldilà di qualche sporadica fase in cui la Samp faceva il bello e il cattivo tempo, noi poveri tifosi blucerchiati abbiamo assistito alla solita prestazione fitta di lanci lunghi, palle scaraventate alla viva il parroco e abbiamo anche penato in qualche occasione, quando Sbaffo (giocatore da tenere d'occhio) e Papa Waigo (l'ombra del calciatore ammirato a Cesena qualche anno fa) facevano traballare la difesa d'Atzori. Bisogna si, mantenere la concentrazione per tutto il match e calarsi a 360° nella desolante cadetteria ma bisogna anche farlo in modo consistente, cercando di dominare la maggior parte delle partite com'è nelle corde di questa squadra. Le frecce nell'arco di Atzori dall'allarmante calo di condizione che Bertani sta accusando da qualche partita a questa parte si sono sensibilmente ridotte in fase offensiva, e per il Doria attaccare con successo, anche contro difese guidate da gente come Peccarisi, è diventato un compito fin troppo gravoso: è ancora questo il problema da risolvere. Per trovare un minimo di continuità e di fiducia è fondamentale trovare la vittoria alla prossima contro il Cittadella, squadra che quest'anno (come fa tradizionalmente da qualche stagione) pare abbia sfornato un altro potenziale bomber che risponde al nome di Maah.

sabato 8 ottobre 2011

Player of The Week: Adam Lallana


Adam Lallana
# 20

Bene, oggi parliamo, nell'ambito di quella che si spera diventi una tradizione settimanale (il Player Of The Day, appunto), di Adam Lallana. Nato nel 1988 nella cittadina di St.Albans, città del St. Albans City (i cui tifosi vengono chiamati, guarda caso, Saints), la squadra di cui Chris Pierson ha raccontato la mirabolante storia ne Il mio anno preferito, Adam si trasferì presto a Portsmouth. Iniziò a tirare i primi calci al pallone nel Bournemouth A.F.C., squadra da cui il Southampton lo prelevò quando era ancora dodicenne pagando 2.000 pound più una serie di premi futuri per ottenerlo. Non conosco il nome dello scout che ha messo a segno questo colpo, ma è chiaro che ha avuto un'intuizione geniale.
Dopo aver fatto molte delle trafila con i Saints, nel 2004-05 totalizza 14 reti e 11 assist con la squadra under-17: credenziali che gli valsero la chiamata nella nazionale under-17. Nella visita medica però i medici scoprono un'allarmante tachicardia: Adam è quindi costretto a rinunciare alla chiamata della nazionale e ad operarsi. La sua carriera pareva ormai dirigersi lungo il viale del tramonto, per fortuna la sua famiglia lo convince però a continuare a giocare. Mai fu fatta cosa più giusta: credo che i tifosi dei Saints non finiranno mai di ringraziarla. Infatti da lì, inizia un costante processo di crescita per Adam che diventa ormai un pilastro imprescindibile per la squadra di Adkins, di cui è anche il giocatore più talentuoso. Dove potrà arrivare? Il meglio per lui al momento sarebbe evitare di affrettare le cose e stare il più a lungo possibile col Southampton, squadra che tra l'altro ha tutte le carte in regola per salire in Premiership. E' lui il principale trascinatore dei Saints ed è soprattutto merito suo se il Southampton è padrone della Championship per il momento. Grande talento, buona consapevolezza tattica e tanto movimento lungo tutto il fronte d'attacco: il classico trequartista moderno, non fosse per il fatto che è abbastanza esile fisicamente (e sappiamo bene come questi siano gli anni dei vari Boateng, Yaya Tourè, Toivonen ma anche, guardando a realtà meno faraoniche, Pinardi e Delvecchio: tutti trequartisti forti soprattutto sotto il punto di vista fisico-atletico). Per i Saints è ormai un idolo da qualche anno, e l'ho potuto intuire personalmente ascoltando nel bel mezzo della Northam Stand (la curva in cui notoriamente si riuniscono i tifosi più caldi dei Saints) uno straordinario coro che fa: He plays on the left, he plays on the right..Adam Lallana makes Messi look shite. Di certo molto arguta ma probabilmente è esagerata come asserzione, anche perchè credo che nessuno dovrebbe allarmarsi se Messi non sapesse nemmeno chi sia Lallana, ma di certo rende l'idea di ciò che Lallana significa per il Southampton: un patrimonio inestimabile ma soprattutto l'uomo su cui si concentrano le speranze di una piazza di rara passionalità che spera di tornare a vivere palcoscenici più intriganti e blasonati come meriterebbe. Quello che Lallana potrebbe migliorare è la continuità nell'arco della partita, spesso si "nasconde" e si estranea dalla partita. Ma è comunque un ragazzo che sa assumersi le proprie responsabilità e caricarsi la squadra sulle spalle quando la situazione lo richiede: congrue conseguenze della tormentata storia che ha vissuto. In definitiva, si tratta indubbiamente di un giocatore dal talento nitido e dagli sterminati margini di miglioramento: farà parlare di sè, questo è sicuro. E presto se ne accorgerà anche Messi...

