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giovedì 6 dicembre 2012

Napoli, per il centrocampo si pensa a Obiang


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Il Napoli si muoverà a gennaio per rinforzare il centrocampo, lo riporta ilsussidiario.net. Mazzarrivorrebbe infatti un nuovo giocatore capace di disimpegnarsi in tutte e due le fasi di gioco ed i nomi sulla lista della spesa sono diversi. Il Napoli starebbe pensando a De Vitis, ventenne in forza al Padova, a Salamon, ungherese del Brescia, che rappresenta una delle piste più percorribili per via degli ottimi rapporti cuciti con le varie operazioni di mercato che hanno visto coinvolti Mannini, Hamsik ed El Kaddouri tra la società lombarda e quella partenopea. Ma, soprattutto il Napoli potrebbe prendere Pedro Obiang, una delle possibilità più gradite da Bigon insieme a quella, sempre genovese, che riguarda l'ex Milan Merkel

sabato 11 febbraio 2012

Pozzi affossa il tabù Marassi


L'Albinoleffe si conferma qualcosa di molto simile a un capote (il mantello rosso sventolato dai toreri) per la Sampdoria, e non solo per la divisa scarlatta esibita quest'oggi a Marassi. Anche lo scorso confronto con i bergamaschi sorrise ai blucerchiati: era il 24 settembre, e quei 3 gol messi a segno sembravano preannunciare una stagione altisonante fino alla successiva debacle col Torino, il vero collante verso la deprimente e deficitaria fase che ha drasticamente rallentato la Sampdoria. La Sampdoria scesa in campo a Marassi, pur con un complesso di effettivi radicalmente snaturato rispetto ad allora, ha effettivamente proposto argomenti tecnici molto simili a quelli che sottesero lo spumeggiante 1-3 della trasferta bergamasca e che si son mostrati un elegante antidoto al sempre più preoccupante tabù-Marassi.

Infondate le preoccupazioni di chi temeva per l'assenza di Eder: la straordinaria presenza offensiva del centrocampo ha infatti agevolato la prestazione di Bertani, mortifero nelle sue progressioni palla al piede. Nemmeno Juan Antonio ha deluso, anche se la scioccante scelta di Iachini di preferirlo al deus ex machina dell'ultima trasferta sembrava offrire validi incentivi per le critiche dei mai domi detrattori. Invece l'argentino ha garantito un'ottima prestazione, limitando le eccedenze e anzi, confermando l'interessante tecnica di base di cui gode. Insomma, non esattamente giustificata l'opinione di chi frettolosamente l'aveva definito "scarto del Brescia", forse preso dalla popolare e diffusa abitudine nel criticare a priori l'operato di Sensibile. Ha assunto un buon ritmo, partecipando attivamente alle numerose trame orchestrate nella prima frazione di gioco, prima di perdere smalto e lasciare giustamente il campo a Foggia. Fuori il più costante, dentro il più estroso: bisognerebbe abituarsi presto perchè pare essere questa l'equazione destinata a dominare le prossime uscite della Sampdoria. E l'ingresso in campo di Foggia ha infatti dato ossigeno al collettivo blucerchiato, incapace di ipotecare la vittoria. Nemmeno il folletto campano ha però permesso alla Sampdoria di andare oltre l'1-0, un ottimo Offredi e un pizzico di sfortuna hanno scongiurato le conclusioni a rete di Bertani e Pozzi. A Marassi iniziavano quindi ad aleggiare la naturale paura e il pessimismo di chi si crede ragionevolmente perseguitato dalla sfortuna ma il riflesso felino di Romero sull'insidioso tiro-cross di Regonesi e il clamoroso errore di Cocco a limite dell'area di rigore suscitano un interminabile sospiro di sollievo tra gli spettatori del Ferraris e spianano alla Samp la strada verso la vittoria. E' la mini-rissa scoppiata a fine gara l'epilogo di una gara estremamente soddisfacente per gli animi blucerchiati, più per le proporzioni tecniche che numeriche del successo, ma anche molto importante: non risica il divario verso il Varese ma mantiene saldamente la Sampdoria nel treno per la sesta piazza, in una giornata in cui tutte le pretendenti hanno portato a casa i 3 punti.

A muovere le corde vocali nel liberatorio urlo lanciato a fine gara non è solo l'emozione di una gara finalmente vittoriosa ma anche la consapevole certezza di aver trovato un degno equilibrio con le operazioni invernali. Il pressing e la verve agonistica di Munari e Renan esaudiscono non solo le unanimi richieste di più voglia, coraggio e attaccamento alla maglia, pronunciate dai tifosi ma colmano anche le evidenti lacune accusate dal reparto nevralgico. Gli elogi per il paulista ex Cluj non finiscono qui: benchè lo smalto e la freschezza tecnica siano risultati per cui l'ambientamento richiede ancora qualche tempo, le sue giocate iniziano già ad incidere positivamente come testimoniano i numerosi tentativi a rete derivati da altrettanti calci d'angolo partiti proprio dalla magia del suo sinistro. Sopra la sufficienza anche l'ungherese Laczko, che infittisce i misteri circa il suo mancato utilizzo in passato a favore dei più imprecisi Costa e Castellini. Per chiudere, da parte mia, una sincera adesione alla petizione che sta riscuotendo risultati quasi plebiscitari per vedere Icardi in prima squadra: l'argentino sta facendo faville nel Torneo di Viareggio, ed è bene approfittarne soprattutto ora che Pellè è fermo ai box per infortunio.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/11/02/2012/pozzi-affossa-il-tabu-marassi/

venerdì 6 gennaio 2012

Il peggior inizio possibile

Il 2012 blucerchiato inizia nel peggiore dei modi, tristemente in linea con il pessimo rendimento dell’anno scorso, un anno che non solo numericamente passerà agli archivi come uno dei peggiori della nostra storia.
Iachini aveva ottimisticamente parlato di brillantezza della corsa, di maggior lucidità nella gestione del pallone alimentando nella tifoseria flebili speranze giustificate anche dall’irrazionale convinzione popolare secondo cui all’avvio dell’anno nuovo corrisponde un nuovo inizio per tutto, anche per una realtà, quella doriana, chiaramente assuefatta a uno standard di gioco incredibilmente deprimente. Ma si sa, in situazioni così negative, si cercano disperatamente appigli a tutto per auspicare un cambiamento così complicato da raggiungere. Si confidava addirittura nelle capacità taumaturgiche di Iachini, per cui il campionato cadetto è qualcosa di molto simile a un talismano: due promozioni su due e un rendimento sempre migliore nella seconda parte di stagione rispetto alla prima che confluisce (come nella fortunata esperienza bresciana) in rimonte pressoché impronosticabili. E invece anche per un così infallibile jolly della Serie B venire a capo di questa situazione sta diventando qualcosa di molto simile a un’impresa. La sosta ha consentito all’ex tecnico del Brescia di ragionare sull’impronta tattica da destinare all’informe accozzaglia di giocatori ereditata dallo sfortunato Atzori . Oggi, anche obbligato dalle numerose assenze, aveva optato per un inedito 3-5-1-1, in cui il debuttante Juan Antonio agiva alle spalle di un Bertani che con questa collocazione tattica aveva guadagnato metri su metri diventando improvvisamente terminale offensivo dopo esser stato più volte impiegato come esterno d’attacco. Ad osteggiare la riuscita del nuovo antidoto tattico sperimentato da Iachini c’era però più di un fattore: la brillantezza e la freschezza degli uomini di Maran erano motivi più che fondati per considerare il Varese una delle squadre meglio organizzate e preparate venute a Marassi in quest’inizio di campionato mentre lo sciagurato terreno di gioco del Ferraris complicava ulteriormente il fraseggio a cui erano già abbastanza allergici i poco educati piedi doriani. Quest’ultimo particolare ha di fatto compromesso la gara di Juan Antonio che pure ha saputo farsi apprezzare per l’eleganza del suo bagaglio tecnico nonostante qualche caduta di troppo. Le scusanti prima enunciate non possono però scagionare i blucerchiati che oggi sono riusciti a superarsi offrendo uno spettacolo sorprendentemente peggiore rispetto alle già sufficientemente criticate apparizioni precedenti. Il responso del campo non ha testimoniato nessuno degli accorgimenti tattici e atletici a cui era stata sottoposta nel corso della pausa natalizia la Sampdoria. Nessun motivo per poter sinceramente prevedere un cambio di marcia, nessun motivo per sperare che il copione del match non sarebbe stato interamente scritto dai piedi dell’attacco varesino e passivamente assecondato dal nostro scialbo undici. E così è stato: i numerosi assalti alla porta di un Romero che appare sempre più intruso in una così sgangherata compagine e i soliti imprecisi e ingiustificati campanili e traversoni che scandivano i nostri pochissimi momenti offensivi e che venivano automaticamente fagocitati da uno straordinario Terlizzi, rendevano chiaro che per i doriani portare a casa uno 0-0 sarebbe stato un risultato fin troppo ghiotto. La giusta punizione è arrivata praticamente in extremis quando il giovane Damonte assolutamente indisturbato spiazzava Romero e di fatto, intonava il de profundis della compagine blucerchiata allontanandola ulteriormente dalla Serie A, che adesso appare un miraggio. L’ennesima disfatta, l’ennesima clamorosa delusione. Adesso giocarsi il tutto per tutto investendo pesantemente sul mercato è obbligo morale oltreché necessità economica di una società che sarebbe costretta a un violento bagno di sangue in caso di permanenza in serie cadetta. Sensibile si sta muovendo bene: il colpo Mustafi è stata un’ottima intuizione mentre buoni sono stati gli acquisti di Berardi e Juan Antonio. Adesso però serve disperatamente almeno un attaccante, che non susciti in Iachini le stesse perplessità tattiche patite per Bertani e che possa quindi vantare di una collocazione tattica chiara e definita (in parole povere un Eder potrebbe servirci ben poco al momento, e lo documenta anche il cupo trascorso del brasiliano col nostro tecnico), oltre a un paio di terzini, a un regista. Non gente scartata dalle proprie squadre di appartenenza né soluzioni low cost, ma giocatori dalla dimensione economica e tecnico-tattica adatta al blasone della società e alla difficoltà dell’obiettivo da perseguire. E’ questo l’unico modo per scongiurare un altro triste malanno alla tifoseria blucerchiata.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/06/01/2012/il-peggior-inizio-possibile/