domenica 2 ottobre 2011

Tutti Fenomeni

E' terminata un'altra domenica di calcio, dico "terminata" perchè di ciò che accade oltre-oceano dalle parti di Buenos Aires e Sao Paulo m'interessa ben poco, quindi la mia domenica di calcio si è essenzialmente chiusa col fortunoso gol di Marchisio con cui la Juventus ha nettamente battuto il Milan in uno stadio, lo Juventus Stadium (a proposito, che gioiello!), gremito. A Londra, per cominciare, è stata frenetica giornata di football dove si son giocati ben due derby: quello del North e quello del South. Nel North-Derby in cui, da un po' di tempo a questa parte, l'Arsenal non parte favorito, non si è visto un grande calcio: il Tottenham trionfa grazie a un'ottima prestazione di Ramsey (che ha ingannato tutti vestendo la maglia dei Gunners) e a un'indecisione di Szczesny (portiere molto giovane, ma sul quale Arsène, o chi per lui, potrà lavorare) dimostrando di essere chiaramente più forte. Tempi duri per i Gunners, la cui stagione non sembra poter offrire più di una tranquilla posizione di metà classifica: un ciclo s'è concluso senza che nessun trofeo entrasse a far parte del prestigioso palmares londinese, e un altro ne sta per cominciare con premesse addirittura peggiori.
Cos'è successo a Craven Cottage? I Rangers, e il loro formidabile squadrone costruito da Tony Fernandez e il suo folto portafogli, ne prendono 6 risvegliando tutti gli attaccanti del Fulham, tra tutti Johnson, che sigla una tripletta. Che sta succedendo alla corazzata di Warnock? What's the matter with Taarabt? Il talento marocchino è palesemente di un'altra categoria sotto il profilo tecnico, ma continua a faticare e tanto tra i campi di Premier. Poco stimolato? Forse, di certo l'innesto di SWP non lo sta aiutando e anzi, non ha fruttato vantaggi alla causa di Warnock. Male anche Barton, Faurlin fa quel che può. Resto convinto però che questa squadra, presa dalla metà campo in su, può fare grandissime cose.
1-5 recita invece il punteggio al Reebok Stadium, con Villas-Boas che inizia a far faville anche in fase offensiva (non c'era Torres, coincidenza?) e s'inserisce prepotentemente alla corsa alla Premiership.
Ma è stata soprattutto la giornata dei fenomeni. La palma del fenomeno of the day va a McClaren che riesce a perdere anche questa partita. Doughty fa la scelta giusta mandandolo il più lontano possibile da Nottingham.   Nemmeno questo pare essere l'anno giusto per il Forrest per cercare questa benedetta promozione, è un autentico fallimento infatti quello inscenato da McClaren e soci, rei di aver costruito uno "squadrone" (o almeno questo è ciò che credono di aver fatto) inchiodato al quart'ultimo posto con 8 miseri punti. Si rialza invece il City di Birmingham che trova la seconda vittoria consecutiva grazie al fenomeno (lui per davvero) Wood, le cui doti da centravanti completo non si possono assolutamente discutere.
Passiamo alla partita di cartello. La Juventus, ancora senza una precisa quadratura offensiva, prevale in senso assoluto sul Milan grazie alla doppietta di Marchisio. Temo seriamente che possa esser spacciato per buono, il cosiddetto "principino" adesso. Ma, come, non lo è?!? Non esattamente, e non lo dico io, ma lo dice il fatto che con gente come lui costantemente al timone della nave Juve, il team torinese non ha raccolto che settimi posti negli ultimi anni. Se poi nascondersi nel campo, addormentarsi per minuti per poi risvegliarsi una partita ogni 5 e fare qualcosa di talmente buono da far credere alla maggior parte dei suoi tifosi di essere un grande giocatore, significa essere un fenomeno, beh, svegliatemi da quest'incubo!