sabato 19 novembre 2011

Punto e a capo

Punto e a capo. E' così, perchè è cambiato l'allenatore, sono cambiati gli interpreti in campo (formazione rivoluzionata dall'ex tecnico del Brescia), ma il copione è sempre quello. Anche oggi la Samp ha mostrato evidenti lacune in fatto di carattere, personalità e voglia di vincere. Dopo il gol di Volta infatti, i blucerchiati hanno letteralmente smesso di giocare permettendo ai padroni di casa di farsi vivi in più occasioni dalle parti di Romero, coadiuvati da una difesa che in quanto a disorganizzazione oggi ha sfiorato i minimi storici.
Ai modesti De Paula, Caputo e compagnia sono state date troppe opportunità per punire la retroguardia blucerchiata, solo la sfortuna e, appunto, la stucchevole incapacità degli interpreti pugliesi avevano impedito al Bari di pareggiare la partita. La fase offensiva anche oggi, nonostante la pochezza della difesa barese, si è ancorata precariamente alle giocate dell'incostante e altalenante genio di Foggia che oggi ha fornito la solita prestazione double face: ai colpi funambolici grazie a cui potrebbe benissimo auspicare a palcoscenici più blasonati del desolante e semi-vuoto San Nicola si sono alternati troppi momenti di assoluta estraneità dal gioco. In ogni caso, per l'ennesima volta, è lui a meritarsi la coccarda del migliore dei nostri. Insomma, le condizioni per l'ennesimo successo insipido, l'ennesimo fuoco di paglia c'erano tutte, un non trascurabile aiuto è arrivato anche da Velotto, che con la severa espulsione di Kopunek, sembrava aver tagliato definitivamente le gambe ai pugliesi e proiettato la Sampdoria verso i 3 punti. Qualunque squadra con un minimo di lucidità e intelligenza avrebbe portato a casa la partita. Non la Sampdoria.
La nostra difesa, guidata enigmaticamente dall'esordiente Rossini dopo l'infortunio di Volta, ha pensato bene di stendere un bel tappeto rosso a Borghese che ha trafitto Romero siglando il gol del pareggio. L'orgogliosa quanto arrembante reazione della Samp è solo una magra consolazione: il Doria torna a Genova con un solo punto in tasca. Inutile precisare che partite condizionate in modo così favorevole in un campionato ostico e insidioso come la Bwin vanno concretizzate, ancor di più se l'obiettivo prefissato (un obiettivo rebus sic stantibus sempre meno realistico) è vincere il campionato. E' utopico pretendere, dopo pochi giorni, i risultati del lavoro di Iachini, era però naturale aspettarsi quantomeno una reazione d'orgoglio. L'unico motivo per abbozzare un sorriso è l'insperata foga agonistica dell'ultimo quarto d'ora, sperando che sia un punto di partenza.

Potete leggerlo anche su Sampbook: http://www.sampbook.com/blog/19/11/2011/punto-e-a-capo/

martedì 8 novembre 2011

La Samp non decolla: un altro pareggio

L'abbraccio tra Scienza ed Atzori
L'imperativo, dopo la confortante vittoria col Crotone, scaturita comunque da un autogol e un gol in fuorigioco (ergo non così confortante), era dare continuità e cercare d'inanellare una duratura striscia positiva. A questo, dopo i tragici avvenimenti di Genova, si è aggiunta la viscerale richiesta dei tifosi di onorare le vittime e tutta la città di Genova giocando quindi con cuore e tanto spirito di abnegazione. Quello che emerge dallo scialbo 0-0 del Rigamonti, non soddisfa appieno nessuna delle prerogative prima citate.
Atzori, rispondendo alle critiche di chi dubitava della presenza del cromosoma Y nel suo DNA, ripropone stoicamente le sorprese della gara col Crotone: Palombo ancora dalla panchina,Fornaroli ancora dall'inizio e una sfilza di nomi eccellenti quali quelli di Pozzi, Costa, Piovaccari, Semioli, Bentivoglio a guardarsi la partita: chi in tribuna, chi in tv, chi magari al pub con un bel boccale di birra (penso soprattutto a Bentivoglio in questo caso). I primi 2 minuti di arrembante pressione offensiva si sono rivelati, come al solito, illusori: il Brescia ha progressivamente preso campo mettendo più volte in difficoltà quella che anche oggi si è confermata una difesa fin troppo disattenta (nonostante Feczesin, il quale ha sciupato due occasioni clamorose, ma soprattutto l'enigmatico Maccan abbiano fatto di tutto per far sembrare il contrario). Un primo tempo di rara inconsistenza tecnico-tattica, testimoniata dalle rivedibili prestazioni di Castellini (confusionario),Padalino (non alza la testa nemmeno per sbaglio), Laczko (sicuri che stesse giocando?) ma anche di Fornaroli che dopo un buon inizio ha dato prova dei motivi per cui l'anno scorso ha faticato a trovare spazio nel Nacional Montevideo, sbagliando tutti gli stop possibili e qualche passaggio elementare.
Urgono cambiamenti. Non secondo Atzori, che pare accontentarsi di un eventuale pareggio probabilmente ignorando l'obiettivo principale con cui la Sampdoria aveva inaugurato la stagione e cioè andare direttamente in Serie A vincendo quante più partite possibili. Inizia il secondo tempo, solito fuoco di paglia iniziale. Gli aneliti ai 3 punti vengono però sviliti dall'espulsione (meritata) di Soriano, ma soprattutto dal modo in cui Atzori cerca di porne rimedio: togliendo cioè Fornaroli per Palombo, abbassando quindi esponenzialmente il baricentro della squadra nonchè le possibilità di risultare pericolosi in attacco (già irrisorie). E con questo non si vuole mancare di rispetto al capitano che anzi, nonostante i consueti lanci mal calibrati, ha mostrato grande umiltà e serietà quand'è entrato, bensì si vuole constatare la mortificante abdicazione alla vittoria del nostro mister, che oggi, probabilmente con risultati meno altisonanti, ha fatto errori anche peggiori rispetto a quelli commessi in quel di Nocera Inferiore. La mentalità vincente e la voglia di portare sempre a casa il risultato sono credenziali essenziali per raggiungere gli obiettivi prefissati, ma devono innanzi tutto essere concepiti e trasmessi dall'allenatore. Gli errori del tecnico di Collepardo non si limitano infatti a questo frangente: da aggiungere alla lista anche la sostituzione che ha visto avvicendarsi in campo Dessena al posto dell'esausto Padalino. Ecco, lasciare in panchina il più talentuoso dei calciatori di cui dispone e cioè Foggia per usufruire invece del letale mix di palloni persi e posizionamenti errati incarnato da Dessena non mi sembra esattamente un affare. E in effetti, la partita si è conclusa con il più logico degli epiloghi: 0-0. Un risultato che risolleva Scienza, che veniva da ben 5 sconfitte consecutive, e che consolida la panchina di Atzori, nonostante abbia solo pareggiato e nonostante abbia commesso anche oggi errori decisamente gravi. Una prestazione deludente della Sampdoria, sottesa da scelte, ancora una volta, scellerate del proprio mister e quel che è peggio, un distacco sempre più preoccupante dalle prime due in classifica. Ecco perchè, a volte, prendere 4 gol non è così negativo e, anzi, può risultare l'unica ancora di salvezza.